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Toscanella bay, 10 maggio 2023

 No raga, io vi ringrazio tantissimo che appena ho riaperto il blog e la pagina fb mi avete mandato dei messaggi carinissimi di bentornata, ma anche se mi è tornata la voglia di scrivere non ce la faccio a pensare di fare dei post regolari come facevo anni fa, non ancora per il momento.

Sto facendo mille cose per riorganizzarmi la vita, che come tutti sanno andrebbe rivoluzionata  ogni qualche lustro….  e io in questo senso mi ci applico. Ho ottomila cose in testa, mille post da scrivere ma al momento non ho tanto tempo, quindi quasi quasi mi limito a mettere qualche foto degli ultimi viaggi, quelle non mi mancano. Cosa volete? Maldive? Bahamas? Thailandia? Fiji? Nuova Zelanda? I soliti Caraibi? Mediterraneo?  Va beh io le mescolo tutte e bravo chi indovina.  

Come dice una bellissima canzone: se mi rilasso collasso, voglio energia: metto carbone e follia.  E poi ce la faccio di nuovo a cambiare vita. 




















Strani turisti in Martinica

Le Marin, 12 dicembre 2015


Ci sono voluti 10 anni, ma alla fine ho vinto io: babbo in Martinica, e abbiamo fatto i turisti. Bellissimo; non aggiungo altro, non ce n’è bisogno.










Pillole di Caraibi

Martinica, 13 novembre 2015

Premetto che tutto ciò che segue è scritto con spirito bonario, rifiuto qualsiasi polemica in merito e non è perché prendo in giro la popolazione locale che accetterò di esser criticata stile “sputi nel piatto in cui mangi”, perché allo stesso modo prendo affettuosamente in giro i miei connazionali, i miei corregionali e perfino i miei parenti e me stessa (in primis, tra l’altro). Pertanto se qualcuno intende leggere tra le righe qualsivoglia forma di insulto o offesa…..beh evidentemente sta sbagliando la chiave di lettura. Così ho affermato, proseguo nel mio scritto.

Da 10 anni ormai frequento i Caraibi, precisamente le cosiddette Piccole Antille; le differenze con l’Italia e l’Europa in generale sono enormi sotto tutti i punti di vista, ma direi soprattutto nelle persone. Io poi vivo in Martinica, isola Francese e territorio francese a tutti gli effetti, e frequento spessissimo le isole St.Lucia e St.Vincent con le sue Grenadine. Gli abitanti locali sono tutti della stessa razza eppure ci sono differenze enormi tra un Martinichese o un abitante delle altre isole, l’influenza Europea gioca un ruolo importantissimo nello stile di vita, ed è normale che sia così. Ma la base resta quella, il DNA non lo cambi, non c’è niente da fare: gli Antillesi sono meravigliosamente fatti a modo loro, ed i loro modi di fare e di prendere la vita così opposti ai nostri, per quanto a volte mi facciano incazzare a bestia la maggior parte delle volte riescono ancora a stupirmi e a sbalordirmi anche dopo 10 anni. E tante ma tante volte….li invidio. Così easy, così sereni, così occupati a godersi il presente (e se lo sanno godere davvero) che nulla li scalfisce, lo stress non sanno proprio dove stia di casa e i problemi davvero non esistono. Sembrano marziani, se visti con la nostra mentalità, ma io sono convinta che in fondo abbiano ragione loro.

Di seguito una piccola carrellata di episodi realmente accadutimi: a volte l’ho presa male e sono arrivata a farmi venire il sangue verde, altre volte l’ho presa con una sana risata, di fatto la mia reazione non ha importanza e voglio solo cercare di trasmettere come e cosa ci si abitua a vivere qui.

All’ordine del giorno, quotidianità a cui ormai non faccio più caso ma che se osservassi coi miei occhi europei mi sbalordirebbero ancora:

-        Stai guidando, davanti hai un auto che senza preavviso frena perché in senso opposto sta arrivando qualcuno che conosce, e si mettono a chiacchierare da un finestrino all’altro incuranti del traffico bloccato. La cosa può durare fino a diversi minuti.
-        Hai appuntamento con qualcuno? Non ti affannare se sei in ritardo di una decina di minuti, l’altro sarà sicuramente in ritardo di almeno mezzora, se Europeo trapiantato. Se è antillese allora anche un’ora o addirittura due se non di più; e quando arriva è inutile che ti incazzi o fai vedere il tuo disappunto, non capirebbe proprio la ragione: è lì, è arrivato, dov’è il problema??
-        Inutile che fai le corse al supermercato per arraffare quelle due cose che ti servono e poi correre: nella migliore delle ipotesi, cioè con zero persone alla cassa, ti ci vogliono 25/30 minuti. Per esempio se alla cassiera scappa la pipì, se anche solo gli mancano da passare due articoli e dopo di te non c’è nessuno, non è che chiude il tuo conto e poi va, no: ti molla lì a metà, va al bagno e poi ritorna. Dov’è il problema? Hai fretta? Per quale motivo?
-        Sei al ristorante, ordini, aspetti anche un’ora o un’ora e mezza, poi ti portano i piatti: freddi. Non chiederti il perché, non esiste un perché, è così e basta.
-        Le salite. Cosa non sono le salite ai Caraibi. Una casa costruita sul cocuzzolo del monte e ci vuole la strada? Dritto per dritto, qualunque pendenza ne esca. L’altra sera avevo i tacchi, per uscire di casa avevo due opzioni: scalza oppure camminando all’indietro, in avanti era impossibile: o camminavo col culo indietro o le mie caviglie non permettevano una curvatura innaturale verso dietro. In compenso è stato più facile del solito rientrare in casa.
-        La matematica: fare i conti con loro è impresa ardua. Al supermercato hanno le casse che dicono il resto, ma prova tu nella botteghina a pagare in contanti: se devi pagare 12.10 euro non osare dare un biglietto da 20 e le monete. Già se dai le monete contate confondi le idee, se poi addirittura hai tipo 2 euro e una moneta da 20 centesimi…è un casino!
-        Se sul menu c’è scritto “pollo con insalata” e “pesce con pomodori” non t’azzardare mai e poi mai a chiedere pollo con pomodori, rischi che esca il cuoco dalla cucina col machete in mano!!!!
-        Non discutere mai con un Antillese, ti sfianca.


Episodi che “boh??” non sai veramente come reagire, ti spiazzano:

-        Inizio stagione, vado con amici a cena “dal ciccione”: uno smilzo di 180 kg che la sera mette 4 tavolini di plastica alla stazione dei bus, un megagrill e ti fa delle costine di maiale da urlo: ci vogliono un paio d’ore di attesa (si sospetta che se le mangi tutte lui e inizi a servire i clienti solo una volta riempito il suo enorme stomaco) ma ne vale la pena. Ordiniamo, e chiediamo se nell’attesa ci fanno delle patatine fritte, che arrivano praticamente subito (si ok erano 40 minuti ma sono sembrati pochi), chiediamo maionese e/o ketchup, e la risposta è: “eh ma che fretta, non abbiamo ancora comprato tutto, abbiamo riaperto solo da 10 giorni”
-        Charter, sosta all’isola di St.Lucia. Pranziamo in un ristorante molto locale (no turisti) e dopo il pasto dobbiamo in qualche modo far passare una ventina di minuti x cominciare l’escursione prevista nel pomeriggio. Caffè? Mmmhhhh, a Castries? Vabbè tentar non nuoce, chiediamo in un bar e ci fanno accomodare al tavolino. 10 minuti, 20, mezzora, la guida viene a chiamarci che il taxi sta aspettando, 40 minuti…. ridendo sollecitiamo ancora il caffè, ormai non sappiamo più cosa pensare, forse sono andati in Brasile a raccoglierlo, ancora qualche minuto tra incredulità e risate poi finalmente arriva la barista con un vassoio: 6 bicchieri, una brocca di acqua calda… e un barattolo di Nescafè.
-        Un’amica viene in vacanza in Martinica e conosce un bell’Antillese. Storia da vacanza sicuramente ma i due se la vivono bene. L’ultima sera lei lo aspetta, devono cenare insieme; aspetta, aspetta….boh non arriva. Sms rassicurante “arrivo subito”. Aspetta, aspetta, aspetta ancora…. poi lo va a cercare sul lavoro: lui è a bottega, ha avuto un’idea “geniale” e sta lavorando ad una cosa, livello di urgenza di questa cosa: zero. Utilità: zero. “si lo so che vai via domani, certo che passiamo la serata insieme!” “si bello, ma è quasi mezzanotte!!!”
-        St.Martin, cambusa fatta ma mi mancano un paio di cose essenziali per il charter di lusso che sto per iniziare, ho pochissimo tempo perché i clienti sono già in volo ma corro comunque dall’altra parte dell’isola a cercare queste cose. Il tassista sa che ho una fretta assurda e dice di chiamarlo quando sono alla cassa. Mica scema lo so come vanno qui le cose, lo chiamo ben prima di arrivare alla cassa e mi rassicura che arriva subito, faccio tutta la mia bella fila e aspetto, chiamo, aspetto, richiamo, aspetto, inizio ad innervosirmi, richiamo ancora, aspetto… niente, questo arriva bello come il sole ma….sai…era ora di pranzo aveva fame e si era fermato a mangiare. E perché mai sarò tanto incazzata?
-        Un amico ha un problema al motore della barca. Il meccanico sale a bordo, lavoricchia un po’ poi si fa tardi e dice che torna l’indomani mattina a finire, e infatti è così. Arriva la fattura: 2 ore di spostamenti da bottega a barca, 3 km. Caribbean Time anche nelle fatture.
-        Chiami il Dottore, ti dice “ho un buco libero giovedi alle 15.30”. Arrivi alle 15.25 e ci sono altre 6 persone, tutti con appuntamento alle 15.30. E’ semplice: il Dottore riceve a partire dalle15.30, il tempo che ci vuole ci vuole.
-        Dogana: lo skipper sta facendo i documenti, il funzionario controlla i passaporti. Gli suona il telefono, risponde, sta venti minuti a ridere e chiacchierare amabilmente con la sua fidanzata, poi mette giù, guarda l’orologio e dice: “sono le 13.05, devo applicare l’overtime” Che è scattato alle 13.00.
-        Skipper imbestialito contro i clienti che consumano troppa acqua, non ci sta dietro col dissalatore.  E inoltre è anche stufo di dover sempre svuotare le sentine continuamente e misteriosamente allagate di acqua dolce. “Scusa sai ma secondo me tra le due cose c’è un nesso, forse tutto questo consumo d’acqua non è colpa dei clienti” “cosa vuoi capirne tu di sentine, sei una hostess mica un tecnico”. Se lo dici tu che sei skipper allora è così…
-        Esco con un antillese, sembra più europeizzato della media e nonostante le enormi differenze culturali non va poi così male, cioè non mi fa incazzare troppo, una cosa accettabile. Una sera mi dice “non so come sono messo nei prossimi giorni, ti chiamo”…e sparisce. Giorni, settimane, mesi, finisce la stagione, inizia quella successiva, un giorno mi squilla il telefono “Doudou (solido mio Da-da-da in risposta, che tanto non capisce), sei libera venerdi, ci vediamo?” “…..” (mah)
-        Come solito faccio giro di agenzie per comunicare disponbilità. Una segretaria mi dice che ha bisognissimo per il mese successivo ma è incasinatissima e non riesce a mettersi a fare bene il punto della situazione, devo richiamarla il giorno successivo, e ancora mi ripete la manfrina di richiamare, le dico vabbè chiamami tu quando hai le date ma insiste dicendo che ha bisogno di almeno 4/5 hostess ma deve trovare il tempo di fare il planning del mese. Avrei voglia di dirle “anziché stare mezzora al telefono con me a dirmi che non hai tempo di fare il planning– e presumo tu faccia così anche con le altre – non sarebbe meglio se impiegassi questo tempo per farlo?” ma non dico nulla, ha lei il coltello dalla parte del manico. Mi tira scema una settimana, per poi dirmi “ah no, il mese prossimo non ho richieste di hostess, mi ero confusa con gli skipper”. Uguale.


Meravigliosi. 

come le rondini

Le Marin – Martinica, 21 ottobre 2015



E così un altro anno è passato e sono di nuovo qui. Ho deciso di riprendere il blog perché ho paura che se no la mia storica e cronica mania di scrivere potrebbe andare ad esaurirsi: scrivere fa talmente parte di me – da sempre - che se lascio svanire la voglia ho paura di non avere più ragione di esistere e mi sembrerebbe di sentirmi snaturata.

L’estate è passata bene: per la terza volta stessa barca ed è andato tutto bene tra grandi risate e piccoli drammi della quotidianità che fa parte della stretta e prolungata convivenza a bordo, in ogni caso confermo di esser stata fortunata ad aver trovato questi armatori così easy e alla mano che mi lasciano libera di lavorare secondo il mio stile, il che mi mette di buonumore ed il buonumore dell’equipaggio si sa che si riflette sull’esito del lavoro e – di conseguenza – sulla loro vacanza.

Poi un veloce passaggio a casa, ed infine la partenza. Come ogni partenza stagionale che si rispetti ogni volta c’è sempre di più il conflitto entusiasmo/malinconia. Ogni anno diventa più pesante partire e mettere in stand-by la mia vita europea. Così come ogni primavera è sempre più pesante mettere in stand-by la mia vita antillese. Sono due vite parallele, così diverse e così contrastanti tra di loro che mi chiedo quale sia quella vera, in quale delle due sono veramente io. Non so se arriverò mai a capirlo ma alla fine poi…..machissenefrega!! In fondo, le rondini che migrano non credo si facciano queste pippe mentali, vanno e basta, poi tornano e basta.

E poi sono atterrata in Martinica e già uscendo dall’aeroporto mi si stampava in faccia il sorriso mentre venivo investita dagli odori dai suoni e dai colori di questa isola.


Domani comincio già a lavorare, se devo dire la verità non ne ho tanta voglia ma poi lo so che mi basta veder arrivare sul pontile i clienti sorridenti con le loro valige e mi monta l’entusiasmo…. Adesso sono le 8.30 di sera e mi si chiudono gli occhi, penso di non tardare troppo ad abbandonarmi tra le braccia di Morfeo, saluti e baci.

Non è poi così male fa' 'n casso

Le Marin, 07 marzo 2015

A parte l’essere clochard non è poi così male una volta tanto passare una decina di giorni a fancazzeggiare professionalmente. Il tempo fa schifo ma chissenefrega. Marzo dovrebbe essere il mese pù secco invece non fa che piovere ed è un casino per le piantagioni di canna da zucchero. Io in 10 giorni ho fatto quel che generalmente faccio in mezza giornata tra un charter e l’altro. Bellissimo svegliarmi al mattino, trovarmi al bar con Mario, cazzeggiare un’oretta su internet alla ricerca di niente di preciso, poi fare il programma della giornata, che potrebbe per esempio consistere in “oggi arriva Omero (bisogna andare a salutarlo) e devo comprare una cassa d’acqua che l’ho finita. E per oggi basta così se no ci stanchiamo troppo”. Beati caraibi.

Ma la pacchia è finita, stasera si ricomincia: ne arrivano 8, alla cabina, per un’agenzia con cui in tanti anni non avevo ancora mai lavorato; lavorano bene ed i clienti sono sempre contenti, ma hanno fama di essere un po’ strituraminchia… e finora non posso che confermare. Non vedo l’ora di mollare gli ormeggi almeno me la vedo io coi clienti e dall’ufficio smettono di rompere, che solo per il carico della cambusa mi hanno già sminuzzato la marella, pronta per farci il ragù!

e un po' di shopping non vuoi farlo?

volare oooohhh oh

Le Marin, 06 marzo 2015




N’avessi azzeccato uno sarei anche una persona contenta. Quest’anno ho sbagliato tutti i voli aerei: a fine estate dopo mille tentennamenti mi son decisa a tornare qui per un paio di mesi, il tempo di prenotare il volo mi hanno proposto la traversata atlantica, che a saperlo solo tre giorni prima non lo prendevo nemmeno il biglietto aereo, ovviamente comprato non modificabile per risparmiare. E va bene, facciamoci sta andata-ritorno, più che altro per non perdere il volo di ritorno fissato per gennaio che era il punto fermo della stagione. A gennaio decade il mio motivo di rientro in Italia, tanto che tentenno: vado o resto? Mah, alla fine vado poi magari torno, c’è anche quell’idea di andare a Miami e dall’Italia o da qui mi costa uguale. E già che ci sono decido di fermarmi una notte a Parigi per vedere una cosa e mi compro un nuovo biglietto Parigi-Bologna decidendo già a priori di non prendere il volo compreso nel biglietto intercontinentale, ma quella cosa da vedere a Parigi è importante quindi un calcio alla miseria e chissenefrega. E così mi trovo a Parigi e ricevo un sms di Airfrance, il volo è annullato e mi metteranno su un altro volo del giorno dopo. Inimmaginabile.  Mi trovo con due voli Parigi-Bologna lo stesso giorno, più o meno allo stesso orario, con due compagnie diverse, minchia son proprio sborona! Arrivo a casa ed organizzo per Miami e anche da Miami a qui, con ritorno in Italia ai primi di marzo perché ho altri progetti da vedere in Europa. Progetti che ovviamente decadono, ma pazienza ormai ho deciso che questa stagione andava così, e poi mi fa piacere passare marzo ed aprile in Italia, è tanto tempo che mi manca la sensazione di primavera. Ma cosa succede, succede che mi propongono dei charter – assolutamente non previsti – che sono belli interessanti ma soprattutto con questo catamarano su cui ormai sto in pianta semi-stabile dalla traversata ho creato un legame che non riesco proprio a staccarmici tanto che ci vivo a bordo anche fuori dal lavoro, e anche se non sono tenuta perché c’è chi è pagato per fare la manutenzione alla fine sono io che me lo curo e me lo coccolo come fosse mio.  

E quindi succede che arriva il giorno in cui hai il volo di ritorno per l’Italia già pagato ma non vai nemmeno in aeroporto, ti si prospettano altri due mesi qui e hai perfino riempito i buchi con altri due charter decisamente meno interessanti ma vanno bene lo stesso per fare cassetta e rientrare del biglietto aereo che devi ricomprare, perché prima o poi ci dovrai ben andare a casa!!
E qui casca l’asino. Guardi per giorni e giorni le tariffe aeree, sei indecisa perché rispetto a prendere il volo secco e modificabile di Aircaraibes, aggiungendo qualche decina di euro hai un’andata-ritorno con Airfrance, non modificabile. E visto che non sai cosa fare del tuo futuro, e tra le mille opzioni c’è anche questa barca con cui ti corri dietro da ormai 5 anni e che dovrebbe arrivare proprio qui in Martinica e dopo ha un programma di navigazione che contempla il tuo più grande sogno nel cassetto ma ancora non sanno se prenderanno hostess o meno, brancoli nel buio più totale e non sai proprio come muoverti per sti cazzo di biglietti aerei. Ma lo sai bene che più aspetti e più i prezzi aumentano, ed è inutile sperare nelle super promozioni perché negli anni hai sempre potuto constatare di persona che non escono mai quando tu cerchi i voli, escono sempre la settimana successiva al tuo acquisto, e allora dici vabeh ok, tanto io in Italia ci voglio andare, prendo l’andata-ritorno e poi al massimo butto il ritorno tanto per qualche decina di euro non mi rovino. Vai sul sito Airfrance, ed ecco che rispetto a 12 ore prima quando ci avevi guardato l’ultima volta il prezzo è salito di quasi 200 euro. Vaffanculo Murphy.


E allora per stizza non prenoto niente. Penso se giocare d’azzardo col destino sperando in una promozione ma soprattutto spero di ricevere una conferma da questa barca, che mi sono anche stufata di buttare via voli aerei pagati… che io lo so che come prenoto il volo secco poi devo ricomprare anche un altro volo per tornare qui, e alla fine il costo mi raddoppia… E così eccomi qui insonne alle 5 di mattina (dovrei calare i caffè) a fare ambarabacciciccicoccò tre biglietti sul comò.



casa Martinica

Le Marin, 04 febbraio 2015

Ma come Le Marin, ma non eri a Miami? Si certo ma nel mio mezzo anno sabbatico potrò andare dove cavolo mi pare? E se mi gira di andare proprio nel posto da cui volevo allontanarmi sono libera di farlo, chiaro?

non ci sono zanzare qui
Ho passato una settimana tra Miami e Fort Lauderdale e per la terza volta riconfermo quanto è bello e quanto la qualità della vita possa essere buona, vuoi per il clima vuoi per il fatto che esistono delle regole e tutti le rispettano. Tutto ciò è molto rassicurante… ma vuoi mettere il folklore di quando ti si apre la porta dell’aereo in Martinica? Ti entra non solo il caldo, non solo l’odore, ma ti entra tutta una roba che poi appena recuperi i bagagli ed esci dall’aeroporto non puoi non dire casa: rumore, caos, niente funziona, il traffico…. ma il colore Dio mio il colore che ti riempie occhi e sensi ma come fai a pensare di non voler più stare qui? Poi per strada le palme le spiagge le milleottocento rotonde (ebbene si, anche qui), e quando finalmente dopo una mezzoretta scorgi la baia di Marin ti si apre il cuore, ma per davvero.

Allora appoggi la valigia e vai subito a salutare i tuoi amici, la tua famiglia d’oltreoceano, e ti ritrovi in barca da Omero a fare niente, semplici chiacchiere; ma tra una risata e l’altra senti il grigiore europeo che in due settimane ti stava piantando l’incazzo nell’anima che scende, e scende anche il gentile e cordiale perbenismo della Florida, tanto che il solo pensiero di poter magari attraversare la strada non necessariamente sulle striscie ti sembra il minimo sindacale delle trasgressioni per riprendere contatto con questa realtà fatta di regole che nessuno si fila. E vai a mangiare le ribs dalla paciarotta, dove non si capisce come mai ma aspetti un’ora e mezza per farti portare della carne che è già cotta e tenuta in caldo da almeno metà pomeriggio. Ma si sa ci sono dei misteri che nemmeno Piero Angela riesce a svelare, ed uno di questi è come mai il tempo qui nelle Antille prende una dimensione tutta sua ed un quarto d’ora equivale a tre ore. E questo lo confermi anche il giorno dopo quando al Mac Donald con tre casse aperte e due persone davanti a te ci metti tre quarti d’ora per ordinare il tuo panino. Qui riescono perfino a trasformare il Mac Donald in uno slow food, sono spettacolari. Li detesti, li schernisci, li deridi, ma alla fine è anche questa una delle ragioni che tanto ti fanno amare questi posti. Ed in cuor tuo sai che continuerai a venirci ancora, nonostante tutto.

Il popolo del vento




Le Marin, 10 gennaio 2015

Che poi non sono cose clamorose, sono cazzate, sono sciocchezze, ma sono queste le cose che mi fanno tanto amare questa vita: i miei amici, il mio “popolo di Marin”, altrimenti detto il popolo del vento visto che la maggior parte di questi personaggi li incontro anche in giro per il Mediterraneo d’estate. Il filo che ci lega tra noi e che ci fa legare subito con i nuovi arrivati, quelli che sono come noi e che condividono il comune destino di non appartenere a nessun luogo se non al mare stesso, e di non riuscire a coltivare legami con altre persone che non siano come noi. Cioè: legami sì, certo, tutti noi abbiamo una famiglia di origine e tutti noi vi siamo tremendamente affezionati, ma alla fine siamo tutti (ognuno col proprio vissuto) degli scappati di casa ed è solo tra di noi che riusciamo a capirci veramente, e non ci aspettiamo che i “terricoli” ci comprendano.
Io per esempio: penso di essere stata molto fortunata nella vita, ma proprio molto, moltissimo, un’esagerazione…. su un sacco di cose. Per esempio ogni volta che penso alla mia famiglia ho la presunzione di voler affermare che è certamente la famiglia più bella del mondo, magari siamo un po’ lontani e non ci vediamo spesso ma siamo meravigliosi e molto uniti anche se geograficamente sparpagliati. Ed è vero come dicono che nella vita scegli gli amici ma la famiglia te la appioppano e non puoi farci niente, e io allora rispondo che anche se mi avessero dato possibilità di scelta io avrei scelto proprio la famiglia in cui sono capitata, e non ne cambierei nessun elemento: dai parenti di primo grado a quelli un po’ più lontani li rivorrei tutti esattamente come sono e l’unico mio cruccio è di non riuscire a frequentarli di più, e spesso ne sento la mancanza.
Ma ho anche una seconda famiglia: il mio popolo del vento. Nessun legame di sangue ma un fortissimo legame di spirito come dicevo poc’anzi. E sono molto, molto, molto orgogliosa di farne parte.
con l'ammiraglio e la criceta in visita
Questi sono i giorni più belli dell’anno: finito il charter di Capodanno siamo tutti qui a tirare il fiato, non ci sono più clienti e questo è il nostro tempo, il nostro riposo, siamo noi. Io negli ultimi anni presa dalla frenesia di dover lavorare a testa bassa per poter risolvere un paio di cose di carattere strettamente monetario avevo un po’ perso di vista quello che era il mio obiettivo principale nella vita, e quest’anno che la sto prendendo più easy e ho rifiutato i charter proposti sto riscoprendo il piacere di vivere la mia seconda famiglia, quella d’oltreoceano. Rido, sono serena, sono felice. Non abbiamo orari, non abbiamo obblighi, non abbiamo impegni, dobbiamo solo vivere. E non facciamo mica niente di speciale sapete, anzi non concludiamo proprio una fava tutto il giorno, ma che vita intensa, io sono in carenza di sonno ed overdose di caffè. E nemmeno che facciamo festa, no, il massimo di balotta è trovarci a cena sulla barca di qualcuno e sparare stronzate almeno fino alle 10 di sera (che se no qui alle 8 si dorme), e poi incontrarsi il mattino in “ufficio” (l’internet cafè), spararne altre due, far arrivare il pomeriggio in qualche modo e tirare sera.
amici vecchi e nuovi
Si ride. Quest’anno poi manco a farlo apposta ci sono tutti “i miei”, anche quelli che mancavano da tanto tempo, e me la sto godendo alla stra-grande, vivo ogni momento con un’intensità che in altri periodi me la sogno. Niente di speciale ripeto, solo tante tante tante risate ed il piacere di stare insieme… ma soprattutto di esserci, noi, in questo momento ed in questo luogo.
Sono ospitata da un amico in barca, uno che conoscevo un pochino ma non molto, ci siamo sempre visti di sfuggita e non ho nemmeno avuto bisogno di chiedergli se mi prendeva: si è proposto lui di ospitarmi. E con noi ci sono altri due amici. E gli altri che passano in continuazione. Mi sembrano tornati i tempi del Flying Cloud, compreso l’ammiraglio che fa sempre le veci del Sindaco di Le Marin e poi lo chiami perché non lo vedi da alcune ore e lui ti risponde “mah, sono qui in barca che stiro mentre guardo la tv” (????), e comprese le cene improvvisate “andiamo tutti da Antonio a mangiare la pizza!!!” pur sapendo che andandoci in tanti la cosa tirerà per le lunghe ma chissenefrega anzi almeno prolunghiamo la serata, e stasera c’è anche un tipo nuovo, uno simpatico dall’aspetto piuttosto aristocratico ed infatti subito ribattezzato
"un colpo di macete non si nega a nessuno"

 El Sior Conte ma si mescola volentieri con noi selvaggi anche se poi quell’altro che a pranzo si è mangiato un non ben identificato pesce trovato incagliato in una nassa inizia a star male, e a tavola si parla di cagotto oltre che i soliti commenti ai clienti che ti vomitano addosso nei canali, e quell’altro che entra nel furgoncino e ti dice “che bello, proprio come quando andavamo a rapinare le banche, ti ricordi Vaifra che bei tempi? Ce l’hai la calza da metterci in testa? Ma posso scoreggiare?” e tu pensi chissà che idea si fa il Conte di noi tutti, machissenefrega, e poi ancora seduti a tavola via la corsa in ospedale perché quello del pesce sta male proprio, la dottoressa che dice tranquilli sopravviverà e allora non riesci a trattenerti e riprendi a sparar cazzate ridendo sguaiatamente nell’ambulatorio finchè la dottoressa si scoccia e pare quasi che presenti il conto di tanta deficienza al malato usando una siringa da bovino per iniettargli una dose minima di antispastico, e ancora giù a ridere, e poi il giorno dopo ti ritrovi a fare il riso in bianco per il malato ma poi giri le spalle e quello ti si spara una scatola di biscotti al cioccolato e dice “mah… a dire il vero ho ancora un po’ mal di pancia”; salvo due giorni dopo riportarlo dal medico che se lo tiene in ospedale proprio, ma tranquilli tutti perché come dice l’Ammiraglio nella peggiore delle ipotesi il cimitero è a 300 mt quindi spendiamo anche poco per il funerale, l’unica cosa un po’ costosa sarà la cella frigorifera per tenerlo fino al ritorno degli altri che se no pare brutto non fare nemmeno un minimo di corteo e dopo dicono i soliti italiani pezzenti… Il tutto per sdrammatizzare il ricovero, che poi non è nulla di grave ma è solo che qui fanno così, e almeno spezziamo la tensione di sapere che uno di noi è in ospedale.
amici-ici

Insomma si ridre, si passano giornate così, molto intense, vissute veramente appieno. Amo questi giorni, amo il mio popolo del vento, e quest’anno poi che finalmente non sono più l’unica donna stanziale ma si è confermata pure Sara sto talmente bene, sono talmente serena che mi chiedo cosa mi sia mai balenato per la testa di prendere il volo di rientro il 10 gennaio. Pazza. Ma vado, certo che vado, perché voglio approfittare di questo momento per me così easy e così ricettiva per godermi anche la mia famiglia di origine, sono dello spirito giusto e non ho grandi cose da fare, non ho programmi e voglio farmi un po’ la vita stanziale e terricola anche quella come questa fatta di piccole cose, ma sono quelle cose che tanto amo: un pranzo in famiglia, un caffè con un’amica, un incontro al supermercato, insomma ste cose qui.
tender trip
Per la cronaca: il paziente ospedalizzato sta bene, brontola che gli danno poco da mangiare ma lo stanno trattando con tutti i riguardi, in più gli hanno dato la camera vista mare e può vedere la sua barca dalla finestra. Ora gli porto un sudoku e poi vado in aeroporto.