Zitti! Non siete alluvionati.

21 gennaio 2014 alle ore 14.10
Avete bisogno? Vengo ad aiutarvi? Almeno faccio qualche foto per mostrare la situazione.

No, lascia stare ora, tra poco fa buio e qui non ci sono più i lampioni. Siamo senza corrente in tantissime case, è una situazione spettrale non si vede nulla. Alle 17 smettono di girare anche gli elicotteri e la gente la portano via dalle case solo in gommone.

A SKY Tg24 parlavano di 700 sfollati.. Ma c’è ancora gente in casa?

Solo Bastiglia aveva 4.000 abitanti! L’area sommersa è di 75 Km2, è grande quanto il lago d’Iseo, 7 comuni sono stati sommersi. Ci sono 4 elicotteri e 10 gommoni per evacuare le persone! E’impossibile che siano solo 700 oppure vuol dire che in casa ci sono almeno altre 1000 persone isolate, forse più: tutti quelli che dalla campagna si sono rifugiati ai piani alti del centro sono rimasti intrappolati in casa, non hanno riscaldamento né corrente elettrica da 3 giorni. Non possono comunicare se non affacciandosi alle finestre e parlando ai pochi soccorritori che passano. Ci sono i Vigili del fuoco che girano e caricano sui gommoni poche persone alla volta: non è sicuro, in centro l’acqua è ancora alta..fa paura.

Bomporto
Bomporto


Quante persone restano da evacuare?

E’difficile dirlo, chi è intrappolato non può comunicare e non può uscire di casa. Gli elicotteri recuperano poche persone alla volta, dai tetti. Chi non può arrivare sul tetto deve aspettare i gommoni ma ce ne saranno una decina. Le case che erano più infossate delle altre hanno l’acqua anche fino a 3, 4 metri di altezza..vuol dire che in certi casi non è allagato solo il primo ma anche il secondo piano.
E poi tutti i negozi, le attività, le merci è tutto perduto, tutto da buttare via…

Questo è peggio del terremoto. C’è stato pochissimo tempo per fare tutto, quando i carabinieri ci hanno dato l’allerta chi poteva ha iniziato a portare ai piani più alti quel che riusciva ma dopo poco sono tornati a farci uscire di forza e già c’è era acqua dappertutto.

Non daranno lo stato di emergenza ma questa non è solo un’emergenza è un disastro, le famiglie e le attività erano già allo stremo dopo aver perso tutto 2 anni fa per il terremoto.
Le banche non hanno sospeso il pagamento dei mutui per le case distrutte, ci sono persone che abitavano ancora nei moduli o nelle casette di fortuna e pagavano il mutuo della casa inagibile o rasa al suolo dal terremoto e ora non hanno più nemmeno quel riparo.



Altre famiglie avevano investito tutto nel recupero delle loro abitazioni, persone che a Natale hanno festeggiato il rientro nella loro casa finalmente di nuovo sicura, dopo meno di un mese se la trovano di nuovo distrutta.
Lo stesso vale per le attività. Ci sono aziende agricole che si trovano di nuovo a dover svendere tutto quel che resta del loro magazzino, i frutti del lavoro di tutto l’anno e ora hanno perso tutto di nuovo, non hanno più punti vendita, non avranno più un raccolto l'anno prossimo e non hanno un tetto.

Ci sono persone che avevano perso l’azienda, avevano trasferito i loro laboratori e i macchinari per la produzione in ripari alternativi e ieri si sono trovati costretti a riportare tutte le attrezzature ai piani alti degli edifici inagibili. Commesse interrotti, lavori persi, posti di lavoro annegati nel fango. Salvi le cose ma non puoi lavorare, non puoi consegnare, perdi gli ordini e perdi i clienti.

L’acqua si ritira e le strade sono scomparse, se le è portate via. Anche se volessero arrivare dei mezzi di soccorso non saprebbero dove circolare, l’asfalto non c’è più per lunghi tratti e la terra inzuppata cede. Ci saranno da ricostruire tantissimi collegamenti tra questi paesi. Ma non è solo quello, ci sono da ricostruire vite, case, aziende che già erano aggrappate ad un filo.

C’è un’intera economia che è stata annientata per la seconda volta in pochi anni. Siamo davanti ad uno Stato fantasma, che sparisce quando i suoi cittadini ne hanno più bisogno. E’già iniziato lo scarica barile delle responsabilità per la manutenzione degli argini ma qui sono anni che ogni inverno la situazione diventa sempre più critica. Ogni inverno i ponti sul Secchia vengono chiusi ma ci si limita a quello. Ci sono responsabilità che sono semplicemente state ignorate e ora le conseguenze sono arrivate nel più disastroso dei modi.
Danno la colpa alle nutrie ma è evidente che c’è ben altro.

Ho saputo che l’avvocato Massimo Jasonni ha annunciato una class action contro  "contro enti locali e enti pubblici nell'eventualità che emergano precise responsabilità all'origine dell'alluvione che in pochi secondi ha distrutto le loro case e i loro beni".  “Quella che è mancata, e radicalmente, è stata la custodia delle acque pubbliche e, più in particolare, la cura del corso, dell’alveo e degli argini dei fiumi".

E' perfino morto un civile, un cittadino di 43 anni, un papà, che ha deciso di andare a cercare di aiutare a mettersi in salvo le persone in difficoltà che abitavano nel paese vicino a lui. Non si spiega quindi l'indifferenza e il silenzio di media e istituzioni davanti a tanta devastazione. Ci ignorano e fanno finta di non sentire e di non capire. Non dichiarare lo stato di emergenza, per la seconda volta, vuol dire lasciarci morire. Non si rendono conto delle conseguenze che avrà questa inondazione.

[Interviste e testimonianze raccolte tra il 20 e il 21 gennaio tra abitanti di Bastiglia e Bomporto]

c'è da dire, ma ci sarebbe ben da fare....

Mustique, 24 gennaio 2014

Ok, non volevo ma mi tocca. Ho sempre detto fuori la politica, l’economia e le polemiche da questo blog, ma a tutto c’è un limite.
Succede che, purtroppo, di tanto in tanto, ci sono catastrofi incontrollabili che distruggono zone, paesi, regioni e portano morte e distruzione. Purtroppo nessuno può farci nulla e non è colpa di nessuno, e non ho mai sopportato quelli che “il governo deve fare qualcosa”; voglio dire: è successo un disastro? Ok, piangiamo le vittime, ma poi diamoci da fare, certo che qualcuno verrà ad aiutare ma intanto con queste due forti braccia posso spostare qualche maceria, o cominciare a scavare le fondamenta per la nuova abitazione. Non che dopo secoli si veda ancora gente che vive nei container, buona solo a lamentarsi. Queste cose mi fanno incazzare, non sopporto la gente che aspetta il Messia, d’altra parte si dice “aiutati che il Ciel t’aiuta”.
Due anni fa l’Emilia è stata messa in ginocchio da un terremoto pari a quello di altre zone terremotate in anni precedenti. Certo gli aiuti ci sono stati, ma gli Emiliani in primis si sono dati da fare per ritirarsi su, le macerie e loro stessi. Poi hanno avuto la tromba d’aria. E in questi giorni sono sott’acqua. Lo sa qualcuno? Si, vagamente la notizia è trapelata, ma proprio di striscio. E vedo le foto di mia cugina, la sua casa quasi allagata, l’acqua che arriva alle ruote della macchina, vedo il tramonto da casa sua che sembra uno dei miei tramonti, quelli che fotografo qui ai caraibi. Ma ad Albareto non c’è il mare, teoricamente dovrebbe essere campagna, cosa ci fa tutta quell’acqua? Che per l’amor di Dio, la foto è bellissima, ma stonata. Comunque mio fratello mi tranquilizza, la Catia ed Alberto stanno bene, non hanno avuto grossi danni. La contatto comunque (benedetto secolo moderno) e mi conferma che a loro non è successo niente ma mi racconta aneddoti di vicini allagati veramente e confinati ai piani superiori, liberati dalla protezione civile in gommone (a Modena!!!!!?????). Mi dice comunque della sua rabbia perché ancora una volta sono soli ad arrangiarsi come nel post-terremoto, quasi che fossero cittadini di serie B rispetto ad altre regioni. E così cerco più informazioni, e leggendo qua e là scopro che dopo il terremoto le zone terremotate non solo hanno avuto aiuti economici ridicoli, ma non è stata concessa all’Emilia nessuna agevolazione fiscale: gente senza casa multata per non aver pagato il canone Rai, per non parlare dell’Imu o delle varie tasse del cazzo. Perché sembra che gli Emiliani siano lavoratori e pagatori. Dignitosi anche nelle tragedie, sicuramente meno teatrali e forse anche meno ammanicati dove conta. E’ un buon motivo per lasciarli nella merda? O forse è solo perché (e qui esce una cattiveria senza pari) perché sono meno imbazzicati nelle alte sfere come invece riescono a fare meglio altre regioni italiane? Vedi zone distrutte, mandi giù fior fiore di soldi per aiutare (giustamente) queste povere persone, e dopo 20 anni li vedi ancora nelle tendopoli. In Emilia dopo pochi mesi quasi tutto era acqua passata, e non perché il sisma sia stato meno violento o gli aiuti più importanti, no sono stati due fattori: gente che si è data da fare in primis e aiuti economici con meno dispersioni per strada, se si vuole capire cosa intendo. E non sono queste mie parole ad essere razziste, sono i fatti che stanno facendo una sorta di razzismo a rovescio. Sono fiera di essere Emiliana di nascita e Romagnola di adozione, dalla mia regione ho ereditato una grande dignità e la poca voglia a far polemiche inutili, ma porca miseria sarebbe anche ora di dare il giusto peso a quanto si sta vivendo nella bassa modenese.

Per non parlare della situazione politica, che sta raggiungendo un degrado indescrivibile che mi vergogno ad essere italiana quando sono in giro per il mondo. Cazzo, io sono ORGOGLIOSA di essere made in Italy 100%, ma al momento attuale sono più le situazioni imbarazzanti in cui mi trovo che i motivi di orgoglio. Perché? Perché un bel paese come il nostro, invidiato da tutti per mille motivi storici, culturali, artistici, ludici e caratteriali, perché dobbiamo rovinarlo in questo modo? Ma d’altra parte quando è il governo stesso che incula i cittadini (e non ho usato un termine troppo forte, è così e basta, e la cosa triste è che ci stiamo abituando a farci fottere dai nostri stessi governatori), cosa vorremo mai pretendere… E come possiamo sperare di educare le nuove generazioni all’onestà, alla fratellanza, alla correttezza quando per sopravvivere dobbiamo imparare a dormire con il macete sotto al cuscino? Io sarei una rivoluzionaria, alla fine mi trovo costretta a restare a vivere fuori dall’Italia per poter avere una vita serena, perché cazzo di vita ne ho solo una, e non mi va di sprecarla ad ingastrirmi come già faccio poche settimane l’anno quando mi incozzo con una società difficile ma soprattutto volta ad incularmi. Il governo stesso mi ciulla, no grazie io finchè posso sto fuori.
Ho divagato. Volevo solo render noto che la bassa modenese è sott’acqua e a nessuno gliene frega un cazzo, si stanno ancora una volta tirando fuori dalla melma da soli, e visto che gli Emiliani sono gente che le tasse le paga, non mi sembra carino lasciarli così, ecco. Ma probabilmente la gravità della situazione non è nota perché i mass media una volta passato il boom prestano più attenzione al derby di calcio piuttosto che agli sfollati modenesi, che magari si erano salvati la casa due anni fa e ora se la trovano sott’acqua.



E ora il mio blog tornerà personale, superficiale e menefreghista, che sembra interessi di più leggere le cazzate di una sfigata oltreoceano alle prese con tartarughe e tramonti piuttosto che problemi logistici di sconosciuti modenesi…. e andiamo pure avanti.

...solite differenze uomo/donna

Le Marin, 20 gennaio 2014


...Solo tre giorni di stacco e si riparte. Meno male, aggiungo! Perché sto giro ho passato tutto il mio tempo con quella parte di “popolo di Marin” che è più stanziale, e sono tutti uomini. Così succede che rischio di immascolirmi un po’ troppo pure io, che già sono sempre stata un po’ carente di femminilità, figuriamoci cosa posso diventare a frequentare solo marinai maschi…

E così succede come l’altra sera che passeggiando per il marina mi rendo conto che sono passati secoli da quando passeggiavo con altre donne, e me ne sono accorta sentendo la diversità di commenti: una volta sentivo “uh, guarda un po’ quel vestitino che carino” “e quella borsetta non è un amore? Andrebbe proprio bene con la gonna comprata ieri” e l’altra risponde “mi aspettate un minuto che entro a prendere quel foulard, è troppo chiccoso!”, ora sento “cazzo hai visto il nuovo generatore Kohler che figata che è?” e quell’altro ribatte “no ma porca tr** dai, ma la stessa elica che ho comprato giù a St.Lucia qui costa meno? Mi hanno inc***to!!”, e poi “oh ragazzi, entro un attimo che compro la pompa del cesso nuova”. Poi mi guardo intorno e vedo l’Homo Bolinos, che col suo aspetto irsuto ma buono conferma l’evoluzione della specie facendo da anello di congiunzione tra l’Homo Erectus ed un attuale marinaio italiano dislocato oltreoceano. Ho bisogno di amiche femmine. 

questioni di campanilismo

18 gennaio 2014

E’ in corso un avvenimento telematico di notevole importanza (per me): qualcuno ha creato su facebook un gruppo “sei di Castel San Pietro Terme se….”, ove ogni membro scrive la propria Castellanità legata a ricordi di altri tempi: per esempio se ti ricordi gli urli dell’Enrichetta nei corridoi (la preside delle medie), se compravi i luppini dalla Colombina, se hai preso almeno una volta il flauto in testa lanciato dal Prof. Lentini, eccetera eccetera, migliaia e migliaia di post, bellissimo tuffo nel passato a leggere e ricordare tutte le caratteristiche che fanno di Catello un paese unico, esattamente come tutti gli altri paesi del mondo. A parte il flauto in testa e guardare il culo alla prof di religione, in tutti gli altri “se” mi ci sono vista in pieno. Poi cosa succede, succede che esce anche il gruppo “sei di Toscanella se...” e vai di carrellate di ricordi dolci, amari, ridanciani e nostalgici, e anche lì mi ci calo in pieno. Non è difficile: avendo abitato dai 3 fino agli 11 anni a Castello e poi esserci trasferiti a Toscanella ma continuando le scuole dell’obbligo a Castello, io e Damiano facciamo parte un po’ di entrambi. Che uno dice: mah, due paesi a distanza di 3 km uno dall’altro più o meno sarà la stessa pasta no? NO! E’ qui che casca l’asino, perché per chi non lo sapesse tra Castello e Toscanella passa il Sillaro, che non è solo un confine geografico tra Emilia e Romagna ma è una vera barriera culturale insormontabile: i due “popoli” non si conoscono, non si cagano e se possono si fucilano (per modo di dire ovviamente). Io mi ricordo quando mio babbo annunciò l’imminente trasloco a Toscanella: avevo 10 anni, quasi 11, e la notizia mi mandò in panico totale…. No babbo no, per favore proprio Toscanella no, andiamo ovunque, andiamo anche a Canicattì se vuoi ma Toscanella no, non posso dire una cosa del genere a scuola, perdo tutti gli amici! Un trauma vero e proprio. Sottolineato dal fatto che a Toscanella non parlavano bolognese ma imolese (altri 3 km più in là), una lingua strana con vocaboli buffi ed espressioni ancora più strane tanto che anche lo Zanichelli sta pensando di fare un dizionario dedicato. Ma appena entrata nella nuova comunità di ragazzini/e della mia età il trauma lasciò ben presto il posto ad un orgoglio Toscanellese pari se non superiore a che se fossi nata nell’allora unica piazza del paese: un’adolescenza fantastica, con amici non più “igni” (Castellano) ma “sburi” (Imolese), che alla fine significa esattamente la stessa cosa: fantastici. Tanto che noi “della bocciofila di Toscanella” al Piro Piro (oltre ad essere gli unici ad andarci A PIEDI, e sottolineo per quelli della zona che sanno cosa è stato il Piro Piro) eravamo sicuramente i più ganzi di tutta la provincia visto che avevamo seguaci da Imola, da Sesto Imolese, e perfino da San Lazzaro (perfino più lontano di Castello).

Quindi con tutto questo casino su facebook dei due gruppi a cui ho orgogliosamente aderito rischiando il disconoscimento da entrambe le fazioni per alto tradimento, mi sono posta la domanda: ma io sono Castellana o Toscanellese? Che poi sono nata in provincia di Modena (ed orgogliosa di aver visto la luce in quel di Castelfranco Emilia, dove – per inciso - sono stati inventati i tortellini). E se mi fanno un gruppo “sei di Imola se…” cazzo no, io sono ANCHE di Imola, ci ho fatto tutte le superiori e ci ho abitato 10 anni da adulta… mi ci incasino la vita così, va a finire che mi vengono le crisi di identità e non ci sto a capire più niente. Manca solo che mi facciano a tradimento un gruppo “sei di Le Marin se…” e siamo a posto.
almeno l'80% delle famiglie emiliano-romagnole hanno avuto inizio da un incontro al Piro

Buon 2014!!!!

Marigot Bay (St.Lucia, 16 gennaio 2014)




….Che meraviglia tornare sulle mie barchette con questo target di clienti! E’ vero, dodici sono tanti, sono rumorosi, festaioli e caciaroni ma quanto mi piacciono! Ok, confesso, una la annegherei, si salva solo perché il marito mette sempre una pezza, ma ce ne sono almeno la metà che sono fantastici ed in generale sono un bel gruppo: molto variegato per età e provenienza ma belli, semplici, senza tante pippe ma con tanta voglia di divertirsi e stare bene. Li prendo in giro, gioco con loro, gli racconto cazzate per ridere e mi rispondono a tono, mi fanno gli scherzi, mi aiutano molto ed io in cambio li coccolo un po’, insomma STO BENE e… no mi spiace non ci voglio proprio tornare sulle barche di alto livello, sto troppo bene con questa gente. Mi faranno anche male i piedi la sera, ma l’animo quanto è sereno!!!


In generale devo dire che il fine 2013 inizio 2014 è positivo. Sto bene, e forse dire bene è riduttivo...   non ho nemmeno guardato gli oroscopi!!! Certo non devo pensare troppo a determinate cose perché mi viene su il magone in zero-due, ma finchè sto con la testa qui e vivo il presente per come è… oserei quasi dire di essere una persona felice, qualunque significato vogliamo dare a questa parola. Rido per tante cose e mi sento colorata. Qualcuno poco tempo fa mi ha detto che c’è gente che per vedere qualcosa di interessante va al cinema, io invece sono dentro allo schermo! Un’altra persona mi ha detto che per affacciarsi alla vita basta osservarmi. 

E ancora, tra tutte quelle che mi son sentita dire annovero anche l’esser paragonata ad un rovescio tropicale: breve ma tosto. Belle cose, fa piacere sentirsele dire, ma in verità io mi sento solo una che a 40 anni passati (e da un pezzo ormai) non ha ancora voglia di smettere di giocare. Perché poi smettere? Si, è vero, ogni tanto faccio le mie coglionate, ma partendo dal presupposto che le cazzate le facciamo tutti a prescindere dalle attitudini, finchè non si fa del male a nessuno è sempre meglio fare cazzate ridendo e divertendosi piuttosto che annoiandosi e lamentandosi. Insomma che male c’è a ridere, a prendere la vita con allegria e voler continuare a divertirsi? Poi ovvio non è che uno è un pagliaccio e basta, anche io ho i miei lati oscuri, anche io ho i miei problemi di fronte ai quali sono totalmente impotente e di tanto in tanto mi prendono crisi di sconforto al riguardo (e che crisi) ma tanto alla fine è sempre la stessa storia: i problemi non esistono, ci sono solo soluzioni. E quando una soluzione non c’è, allora non vale nemmeno la pena di pensare troppo al problema, e io questo sto facendo.
Bequia, 05 gennaio 2014

Una volta ho visto un film divertentissimo che si intitolava “100 volte il primo bacio”. Parlava di un ragazzo che incontra una ragazza e si innamora all’istante di lei, ma c’è un problema: lei, in seguito ad un bruttissimo trauma, ha la memoria che dura 24 ore e ripete ogni giorno esattamente la stessa giornata dell’incidente, famiglia ed amici le danno corda assecondandola e ripetendo con lei gli stessi gesti e le stesse scene di quel giorno. Il mattino seguente daccapo perchè lei non ricorda nulla e ricomincia dall’inizio. Quindi lui è costretto ogni giorno ad inventarne di tutti i colori per incrociare il suo cammino e trovare mille scuse per parlarle, ogni giorno quando si incontrano lui si presenta come fosse la prima volta e cerca di conquistarla. A volte ci riesce, ma il flirt dura meno di 24 ore perché poi lei rimuove. Divertentissimo.



C’è gente che vive così per davvero; non a questi livelli ovviamente, ma giuro mi è capitato di incontrare persone che veramente non si ricordano dal naso alla bocca: persone che ti dicono “no io non mangio il gelato perché non sopporto le cose troppo fredde” e poi tre giorni dopo tu servi semifreddi per dessert e questo ti dice “beh, perché a me no? Io adoro il semifreddo!!”. Oppure oggi ti dicono “no, io non faccio mai la siesta al pomeriggio perché mi rincoglionisce (ed è meglio non peggiorare la già grave situazione, ndv)” e poi domani sono sclerotici e si giustificano “eh, quando non faccio la siesta sono nervoso”. Quelli che fanno partire la lavastoviglie col programma rapido (25 minuti), dopo mezzora passano, aprono lo sportello e inondati di vapore ti chiedono “ma questa è roba pulita o sporca?”. Quelli che i discorsi del mattino non combinano mai con quelli della sera, ma non per cattiveria o stronzaggine, solo per mancanza di memoria. Quelli che dopo 2 giorni che ti lamenti di aver finito la carta forno ed incontri una barca amica gli dici che magari loro ce l’hanno la carta forno, lui ti dice sicuramente sì ce l’avrà, e tu ribatti ma ti va di andare a chiederglielo per favore e lui cadendo dalle nuvole ti dice “cosa dovrei chiedergli?”. Quelli che l’ultimo giorno di charter gli chiedi di comprare un po’ di banane e ti tornano a bordo tutti entusiasti dell’ideona spettacolare di comprarle verdi così durano di più, e quando gli dici sì ma veramente domani è finita ti dicono “ah ma perché, le volevi per oggi?” (eh no, vedi tu…). Quelli che finito il barbecue sulla spiaggia mentre tu sparecchi e sistemi un po’ la roba da riportare a bordo partono dimenticandosi completamente di te, e tu resti lì sulla spiaggia come un’allocca poi ti arrangi chiedendo passaggi con le borse e tutto e quando arrivi in barca ti rendi conto che manco se ne era accorto che tu non c’eri (e quasi quasi ti chiedi se ti riconosce).  E così per tutto: chiedi cose per organizzarti di conseguenza, e poi non è mai così (che può succedere di cambiare idea, ma qui si tratta veramente di non ricordarsi cosa è stato convenuto!!!!). Organizzi una cosa, ti metti d’accordo, ed il giorno dopo ti esce con un “sai che avrei pensato di fare così e così”, e tu risponderesti volentieri “è esattamente quel che ci siamo detti un’ora fa”, ma opti per un più diplomatico “geniale, sono d’accordo con te!” perché non è che puoi sempre sottolineargli tutto, scremi via almeno l’80% per non mortificarlo troppo… E via di questo passo. Sarà capitato anche a voi di incontrare gente così no? E mi chiedo come dev’essere la vita per queste persone, sicuramente fantastica! Ogni giorno una nuova scoperta, ogni giorno una novità, ogni giorno tutto è nuovo…  non c’è monotonia, non c’è noia, non c’è routine….. che invidia che mi fanno… Io quasi quasi mi faccio fare una liposuzione nella calotta cranica.

Veglione, ma quale veglione

Mustique, 31 dicembre 2013

Tra poche ore inizia l’anno nuovo e come da prassi bisogna tirar fuori i buoni propositi per l’anno nuovo. Beh, dirli è facilissimo, son sempre gli stessi… è metterli in pratica che è più complicato….

Ma passiamo ad altro: il 2013 che mi ha dato? Tanto; ma mi ha anche tolto tanto. Spero di recuperare qualcosa nel 2014.

Nel frattempo: questo charter sta andando bene, mi sto facendo un culo mondiale ma non ho lamentele da fare, il target di clientela è quello previsto. Per il secondo anno consecutivo capodanno a Mustique, ma quest’anno diversissimo dall’anno scorso: l’anno scorso cena in barca poi tutti a terra al Basil per la mezzanotte, baci abbracci e tutti felici; quest’anno clienti al ristorante e io farò cenetta frugale con lo skipper poi mi imbusterò in cabina cotta come una salama da sugo. Prima stavo giusto considerando che una cosa positiva di questo lavoro è anche che non ho più il problema di dove vado – cosa faccio – con chi – oddio come mi vesto…. no: solite bermuda, solita maglietta, al limite se scendo a terra metto le infradito se no se sto in barca sto scalza come solito. Impagabile.


Tramite whatsapp mi giunge notizia che è previsto l’arrivo di Mario & ciurma stasera verso le 20. Intanto il gruppo di “quelli in Martinica per caso” sta preparando l’accoglienza. Un sentito grazie al radioamatore Grande Laguna che ha fatto da ponte tra i nostri uomini e terra, dando tutte le informazioni e le indicazioni per il problemino tecnico che hanno avuto. E Marin tornerà Marin, finalmente con la poppa del Ferraù a bella vista, che era un po’ un riferimento per tutto il popolo, quel rosso in mezzo a tanto bianco e soprattutto la scritta Venezia, che fa tanto Bell’Italia e quando la leggi dici “casa”.

fuochi di fine anno...

Le Marin, 28 dicembre 2013, l’alba

….e meno male che sono una che si sveglia presto, almeno tra le 6 e le 8 del mattino vivo una vita tranquilla…. Perché poi parte la giornata e non ci si sta più dietro! In questi giorni è veramente un delirio di arrivi e partenze, poi si aggiunge gente che perde l’aereo, amici in traversata con problemi quindi c’è da organizzargli l’aiuto quando sarà il momento, gente che si ammala e manda un sostituto ma poi per casini vari non può più imbarcare e si trova bloccato in Martinica quindi per fortuna a casa c’è un divano vuoto, tanti nuovi amici veramente simpatici e coi quali mi piacerebbe passare più tempo ma sto pur sempre lavorando quindi mi dedico a loro solo la sera con conseguente iperstanchezza…. Insomma meno male che oggi riparto per mare almeno calmo il ritmo di attività perché questi giorni sono veramente massacranti! Ma belli, tanto intensi e pieni, insomma….vivi!!!!

(ma che perdessi un mezzo kg no….?).


Radio Italia del popolo di Marin

Martinica, Marin, ore 18.43 della vigilia di Natale

 …..quanto tempo che non stavo su Radio Italia qui a Marin: negli ultimi anni vivendo sempre in appartamenti ero un po’ fuori dal giro ma quest’anno che per questi giorni di riposo dormo comunque in barca eccomi collegatissima col vhf, e in preparazione dell’imminente cenone degli Italiani ecco gli accordi, le logistiche, le domande e le cazzate in radio: Emilia chiama Sardegna, qui Toscana, avanti dimmi, ce li hai i piatti di plastica, io porto due bottiglie di vino, io ho fatto le lasagne (Omero sempre il numero uno), cavoli io non ho avuto tempo di fare niente che vergogna, si ma piove lo facciamo lo stesso, come no mica ci facciamo frenare da due gocce, si ma dai siete disorganizzatissimi nemmeno il bel tempo riuscite a procurare, ma vai ben al diavolo tu e porta il tuo culo, oh ma con le forchette come facciamo, ma quanti siamo, ma che ne so, io oggi ho incontrato un sacco di italiani e ho sparso la voce, ma la Vaifra dov’è che non risponde, mah sarà rimasta sotto al frigo, no sono qui stavo cercando i piatti, ok dai allora ci vediamo tra poco, oh che qualcuno si ricordi i sacchi della spazzatura, si tranquillo li ho già preparati…. Tante voci con accenti regionali misti che si sovrappongono, alcune sono voci amiche di vecchia data che mi fanno sentire in famiglia, altre sono voci nuove ma nomi già sentiti, altri non ho idea di chi siano ma tra poco ci si ritrova tutti insieme a festeggiare anche noi questo Natale di oltreoceano, una vigilia che nulla ha a che spartire coi cenoni tipici: noi ci si trova sotto la tettoia del nuovo marina e ognuno porta qualcosa, si improvvisa una sorta di apparecchiatura alla meglio sui carrelli se ci sono (sperèm) e si mette tutto lì insieme e si mangia, non ce ne frega niente del menu l’importante è stare insieme, ritrovarsi tra vecchi amici e dare il benvenuto ai nuovi arrivati, l’abbigliamento non cambia molto da quello del pomeriggio a lavorare: bermuda e maglietta, forse stasera giubbottino o k-way per via del tempo (eh si, fa freschino, saranno massimo 20 gradi). Fino a pochi anni fa l’appuntamento era al pontile del benzinaio senza ripari e nulla, e quante volte ci siamo presi degli acquazzoni durante “il cenone”! Proprio un’oretta fa ero al telefono con mio babbo e mi diceva che uno dei ricordi più belli che ha di quando è venuto qui è stato proprio quel veglione….e quell’anno quanta acqua che è venuta giù!!! Ma nessuno ci ha nemmeno pensato di abbandonare il campo, no, siamo rimasti tutti lì sotto la pioggia zuppi fradici ed infreddoliti a ridere aspettando che passasse.

E’ vero, confesso che mi manca il Natale in famiglia tutti riuniti con cugini zii eccetera, mi manca tanto l’atmosfera bianca e freddolosa, l’arrivo a casa della zia distribuendo baci ancor prima di togliersi il cappotto, l’apertura dei pacchi, i tortellini, la musica natalizia…. ma queste vigilie a Marin compensano, mi fanno sentire bene e penso che un domani quando ricambierò vita mi mancheranno davvero tantissimo. Ma ora basta scrivere, ora vado a spegnere il forno, impacchetto il tutto, mi infilo in un sacco della spazzatura che copre meglio di qualunque k-way e mi incammino verso il nostro ristorante autogestito aperto una sola volta l’anno ma giuro è il migliore di tutti i tempi e di tutto il mondo, senza bisogno di recensioni tripadvisor.


26 dicembre (2 giorni senza connessione, bella cosa!!!!)

Bella festa la vigilia! Davvero molto bella, quest’anno c’è gente simpatica ed era tanto che non mi facevo così tante e così sane e genuine risate. Apparecchiatura su tavolo improvvisato con 3 pallet trovati, perfino la tovaglia avevamo, e vai di cibo e di bevande: dolci e salati, alcool o no ce n’era per tutti! E dopo cena sulla barca di un simpaticissimo sardo appena partito per il giro del mondo, con il suo equipaggio di Maddalenini, anche loro di una simpatia unica. Niente di che, ma tanto buonumore e tirar tardi con gente che hai conosciuto due ore prima, chiacchierando e ridendo come se ti conoscessi da anni…. Queste cose mi mancavano tanto, troppo! 

E anche il giorno di Natale passato in compagnia di nuovi amici (la maggior parte conosciuti meno di 24 ore prima) è stata una giornata allegra e spensierata. Quest’anno sono arrivate tutte persone simpatiche, ambiente giovanile, e nota bene non ho detto giovane ma giovanile e con questo intendo che dai 27 anni del più giovane ai 64 del meno giovane….siamo tutti coetanei!!!!! Erano tanti anni che non si riuniva un gruppo così bello e variegato. Oh, da rimarcare quest’anno l’invasione dei sardi: non ne erano mai arrivati così tanti tutti in una volta! E ridendo si sentono gli sfottò di un potenziale imminente sequestro, loro giurano che non ne avranno colpa!


E della serie il mondo è piccolo succede che un giorno al bar pranzi con varia gente tra cui un napoletano ed una bresciana, chiacchiera chiacchiera succede di scoprire che la ex fidanzata di lui è la dirimpettaia di lei! Poi succede che un veneto trapiantato altrove parla con una di Pordenone e scoprono che un amico trevigiano di lui è collega di lei. Un altro conosce di vista la mamma di Ira. Un altro ha parenti trentini col mio stesso cognome (ed infatti i Melchiorri secondo una ricerca araldica discendono dal Trentino, va a finire che siamo pure parenti). Fantastico…

Break di Natale

Rodney Bay, 23 dicembre 2013

…. Hanno detto di esser molto soddisfatti della crociera…. Vai te a capire la gente che io ci rinuncio proprio… Certo che sti Inglesi sanno contenere bene l’entusiasmo perché io avrei scommesso sulle lamentele, non sui ringraziamenti per la meravigliosa vacanza! Comunque meglio così.

E ora dritti via in Martinica, che non vedo l’ora di arrivare: questi sono i giorni più belli, tutti o quasi sono arrivati dall’Atlantico… Eugenio & Paola, Ghego, Omero e poi chissà chi c’è di nuovo quest’anno, nnamo a vedé! Che poi domani sera ci sarà la solita cena sul pontile? Io spero di si, sarà anche vero che non è niente di eccezionale ma a me piace tanto e ci tengo. Peccato Mario e Bolina che per problemi tecnici hanno tardato molto la partenza dalle canarie e chissà quando arriveranno, forza ragazzi vi aspettiamo! Ferraù, Ferraù, a Marin manchi solo tu!!!

Nel frattempo io mando un caloroso augurio di tutto a tutti, non tanto di un felice Natale perché non ho mai capito gli auguri di Natale in quanto io spero che la gente passi felicemente 365 giorni all’anno e non solo il 25 dicembre, quindi direi che i miei auguri sono più per un felice  2014 che ci porti qualcosa di buono per tutti, che chi in un modo chi nell’altro abbiamo tutti bisogno! E lo auguro anche a chi mi vuole male e mi sparla alle spalle, che il nuovo anno gli dia il coraggio di affrontarmi (non mordo).


Il mio 2013 è stato anomalo. Non un anno eccezionalmente felice ma nemmeno un brutto anno, rispetto ad altri anni non è stato né meglio né peggio però c’è da dire che è stato un anno a picchi: su su su su su alle stelle, e poi giù giù giù giù negli abissi, questo varie volte tipo montagne russe (con annesso giro della morte), la pianura o le dolci collinette non le ho viste proprio. Non mi sono annoiata per niente. Ci sono stati dei cambiamenti nella mia vita, alcuni anche molto importanti e ne ho sofferto tantissimo (e forse non ho nemmeno ancora metabolizzato), ma anche cose belle tipo persone ritrovate. Quindi come dicevo faccio a tutti tanti tanti ma tanti auguri di trovare ognuno ciò che cerca, pace e serenità in primis. 

Santa Vaifra Martire da St.Vincent

Marigot Bay, 22 dicembre 2013

Forza e coraggio che domani è finita e si scrostano dalla barca, questi peggio dei denti di cane sono stati!!!!! Gruppi così per fortuna sono rari….dei veri, autentici, bollati scassaminchiatori professionisti, di quelli che quando ti capitano preferiresti spaccare pietre in miniera piuttosto che cercare di accontentarli perché soddisfarli è una mission impossible, impresa in cui nemmeno wonder woman e tutti i magnifici 5 potrebbero riuscire. Simpatici, ma incontentabili. Il cibo, per esempio: budget alto (ma alto alto), freezer capientissimi, e allora che fo? Compro giusto un po’ di pollo perché non si può non mangiarlo almeno  una volta cucinato alla maniera locale, un filetto di angius per fare carne rossa una volta, e poi riempio tutto di pesce, ma mica pesce congelato, no: pesce comprato dai pescatori in Martinica e congelato io stessa, quindi mi trovo con quintalate di marlin, tonno, dorado e redsnappers, e completo la collezione ittica con un po’ di salmone e qualche gambero surgelato ma di ottima qualità, e…sì, lo confesso, cedo anche alla tentazione delle capesante, importate direttamente dal mio venditore di fiducia. Il tutto con somma disperazione dello skipper, che non ama il pesce. E questi cafoni la prima volta che gli fai un pasto senza pesce (ma nota bene, gli dai del foie gras, mica fagioli e cipolla) che ti dicono? Che vogliono pesce fresco, che vogliono vederti comprare il pesce dai barchini. Allora ragazzi, parliamoci chiaro… punto primo: io il pesce dai barchini lo posso anche comperare, ma voi per poter assistere alla trattativa dovreste metteste il naso fuori dalla cabina…. Eh già, è un mondo difficile per tutti, e lo so che l’aria condizionata e la playstation sono tentazioni forti a cui è difficile dire di no, vi capisco e avete tutta la mia solidarietà, ma vorrei divi – giusto a titolo informativo – che siamo ai Caraibi, precisamente alle Grenadine, e qui fuori c’è un mondo che tanta gente può solo sognare, perché non venite a dare un’occhiata?  Comunque dicevo: comprare il pesce dai barchini, punto secondo: in ogni caso scordatevi le cozze, le vongole, le cicale di mare, il polpo e soprattutto le ostriche, qui mi danno pesce uguale a quello che ho in freezer oppure aragoste; e scordatevi che mi metta a farvi un’aragosta a testa in barca, su questo baraccone galleggiante ho talmente tante cose da fare che non ne ho proprio il tempo. Ma loro insistono, e allora io li assecondo e chiamo il mio amico Jean Claude, che si presta al gioco (mi fa morire quando “fa la parte” di sé stesso!!!!).

Comunque, tornando ai miei 7 sminuzzacoglioni che il minipimer in confronto è un attrezzucolo grossolano, che da veri inglesi manco hanno un filo di senso dell’umorismo (tranne la nonna, che infatti è di origini spagnole e quando sparo le mie stronzate – perché sì, nonostante tutto io insisto a cercare di scherzare – è l’unica che non mi guarda come se fossi scema e mi rilancia la battuta), in questa vacanza si sono portati dietro il mondo ma hanno scordato a casa l’entusiasmo e la joie de vivre perché non gli piace proprio niente: a Wallilabou c’è l’acqua scura, a Bequia troppi Inglesi (sono scesi solo in due, gli altri piantati in cabina), Mustique troppo secca, Palm Island troppo privatizzata (cabina), a Saline Bay la vegetazione non è un granchè, Salt Whistle gli è piaciuta ma sono rimasti in cabina, (hanno detto che Mayerau in generale ci sono i cani e avevano paura di prendere malattie e poi la strada per il villaggio è troppo ripida), a Union non sono nemmeno scesi a terra, andare a Psv o Morpion manco a parlarne, a Tobago Cays c’è vento e ci siamo stati mezzora (nessuno è uscito!!!!!), Cumberland non hanno nemmeno guardato, a The Pool non mi ricordo che cavolo hanno avuto da dire, arrivati qui nemmeno finita la manovra erano già in cabina, insomma due maroni bestiali, e mi viene in mente Mingardi quando canta “ma scusate, ma per caso siete gente che ci fa schifo la vita a voi?”.

E lo skipper, con cui almeno mi faccio delle sane risate, alterna due frasi con me: la prima riferita a quando poveretto si sorbisce i miei sfoghi e ascolta i miei piani per le manovre di problem solving misto diplomatico-stronzo: “ma sei sicura di non avere origini corse tu? io così vendicativi conosco solo i corsi”. E la seconda quando mi vede in ascolto dell’ennesima richiesta: “ma come fai a mantenere il sorriso quando ti chiedono ste asurdità?”. Caro skipper, no non sono corsa né corsara, sono solo navigata rispetto a questo genere di gente e ho le mie armi, e poi non è un sorriso ma una paresi facciale.



no, semplicemente no

Mustique, 17 dicembre 2013

Ho voluto provare pur sapendo cosa significava - e lo sapevo anche bene - quindi mi chiedo proprio perché la mia testa a volte mi dica di fare cose che so già da principio che poi mi pento e non posso arrabbiarmi che con me stessa, maledetta testaccia che sono. Non mi piace. E’ vero, questo catamarano è bello, spazioso, equipaggiato bene ed è uno strumento di lavoro facile e comodo. Lo skipper è a posto e andiamo d’accordo, quindi tutto bene, ostacoli non ce n’è… Ma io faccio già abbastanza yachting durante l’estate (e l’ultima estate mi è anche andata di lusso da questo punto di vista) quindi mi spiace ma la mia risposta definitiva sarà no, non resto su questa barca. Non ne ho voglia di farmi anche l’inverno in divisa a crepare dal caldo servendo e riverendo gente che alla fine della settimana manco sa come mi chiamo, no mi dispiace ma non saranno quelle due lire in più che mi offrono a convincermi. Io amo le Grenadine, forse è l’ultima volta che ci vengo e quindi voglio godermele, voglio poter fare un tuffo quando voglio anche se veloce, anche solo rubare un pluff tra un soufflè ed un tiramisù ma sapere di avere la libertà di poterlo fare. 

E poi voglio poter almeno vedere dove sono, non che ho le tende tutte chiuse perché “fanno classe” e potrei essere alle Tobago Cays o in mezzo ad una palude senza vedere la differenza. Voglio i miei clienti easy, quelli che se gli faccio una battuta ridono, non che mi guardano come fossi una marziana (ma come, la hostess dice qualcosa oltre le frasi standard si, certo, prego, subito, come vuole?); voglio stare con gente come me, voglio ridere con i miei passeggeri, voglio prenderli in giro e farmi prendere in giro, voglio conosceròi e chiacchierare con loro, sapere da dove vengono, cosa fanno e cosa pensano, e voglio gente a cui interessi sapere chi sono e cosa penso io, e che si rendano conto che ho il mio carattere e le mie idee, non sono solo un accessorio della loro vacanza. Qui non si ride, qui ci si mette a quattro zampe a stendere il tappetino rosso sotto i piedi dei clienti… passo per passo. Si certo, mi piace avere la possibilità di “creare” senza troppe limitazioni di budget, si riescono a fare delle cose che a volte mi stupisco io stessa per prima (ma come, ma questo l’ho fatto io? Ma davvero????), ma non è tutto. 

E quindi sono straincazzata con me stessa per aver preso non uno bensì due charter quando avevo possibilità di rifiutare il secondo pur mantenendo il diritto a decidere di restare io hostess prioritaria - sì, quest’anno un gran casino per Natale e Capodanno: parole rimangiate, annullamenti di prenotazioni, sgambetti ed incazzi, ma alla fine tutto si era girato al meglio per me e mi ero ritrovata il manico del coltello nella mano…. e io, cogliona (perché non c’è altro termine) al momento di decidere pur sentendo salire dalle viscere un no secco e deciso per il secondo, e mi ero anche preparata il discorsino stile “intanto ne facciamo uno e poi ne discutiamo a gennaio”, mi sono sentita uscire dalla bocca un “sì, mi impegno anche per il secondo e poi ne discutiamo”. Cogliona, cogliona, cogliona, e quindi ora la pago: per esempio mi scrosto da questa tastiera e vado a fare le cabine, che sono le 11 di mattina e non le ho ancora fatte. Oh, ma stamattina erano le 5 che stavo facendo uova e bacon per tutti, non è che me la stia proprio sciallando…..



Abitare nella jungla

Martinica, 10 dicembre 2013


Cosa vuol dire abitare nella jungla, che poi giungla non è, è solo foresta “montanara” in quel di Martinica, isola caraibica con conseguente vegetazione tropicale, e fauna di conseguenza.
Allora, per una come me che è aracnofobica ai massimi livelli, che preferisce affrontare un leone incazzato piuttosto che una cavalletta e che rischia l’infarto ogni volta che incrocia un insetto (farfalle comprese), la vita di terra in Martinica non è facile, soprattutto poi quando mi scelgo degli alloggi un po’ campagnoli, e riconosco di essere un po’ masochista. Anche per questo amo le barche, perché non esistono gli insetti se non ogni tanto qualche formichina e a queste latitudini possono esserci invasioni di cucarache (raramente per fortuna). Cos’è una cucaracha? No non è solo la danza del furor, è anche e soprattutto una bestia di dimensioni variabili tra una lenticchia ed un pacchero, parente del nostro scarafaggio, di colore un po’ meno nero e di forma più allungata. Presente i datteri? Ecco, io da quando conosco le cucarache non riesco più a mangiare datteri, ci somigliano troppo. Sono aggressive, cattive, soprattutto le grosse quando le incontri sul pontile ti vengono incontro cercando di spaventarti (e un po’ ci riescono anche). Ecco, dopo 9 anni ancora non le digerisco, ogni volta faccio dei salti che Fiona May può andare a nascondersi. E il bello è quando le scopri in barca, che ovviamente devi celare il problema ai clienti che quando ti vedono saltare come un grillo tu gli racconti panzane mondiali stile che ti sei bruciata col forno, e lo skipper invece racconta che semplicemente hai un tic, che ogni tanto hai questi scatti di nervi, ma ti stai facendo curare e tutto andrà bene. Comunque, oggi ne ho trovata una in casa. Apriti cielo, indecisa se chiamare la protezione civile, la farnesina o tutto l’esercito ho cercato innanzitutto di calmarmi e poi l’ho affrontata, da sola e con coraggio e determinazione. L’ho spalettata fuori dalla porta dopo averle rotto almeno 6 zampe a colpi di ciabatta da una distanza di metri 2, che anche se non la colpivo ad ogni lancio almeno sono sicura di averle fatto venire il raffreddore con tutti gli spostamenti d’aria.


Comunque, dicevo: vivere nella jungla. Non è solo cucaracha. E’ anche stare attenta a dove cammini perché rischi di pestare un vermicello, e non capisco perché ma ci sono solo di notte, di giorno no. E’ arrivare a casa la sera e fare lo slalom tra i rospi per raggiungere la porta di ingresso. E’ far colazione in compagnia delle lucertole (no queste non mi danno fastidio, anzi mi piacciono, stanno lì che mi guardano curiose…troppo carine!). E’ fare l’ispezione visiva di ogni angolo di casa ogni volta che ci entri. E’ spostare la tenda della doccia con circospezione aspettandosi chissà cosa nascosto dietro. E’ metterci mezzora per andare a letto perché anche il letto potrebbe nascondere sorprese e quindi ogni sera scuoti bene tutte le lenzuola, guarda sotto e a lato, sposta i cuscini, rimetti a posto la zanzariera e poi finalmente, se non ci sono mostri in agguato, puoi anche sdraiarti e dormire. E’ fare la doccia nell’autan almeno 3 volte al giorno e nonostante questo ritrovarti le gambe e le braccia martoriate dagli gnè-gnè. E’ non sorprendersi se incroci sul tuo cammino un topolino (carini!). E’ contare i manitù spiccicati sulla strada di casa ogni volta che la percorri. E’ svegliarti al mattino col canto dei galli (ce ne saranno ottomila qui nella valle, e non sono nemmeno sincronizzati).  Ecco, tutto questo è vivere nella foresta. Ma non solo, c’è molto di più: c’è che apri la finestra e vedi VERDE, tanto verde, tutto verde; c’è che non senti automobili ma l’unico rumore sono i canti dei grilli e delle cicale dal tramonto all’alba, e i cani qualche volta quando uno di loro da il “la” e tutti gli altri rispondono; c’è che senza avere nemmeno la tivù non hai idea di cosa stia succedendo nel mondo, hai solo internet e ti rifiuti di usarlo per avere le notizie di politica o di economia, vuoi solo avere notizie dei tuoi cari a casa, il resto non ti interessa e non ti riguarda proprio (perché deprimersi?) (ok, ora sento l’eco: Vaifra menefreghista, si va bene sono disinteressata e menefreghista, e allora? E non sono nemmeno gli unici difetti che ho); c’è che quando torni a casa dopo due settimane da 12 passeggeri cadauna e per due giorni l’unica attività contemplata è fare la spola dal letto al divano e ritorno…. beh, sei veramente in un’oasi di pace!!! E allora anche le tre ore impiegate a debellare la cucaracha vanno nel dimenticatoio talmente in fretta che manco ti ricordi più quando è stato.

E poi dopo qualche giorno torni in barca, e sei pure contenta di ricominciare a lavorare!!!

stanca, stanca, stanca

 Le Marin, Martinica, 07 dicembre 2013


docciaaaaa
Sbarcati gli anzianotti stamattina, è stata veramente una bella settimana con un gruppo fantastico, lavorato sodo ma tanto buonumore, tanta allegria, insomma mi sono veramente divertita tantissimo!!! Con lo skipper tutto benissimo, è stato un idillio professionale e mi ha chiesto se mi va di lavorare ancora insieme: cavoli, come no, dove devo firmare? E’ troppo forte e mi faceva ridere a vederlo all’opera, ogni giorno riusciva a farmi uscire un nuovo soprannome quindi durante la settimana è come se avessimo avuto 7 skipper: da Lawrence d’Arabia a Spiderman passando per Diabolik e Gesù.

robert, il rastaman di mayerau
Ma ora riposo, riposo, riposo…
Oggi il mio programma è di fare esattamente GNIENTE, con la GN maiuscola. Domani magari faccio anche meno.

Un po’ di foto non fanno male, ne ho ancora tante di Carla, sono belle e voglio condividerle. 






sulla vetta!

oggi impariamo a pulire il lambi

ma poi relax

se va male in Italia, qui lavoro ce n'è!

finita la pausa sindacale, si torna al lavoro. No, nè in metro nè in bus nè in automobile, io vado a nuoto!

e me paiono pure innamorati....




visita alla distilleria di rhum, con degustazione (e noi degustiamo)




conosco i miei polli....

St.Lucia, Marigot Bay, 05 dicmebre 2013

La scena: siamo in navigazione, penso al da farsi e decido che per motivi logistico/organizzativi mi conviene invertire il menu di stasera con quello di domani sera, allora mi reco nella cabina clienti di poppa a babordo, dove sotto il letto c’è il grande freezer. Vado, rovescio il materasso, apro il freezer, afferro ciò che cerco, e con una mano richiudo il portellone mentre con l’altra mi tengo stretti i miei due polli cercando di riscavalcare il materasso. L’imprevisto: L’onda anomala. La coincidenza: la cliente entra in cabina proprio in quell’istante e mi vede rotolare sul suo letto abbracciata ad un pollo mentre l’altro sguilla via e le atterra su un piede (ahi). Ci guardiamo, e scoppiamo a ridere che non ci fermiamo più, ho i lacrimoni e i crampi alla pancia. 



quando il sole splende

Bequia, 04 dicembre 2013

Troppo bello quando finalmente fai pace col mondo e ti senti a posto con te stessa. Apprezzi da morire ogni singolo istante di quel che vivi e quel che fai, quel che vedi, la gente che incontri, tutto è bellissimo!

Sto bene, confermo quel che ho deciso qualche settimana fa che non me ne frega più niente di niente, e non permetto più a nessuno di invadere la mia bolla felice: se qualcuno deve dirmi o farmi qualcosa di male che lo faccia, mi scivola esattamente di fianco senza sfiorarmi. Le cose obiettivamente sono migliorate parecchio, certo se presto attenzione vedo ancora un mucchio di situazioni che non vanno bene, vedo gente che mi manca di rispetto o mi pesta i piedi o semplicemente non mi apprezza e dice nefandezze alle mie spalle, ma la cosa non mi intacca: ho una strada da percorrere, chi mi ama ben venga, se no proseguo da sola sguillando via gli infelici ostacoli che mi si prospettano davanti lasciandomeli alle spalle e mi concentro sul bel panorama, please let me live! E riguardo la mia confusione mentale per il momento non vedo soluzione, sono ancora abbastanza nella nebbia ma confido in una illuminazione uno di questi giorni (o mesi, o anni, si comunque sono abbastanza sicura che sarà in questa vita).

E quindi…. tutto quel che pensavo solo un mese fa, di cambiare tutto…. no, non ce la posso fare. Vorrei, ma amo troppo questo lavoro e questi posti, mi sto riscoprendo entusiasta e poi mi piace troppo navigare, soprattutto quando lo fai con la gente giusta; anche questo gruppo è favoloso, lo skipper poi non ne parliamo: lo conosco di vista da anni, corre voce che sia uno dei migliori e lo chiamano “le grand” ma incrociandoci sui pontili non ci siamo mai detti niente più che bonjour, e ora che sono con lui non posso far altro che confermare la sua reputazione: è… come dire… fantastico, spettacolare, veramente un fuoriclasse non solo per ciò che concerne la parte tecnica del suo lavoro ma soprattutto il lato umano, veramente una bella persona. E poi mi fa morir dal ridere, siamo così diversi! Lui alto-alto e magro-magro, sempre calmo e serafico e perfezionista, io la piccola trottola di bordo (anche nella forma), mai ferma e casinista che una ne fa e dieci ne disordina, ma andiamo d’accordissimo e ci complementiamo, sono assolutamente affascinata da questo personaggio per i suoi modi di fare e di rapportarsi al prossimo.




E ora, con musica soft un po’ anni 50 a volume piuttosto alto ed il mare perfetto che ci fa navigare dolcemente ma a buona velocità, ero in pozzetto a godermi il panorama di Mayerau, le cays e tutte le isole del sud che si allontanano a poppa, e nel mio campo visivo una coppia dei miei clienti che chiacchiera seduta poco lontano da me, un’altra signora a spalmarsi la crema solare, uno a correr dietro al bicchiere (di plastica) che rotola per il pozzetto, l’altro che scende dal flight e va a cercarsi una banana….beh, io osservando tutto questo pensavo: perché smettere? Guarda che meraviglia, guarda che onde, che cielo, che nuvole, le palme laggiù lontane e l’inconfondibile sagoma di Union che sembra stenografata, e guarda questa gente che mette nelle mie mani una settimana della propria vita, siamo estranei eppure in questi giorni siamo un’unica famiglia, loro seppure tutti pensionati sono per me come bimbi da accudire, c’è pace, armonia, rispetto reciproco, tutto va meravigliosamente bene….perchè privarmi di queste cose? No, non lo so se sono pronta; un giorno dovrò farlo ma non so se è veramente giunto il momento. Ma ora non ci penso, ora per esempio vedo Bequia non lontana dalla nostra prua, ora è il momento di preparare un po’ di frutta, che la colazione di 3 ore fa è roba già dimenticata e il popolo reclama!