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Toscanella bay, 10 maggio 2023

 No raga, io vi ringrazio tantissimo che appena ho riaperto il blog e la pagina fb mi avete mandato dei messaggi carinissimi di bentornata, ma anche se mi è tornata la voglia di scrivere non ce la faccio a pensare di fare dei post regolari come facevo anni fa, non ancora per il momento.

Sto facendo mille cose per riorganizzarmi la vita, che come tutti sanno andrebbe rivoluzionata  ogni qualche lustro….  e io in questo senso mi ci applico. Ho ottomila cose in testa, mille post da scrivere ma al momento non ho tanto tempo, quindi quasi quasi mi limito a mettere qualche foto degli ultimi viaggi, quelle non mi mancano. Cosa volete? Maldive? Bahamas? Thailandia? Fiji? Nuova Zelanda? I soliti Caraibi? Mediterraneo?  Va beh io le mescolo tutte e bravo chi indovina.  

Come dice una bellissima canzone: se mi rilasso collasso, voglio energia: metto carbone e follia.  E poi ce la faccio di nuovo a cambiare vita. 




















licenziata


Bonifacio, venerdi 17 agosto 2012.
Sbarcata. E poi dicono che non bisogna essere superstiziosi…..

Tutto procedeva bene fino ad un tardo pomeriggio di un tranquillo charter con famigliola serena e pacata, quando durante una breve navigazione un barcone-ferro da stiro ci fa la solita onda maledetta, io sto scendendo le scale della cucina e vedo l’oblò laterale aperto e l’acqua che si avvicina, mi sbrigo a scendere le scale ma metto male un piede, scivolo, do una botta col piede da qualche parte non identificata, mi rialzo, mi fiondo sull’oblò e lo chiudo. Poi il mio sguardo va al dolente piede destro, e vedo l’unghia del pollicione che fa un angolo di 90 gradi col dito. Dolore no, niente, solo mi chiedo come possa esser successo, voglio dire non ho picchiato così forte, non mi spiego. Vabbè, qualcosa va fatta e il mio cliente, chirurgo, interviene dicendo che va rimessa in sede se no perdo la matrice e non crescerà mai più. Anestesia a bordo non ce n’è, stringo i denti e lui fa quel che può con i mezzi a disposizione. Il giorno dopo vado al pronto soccorso di Bonifacio ma mi dicono che devo andare a Portovecchio per fare un interventino ma non subito bensì venerdi (oggi). Il charter in corso viene brillantemente portato a termine senza né un ritardo né un cambio programma, io zoppico un po’ ma sono abile al lavoro. Domani c’è un altro gruppo in arrivo e dopo varie consultazioni sul da farsi io non ho mai cambiato posizione: sono rallentata ma riesco a fare tutto lo stesso, è chiaro però che ho bisogno di un aiuto. Negativo, questo è un argomento delicato, non se ne parla nemmeno, e in men che non si dica mi trovo sbarcata non per il tempo della prognosi (15 miseri giorni) ma sbarcata proprio, e guarda caso c’è chi è pronto a prendere il mio posto, ed è una persona che conosce la barca e la skipper ma è molto meno rompicoglioni di me che sono fissata con sta storia che dal momento che riceviamo uno stipendio bisogna lavorare almeno un pochino sia che siamo in charter sia che siamo in manutenzione. Ennesima delusione, la gente per due ciliegie non si fa veramente scrupoli a calpestarti e danneggiarti. Non me l’aspettavo. Che non nascesse un’amicizia era chiaro ma visto che comunque finora siamo andate d’accordo non vedo il perché di tutta questa cattiveria. Forse devo rompere meno i coglioni, forse devo iniziare anche io a ballare appena il gatto si volta, forse devo andare anche io a culo se la barca necessita lavoretti perché tanto prima o poi la stagione finisce e la barca va in mano ad altra gente che se ne occuperà. Si, devo fare così. Prossimo imbarco parola d’ordine tirare a fare il meno possibile, ormai a forza di vederle ho imparato tutte le tecniche.
Vabbè, non serve a niente rammaricarsi, è solo l’ennesima delusione aggravata dal fatto che ci ho davvero messo tutta me stessa pensando di aver trovato l’armatore e l’imbarco della vita. E volendo vedere il lato comico della cosa beh, quante volte ho fatto ironia su gente debole e scansafatiche dicendo che sarebbero capaci di aprire una malattia per un’unghia rotta…. Beh, è capitato a me! E non è nemmeno rotta. Fanculo và. 

rari momenti di svago


Calvì, 05 agosto 2012 aspettando i clienti nuovi (che arrivano domani e quindi ho tempo)

Secondo charter andato molto bene anche quello, un simpatico gruppo italo-americano sempre sorridenti, simpatici e gentili, quando sono così è un piacere lavorare. Una bella sera a Bonifacio ho anche fatto intensa vita sociale, e attenzione ho proprio usato l’aggettivo intensa di proposito: normalmente una serata così l’avrei definita “piacevole” o “gradevole”, ma messa nel contesto di quel che sto vivendo ora la serata ha assunto un differente carattere ma soprattutto ha maturato una maggior dimensione: già di fianco a me si è ormeggiato Omero, e quale piacere ritrovarlo ancora una volta; poi per la serie “questo piccolo piccolo mondo” sempre di fianco a noi dall’altra parte c’era la hostess che era su questa barca l’anno scorso, e che avevo già conosciuto ad Ajaccio; il suo skipper invece dice che ci siamo conosciuti una sera di qualche anno fa, mi ricordo la serata ma lui non lo avevo registrato; due barche più in là erano Eugenio e la Paola. Di fianco a loro una barca che ha fatto un po’ storia alle Grenadine e della quale sento parlare da quando faccio questo lavoro, quando ho letto il nome mi sono pure un po’ emozionata, minchia Il Grande Zot proprio lui, in legno e ossa! Poi un po’ più in là un’altra collega/amica, piacevole serata di chiacchiere anche se il giorno dopo l’ho pagata cara in termini di stanchezza. Ma oh, per una sera che ho possibilità di veder gente che mi frega di tutto il resto!



Tra i due charter ho fatto un giorno di riposo, e mi reputo una persona fortunata ad avere un sacco di amici ovunque vada: qui ad Ajaccio ho ritrovato la tipa dello stand a cui ho lavorato in fiera a Genova tanti anni fa, tra lei ed il marito non saprei dire chi è che ha più senso dell’humor, e direi che di Corso non hanno proprio niente questi due: gentili, sorridenti, ospitali, insomma un piacere ogni volta che li vedo. E sono stata da loro fino all’indomani per staccarmi un po’ dalla barca (se no esplodo).

Il resto tutto ok, una noia mortale come nei due mesi precedenti. Ogni tanto mi metto allo specchio e mi sorrido da sola, così, giusto per esser sicura di non dimenticare come si fa un sorriso. Quando tornerò a casa forse mi ci vorrà un po’ di allenamento per riprendere l’uso dei muscoli facciali. 

corsi scorza dura


Ajaccio, 31 agosto 2012



Non mi diverto. Quest’anno non mi diverto proprio per niente, mi sto ammazzando di noia in maniera incredibile. Era da un pezzo che non scrivevo. Ma cosa dovevo scrivere poi? Mancanza di tempo, mancanza di argomenti, mancanza di connessione. Ora analizziamo le mancanze: mancanza di tempo perché come ogni anno mi faccio infinocchiare credendo alle promesse che suonano false come le campagne politiche pre-elettorali, ma tu imperterrita ci vuoi credere e quindi credi al “io farò” e poi invece l’unica cosa che fanno bene è il giorno di riposo. Mancanza di argomenti perché da quando sono partita ho fatto vita sociale zero, vedi mancanza numero uno e vedi anche post precedente in cui descrivevo il carattere “solare” ed “allegro” degli abitanti locali, non è cambiato niente perché non è che dall’oggi al domani cambi la gente…. Ogni volta che metto il naso fuori dalla barca torno a bordo incazzata, non sopporto più questi atteggiamenti sempre scontrosi, vai al supermercato ed esci litigando con la sciura davanti a te in fila alla cassa, oppure rogni con la cassiera stessa o ben che ti vada trovi da dire nel parcheggio…. Ma basta!!!!! Sorridere non costa niente, essere gentili nemmeno, perché qui la gente ti ringhia continuamente? E così sto sempre in barca: in charter non metto piede a terra perché tra la cucina (che qui per lo standing richiesto mi assorbe almeno 8-9 ore al giorno), il menage, il servizio  e le manovre non ho tempo nemmeno di respirare, e fuori dal charter non ho proprio nessuna voglia di uscire per farmi aggredire dal prossimo. A bordo si va d’accordo ma da qui a dire che mi diverto ne passa ancora tanta, abbiamo sensi dell’umorismo talmente differenti che ho smesso di cercar di ridere e/o scherzare. La mia collega è una persona a modo suo interessante: corretta, gentile, pulita, seria insomma tutte qualità positive ma siamo diverse, tanto diverse, e a volte abbiamo difficoltà a comprenderci quindi da persone intelligenti quali siamo abbiamo raggiunto il tacito accordo che è meglio la serenità e quindi oltre al lato professionale che comunque fila liscio facciamo qualche chiacchiera ma nemmeno più di tanto, d’altra parte non è che si possa sempre stringere legami stretti con tutti. In parole povere sto facendo una stagione di merda: mi spacco la schiena e mi rompo le palle, praticamente ho iniziato un processo di autodemolizione fisica. Quasi quasi rimpiango il deficiente del comandante dell’anno scorso, almeno con lui litigavo e ci insultavamo ed in qualche modo ero viva. Alla faccia di chi mi invidia per la vita “libera” che faccio. E alla faccia di tutti gli oroscopi che mi predicevano un 2012 alla stragrande. Può solo migliorare. Per evitare di suicidarmi mi sono buttata nella musica, finalmente ho capito come funziona il lettore mp3 (beh, non è che posso sempre saper fare tutto) e mi sparo nelle orecchie musica, musica e musica. E visto che la maggior parte delle discussioni con G riguardano le due infanzie nettamente diverse che abbiamo vissuto, e io (come dice lui) sono cresciuta a pane e Ricchi & Poveri guidando i trattori nei campi (vero, e orgogliosa di averlo fatto), sto ascoltando soprattutto la sua musica di giovane cresciuto nei sobborghi metropolitani, ossia rap. Sì, giuro, è vero, ascolto rap: articolo 31, spaghetti funk, J-Ax. E mi sento nell’animo di essere una SNOB (Senza Nessun Obbligo Baciaculistico). Evviva, grazie G!!!!

Vista di Bonifacio, o come dicono i Francesi.... Bonifasiò

....pensieri...


Ajaccio, 18 luglio 2012

I pensieri di Vaifra, elaborazione di metà luglio ma in pubblicazione solo ora per “scarsezza” di connessione internet:

Sto elaborando una teoria, un’altra. Ho già parlato altre volte di cosa penso delle persone meno dotate intellettualmente, ma resta il fatto che ogni tanto mi basisco di fronte a personaggi che mi mettono forte in testa il dubbio che forse l’unica vera deficiente al mondo sono proprio io.
Non mi ritengo un fenomeno, penso solo di essere una persona dotata di media intelligenza. Sappiamo tutti benissimo che esistono diversi tipi di intelligenza: emotiva, matematica, empatica, mnemonica eccetera. Ecco, io penso di essere nella media: come gli altri, ho certe intelligenze particolarmente sviluppate e altre un po’ meno, diciamo che la media è accettabile e mi permette di vivere bene la mia vita senza sentirmi né superiore né inferiore al mio prossimo. Poi tutti, dico propri tutti, facciamo delle cagate: distrazione, stanchezza, svista…. le cazzate le facciamo tutti e chi non ha mai preso cantonate clamorose scagli la prima pietra…. Ma ogni tanto mi imbatto in personaggi che meritano davvero uno studio approfondito dell’argomento. Cosa significa essere intelligenti, e come questa dote può influire sulla vita quotidiana di un individuo.
Allora: penso che al mondo esistano due grosse categorie di persone: quelle normodotate di cervello, e quelle che poverette la Natura gli ha fatto uno scherzetto e hanno problemi di comprendonio. Non è una colpa, non deve essere motivo di discriminazione e sono persone che comunque vivono la loro vita serenamente e allegramente, ed in certi casi compensano la scarsa materia grigia con la simpatia.
Poi c’è una terza categoria: i finti intelligenti, quelli che si mascherano da persone intelligenti ma non lo sono per niente. Ecco, sono questi che mi basiscono. In genere quando parli con una persona nuova tendi a considerarla mediamente intelligente almeno finchè non ti spara delle stronzate tanto assurde che non puoi più avere dubbi sul suo livello, e lo collochi nei poco intelligenti. Ma poi invece ci sono questi elementi, chiamiamoli Jujù (vedi blog gennaio 2008), che sono mal collocati, che tu li incontri e li giudichi persone con cervello, che magari hanno allevato figli e che fanno mestieri che in genere richiedono un livello almeno medio di materia grigia. Poi li osservi e vedi che invece no. Non hanno proprio materia in mezzo alle orecchie, né grigia né di altri colori, non capiscono niente, non sanno tenere ragionamenti elementari, non si ricordano dal naso alla bocca, perdono tutto quel che gli passa per le mani, non vedono niente di quel che gli accade intorno e vivono in una specie di bolla di sapone che li separa dalla realtà. E ti chiedi com’è possibile che con quella testa lì siano arrivati a 40 anni suonati senza mai finire sotto un camion o senza cadere in un burrone, o anche semplicemente senza mai dimenticare di respirare, insomma ti chiedi come cazzo fanno ad essere sopravvissuti. Ma sto elaborando anche un’altra tesi, anzi due: non sono persone sceme né svampite né deficienti: sono solo persone talmente terrorizzate di consumare neuroni che per esser sicure non li usano proprio e li preservano per occasioni speciali. Oppure hanno i neuroni a batteria: li usano per fare una cosa davvero importante e dopo sono scarichi e non funzionano più per i dettagli, tipo guidare con tutto quel che comporta: vuoi mettere, devi coordinare quel che fai con freno cambio e frizione, in più devi guardare la strada e devi addirittura sorvegliare cosa fanno gli altri, minchia è uno stress senza fine, per forza che dopo i neuroni sono sfiniti e scordi cose elementari come per esempio dove hai messo le cose che avevi in mano!!! Una volta ho visto un film assolutamente demenziale in cui un tipo era scemo scemo ma portava in testa uno spremiagrumi che quando diventava troppo scemo gli spremevano un limone che gli dava la carica neuronica necessaria per avere qualche minuto di autonomia intellettiva, poi si scaricava e tornava scemo. Una sorta di cervello a molla.  
Sono dei fenomeni, e tu quando ne hai un esemplare sotto mano non puoi non osservarlo e non registrare ogni suo movimento per prevenire l’incidente di percorso, e allora stai lì che passi le giornate a cercare di anticipare la catastrofe come un agente dell’FBI; in genere te la ridi, e poi fai i giochini da sola tipo adesso scambio di posto la marmellata con la nutella (nello stesso scomparto) e mi diverto a vedere una persona in crisi di panico, oppure metto le chiavi nel solito posto ma mezze coperte con uno straccio e osservo l’espressione di completo smarrimento del soggetto, o ancora faccio a bruciapelo domande che comportano un ragionamento elementare e me la spasso a sentire gli ingranaggi dei meccanismi neuronici centralizzati che grippano. Non stai a prendertela con queste persone perché colpa non ne hanno, semplicemente le invidi perché anche tu avresti voglia di passare almeno un giorno della tua vita col cervello in stand-by, della serie mangiare-dormire-non capire un cazzo! Che vita splendida che sarebbe no? Invidia….
Per inciso ed a scanso di equivoci non sto parlando di qualcuno in particolare,  è un discorso generico senza riferimenti. O quasi.

Prodotti tipici: il popolo corso


Ajaccio, 02 luglio 2012

Ricetta per fare un Corso: prendi 2/3 di caratteraccio e 1/3 di diffidenza verso gli estranei, togli l’amabilità, aggiungi una buona dose di chiusura caratteriale con un pizzico di arroganza, condisci con una bella manciata di inaltruismo - non dimenticare l’inospitalità -  mescola a fondo e servi freddo come una vendetta su un piatto di scortesia. Questo è il popolo Corso; però c’è da dire che se tieni botta ed arrivi a rompere quella scorza di durezza, dentro hanno un cuore grande e caldo… è arrivarci che è dura! I Corsi mordono; abbaiano e mordono, ma non a fondo, loro vogliono solo farti capire che sei sul loro territorio e le regole le fanno loro. Nei negozi e ristoranti quasi ti mandano a fanculo e quando ti chiedono “cosa posso fare per te” avresti davvero voglia di rispondergli “beh, per cominciare un sorriso”. Capito questo, smetti di prendertela a male se ti aggrediscono ed impari anche a fregartene quando tu dici buongiorno e loro ringhiano di rimando. Però hanno anche un sacco di lati positivi: sono veri, assolutamente genuini; sono onesti, corretti e leali; non sono finti, e non recitano. Se gli vai a genio sono persone squisite, se non gli piaci non te lo mandano mica a dire. Facile. Se rispetti le regole tutto andrà benissimo ed amerai la Corsica ed i Corsi a vita, se devi rompere le palle vai da un’altra parte.

Qui in barca tutto bene. Dopo la grande tirata iniziale per sistemare la barca abbiamo fatto il nostro primo week end, riservato a tour operators di alto livello quindi l’importanza della buona riuscita era di primo grado. Tutto bene, nonostante un motore in avaria abbiamo rispettato il programma di navigazione, abbiamo dato il meglio di noi stesse e gli ospiti sono scesi entusiasti e affascinati da tutto l’insieme. La mia collega in situazione charter mi ha sbalordita: da chiappa pesante che si stava presentando mi si è trasformata in un collaborativo robot onnipresente. Ismita che cricca su certe cose quanto in gamba e sveglia su altre. Il che non guasta. Ci intendiamo bene, andiamo d’accordo e mi piace tantissimo un equipaggio tutto al femminile, c’è qualche contro ma ci sono anche molti pro, l’importante è che ci sia buona intesa e visto che la fase di lavoro è durata solo quei 3 giorni direi che siamo un equipaggio davvero equilibrato: una non si ferma mai, l’altra nemmeno parte, perfetto no?  Mi fa morir dal ridere per certe sue caratteristiche; ogni tanto la perdo, non so dove va, cioè fisicamente la vedo è davanti a me ma non so dove sia in realtà, e io mi dico “ok è nel suo magico mondo, beata lei”. Magnè, caghè e an capì un caz, bella la vita. Ma non è questione che si fa delle robe strane, no no, è proprio così di natura, e devo confessare che la invidio parecchio.  
Abbiamo deciso che in questi 10 giorni di stacco e finizione dettagli prima della grande stagione, che si preannuncia piuttosto tirata, ci diamo anche alla vita sociale. Bene, brave, bella decisione, peccato che io non conosca nessuno, e i Corsi come detto sopra non sono proprio affabili ed amichevoli subito subito…. Ma sto bene, qui sulla mia barca, in questa baietta tranquilla che al mattino ci sveglio e faccio il primo pluf della giornata, poi inizio a lavorare e quando siamo ho una botta di caldo faccio un altro pluf, e così fino al tramonto, che dietro questa penisola di fronte a noi con i sassi affioranti dall’acqua è qualcosa di spettacolare. Finora non abbiamo ancora avuto un giorno senza nessuno a bordo, tutti i giorni c’è gente a pranzo o a cena: mò l’armatore, mò le figlie della skipper, mò i suoceri, mò il cognato, mò l’amica, mò piripicchio….. insomma cosa darei per annoiarmi una sera zappingando la tivù! Anche Ira è venuta a trovarmi un giorno, era “di passaggio” ad Alghero per l’imminente matrimonio di suo fratello ed ha fatto una capatina qui per salutarmi, che spettacolo trovarsi sempre in giro per il mondo!!!!
Che altro…. Vediamo…. Ah sì, mi sono trucidata il pollicione del piede destro: era il giorno dell’imbarco, eravamo in ritardo schifosissimo e ci siamo accorte che si stava facendo tardi per la spesa così ci siamo fiondate nel tender a rotta di collo così com’eravamo senza accorgerci che eravamo entrambe in condizioni estreme di presentabilità: capelli per aria entrambe, io con la maglietta che sembrava aver fatto la guerra e Magico Mondo senza scarpe né ciabatte. Da brava che sono (e qui si può scegliere l’aggettivo che si preferisce tra generosa e cogliona) le ho dato le mie adattandomi a camminare a piedi nudi per strada, che non sono abituata, e fatto sta che a passo da bersagliere ho sbagliato la falcata e quel povero piede l’ho strusciato bene nell’asfalto ruvido, quello bello grosso coi sassolini. Sangue ovunque, e i commessi della pescheria gentilmente mi hanno fornito un rotolo di scottex per tamponare. A distanza di una decina di giorni va molto meglio, è ancora tutto nero e brutto ma il dolore si è attenuato a livelli sopportabili. Cosa vuoi mai, ogni anno ne combino una, ormai è diventato un vizio.
Poi non è che abbia molte altre cose da dire, la vita sociale qui non esiste molto, però sono molto contentissima di aver ritrovato Lydia e Denis, quelli dello stand della Corsica per cui ho lavorato al salone di Genova per due anni tanto tempo fa. Un piacere immenso rivederli, tante risate, e anche se ci siamo visti solo un paio di volte sono persone che è un piacere passarci insieme ogni singolo minuto; in più sono stati davvero gentilissimi nel darmi una mano a sbrigare alcune cose di ordine pratico/burocratico in questo territorio abitato da gente non sempre disponibile ad ascoltare le banali problematiche di una frustrata lavorante stagionale,  per giunta straniera.
Che dire: la vita è bella, tutto va bene, speriamo che duri.

...a scanso di equivoci...

pensieri di inizio stagione


Ajaccio, 20 giugno 2012

Io lo so che è nel mio karma, dovrei scrivere nel curriculum che come io salgo a bordo di una barca questa si riempie. Sempre così: mi dicono “barca deserta, gli armatori non si vedono mai” e come io salgo a bordo praticamente ci si trasferiscono (già 3 volte è successo, non una!). E così anche a sto giro mi sono ritrovata che ancora disorganizzata e spaesata iniziano a portarmi a raffica gente a pranzo e a cena; e poi ti dicono “ok Vaifra, ora siamo pronti vero per iniziare ad imbarcare ospiti?” EEEEHHHHH???? Come scusi? Ospiti? Allora io non ho capito un cazzo: chi erano quelli per cui ho cucinato finora, marziani? O sono io che ho le travvegole? Comunque no, non sono propriamente pronta, e il motivo è che ho questo stramaledetto vizio di dormire qualche ora tutte le notti….

Dai, sto scherzando, sta andando tutto bene, davvero molto molto bene! C’è tanto da fae e non racconterò grandi cose perché sono stata molto concentrata su questo nuovo imbarco e non ho cagato pari il mondo per dedicarmici appieno ma sta andando tutto davvero bene, inizio a crederci davvero a questa storia che il 2012 è un anno positivo per i Gemelli. L’anno dei cambiamenti. Mah, mè a so’ ancora què ch’aspet…..

La Corsica è sempre una meraviglia, Ajaccio ancora non la conoscevo ma ho già visitato tutti i pescivendoli, i panettieri e anche un paio di ortolani. Con la skipper va tutto bene, è simpatica, andiamo d’accordo e anche se è una donna ha tutte le caratteristiche tipiche dello skipper medio: eccellente marinaia, ineccepibile su tutto quanto riguarda barca, sicurezza e navigazione, e tutto il resto teoria astratta. E’ simpatica, cefalodotata q.b. e speriamo di continuare ad andare d’accordo così. Se levasse un po’ di più le chiappe sarebbe anche meglio ma ormai sono rassegnata alla fiacca skipperesca quindi non ci faccio nemmeno più caso, e poi sono talmente positiva che vedo bianco anche dove è nero e quindi la prendo come parte integrante del mio programma fitness, e va benissimo così. L’importante è che sia simpatica, e qui ci siamo, tutto il resto non ha importanza, meno fa lei, più dimagrisco io (E se non sono diventata zen……)

La barca è bella, c’è tanto da organizzare, tutti i dettagli da definire e tante piccole cose da sistemare ma sono entusiasta e ho voglia di finire presto questa fase di preparazione per essere operative in fretta ed iniziare i charter. Con le alte sfere il rapporto è ottimo, è gente di mestiere, seria e professionale, sono molto contenta anche per il lato umano ed il rispetto che viene mostrato. La settimana scorsa era il mio compleanno e quindi siamo usciti a cena; sarà una cazzata ma io che ero abituata che il giorno del mio compleanno non veniva cagato pari se non dai miei colleghi ho apprezzato molto il gesto delicato di non farmi lavorare almeno la sera della mia festa. E pure la boccia di champagne ha fatto il botto. E pure il regalo, che non ha importanza in termini di valore economico ma ha un grande valore umano. Inoltre a bordo c’è sempre e solo aria di serenità, nessuno è stressato e anche se si lavora sodo si tiene in grandissima considerazione il bisogno di un ritmo equilibrato; si cerca di fare il possibile per mantenere la forma (chi ce l’ha, gli altri se la cercano): quasi tutte le mattine si va a correre oppure a fare un po’ di kajak prima di colazione, e quel che mi piace molto di questo capo è che ritiene molto importante anche l’aspetto ricreativo della questione: non dico che ci obbliga ma ci sprona veramente a prenderci delle pause (vedi bellissima abitudine sacrosanta quotidiana alla siesta), e a coltivare interessi ed attività extralavorative perché comunque essendo persona molto intelligente sa benissimo che tirare a spremere le persone come dei limoni è controproducente ai massimi livelli: inutile lavorare per forza 14 ore al giorno, meglio farne solo 10 ma fatte bene. Ottimo armatore, sono davvero molto ma molto contenta della scelta fatta e tutto ciò mi dà davvero voglia di dare il massimo di me stessa per fare le cose fatte bene secondo le direttive ricevute.



Non vedo l’ora di iniziare a fare qualche charter, questa per me è una sfida: io passo dai piccoli charter low cost ai grossi yacht privati superlusso; questo è un catamarano (piccolo tra i grandi ma grande tra i piccoli) che fa charter di lusso, e per quanto abbia ormai buona esperienza e possa conoscere il lavoro, per me è comunque un mix di cose vecchie che dà vita a qualcosa di nuovo e che io ancora non conosco, quindi molto stimolante. E dall’alto mi danno tempo, mezzi e fiducia per organizzarmi a svolgere tutto questo al meglio. Non capita tutti i giorni.

Sarà una bella stagione, ne ho sentore. 
Ibiza, 30 luglio 2011


Ho due cose importanti con me, anzi quattro: la foto della nonna attaccata in cabina che mi guarda sorridendo coi pollici in su che mi dà forza di andare avanti, il mio solito ciondolo Mahori dal quale non mi separo ormai da 8 anni, un braccialettino portafortuna ricevuto dalla hostess della barca vicina a Viareggio, e due pietre protettrici avute in regalo da una cara amica per il mio compleanno. Poi ho altri piccoli ninnoli che comunque hanno un grosso significato perché hanno segnato momenti importanti. Se vado avanti così ora della pensione mi ritrovo a viaggiare con una valigia più grande di me, ma queste cose sono necessarie, non posso separarmene.

Detto questo, facciamo un po’ di cronaca degli ultimi tempi: I 10 giorni a Portorotondo sono volati, peccato esser usciti in barca un giorno solo; comunque pur se il mio lavoro è stato bello pesante le persone che venivano a bordo erano tutte piacevoli quindi lavoravo volentieri e con serenità. Ho fatto full immersion in barca tanto che andare al supermercato lo vivevo come una boccata d’aria, e poi è finito tutto e ho ripreso un po’ di vita privata: la sera stessa della partenza degli armatori sono uscita con 2 amici ormeggiati 4 barche più in là e mai il tempo di dirci ciao dopo 2 anni che non ci vedevamo, e la serata di svago mi ha fatto un bene indescrivibile. Poi il giorno seguente cena con un’altra coppia di amici (veramente io conoscevo solo lui, ma con lei dopo 5 minuti eravamo già perfettamente in sintonia, serata piacevolissima); poi siamo partiti e abbiamo fatto sosta a Stintino, dove la sera sono stata raggiunta dalla Francesca con famiglia (8 anni che non ci vedevamo!!!!!!!!!! Stupendo). La sera seguente, in tappa a Minorca, abbiamo incrociato al benzinaio un tipo che mi aveva chiamata a febbraio per un imbarco e si ricordava il mio nome (vantaggi di avere un nome poco comune), e la sera ci siamo visti tra equipaggi per berci qualcosa insieme, simpaticissimi sia lui che la sua hostess, serata molto piacevole… e piccolo il mondo.

Ieri siamo arrivati ad Ibiza, finito l’ormeggio scendo dalla barca per andare a comprare il pane, faccio 10 metri e mi scontro con un tipo conosciuto durante l’inverno in Martinica, lui e morosa sono qui da inizio estate e stanno su una barca circa di fronte alla mia. Dovevamo vederci la sera per bere qualcosa insieme ma i programmi sono cambiati e non sono potuta uscire. Vabbè, tanto ci vedremo ancora, siamo sullo stesso pontile! (Avevo pensato questo anche all’arrivo a Portorotondo per vedere Giampiero e Laura….)

Stasera invece c’è la Gabri, e cascasse il mondo usciamo, a qualunque ora finiamo i rispettivi servizi. Ibiza, mito di eccessi e perdizioni, dove all’ingresso dei locali manca solo la scritta “perdete ogni speranza o voi che entrate”… Ho sempre avuto un po’ paura di questa isola ma sono curiosissima, devo esplorare, vedere, curiosare… Ieri andando al supermercato quei 700 metri di Ibiza che ho visto non mi sono dispiaciuti, sembrava una normale cittadina di mare con la differenza che anziani e bambini NON ce n’erano. Tanti sboroni, questo sì. Spero solo di non far la figura della vecchia bacchettona ad incantarmi a guardare i turisti che vivono il posto al 100% con tutto ciò che offre... Ma tanto sono con la Gabri, e noi due insieme, che in passato siamo riuscite perfino ad ubriacarci con un Mojito in due, non corriamo certo il rischio di perderci, o se lo facciamo stiamo nei limiti (anche perché ci basta veramente pochissimo, ci definiamo “economiche”). E domani si ricomincia, la barca è tornata a ripopolarsi, e speriamo almeno alle Baleari di navigare un po’ di più che in Sardegna. Quindi ora ciao, la Vaifra-persona torna in stand-by per lasciare il passo alla Vaifra-hostess, ci risentiamo più in là.

Rada di Formentera, 22 luglio 2011, ore 22.54


Stralci di vita equipaggesca in assenza di passeggeri a bordo.
Dopo 3 gg di navigazione stasera dopo cena ho espresso il desiderio di qualcosa di dolce ma non abbiamo nemmeno gelato in freezer. Michele, che è una persona estremamente gentile, mi chiede il permesso di fare le crepes (che mi vegnono cussì bbuone Vaifra che nun puoi nemmeno immaginà). Ovviamente permesso accordato, incrocio le dita che non succedano disastri e aspetto. Lo sento armeggiare in cucina, sento odor di bruciato ma lo lascio fare, finchè non scatta l’allarme tutto è sotto controllo, anche il comandante se la ghigna sotto i baffi mentre controlla il monitor. Poi arriva lui, mezzo fiero del suo risultato e mezzo no, mi dice “devo aver sbagliato qualcosa, nun m’è vignuta bbene”, e mi presenta una cosa secca secca sommersa di Nutella. Assaggio. Beh. Che dire? Lui aspetta speranzoso il mio verdetto…. cavoli, non è mica una situazione facile… “Michele, ma cosa ci hai messo dentro?” “Uova e zucchero” “…. e il latte è passato di moda?” “Mannaggia, ecco che me so’ scurdato, mò te ne faccio n’altra” “No, lascia stare, tanto prima o poi dovevo metter su la dentiera lo stesso…”

Quello della foto è il secondo tentativo. No, non è nera di Nutella e non l’hanno voluta nemmeno i pesci, hanno tentato di risputarcela in barca. Eppure stavolta il latte c’era.
Portorotondo, 20 luglio 2011

Stremata, fisicamente a pezzi, moralmente a terra.
Sapevo che questo periodo in sardegna sarebbe stato il più pesante della stagione, ero preparata a ciò. Ma speravo di far parte di una squadra, un’équipe, un gruppo di persone polivalenti. Invece caz, a so’ da par mè, solit. La barca è ferma per un problema al motore che è stato risolto stamattina, da domani – meteo permettendo – si esce. Media ore giornaliere di lavoro registrate dalla partenza ad oggi (non presenza SUL lavoro, ma lavoro vero e proprio): 19. Certi giorni riesco a fare un riposino pomeridiano, altri giorni no. I miei colleghi in compenso si annoiano che non sanno come passare il tempo. Son delusa e affranta. Parlare è fiato sprecato, e non ho tempo di perder tempo.
Lati positivi: ho perso un po’ di peso.
Lati negativi: penso di averlo perso nel cervello, visto che mi rendo conto di perder colpi.
Arriverà il momento del riposo, arriverà…


Il resto tutto ok. (ma esiste il resto????)
Viareggio 10 giugno 2011

Il mio oroscopo diceva che avrei avuto grandi cambiamenti in ambito professionale a partire dal 2 giugno. Beh, mi è cambiato il comandante. Il 3. Accidenti! Poco male, anzi molto bene in quanto con quel mostro di simpatia che c’era prima non era esattamente un idillio, anzi…. Hai presente quando incontri una persona e scatta un feeling immediato? Che entri subito in sintonia? Ti capisci al volo? Hai lo stesso ritmo e lavori in perfetta sincronia? Ecco. Come si chiama l’esatto opposto? Beh ecco, tra di noi era scattato quello, non senza un minimo di acidità e qualche parolina non proprio da signori. Ma non voglio mica dare tutte le colpe a lui, riconosco che semplicemente non ci siamo incastrati, questione di caratteri. Sarà sicuramente un bravo comandante (la vocina cattiva che mi suggerisce “ma dove!!!!!”) e sono pure certa che la sua professionalità (???) verrà apprezzata e riconosciuta da altre hostess (probabilmente lobotizzate, e non sono io a dire queste cose, è sempre la vocina cattiva), mentre invece per quel che riguarda me devo egoisticamente ammettere che sono molto, ma molto, e sottolineo molto, contenta. E l’aria in barca è già cambiata, sono molto più serena e ho ottime vibrazioni riguardo la stagione entrante: confermo ancora una volta che gli armatori mi piacciono davvero tanto, il nuovo comandante è attivo e pure simpatico, e per il momento mi sopporta. E io sopporto lui, ci stiamo abituando a vicenda in questa convivenza a bordo, ma mi piace perché c’è collaborazione e scambio di opinioni, e le divergenze le spianiamo discutendone serenamente, sembriamo perfino due persone intelligenti… (e fu così che litigarono furiosamente tirandosi piatti in testa…. no stavolta non è la vocina cattiva, voleva solo essere una battuta!); il marinaio che arriverà l’ho sentito al telefono e l’accento da simpatico guagliungello partenopeo mi fa già ridere. Con dei presupposti così…. comunque vada sarà un successo!

lo so non è carnevale, ma io festeggio lo stesso!!!
- DALLA TURCHIA AI CARAIBI 2010 –
IL MEDITERRANEO
PARTE 4 - (dalla Tunisia alla Spagna)

03 novembre 2010

Siamo di nuovo in mare. Ieri, dopo aver impiegato oltre mezza giornata abbondante per le formalità doganali (i tempi sono relativi, ti dicono aspetta un quarto d’ora e tu dopo 3 ore sei ancora lì come un pirla senza il tuo passaporto che non puoi scendere dalla barca, ma poi arrivano eh, senza fretta, e ti rendono il tuo documento rendendoti nuovamente una persona libera di circolare) siamo finalmente usciti dal porto e siamo andati in città giusto il tempo di guardare la meteo, dato che quella affissa in capitaneria non ci era molto chiara  (vedi foto) e abbiamo fatto un po’ di spesa al souk (si scrive così?)…bellissimo, coloratissimo, profumatissimo, proprio come mi aspettavo! Niente a che vedere con altri souk che ho visto in altri paesi arabi quando andavo in vacanza. Mi ha colpita molto la macchina del caffè al bar del porto: apparentemente come quelle che si trovano nei bar da noi, con i gruppi e tutto, ma poi a guardarci meglio si intravedeva all’interno una fiammella: giuro, è stata la prima volta che ho visto una macchina del caffè a gas! Troppo sbura, da morir dal ridere! Gli abitanti locali sono simpatici e gentili, e quel che mi è piaciuto molto è che pur essendo molto chiaro che eravamo di passaggio e quindi un po’ lenti con le monete locali, nessuno, dico nessuno, se ne è approfittato per spillarci soldi: prendevano dalle nostre mani quanto dovevano avere e mettevano il resto preciso (che noi lasciavamo; giuro io non avrei mai pensato che la vita potesse essere così economica, subito pensavo si sbagliassero in difetto a prendere i soldi!). Roba da turisti a Bizerte non ce n’è, non c’è turismo, e forse è proprio per questo che nessuno ci ha fregati! Una bella cittadina insomma, mi è piaciuta un casino. La sera ci siamo fermati a mangiare in un ristorantino locale e abbiamo ordinato praticamente tutto il menu per assaggiare il più possibile, non bastava il tavolo per tutti i piatti che continuavano a portare, tutto buonissimo anche se per i miei gusti un po’ troppo piccante. Il conto? L’equivalente di 9 euro e spiccioli, bibite comprese!
Rientrati in porto, quindi re-immersi nel gasolio, ci siamo resi conto di non sopportare più questo odore, si vede che prima ci eravamo assuefatti ma poi il giro in città ci ha disintossicati, e visto che avevamo già lavato tutte le sentine (in attesa dei passaporti abbiamo fatto un sacco di cose) l’unica era andarcene subito, il vento era favorevole, e così è stato.

03 novembre 2010

Bel sole, vento buono, filiamo che è una meraviglia! Cargo ovunque, occhi ben aperti. Mi sto annoiando parecchio, questo equipaggio è diverso dagli altri con cui ho fatto lunghi viaggi: qui ognuno si fa gli affari propri, ci si caga solo il minimo indispensabile e ora capisco il perché della regola “almeno un pasto insieme al giorno”: almeno abbiamo quella mezzoretta al giorno in cui interagiamo tra di noi. Prima non lo capivo, io ho sempre fatto tutti i pasti con tutto l’equipaggio insieme! Dù marò. In più era da qualche giorno che i due ragazzi continuavano sempre a riprendermi su qualunque cosa dicessi o facessi, e non va bene, non si fa così, non è logico, non è necessario, non è la cosa migliore….eccheduemaroni che fate ciò! Al punto da farmi desistere all’aver alcun genere di iniziativa, che fosse in cucina, per la spesa, per la barca, per non importa cosa, faccio esattamente quel che mi dicono di fare e li lascio fare quel che vogliono senza avere opinioni mie: fu così che Misternò fece una pasta con un sugo ALLUCINANTE, uno schifo indescrivibile, che mi sono sforzata comunque di mangiare per non urtarlo…. Ingredienti del sugo: 3 cipolle, 2 spicchi d’aglio, 2 fette di pancetta, un petto di pollo, 2 carote, una tazzina di olive nere, un barattolo di pelati, il tutto tagliato a pezzettoni e scaldato in pentola un minuto scarso, praticamente crudo, con l’aggiunta di un goccio di vino in finalis. Il piatto più abominevole che abbia mai mangiato. Per fortuna non sono difficile e trangugio di tutto, ma devo ammettere che questa volta ho veramente mangiato con i denti davanti. L’unica pasta fresca acquistata assassinata così, volevo piangere…Penso di stargli sulle balle, e magari prima della fine del viaggio capirò anche il motivo. Spero comunque di sbagliarmi….aspetto a vedere che succede. Comunque stamattina all’ennesimo “no Vaifra, non così”, non ricordo neanche più per cosa, ridendo e scherzando ho un po’ brontolato e ho detto che basta così, non è possibile sempre tutto no! Risultato: se prima almeno c’era un qualche “no” e qualche battuta sarcastica a mò di presa per il culo (che io mi ostinavo a voler interpretare come presa per il culo benevola), ora c’è il silenzio più assoluto. Mi sembra di essere in solitaria, non c’è tanta differenza salvo i turni di guardia. Danilo perché sei andato via? Almeno chiacchieravamo!
04 novembre 2010
Stiamo costeggiando l’Algeria in direzione Malaga per recuperare Denis, un amico di François che verrà con noi fino ai caraibi. Speriamo che sia un gran chiacchierone, e che non sia ottuso ed inculento come questi due qui. Ma penso che questo viaggio possa solo migliorare e aspetto la prossima tappa con impazienza.
Ieri notte nel mio turno di guardia un cargo si stava avvicinando un po’ troppo alla nostra dritta: studia studia, osserva e riosserva, no niente da fare non si spostava, vedevo la luce rossa e mi pareva che stessimo navigando in due direzioni convergenti, le vele erano tutte su, c’era un po’ di vento e quindi non sapevo bene come muovermi. Aspetto ancora, temporeggio, continuo ad osservarlo e no, è sempre lì, non si muove né avanti né indietro, si avvicina inesorabilmente ma non siamo ancora abbastanza prossimi da permettermi di capire chi passa per primo, mi sa proprio che siamo in collisione. Ma forse no. Non lo so, non capisco, non vedo bene. Dubbio atroce: che faccio? Aspetto a vedere se passiamo noi o passa lui? E se per caso siamo davvero in rotta di collisione e quando è ora di scansarlo all’ultimo faccio casino con le vele tutte aperte (io non sono molto veloce a manovrare le vele: lo faccio, ma ho i miei tempi, devo riflettere e pensare ad ogni minimo passaggio, in più è buio pesto). Allora Vaifra, che facciamo? Il 50 e 50 in questo caso non mi aiuta, non posso chiedere l’aiutino da casa né il parere del pubblico, devo decidere io. Non posso neanche aspettare troppo visti i tempi di reazione del capt. Insomma: visto che tutti gli skipper con cui ho fatto trasferimenti più o meno lunghi mi hanno sempre detto che in caso di dubbio è meglio chiamarli a vuoto piuttosto che andare a rischiare, anche se stavolta non mi è stato detto niente in merito è l’occasione buona per vedere come funzia qui. A giudicare dalla reazione qui c’è una scuola di pensiero differente, ora lo so.
Ma sinceramente ed obiettivamente, per due chiamate notturne in 10 giorni non è che mi senta proprio una di quelle che chiamano per ogni minima fesseria: alcune cose le so gestire fino ad un certo livello, oltre non vado, anche perché se no ero skipper, mica hostess! L’altra chiamata era stata per ridurre la randa visto che il vento stava montando parecchio, e anche velocemente. E visto il sistema di terzaroli di questa barca io da sola non ce la faccio, e neanche ci avrei provato col buio pesto e onde di 2 metri che facevano saltare a dx e sx….il rischio di cadere in acqua era troppo alto, e quindi scusatemi se vi disturbo il sonno eh!! Cercherò di migliorare, promesso, ed in caso di collisione cercherò di affondare in dignitoso silenzio.

05 novembre 2010

Ho i maroni che sbattono insieme, proprio qui, ad altezza ginocchia. Ma visto che prima di iniziare la loro discesa erano diventati quadrati, succede che ogni tanto si prendono di spigolo e si rompono. Poi ricominciano a gonfiarsi.
Questo viaggio può solo migliorare. Speriamo che l’arrivo del quarto elemento porti un po’ di audio a bordo così come all’inizio la presenza di Danilo non mi aveva fatto notare più di tanto certi atteggiamenti insolenti ai quali non reagisco neanche più. Non che si litighi: ci si ignora. E su una barca non è il massimo. Il mio morale non è proprio altissimo ma conto molto sulla piega migliore che questo viaggio prenderà: peggio non può andare…mal che vada non cambia niente!!!
06 novembre 2010

Abbiamo passato il meridiano 0, ora siamo a ovest….Ci stiamo avvicinando alla Spagna, dovremmo arrivare durante la notte, forse! Il vento è favorevole. Questa barca sbatocchia parecchio, ma con la forma di scatoletta che si ritrova non poteva esser diversamente!
A bordo tutto meglio: sono uscita dal mio mutismo, oggi avrò detto almeno 30 parole! Non so se è il sole (finalmente!!!) o cos’altro ma siamo tutti un po’ più sereni. Penso di aver fatto bene a non sclerare (anche se è stata dura) e aspettare: dopo aver espresso verbalmente il mio disappunto, l’atteggiamento remissivo ha sortito il suo effetto. Certo, non è che ci sbudelliamo dal ridere (neanche da lontano né con molta fantasia), si continua ognuno a fare i propri, ma almeno ogni tanto capita che a qualcuno esca una qualche parola e dopo ne seguono almeno 2 minuti di interazione tra di noi. Buono. Molto positivo. L’unica cosa è che mi annoio terribilmente perché non cucino neanche più, ci ho provato un paio di volte compreso oggi, ma poi arriva Misternò e con nonchalance mi toglie il posto: si è preso il monopolio, che se lo tenga fino alla fine allora! Sto mangiando da schifo ma tanto meglio: mangio meno!
Lato molto positivo di questo strano modo di viaggiare è che quando sono di guardia posso fare quel che mi pare, e chissà che sia la volta buona che imparo a gestire le vele, queste sconosciute; ho tutto il tempo che voglio tanto non mi caga nessuno: se cambia il vento e come mio solito mi trovo nell’indecisione se devo cazzare o lascare, orzare o poggiare ho tutto il tempo di rifletterci e fare le prove veramente, non per finta o solo un pochino come facevo negli altri viaggi: provo una mossa e vedo se è quella giusta, e a forza di dai e dai sto iniziando a capirci qualcosa, senza peraltro correre il rischio di vedermi sbucare lo skipper con sguardo assassino tipo “che cazzo stai combinando”, no no non corro proprio il rischio di veder arrivare nessuno, o dormono o leggono o giocano ai giochini, là fuori posso fare quel che voglio, far casini con le vele e riaggiustare tutto per riprovare dall’altra parte che qua non si squassa proprio nessuno, una figata! Uno di questi giorni provo anche a togliere il pilota e timonare, se non ne approfitto adesso quando mai mi ricapita? Questa cosa è molto molto positiva e ciò basta a tirarmi su il morale, sono di nuovo una persona felice!

Aguadulce, Spagna, 07 novembre 2010

Terra! Arrivati nella notte, ormeggio al benzinaio, dormito un paio d’ore, ormeggio al posto giusto, giretto in città per comprare pane e sgranchire le gambe. Bella ma non mi entusiasma. Sono tornata muta. Ma vado avanti, permanentemente…

- DALLA TURCHIA AI CARAIBI 2010 –
IL MEDITERRANEO
PARTE 3 - (dalla Sicilia alla Tunisia)




01 novembre 2010, ore 12 UTC, navigazione 37°11’5N 011°32’4E

L’operazione “gasolio pulito” alla fine ci ha fatto tardare 33 ore sulla partenza ma ieri ce l’abbiamo fatta. Danilo, “notre petite mascotte” come lo chiamavano i 2 ragazzi ci ha abbandonati, vani sono stati i nostri tentativi di convincerlo a rimanere ancora fino alla prossima tappa… ci dispiace perché era forte col suo modo di parlare Francese (80% dialetto romagnolo, 10% Italiano, 5% Inglese e l’ultimo 5% lingua ancora sconosciuta sul pianeta terra). E allora sai che ti dico caro Danilo? Che finalmente abbiamo fatto una navigazione stupenda: dalla partenza fino ad un paio di ore fa avevamo 20-25 nodi di poppa, filavamo come delle palle da schioppo, dopo che ti sei sorbito ore e ore di vento contro o calma piatta a motore stavolta ti saresti divertito davvero tanto!!! Simpatico Danilo, anzi Danilò, magari ricapita un’altra occasione di navigare insieme, in ogni caso ci si rivede in quel di Imola!

Ci stiamo avvicinando alla Tunisia, siamo circondati da cargo e speriamo di arrivare quanto prima perché il gioco dei travasi ci ha lasciato un ricordo a dir poco nauseante: nonostante abbiamo lavato tutto non appena la barca si è mossa ha iniziato ad emanare un fortissimo odore di gasolio ovunque, è insopportabile, ci dà la nausea e io stamattina ho anche dato di stomaco subito dopo colazione (che peccato, il mio preziosissimo yogurt sprecato così….che rabbia!). Bisogna che rilaviamo tutto a fondo perché evidentemente dev’esser rimasto un fondo di gasolio nelle sentine motori, che evidentemente sono comunicanti con le sentine sotto le cabine. Io ribattezzerei questa barca da Wazodezil (che significa uccello delle isole, scritto in fonetico) in Gazoldelir (delirio del gasolio). Sarebbe più adatto.

Bizerte, Tunisia, 02 novembre 2010

Giunti freschi freschi anche se un po’ intossicati stamane poco prima dell’alba. Ad accoglierci uno strano odore nell’aria, già a noi noto: gasolio! Ma tanto, forte e persistente, un disgusto. Il marina è in fase di lavori e ci hanno spedito al porto dei pescherecci, poco lontano. Vabbè, ora siamo qui ormeggiati in terza fila in attesa di far dogana e poi scendere a terra il tempo strettamente necessario per fare spesa, riempire i serbatoi di acqua e gasolio (mi raccomando ragazzi, stavolta vediamo di mettere ogni liquido nel serbatoio di competenza eh, perché se errare è umano perseverare sarebbe da coglioni!) e poi ripartiamo. Sono stanca morta, è stata una brutta notte, tra il mare grosso di prua e i conati di vomito per il gasolio non ho praticamente chiuso occhio, son stata bene solo durante il mio turno di guardia, infreddolita da paura ma almeno all’aria aperta….ma lì non potevo dormire, c’ut vegna un chencher….

Marina di Ragusa, 30 ottobre 2010
Falsa partenza stamattina: pronti per mollare le cime di ormeggio i motori si sono spenti, diagnosi immediata: acqua nei serbatoi. Com’è successo, come non è successo, non ci è voluto molto per capire come si siano svolti i fatti, e non sto a raccontarlo perché si farebbe troppo la figura dei coglioni, quelli veri, da oscar, record mondiale assoluto della pirlaggine pura. L’errore umano a volte è smisuratamente stupido. E stendiamo anche un velo sulla tempistica dell’intervento. Sono le 2 di notte e si sta procedendo ad oltranza con l’unica soluzione possibile, iniziata nel tardo pomeriggio: svuotare tutto. Ne abbiamo messi” solo” 60 litri di acqua, altri tentativi erano del tutto inutili quanto dispersivi!

Danilo si sta facendo un corso full immersion di francese tecnico, oggi ha imparato un sacco di nuovi vocaboli quali secchio, tanica, imbuto, tubo, spugna, scottex, guanti…è pronto per sostenere un esame!

And so…Happy Halloween!!!! E mentre loro sgobbano per riparare lo scherzetto io (donna quindi relegata al ruolo di quella che “passami il filtro”) mi strafogo di dolcetti….siamo già a numero 2 pacchetti di biscotti farciti alla vaniglia ed il mio sguardo punta dritto il vasetto di nutella, non so se rendo l’idea…

- DALLA TURCHIA AI CARAIBI 2010 –
IL MEDITERRANEO
PARTE 2 - (dalla Grecia alla Sicilia)

26 ottobre 2010

Di nuovo in mare. La sosta a Creta è durata un attimo: viste le pessime previsioni meteo era necessario scegliere tra restare inchiodati lì per 5 gg oppure approfittare della minuscola finestra di vento in calo e partire nella notte, e così abbiamo deciso di fare. Il paesino dove eravamo è proprio tanto carino, la gente molto cordiale e simpatica, siamo stati bene. Per poter partire era necessario espletare le formalità doganali ma l’ufficio della guardia costiera era deserto nonostante l’orario di apertura, il tipo del negozio a fianco ci ha detto di ripassare più tardi perché spesso l’ufficiale di dogana si addormenta all’interno, oppure si assenta per andare a mangiare un boccone, allora anche noi abbiamo scovato un ristorantino dove ci siamo letteralmente sfondati di cibo, tutto buonissimo ed abbondante. Penso sia stata una delle cene più buone della mia vita, forse poco dietetica ma tanto stavamo per buttarci in mare aperto con condizioni meteo non proprio favorevoli, e metti che affondiamo almeno avevamo lo stomaco pieno ed il palato soddisfatto no? Dopo cena l’ufficio era ancora chiuso, e allora chiediamo al barista di fianco, che ci dice che se non è né in ufficio né al bar di fronte allora forse è al bar della spiaggia. Ok, gentile a darci l’info, e per ringraziare consumiamo. Andiamo al bar della spiaggia ma ci dicono di provare nel prossimo bar, per ringraziare consumiamo. Non c’è nemmeno lì ma lo chiamano al telefono, e per ringraziare della gentilezza consumiamo. Torniamo là ma ancora niente, il barista di fronte ci informa che tarderà ancora un’oretta, e per ingannare l’attesa consumiamo. Se continua così va a finire che abbiamo i documenti per partire ma non siamo in condizioni fisiche per farlo….non so, forse è meglio se questo uomo non lo troviamo….invece arriva.
E così partenza un attimo prima dell’alba, motori a 2.000 giri per essere fuori zona rossa prima dell’arrivo della tempesta prevista. Equipaggio cotto, io soprattutto sono stanchissima e passo la giornata a dormire lottando con gli attacchi di sonno perfino nei miei turni di guardia e me ne strafrego anche del magnifico tonno pescato da Regis, gli mollo lì secchio, tagliere e coltello e me ne torno a dormire, davvero non mi interessa il pescione.

non fa ridere sto cane?

27 ottobre 2010

Secondo giorno di navigazione, piove. Due maroni. Però per il momento siamo ancora fuori dalla tempesta e questo è l’importante. Equipaggio sereno e tranquillo.

28 ottobre 2010

Stiamo facendo una rotta del piffero, e tutto per circumnavigare questa tempesta; per il momento ce la stiamo facendo, anzi ormai è fatta, la punta della Sicilia dista solo 130 miglia, poi non si è ancora deciso se fermarsi a Siracusa o a Marsala, a me non frega niente: io continuo a dormire, sulle 24 ore faccio le mie 6 di turno e ne dormo in media 15/16… penso di non stare tanto bene: male a tutte le ossa, fiacca, giramenti di testa, senso di malessere diffuso, sarà una leggera forma influenzale. Abbiamo problemi di gas, ci dev’essere una perdita da qualche parte perché 2 bombole in 3 gg non è un consumo per niente normale, va verificato. E’ tutto, torno a dormire un pochino, son sveglia già da una buona mezzora e sento Morfeo che mi chiama già…non si può andare avanti così!
29 ottobre 2010, mattina

Sicilia alla nostra dritta. Inizialmente volevamo tirar dritto fino a Marsala, mancano ancora una ventina di ore di navigazione, ma il gas finito completamente ci obbliga ad una sosta a Marina di Ragusa e magari ci fermiamo là fino a domani. Alla fine non c’è nessuna perdita di gas, è solo che là in Turchia ci hanno rifilato 3 bombole praticamente vuote. Stronzi. Dai, andiamo a preparare i parabordi che voglio farmi un caffè! (e da qui si deduce che sto decisamente meglio, dopo che per 3 gg ho schifato il cibo ora mi mangerei un bufalo intero!)

- DALLA TURCHIA AI CARAIBI 2010 –
IL MEDITERRANEO
PARTE 1 - (Turchia alla Grecia)

Palaiochora (Creta), 25 ottobre 2010

Prima parte di navigazione durata poco meno di 48 ore, molto tranquilla a parte la prima notte che abbiamo preso un po’ di mare, ma neanche tanto. La barca naviga benino nonostante la forma scatoliforme, l’equipaggio è sereno, non troppe cose da raccontare. Prevediamo di ripartire da Creta quanto prima per arrivare in Sicilia prima dell’ondata di maltempo prevista oppure aspettiamo qui finchè non sarà passata, vediamo come ci gira, ma soprattutto vediamo come si sente di fare François, è lui che decide! E’ tutto. Lo so che è poco ma davvero non ci sono grosse cose da raccontare…..tranne una domanda: ma adesso che siamo a Creta siamo cretini???


Ora che ho il cavetto inizio con le foto, non sono bravissima ma intanto questo è il tramonto di ieri....accontentarsi prego!