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Canale di St.Vincent, 06 gennaio 2011

Quando immaginavo questo post pensavo e speravo di poter scrivere cose del genere “Tanto lavoro ma anche tanto divertimento”. Invece no. Tanto lavoro quello sì, con 18 italiani a capodanno lo stress era prevedibile, ma sul divertimento pensavo più ad una cosa generica e che riguardasse anche l’interazione equipaggio-ospiti, e non solo al divertimento intra-equipaggio. E non pensavo che certi atteggiamenti irrispettosi che nemmeno il più snob ed altezzoso degli armatori si sognerebbe di avere nei confronti del proprio equipaggio si manifestassero durante questi charterini che in genere richiamano un tipo di gente che io definisco normale ed umana. Di 18 ne salvo cinque: educati ed intelligenti. Gli altri un branco di caproni deficienti e maleducati sullo stile pago-quindi-pretendo che non hanno capito la regola numero uno: se tratti bene la hostess mangerai bene, se invece la tratti male mangerai cibo appena commestibile, non è certo battendo i pugni sul tavolo che otterrai cura ed amore nella preparazione del cibo che ti verrà servito.



In 7 anni di questo lavoro finora ho sempre avuto riscontri positivi, nei questionari di soddisfazione ho sempre preso le crocette sulle voci da “buono” ad “eccellente” salvo UNA SOLA volta che ho preso un “sufficiente”; ora ho completato la collezione con una bella serie di “scarso” e “mediocre”. Me lo aspettavo ma non ero preparata a ciò che ho letto, cattiverie gratuite come se piovessero; oltre alle stronzate galattiche tipo che si aspettavano di mangiare molluschi e crostacei: qui i molluschi non esistono, e l’unico crostaceo è l’aragosta che ovviamente non è compresa nel budget di spesa che mi viene dato dall’alto. E per quanto riguarda la scarsità di frutta mi risulta che ogni pasto ne rimanesse, oltre a venire rigettata a merenda (in favore di spaghettate alle 5 del pomeriggio, che NON sono comprese nè materialmente nella pensione completa né contrattualmente per la preparazione, e poi dite che la hostess pecca di scarsa disponibilità… ma andatevene affanculo tutti insieme valà!).



Ho un mal di testa da record, e ho pure vomitato, ma non ho il mal di mare: penso sia dovuto al fatto che sono le 20.50 e ho iniziato a piangere stamattina subito dopo lo sbarco del branco e ancora non ho finito. E chi mi conosce sa che non è così facile farmi piangere. Cosa dovevo fare? Eppure i 20 (anzi 21) francesi + equipaggio che ho avuto a bordo su questa stessa barca in aprile mi avevano strariempita di complimenti… So che stavolta il cibo servito non era della migliore qualità e su questo punto mi rispondo ripetendo che è una legge della natura: io sono qui per cucinare; tu sei in vacanza; io faccio del mio meglio perché le tue vacanze trascorrano piacevolmente, tu però cerca di non inacidirti con me per delle minchiate delle quali peraltro io non ho colpa: se non ti è piaciuta l’escursione non puoi tornare in barca ed aggredire ME ed oltretutto offendermi a morte dicendo cose che non sai neanche tu, perché poi anche se porto il massimo rispetto per il cliente se tu punti il dito contro DI ME personalmente, è facile che mi girino anche le balle e dopo per conseguenza logica, visto che io sono lì principalmente per cucinare e sulla mia fronte non c’è scritto né “ufficio reclami” né “pungiball per turisti frustrati” e nemmeno “psicoterapia”, il mio ego offeso e risentito emanerà fluido negativo alle mani che lavorano e ciò che uscirà dalla mia cucina farà inevitabilmente schifo. Il che non agevola il tuo benessere. E se non capisci questa regola basilare sei un minchione frustrato e la prossima volta anziché scegliere una barca con cuoca portati un robot da cucina. Il Bimby per esempio, è perfetto, fa tutto buono e velocemente, non è sensibile né tantomeno umorale, non ha bisogno di dormire almeno 5 ore per notte e non si incazza se lo offendi, ti fa gli spaghetti anche alle 3 di notte se li vuoi. Ah, e non ti romperà mai le scatole, per esempio non si sognerebbe mai e poi mai di consigliarti di difenderti dal sole al tuo primo giorno ai tropici, mancandoti di rispetto come dici tu; dopo accurate analisi del perché e percome ci fosse cotanto astio nei mei confronti sembra che questa scena del primo giorno sia stata la miccia che ha innescato la bomba dell’antipatia, ho offeso uno dei leader e da lì è stato un crescendo di cattiveria nei miei confronti, dopo questo incidente ogni cosa che io dicessi o facessi ero: a-irrispettosa, b-antipatica, c-non professionale d-checazzoneso, ma di sicuro mai niente di positivo, ed il branco dei caproni era troppo stupido ed ignorante per ragionare e giudicare con la propria testa, era più divertente stare tutti coalizzati scaricando le proprie frustrazioni su qualcuno/qualcosa, inoltre la delusione di trovarsi in una vacanza “confort” anziché “superluxe” ha deluso le aspettative dei vacanzieri e diciamo che ho fatto un po’ da capro espiatorio. Salvo qualcuno che ha obiettivamente azzeccato il punto comprendendo che io personalmente ho fatto del mio meglio con i mezzi a mia disposizione, e che quindi la delusione per il menu che non comprendeva aragosta e champagne ad ogni pasto non è colpa mia personale ma delle false aspettative che erano state create.


Se esiste una top ten, come si chiama la classifica inversa? Flop list? Bene, questo è stato il flop numero 1. Oltre alla importante mole di impegno fisico ho lavorato in condizioni di stress mentale che non mi erano mai capitate prima… 18 cavallette affamate e pretenziose che quando scendevano dalla barca mi pareva una tregua dall’incubo che stavo vivendo, poi dopo troppo poco tempo vedevo il tender che si riavvicinava alla barca e sentivo l’ansia che mi montava dallo stomaco perché sapevo cosa stava per succedere: dalla mia esperienza ho imparato che quando tornano dalla spiaggia o alla fine di una navigazione regolarmente hanno fame, è normale, e mi faccio sempre trovare pronta per uno spuntino; in genere funziona. Peccato che noi Italiani per spuntino intendiamo un bue, ma non solo: se c’è frutta ne hai almeno due che vogliono formaggio e uno che vuole biscotti; se prepari biscotti ce ne sono tre che vogliono frutta e due che vogliono prosciutto, uno lo vuole di Parma e l’altro invece vuole un Pata Negra. Poco importa che sei ai caraibi, loro hanno pagato ed esigono. E se non ce li hai perché non rientrano nel budget sei tu un’incompetente.
E appena li hai sistemati tutti e stai pregustando la tua mezzora di pausa quotidiana (tra le 6 e le 23 almeno mezzora te la devi concedere se vuoi arrivare alla fine)…. regolarmente, e sempre proprio nell’istante preciso in cui stai riponendo la spugna dopo l’ultimo passaggio di pulizia del bancone, ecco proprio lì, in quel momento, ne arriva uno che ti chiede qualcosa, qualsiasi cosa, anche solo una cosa semplicissima come scaldargli un po’ di latte, ma tu senti veramente una vocina dentro di te che ti dice di prendere il bazooka e sparare nel mucchio, invece non lo fai perchè lo sapevi anche prima che sarebbe stato così, quindi poche lamentele e scaldi quel cazzo di latte, preferibilmente col sorriso. E appena hai finito e guardi l’orologio e ti dici “beh dai, ho comunque ancora un buon venti minuti di sosta prima di ricominciare” ne arriva un altro e ti chiede un’altra cosa, magari un uovo sodo. Oppure arrivano tutti insieme, come una mandria di pecore, e pur essendo in 18 ti chiedono 25 cose differenti, e tu ti chiedi come sia possibile perchè la matematica dice che 18 persone non possono chiedere 25 cose. Ma noi Italiani ce ne facciamo un baffo della matematica e a volte riusciamo a chiederne anche una quarantina, tutte diverse, tutte insieme, tutte assolutamente e rigorosamente urgentissime, e siamo anche capaci di spazientirci (per esempio battendo i pugni sul tavolo) se non vediamo i nostri desideri esaudirsi in un nanosecondo, in fondo che avremo mai chiesto di strano? Forse è per questo che certe mie colleghe non accettano più di lavorare con Italiani. E io fino a qualche anno fa non avrei capito il perché. Ora che ho preso l’abitudine ai Francesi… porca miseria se capisco!!!!

E così c’è stato un crollo verticale del mio grado di motivazione per un paio di giorni, anche tre; poi mi sono scrollata da sola e ho pensato “ma che cazzo me ne frega di cosa pensano questi qui di me, se gli piace prendermi per una minorata mentale ma che si accomodino e lo pensino, non ho né tempo né voglia di dimostrargli il contrario, non me ne frega proprio niente!” mi sono un po’ ripresa e anche se non è cambiato niente almeno il mio umore è tornato a livelli umani. Non ho trovato un eccellente feeling col grosso del gruppo, addirittura una persona mi stava pesantemente sulle palle (mai successo prima di provare tanta antipatia per un passeggero), ma c’erano anche alcuni elementi che mi piacevano molto e quindi più che altro per loro ho deciso di uscire dal guscio che mi ero creata al secondo giorno e ho ripreso un po’ il mio tono abituale; altre 4-5 volte ho rischiato crisi di nervi ma sono arrivata alla fine senza uccidere nessuno. Come ho fatto non lo so. E soprattutto non so come ho fatto a non ricominciare a fumare perchè la voglia (e in certi momenti la necessità) era davvero tanta; effettivamente ogni tanto ho anche avuto il dubbio che i passeggeri non fossero veri clienti ma piuttosto attori pagati dal mio dottore del centro antifumo per mettermi alla prova…. una specie di prova di forza per vedere se so resistere allo stress senza riprendere la sigaretta. E ho resistito, test superato. A dire il vero pensavo che se proprio dovevo fumare allora avrei dovuto passare direttamente alle canne, quelle di roba buona però! Poi però mi sono anche detta che non ha senso iniziare a farsi le canne a 40 anni e ho rimandato ad un’altra vita.

Per fortuna almeno mi sono divertita tantissimo con l’equipaggio: capt Serge si riconferma fenomenale, sono professionalmente innamorata di lui perchè oltre ad avere ottime capacità organizzative-gestionali-tecniche eccetera eccetera è simpaticissimo sempre con la battuta pronta che ti fa schiantar dal ridere. Ha un’intelligenza empatica superiore alla media e capisce di cosa ha bisogno la gente, se è il momento della battuta, del cinque o della pacca sulla spalla. E poi è gentilissimo, lavorare con lui è davvero un piacere. Max il marinaio, bello come il sole, silenzioso e discreto, efficiente e presente, sempre sorridente e disponibile, a posto col mondo, che ogni tanto si lasciava andare tramutandosi in simpatico personaggio da telefilm, e le risate che mi son fatta con lui durante i lavaggi piatti faranno parte del mio bagaglio di ricordi di questa crociera un po’ speciale. E poi “il patacchino”, Darietto: lo conosco già da un po’ e confermo quel che ho sempre pensato di lui: molto giovane ma in gamba. Tra di noi crew ci siamo divertiti davvero tanto. E poi gli altri della flottiglia, che ‘sto giro a parte gli skipper non ho praticamente nemmeno visto sebbene l’ultimo dell’anno abbiamo fatto aperitivone tutti insieme in barca da noi. Indimenticabile la mezzanotte: barca silenziosissima (tutti a terra), serie di pose cretine con l’autoscatto, brindisino di mezzanotte e poi iniziano i fuochi, siamo molto vicini a terra e un fuoco sparato altissimo ci punta contro, il vento lo fa arrivare proprio sopra di noi e scatta il corri–corri su tutta la coperta con secchi alla mano: ci casca a poppa o a prua? Tu stai a dritta che io sto a sinistra, corri corri, svelto che arriva, minchia ci becca in pieno, siamo nella merda…. invece no, per fortuna, è caduto in acqua a meno di 3 metri da noi, allarme rientrato.


BEST CREW

Il costante buonumore con l’equipaggio mi dava la forza di non sbroccare definitivamente e sono arrivata fino all’ultimo giorno. Ma davvero, se non fosse stato per il grande feelling tra di noi avrei dato in escandescenze e sarei sbarcata al terzo giorno. E quindi cara la mia maleducatissima signorina “voglio questo e quello”. e soprattutto carissima testa di minchia ipocrita e falsa come l’ottone signorina “karma contro” (che se ti incontro un’altra volta nella vita ti gonfio come una zampogna e te lo faccio passare io il trauma di pinocchio – meglio che non ti spieghi cosa ho intenzione di fare col naso di legno - vediamo se hai il coraggio di dirmi in faccia quel che hai scritto; e se mai leggerai queste righe fammi causa, non all’agenzia viaggi ma a me personalmente, Melchiorri Vaifra, non aspetto altro) e anche tu mister “ho capito solo io come gira il mondo” e signor (o signora?) “ho pagato, pretendo” … ma andatevene, sinceramente e di cuore, a dar via il q, che gente insulsa come voi spero di non incontrarne nemmeno più! Cordialmente, vostra antipatica, non professionale, deludente, incompetente hostess Vaifra.



Marin, 7 gennaio 2012

Durante il trasferimento da Union a Martinica nei miei turni di guardia ho avuto tanto tempo di riflettere e ora penso di sapere cosa provava Napoleone sulla strada del ritorno da Waterloo. Ci si pongono domande e si cerca di darsi risposte obiettive. So dove ho sbagliato, penso di aver capito gli errori commessi. Io ho fatto del mio meglio ma c’è un problema di fondo, aspettative deluse, la cosa non dipende da me ma viene dall’alto, io ho rispettato le direttive ricevute e i miracoli non li so fare (anche perché se no non stavo qui a spadellare ma mi chiamavo Gesù e nascevo 2.000 anni fa), però ho capito due-tre punti sui quali ho sbagliato: il primo errore è stato accettare questo charter. Dovevo saperlo che 18 Italiani convinti di avere il lusso al prezzo dello standard avrebbero rotto le scatole.


Comunque oggi va molto meglio. Sarà che ho seccato il serbatoio delle lacrime, sarà che ho parlato col big boss, piuttosto famoso per le sue sclerate paurose e col vizio di licenziare gente ad uso ridere, e anziché darmi una lavata di testa per i ritorni negativi si è preoccupato di come stesse la mia psiche, mi ha confortata e mi ha offerto altro lavoro (alla faccia di chi mi vuol male), o forse sarà che tutti quelli che ho incontrato non ci credono che ho preso il 100% dei giudizi negativi e inizio a dubitarne anche io (forse l’ho sognato). Oggi in ufficio mi sono sganasciata dalle risate: passato il momento serio della discussione del problema in termini professionali si è iniziato a fare ironia sull’accaduto: in 7 anni mai un ritorno negativo e nemmeno medio, e poi tutto d’un colpo bum! eccone 18 tutti insieme che dicono peste e corna di me. Ma la segretaria interviene dicendo che ha guardato bene e i giudizi non sono tutti e 18 negativi, c’è uno che ha messo la crocetta in una casellina più a destra. Rispondiamo all’unanimità che si dev’esser sbagliato, ha letto il questionario a rovescio… altre due stronzate sparate lì così e la mia tensione è stata stemperata. Gli amici mi sono stati stretti e l’autostima sta tornando. Ho ancora 2 giorni di tempo per riprendermi prima del prossimo charter, devo assolutamente scrollarmi di dosso la brutta esperienza per non scaricare la mia frustrazione sul prossimo gruppo, che di colpa non ne ha e anzi dalle mail che ci siamo scambiati finora l’impressione è di gente allegra ed intendo tornare ai miei livelli abituali.

Basta, non ne voglio nemmeno più parlare, ho praticamente scritto un romanzo, l’argomento è stato trattato da tutte le angolazioni e viene ufficialmente chiuso. Questo lavoro tutto sommato mi piace ancora, è stata solo un’esperienza orribile e non devo deprimermi né autoflagellarmi, devo guardare che ho ancora 4 mesi da stare qui e diversi charter programmati nei quali mi divertirò come una pazza e sarò di nuovo apprezzata ed amata dai miei ospiti, il che mi darà come sempre entusiasmo e voglia di fare più di quel che devo. Aragoste comprese. Tiè!!!!


Corsica, 16 luglio 2010
Massacrata. Nelle ossa, nell’anima e negli zebedei. Tutto è iniziato con una simpatica telefonata “ci servirebbe una hostess-marinaio per un aiutino a bordo”. MAVAFFANCULO TE E L’AIUTINO!!!!! In un attimo mi son trovata castrata, incastrata e costretta a fare il mozzo-sguattera. Al quarto giorno (o forse era il secondo, non so, mi sembrava di essere a bordo da un’eternità), esasperata, ho sbottato pesantemente come non mi capitava da anni, e dopo aver tenuto un’esauriente lezione sul significato della parola rispetto ho comunicato che avrei portato a termine l’accordo ma che nessuno mi chiedesse di essere gentile e solare in quanto gentilezza e solarità me le avevano congelate nonostante i 35° di temperatura dell’aria; dopo tante scuse e perfino un regalino le cose sono cambiate, non nella sostanza ma almeno nella forma, e va molto meglio. Sono comunque massacrata… ma contenta perché è la volta buona che dimagrisco un pochino. Una domanda: ma se io compro una zucca, quante speranze ho che si trasformi in carrozza? Va là scherzo, ma una domanda vera ce l’avrei: signora…. per il bidè ce la fa ad arrangiarsi da sola o vengo a farglielo io appena finisco di pre-masticare la bistecca per il cane? (uno di questi giorni mi scappa detto veramente)
Canale St.Vincent, 08 gennaio 2010Che pace!! 9 nodi, solo il rumore delle onde e del vento nelle vele, lo skipper che come ho già detto non si può certo definire un gran chiacchierone, nessuno che mi fa domande o si lamenta di qualcosa…. sto benissimo!! L’exploit finale non c’è stato, il saluto è stato in linea con i 10 gg di crociera: grazie Vaifra, ciao, e pacca sulla spalla. Non voglio dire che gli americani siano meglio, ma almeno lasciano certe mance da far girar la testa, i francesi lasciano mance standard, gli italiani ti fanno ammattire il doppio e alla fine ti dicono “grazie, è stato bello”, e quando sei fortunata ti stringono la mano. Di buono c’è che siamo più simpatici, questo si.
Pensieri personali: merda che charter difficile!!!!! Difficile è l’unico aggettivo che si addice a quest’ultima crociera. Non particolarmente duro fisicamente, solo difficile. Ho rischiato un paio di volte di avere crisi isteriche, per fortuna sono riuscita a controllarmi. Avrei fiumi di parole da scrivere, ma sarebbero troppo dure nei confronti di persone che in fondo prese singolarmente sono simpatiche, intelligenti e piacevoli, era il gruppo tutto insieme che era davvero snervante! (a parte qualcuno, che era davvero simpatico e sempre accomodante). Cosa c’è oggi da mangiare? E cosa ci metti dentro? Nel mio niente cipolla. Nel mio tanta cipolla. E come lo cucini? E poi che altro c’è? Che schifo! Io voglio un’altra cosa. Io un’altra ancora. E dove andiamo? Io voglio andare lì. Io voglio andare là. Ma laggiù non ci andiamo? Io voglio andare sulla collinetta a vedere il panorama ma non voglio fare la salita (io non ti carico in spalla, sia chiaro!). Compra solo un tonno. Un tonno è troppo poco, perché non ne hai presi due? A noi il dorado che non sappiamo cos’è fa schifo, comprane poco. Ma perché il dorado che è così buono è già finito, non potevi prenderne di più? La sabbia è bianca ma io la volevo bianchissima (spe va là, fammi scendere un attimo che con un po’ di candeggina ti sistemo tutto). L’acqua ha la sabbia in sospensione e non si vede niente (ce l’ho io il retino per pulire, dammi solo 5 minuti). Io non ho visto le tartarughe (si ma non hai neanche fatto il bagno, aspetta va là che faccio una telefonata e dico alle tartarughe di venire un attimo a bordo, in fondo in agenzia ti hanno detto “a Tobago Cays vedrete le tartarughe” e tu hai il sacrosanto diritto di vederle, diversamente chiedi il rimborso, mi pare chiaro che nel contratto debba esserci un’indennità tartaruga). Piove, che vacanza di merda. Ha smesso di piovere e il sole picchia troppo, che vacanza di merda. Voglio un cocco. Il cocco è difficile da aprire. Voglio la papaya che fa bene. La papaya mi fa schifo. Voglio l’insalata tutti i pasti. Che palle, non ne posso più di vedere l’insalata in tavola. Compra le banane. Non comprare le banane, a me fanno schifo. Ma non c’è una banana? (Fra un po’ sai dove te la trovi la banana???). Il generatore fa rumore. Mi serve la corrente. Non puoi darmi la corrente senza accendere il generatore? (si, mi chiamo Newton). La barca si muove troppo (adesso diciamo allo skipper di mettere il freno a mano e vedrai che passa tutto). C’è una nuvola che copre il sole e non posso abbronzarmi. La nuvola è andata via e rischio di bruciarmi. C’è troppo vento, mi gira la testa. Il vento è cessato, non tira un filo d’aria e si boccheggia dall’afa. L’acqua è salata (cazzo, si alza il colesterolo! Chi è quel deficiente che ha salato il mare!!!). Ci sono troppe onde. Ci sono poche onde. Ci sono troppe poche onde. Questa barca fa vomitare (ah, non è il tuo stomaco che è delicato, è questa barca che fa vomitare!!). Non c’è il sole (che è colpa mia????). Posso lavarmi i capelli oggi? (e me lo chiedi a me??). Perché Mustique è così a est, che ci tocca di andare contro vento? (questa no comment). Ce l’hai questo? Ce l’hai quello? Non si può avere quell’altro? Ooooooohhhhhh!!!!! Ma dico io, dove siamo????….ragazzi….mi avete vista bene? Quante braccia ho? Se mi vedete con più di due braccia andate a farvi controllare da un oculista. E poi: mettetevi d’accordo tra di voi per favore!!!!! Ma soprattutto: per itinerario e barca… lo so che non parla e può capitare di dimenticarsi della sua presenza, ma abbiamo un comandante, ve lo giuro che ce l’abbiamo, lo vedo almeno 3 volte al giorno durante i pasti, esiste veramente!!! E lui, bello pacioccone, che come trovavamo un wifi lo perdevamo definitivamente. Durante le manovre dovevo improvvisarmi paragnosta, lui non parlava. Partiva, ma non si sapeva per dove. Gli chiedevo “andiamo alla boa?” e lui dopo averci pensato mezzora mugugnava un qualche monosillabo che io interpretavo come un “si” solo perché mentre lo emetteva mi pareva di cogliere un impercettibile movimento della testa in senso verticale, poi mentre preparavo le cime per la boa lo vedevo che iniziava la manovra per il pontile, ma zitto mi lasciava preparare per la boa. Allora mi veniva il dubbio e gli chiedevo “per caso hai cambiato idea e andiamo al pontile?” e dopo un quarto d’ora, mentre nel frattempo quasi sbattevamo contro il pontile stesso, e io intanto iniziavo a correre come fosse la finale olimpionica di corsa ad ostacoli x mettere i parabordi mentre qualcuno mi chiedeva “ma stasera che si mangia?” (e sentivo il commento “oggi Vaifra dev’esser nervosa, manco mi risponde, in fondo la mia era solo una domanda…..”) e l’altro dall’altra parte “posso avere un panino per favore, ho fame ADESSO” (questo circa mezzora dopo aver sparecchiato), vedevo di nuovo un impercettibile movimento verticale della testa dello skipper, e allora capivo che si, andavamo al pontile. Ma prendere l’iniziativa di dirmelo no eh? Parlare è un verbo che indica “comunicazione a terzi delle proprie intenzioni per mezzo di movimenti labiali sincronizzati con emissione suoni vocali composti da vocali e consonanti, che insieme danno luogo all’articolazione di parole di senso compiute, che se ben messe in fila l’una all’altra, nella tua lingua natia o in quella del soggetto che ti sta di fronte, facilitano la comprensione delle intenzioni di cui sopra da parte di chi è in attesa di tuoi ordini, e invece sta lì come una pirla saltellando da poppa a prua con parabordi e cime, cercando di schivare clienti sdraiati a prendere il sole, senza peraltro aver ben chiaro il concetto di destinazione imminente”. Gli ospiti chiedevano (giustamente) spiegazioni sull’itinerario, e lui non parlava. Dogana l’ho fatta io perché se no eravamo ancora lì fermi con la bandiera gialla; per la cassa non ti dico il casino a capire le spese che dovevano essere a carico degli ospiti e quelle a carico della barca, mi ha fatto rifare i conti almeno 3 volte, confondendosi tra dollari ed euro, lui diceva la cifra che aveva anticipato e io “dollari o euro?” e lui “oui”. Ok, adesso si che è chiaro. Arrivavamo nei posti e lui si perdeva nel pc mentre io avevo 8 persone che mi tempestavano di domande (vedi sopra), dovevo cucinare 3 menu differenti, dovevo telefonare al tassista, e c’era il tipo sul barchino che voleva i soldi. Lui tranquillo. Poi mentre con una mano apparecchiavo lanciando i piatti modello fresbee, con l’altra affettavo il pane, con un piede spegnevo il forno, con l’altro lavavo una pentola, e giravo il risotto con i denti mentre aprivo il vino (non posso dire come), sempre mentre rispondevo alle quattromila domande sul menu (pur se affisso all’esterno ogni mattino)…..ecco, allora lì qualche volta ha parlato: una volta mi ha chiamata per farmi vedere una foto di suo figlio che suona la chitarra, tutto orgoglioso. Bene, io sono contenta che tu sia orgoglioso di tuo figlio musicista, e mi può anche far piacere vedere una sua foto ma……ti sembra il momento???? A proposito, tu che vuoi da mangiare? Ti va bene una delle 3 versioni del menu o vuoi altro? Risposta, ovviamente, “oui”. Chiaro.
Però gentile, questo devo dirlo: mai arrogante, mai antipatico, mai stronzo. Sempre gentile ed educato, professionale, competente, mangia nella sua ciotola e non sporca in giro. Quasi quasi lo adotto.
Mi scappa da ridere perché è appena stata pubblicata una mia intervista (wow!!!!) su http://www.voglioviverecosi.com/, e ho dichiarato che il mio lavoro è facilissimo…. Ora, capita a tutti di sbagliare a fare affermazioni, pertanto vorrei chiedere alla redazione di correggere la frase nel seguente modo: il mio lavoro non è quasi mai difficile. E’ quando capita quel quasi che è veramente una sfida ai nervi!!!!
Oltre a quanto sopra, la barca stessa ha deciso di dare qualche problemino fin dal primo giorno: niente di compromettente ai fini della crociera ma tante piccole fastidiose noie (davvero tante tante, sembrava la crociera del “vediamo cosa si rompe oggi”….e se non fosse una barca che conosco bene penserei che è stata tenuta malissimo…. me la ghignavo troppo!). Qui avevano ragione a lamentarsi, ma faccio sempre parte della scuola di pensiero “energie”: se sei negativo emani energie negative che si ripercuotono sull’ambiente/persone a te circostanti, e la sfiga sarà con te, alias: se continui a lamentarti per delle cazzate assurde, è certo che qualcuno lassù provvederà a fornirti dei reali motivi di lamentela. Lo fa per te, per non farti parlare a vanvera (che poi scocci chi ti sta intorno) . Questo è certo. Va beh dai, alla fine comunque è andata bene, mi dispiace solo che il risultato finale sia stata una crociera standard e non una supercrociera, la simpatia dei personaggi ci sarebbe stata tutta….se solo fossero stati un po’ meno complicati (e in qualche caso lamentosi) se la sarebbero goduta il doppio! E’ successo così che il mio abituale entusiasmo è via via scemato fino a trasformarsi in demotivazione totale e completa: il mio lavoro l’ho fatto, ma è altro che di solito intendo per fare la hostess in barca. Però sono stata brava, non ho alzato le mani anche se prudevano tanto, e ho tenuto a freno la lingua anche se picchiava costantemente contro i denti per uscire. Ho capito perché gli Italiani in vacanza sono così malvisti, finora si vede che tutte le volte che ho avuto italiani ero stata fortunata…o forse mi sono solo abituata troppo bene coi francesi e ora trovo intolleranti certi comportamenti che invece fino a qualche anno fa mi sarebbero sembrati assolutamente normali….. Qualcuno sa rispondermi???
Dopo “il decalogo della hostess” ho perfino avuto l’ispirazione per scrivere il “decalogo dell’equipaggio”, ovvero tutto ciò che un ospite a bordo può dire e fare per far uscire pazzo chi è lì che lavora… qualche appunto l’ho buttato giù, mi resta da consultarmi con qualche skipper per il loro punto di vista (anche se chiacchiere da bar mi tengono sempre aggiornata sulle cose che disturbano lo skipper) e poi pubblicherò.
Ho litigato con Dalo, per l’ennesima volta ci siamo mandati a quel paese. Poi abbiamo fatto pace. Poi abbiamo rilitigato. Poi siamo tornati amici. Poi abbiamo ricominciato daccapo. Tutto questo nell’arco di un paio d’ore. Non mi ricordo se quando son partita eravamo litigati o in pace. Alla fine, dopo tutti questi anni di continui battibecchi, devo mio malgrado confessare che gli voglio anche quasi bene. Poi da quando ha deciso che non sono la donna per lui e possiamo essere solo amici devo ammettere che è diventato più onesto (Oddio, questa parola abbinata a lui scricchiola un po’….) e mentre mi riaccompagnava in spiaggia per andare a pagare Jean Claude mi ha detto “Faifa, remember: in a couple there is love and then there is war. A friend is forever, is like family. And you and me we are friends, it will be forever”. Pillole di saggezza! Per poi aggiungere “I don’t want that you give business to others. We are friends and you must give your business to me”. Ah, ecco, così si che lo riconosco!!!
Chiudo questo post con un messaggio personale: AUGURI BABBO!!!! E mi chiedo: se “per i tuoi 10 lustri ci siamo spostati in 12” (ricordi?), facendo una veloce equazione algebrica mi risulta che per i tuoi 12 lustri ci si dovrebbe spostare in 14,4. Di quei 12 manchiamo in 2, ma si sono aggiunti 4 nuovi arrivi e quindi fin qui i conti tornano. E’ il virgolaquattro che mi dà da pensare….Ho qualche cugina incinta?
Canouan, 06 gennaio 2010
La lamentite è una malattia molto fastidiosa, non tanto per chi ne è affetto quanto per chi lo circonda. Io la medicina non ce l’ho, l’unica mia difesa in questi casi è tener duro e fare il countdown.
Tutto il resto sta andando bene. Skipper genere tranquillo…. molto tranquillo…..TROPPO tranquillo! Però bravo. Se avesse anche l’uso della parola sarebbe perfetto. Ospiti… ne parlerò al prossimo capitolo, la crociera non è ancora finita e spero sempre in un exploit finale che mi faccia ricredere.
Fra 3 giorni sarò di nuovo in Martinica.
L’anno nuovo non è iniziato sotto i migliori auspici: a parte quanto sopra ho il morale sotto terra per un rapporto molto stretto che sta andando a ramengo, e non parlo né di partner né di amici, e il non aver ricevuto alcun sms né altro mi ha ulteriormente demoralizzata; inoltre il primo giorno dell’anno ho passato buona parte del pomeriggio al pronto soccorso (se si può definire pronto soccorso la clinica privata di Mustique): avevo qualcosa nell’occhio che mi faceva un male bestia, penso fosse un elefante, anzi dal male che avevo sarei più portata a pensare un porcospino incazzato, e già durante l’attesa del mio turno sono stata massacrata dalle zanzare (beh, ero a Mustique…), poi il dottorino, questo giapponese alto la metà di me non mi ha tolto solo il corpo estraneo dall’occhio, ma mi ha tolto anche le ultime banconote dal portafoglio…. Comunque tutto bene, sono solo stata solo qualche giorno con l’occhio annebbiato. Quello buono. Tanto da non distinguere un catamarano da un aereo, per intenderci. Meno male che uno galleggia e l'altro vola, se no sai il casino!
Il 2010, cominciato così, può solo migliorare… e l’ottimismo nel futuro è l’unica cosa che nonostante tutto mi resta.
07 gennaio 2008, Le Marin
Primo charter della stagione finito. Non tutte le crociere vengono col buco…ops pardon, quelle erano le ciambelle, vabbè comunque non è sempre domenica e non si può sempre pretendere di divertirsi, sto giro però mi sono sentita molto trasparente a bordo, ma va benissimo così perchè mi sono anche riposata tanto. Sono stata un po’ adottata dalle altre barche della flottiglia, soprattutto da quella di Mario ed Elisa, che avevano un equipaggio spettacolare, meraviglioso, fantastico, sburissimo: salivo a bordo e iniziavo a ridere, lì c’era sempre un’atmosfera allegra serena e gioiosa x rinfrancarmi lo spirito…. Beh, in ogni caso sono molto contenta di essere tornata alle grenadine, e soprattutto sono felice che almeno la Milena si sia divertita, e soprattutto che abbia visto questi posti meravigliosi e abbia finalmente capito cosa intendo quando dico che qui è un paradiso. E poi comunque è stato bello far parte di una flottiglia e avere più o meno vicine a me colleghe/amiche come lei ed Elisa, e ci aggiungo anche Marzia.
(equipaggi...... )

A proposito: buon anno eh! Questo capodanno la mezzanotte ho preferito passarla ronfando sul divano della dinette in una baia deserta di canouan, molto rilassante e tranquillo, e comunque le mutande rosse le avevo messe quindi sono molto fiduciosa nel 2008!
Ho rivisto il vecchio Dalo, dall’anno scorso mi sembra un po’ dimagrito, secondo me adesso non arriva ai 120 kg… mi pare un po’ sciupatello il ragazzo…. Ci ha tenuto a precisarmi subito che ora è in regola con tutti i visa per venire in Italia, e sta mettendo da parte tutti gli euro che incassa per pagarsi il viaggio, aiuto, povera me, ho paura che nel 2008 non la scampo mica! Come solito insiste per sto benedetto matrimonio, e vuole a tutti i costi conoscere il babbo, solo che lui e Damiano vista la mia situazione caraibica così instabile hanno deciso di andare in vacanza altrove, e fanno bene: che è, li faccio venire a trovarmi che non so neanche dove sarò io di qui ad una settimana? Questa volta che il babbo si era convinto ad affrontare un volo così lungo non è fattibile farlo venire per motivi tecnici, è proprio vero che è un mondo difficile. E così mi sento abbandonata da Dio e dal mondo. Scherzo! A volte penso che in una vita precedente devo essere stata di una cattiveria indescrivibile visti i prezzi che continuo a pagare in questa, ma nonostante tutto sono ancora felice della decisione presa anni fa: preferisco mille volte la precarietà, l’incognito e il dover inventare giorno per giorno la mia vita piuttosto che guardare avanti a me e vedere la prospettiva di altri 30 anni seduta dietro una scrivania a far conti, chiusa tra 4 pareti….no no no no…..vuoi mettere? Qui anche se dovrò dormire su una panchina almeno sarò al caldo e potrò guardare le stelle, mica poco!

Intanto ora che siamo tutti tranquilli abbiamo deciso di prenderci qualche giorno di RIPOSO, ne abbiamo veramente bisogno…. dopo le avventure ai confini con la realtà di fine anno, dopo la crociera di capodanno la parola d’ordine è relax…..pare di essere in giro da anni invece domani è un mese esatto che siamo arrivate dalla traversata.... e ora come ora stiamo dormendo sulla 6^ barca differente in così poco tempo, senza contare il “residence” infestato di vere e proprie belve quasi preistoriche… Sto pensando di andare a passare qualche giorno a Union, in relax. Dalo sarebbe contento, io mi riposerei, e anche alla Milena è piaciuta Union, chissà, magari andiamo davvero, boh! Comunque si va avanti, sempre e in ogni caso, non ho idea di dove sarò/saremo di qui a una settimana…..programmi così a lunga scadenza ho imparato a non farne più! E contro la noia non c’è niente di meglio che arrivare alle 4 del pomeriggio, guardarsi in faccia, e chiedersi “dove andremo a dormire stanotte?” Quindi per oggi mi restano altre 5 ore senza dovermi porre queste domande, poi ci penserò!