Varazze, 26 settembre 2014

Da 9 anni bazzico il mondo della nautica da diporto, in parole povere giro per porti / porticcioli / pontili / rade. Una cosa che mi ha sempre incuriosito sono i nomi delle barche, e mi chiedo sempre perché uno arrivi a scegliere un nome piuttosto che un altro per la propria barca.
A parte tutti i nomi di persona che poi questa persona altri non è che la moglie/fidanzata/figlia/nonna/cugina/sorella dell’armatore, oppure i nomi di luoghi esotici che l’armatore sogna di raggiungere con la propria barchetta, oppure le parole che un qualche significato ce l’hanno, in una lingua o nell’altra, i nomi di venti, di città, di personaggi reali o di fantasia, gli avverbi, e tanti, tanti, tanti acronimi o nomi composti dalle iniziali di due persone, insomma largo spazio alla fantasia quando si tratta di battezzare una barca.

Negli anni quelli che mi sono rimasti più impressi:  l’ironico “Grazie Pà” (bellissimo, ed è chiaro da dove arrivassero i soldi per comprare la barca), il terrificante “Ti Voglio Tanto Bene” (Dio mio, non ci salirei a bordo nemmeno morta, avrei paura di prendere il diabete da tanta mielosità), il simpaticissimo “Bella la Tua” (una piccola, sgarruppatissima barchetta, il proprietario potrei anche sposarmelo solo per l’ironia che dimostra scegliendo un nome così). Ma qui a Varazze c’è la mia preferita, anche se non ci ho mai visto a bordo nessuno e vorrei tanto sapere chi sono gli armatori: già l’anno scorso ogni volta che ci passavo davanti mi facevo tutti i miei viaggi mentali sul perché è stato scelto questo nome, e quest’anno uguale: non riesco a non viaggiare con la testa ed immaginare un’improbabile coppia di mezza età, lui che adora le fragole e lei che le detesta; lui che le compra e lei brontola; lui che le mette in frigo e lei le toglie, “che impuzzano tutto”, lui allora che le mette in una ciotola in cucina e lei le sposta, lui che le mette sul davanzale e lei ancora le sposta, insomma lei queste fragole proprio non le vuole, in tutta la casa non si trova un posto dove metterle. Allora lui si compra la barca, e decide che è la SUA barca e ci fa quello che gli pare, e la chiama “Il Posto Delle Fragole”. Mi piace. Magari non è andata così ma non importa, a me piace.

Rientro alla base

Varazze, 16 settembre 2014

E così a distanza di un anno eccomi di nuovo qua. Con un ritardo clamoroso ma alla fine il viaggio si è concluso: a fine crociera croata era impossibile partire causa maltempo quindi barca inchiodata in quella ridente cittadina di Trogir, tanto carina quanto solitudinaria per noi poveri equipaggi forzati a passarvi giornate e giornate e ancora giornate in attesa di poter ripartire.
troooooppa gente intorno!!!!
Che poi uno dice dai che figata un soggiorno forzato in Croazia. Sì, certo, ma per una persona come me a cui piace socializzare trovarsi unica barca nel marina è piuttosto triste: se volevo fare l’eremita andavo su un monte, mica venivo in barca! Ovviamente mi sto lamentando del brodo grasso, so benissimo che ci saranno giorni in cui rimpiangerò questo fermo-barca, soprattutto a fine stagione, e consapevole di questo ho cercato di approfittare della situazione iniziando sì qualche lavoretto da fare alla barca, ma con tanto, tanto, tanto e ancora tanto….. sciallo, sì, proprio puro e semplice sciallo, quello che ti svegli al mattino e per fare colazione ci metti un’oretta, poi doccia, poi una passeggiatina, e solo verso fine mattinata pensi a come impiegare il resto della giornata, spesso decidendo di iniziare a lavorare quando il sole picchia un pochino meno che poi tanto andare avanti anche a sera che ti frega, non hai mica nessuno che reclama pappa e ti organizzi come diavolo ti pare. Bellissimo.



E finalmente partenza, e poi di nuovo previsione di maltempo oltre lo stretto di Messina e allora si decide di fermarsi al riparo….e lì, ascoltando il comandante nominare Lipari ti si apre il cuore! Sono 4 anni che manchi da Lipari, questa isoletta eoliana che hai sempre adorato, e ti chiedi come saranno cambiate tante cose; invece arrivi e no, non è cambiato proprio niente, non una virgola, e ritrovi festosa i vecchi amici, perfino la cassiera del supermercato ti saluta entusiasticamente e in un attimo tutto il grigiume della solitudine dell’ultimo periodo si trasforma in un’esplosione di colore e vitalità, questo popolo siciliano sempre sorridente, cordiale ed ospitale ti trasmette un buonumore mondiale ed ancora una volta apprezzi questo lavoro che ti permette di incontrare culture così diverse in così poco spazio e tempo.
E poi incontri gli amici dei caraibi che qui fanno base d’estate,  e di nuovo baci e abbracci, esci a cena, esci a pranzo, e chiacchieri, spari le stronzate di sempre e sembra che il tempo sia fermo e non capisci nemmeno bene dove sei, della serie stai mangiando un arancino e ti pare di essere dalla paciarotta di Marin. E quando ti risaluti per la partenza non realizzi subito che forse per gli altri sentirvi dire “ci vediamo di là” suona come un macabro addio….


Sicilia, io ti amo. Davvero. 

giochi tra bloggers

25 agosto 2014

Come già scritto più volte, rispetto ad altri bloggers io sono veramente di serie B: non interagisco molto con altri colleghi che invece vedo che tra loro si scambiano continui commenti ai relativi post. Io ne seguo pochissimi, molto selezionati, e commento molto di rado. Comunque, ho due persone-amichevirtuali-blogger che apprezzo particolarmente e con le quali ho interazioni in privato via mail e/o facebook, e addirittura una volta ho anche incontrato il fidanzato di una di queste due (simpaticissimo, e “conoscendo” lei devono essere veramente una coppia fantastica, di quelle che quasi quasi fanno venir voglia anche a noi impenitenti single di cercare un’anima gemella).
Sta di fatto che una di queste due, Elisabetta, mi ha nominata in quanto “very inspiring blogger”. Innanzitutto grazie Elisabetta, mi ricordo benissimo le nostre kilometriche mail quando tu eri un po’ indecisa sul da farsi (vado-non vado, paure, dubbi, tormenti, sogni e tutto il contorno di emozioni che ne conseguono) e credimi se ti dico che forse se io ho dato una spintarella a te, anche tu comunque hai dato tanto a me.

Quindi se ho capito bene devo:
  • Mettere il link di chi mi ha nominata. Fatto.
  • Elencare le regole del gioco. Sto facendo.
  • Condividere 7 curiosità su di me. Farò.
  • Nominare 15 blog che mi sono di ispirazione. Mmmh, diciamo 15 blog che seguo? Ma non so se arrivo a cotanta cifra, ripeto: ne seguo veramente pochissimi.
  • Far loro sapere che li ho nominati. Ok, anzi approfitto per fare dei saluti.


Ecco le 7 curiosità su di me:
-         Il mio corpo presenta ottomilacinquecento cicatrici, il 90% delle quali conseguenti ad incidenti causati (ovviamente senza intenzione) da mio fratello: dal pollice bruciato quando avevo 3 anni (ero una torcia umana, meno male mamma era in casa e mi ha spenta) alla doppia cicatrice in fronte procuratami in 4 diverse occasioni, più varie altre minori. Scherzando mi dice sempre che porto addosso i segni visibili del suo affetto per me, e addirittura le ultime due volte in cui mi sono fatta male seriamente e ho riportato nuove cicatrici si è quasi offeso sentendosi escluso da questa mia abitudine di rinnovare periodicamente la geografia del mio corpo.
-        Non ho senso dell’orientamento alcuno. Giro tutto il mondo in tutti i modi possibili immaginabili ed arrivo sempre e comunque a destinazione, ma poi mi perdo nel cortile di casa mia. Per me andare a Bologna è un dramma reale e devo sempre calcolare almeno due ore per ritrovare almeno i punti prinicipali tipo Modenadiqua-Riminidilà. Eppure “nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino”. Vaifra si, ma Lucio Dalla non mi conosceva.
-        Ho provato tutti gli sport del mondo e non sono mai stata brava in alcuno: pallavolo, nuoto, calcio, scherma, softball, thai boxe; ai giochi della giovenù delle medie per farmi fare qualcosa introdussero il lancio del peso, arrivai terza (su tre partecipanti) ma non dimenticherò mai l’orgoglio di esibire finalmente anche io una medaglia, che poi sorella di quello che vinceva sempre tutte le gare (tutte!!!!) lo smacco di essere una schiappa era ancora più sentito.
-        Però ero agile. In un altro secolo si disputavano i Giochi Castellani, una sorta di giochi senza frontiere tra comuni della provincia di Bologna. A 16 anni entrai in squadra e – alta 148 cm per 45 kg di peso – ero agile e maneggevole, perfetta per tutti quei giochi di agilità, vincevamo sempre. Lo so che a vedermi adesso non si direbbe, ma le cose cambiano: aumenta l’età, aumenta il peso, l’unica cosa non aumentata è l’altezza.
-        Vincevamo sempre tutti i giochi di velocità/agilità tranne quella volta in cui cambiarono la piscina gonfiabile, quella nuova era più alta e io (prima atleta) feci scadere tutto il tempo della staffetta a cercare di entrarci ma continuando a rimbalzarci contro (prendevo la rincorsa) con lo stadio affollato di migliaia di persone che ridevano e fischiavano e applaudivano. Una vergogna così non la auguro ad un cane e ringrazio solo che non esistessero youtube, facebook e gli smartphone almeno non c’è traccia dell’episodio.
-           Finita la scuola e prima di lavorare in barca ho fatto di tutto, compresi i secondi lavori quando facevo la segretaria: oltre ai classici commessa, baby sitter, lezioni private, cameriera, raccolta frutta e promoter nei supermercati ho fatto battitura tesi di laurea, montaggio mobili, autolavaggio, intervistatrice per indagini Istat, magazziniera all’Enoteca Regionale (certe ciucche….) e perfino modella per un fotografo (poi ha cambiato mestiere, non si sa se le sue foto fossero orribili per colpa sua o per il soggetto)
-        Da una quindicina d’anni convivo periodicamente con Riff Raff; essere che non saprei come descrivere: un’enciclopedia medica lo definirebbe "brufolo" ma io sono convinta che in realtà sia un alieno di dimensioni abnormi particolarmente affezionato a me che un paio di volte l’anno mi fa visita: mi sbuca a volte in centro fronte, a volte a lato naso, a volte altrove nel corpo; resta due-tre settimane e poi se ne va da solo. Un paio di volte si è manifestato sotto forma di ciste ma neppure quando l’ho asportato chirurgicamente ha desistito, tempo qualche anno è tornato tanto che mi sono rassegnata e gli ho perfino dato un nome, e quando non lo vedo per troppo tempo quasi quasi mi manca.. e poi quando arriva ci parlo e lo curo. Ho anche foto di un Riff Raff particolarmente imponente per il quale i miei amici mi chiamavano chiedendo “Vaifra ma stasera tu ed il tuo brufolo uscite o state in casa?”. Ed è lì che uno capisce che con degli amici così non si ha certo bisogno di nemici.

Sette le ho scritte. Ora nomino:

Pattylafiacca, bonifici&sogni: adoro questa ragazza, ha uno stile di scrittura favoloso e poi quel che dice è sempre intelligente, interessante, divertentissimo oppure ti fa rifletterissimo.

Mr.Niceguy: mi fa morire dal ridere…. il problema è che ha ragione!

Fabio, Brandellidi un mondo bizzarro: un personaggio interessante da seguire

Mery,un’imolese a Bruxelles. Non ci conosciamo e non ci siamo mai contattate, sul suo blog scrive molto di rado ma è favolosa!! Ironica, pungente, intelligente, unica.

Monica, la smemomamma: una scelta di vita esattamente opposta alla mia, favolosa blogger con famiglia invidiabile. Penso che di cognome facciano Mulinobianco.


Seguo solo questi, l’ho detto all’inizio: pochi ma buoni!

Tutto tace

Trogir, 21 agosto 2014

Passato lo tsunami, partite tutte le donne e la barca cosi vuota e silenziosa mi mette tristezza, e nelle cabine i segni del passaggio sono desolanti: il letto sfatto, una maglietta buttata lì, un bottiglia vuota, un dentifricio aperto sul lavandino… tutte cose che nel mio lavoro sono abituata a vedere: significa missione compiuta, ora c’è solo da pulire e riordinare. Ma stavolta mi echeggia ancora nelle orecchie il rumore della bambineria, le loro grida (a volte di gioia a volte di guerra), la risata della baby sitter più favolosa del mondo, le voci degli amici in visita. Sarà che è la prima volta che ripeto la stagione sulla stessa barca dell’anno precedente ma ‘sto giro mi sono proprio affezionata e penso proprio che a vedere il vuoto in barca prevalga il lato malinconico della situazione. Ricordo imbarchi passati quando a missione compiuto veniva voglia di festeggiare e ubriacarsi a morte cantando canzoni partigiane quasi fossero un inno alla riacquisita libertà.



E’ andata bene anche stavolta: risate, buonumore, allegria, giochi con bimbe ed adulti, qualche sgridata educativa alle bimbe, qualche muso lungo e poi di nuovo giochi insieme e le giornate scorrevano via una dopo l’altra che 5 settimane son proprio volate. Contentissima di rivedere anche la Nau-au (si chiama Nausicaa), questa baby sitter che sembra proprio la Francesca Cacace de “La tata”, una collega-non collega favolosa, il suo umorismo ed il suo costante sorriso mi hanno davvero fatto tanta compagnia…anche quest’anno c’è stato qualche momento veramente da morir dal ridere. E soprattutto due coglione che siamo, azzoppate entrambe (beh a dire il vero il mio è stato un incidente del menga e dopo mezzora ero già a posto, è andata peggio a lei!).



Ok, basta con le tristezze e la malinconia, qui c’è una barca che grida vendetta di spugne e detersivi quindi forza e coraggio e basta poltrire: ci vuole olio di gomito qui, e appena scopro dove lo vendono lo vado a comprare subito e mi ci metto sotto. Davvero.

Croazia

Rogoznica, 19 agosto 2014

Sulla via del finale di crociera 2014, ultima tappa prima del rientro in porto domani e sbarcare l’allegra ciurma tra due giorni. Combattuta tra il “finalmente” ed il “di già?”, stanca ma soddisfatta.
 
Sarebbe bello se io sapessi fare foto così... invece no.
Grazie Nausicaa
Croazia: molto bella. Non ho visto un granchè a terra ma i pochi paesini visitati mi sono piaciuti molto, e il paesaggio in navigazione è davvero molto bello. Certo tutt’altra cosa rispetto ai Caraibi cui sono abituata ma non per questo i panorami hanno meno fascino.

Ma che raccontare di questo viaggio in Croazia: non so se siano state coincidenze o qui usa proprio così ma direi che è proprio vero che quando pensi di aver visto tutto è proprio lì che assisti a piccole scenette che mai e poi mai avresti potuto nemmeno immaginare. Qui pare che le regole base della sicurezza in mare siano non solo ignorate ma decisamente e bellamente fatte a contrario. Alcuni esempi:

-        Un barchino planante è partito con ragazzino sdraiato in spiaggetta. Traduzione per i non pratici: barchino planante significa quei motoscafini che in navigazione hanno la prua alzata, è già difficile stare in piedi senza cadere verso poppa…. figuriamoci se una persona può stare stesa in spiaggetta (la parte più dietro di tutta la barca). Domanda uno: i genitori se ne saranno accorti? Risposta A: no, e allora sono deficienti perché partono senza sapere dov’è il figlio. Risposta B. si, e allora sono deficienti due volte. Domanda due: PERCHE’ una persona deve voler rischiare la vita così?
-        Ci avviciniamo al campo boe, siamo due barche e ovviamente andiamo a velocità ridottissima perché ci stiamo apprestando alla manovra e poi in acqua c’è un ragazzino che nuota, poco lontano da lui un uomo sul tender, sicuramente sarà il padre che gli fa sicurezza – penso – ma mi chiedo perché il ragazzino continui a nuotare così pericolosamente verso l’altra barca che deve far manovra prima di noi…. e al tempo stesso davanti la nostra prua c’è un altro uomo su un altro tender che pur vedendoci avanzare non accenna a spostarsi. La situazione è strana ma il tempo di farsi la domanda “ma che minchia stanno combinando questi” e tac, il tender alla nostra prua parte a razzo ed il ragazzetto a traino emerge dall’acqua con gli sci ai piedi. Senza parole. E fanno le loro evoluzioni dentro un campo boe con due barche in manovra. Cosa vuoi andarci a dirci, poi magari ne accoppi uno per sbaglio, ma ti viene voglia di tirar fuori la mitragliatrice e farli secchi tutti e tre per deficienza no?
-        Pontili galleggianti su mare cristallino, non è un marina ma quasi però l’acqua è pulitissima e si può fare il bagno tranquillamente. Tarda mattinata: tutti partono o stanno per partire, in ogni caso c’è grande traffico di barche che passano rasenti la testa del pontile perché il passaggio è proprio stretto. I nostri vicini di barca sono dei tedeschi, ci sono a bordo 4 ragazzine che tutti notano per gli acuti che riescono a raggiungere quando strillano, e paiono isteriche tutte e 4. Stanno facendo il bagno con i genitori, una prende la rincorsa sul pontile e si tuffa, peccato che stia passando una barca e questa deficiente si tuffa a bomba a meno di un metro dalla prua…. Tutti sussultano, chi grida, chi è colto da mezzo infarto… lo skipper naturalmente inveisce (ed è stato fin troppo calmo ma secondo me nelle mutande ne aveva almeno mezzo chilo). I genitori dell’incosciente ragazzina? Una grassa risata. No comment.
-        Arriva un catamarano, fa un giro di perlustrazione della baia e sceglie il punto dove buttare l’ancora. Sta mettendo giù catena e un tizio si butta in mare, poi si avvicina a poppa e sale dalla scaletta mentre lo skipper continua a fare retromarcia per vedere se l’ancora tiene. Normale no? Chi non fa il bagno durante le manovre? Oh, al massimo avremo carne macinata per il ragù no?

Oh, che poi guardi e giudichi gli altri che fanno cazzate mondiali e nessuno si fa niente poi gli incidenti capitano proprio sulla tua barca: e così succede che la baby sitter nel riporre i braccioli della piccola lascia un alluce nel gavone. Niente di gravissimo ma insomma, una microfattura e un bel po’ di dolore. Tre giorni dopo io mi sono tirata la boa su un piede scheggiandomi l’unghia dell’alluce. E il prossimo che dice che non esiste più la solidarietà in mare me lo mangio.


Ciao ciao, sempre in gamba eh… con un occhio agli alluci per favore!

Tutto ok

Milna-qualcosa, isola di Brac, Croazia, 22 luglio 2014


Tranquillizzo tutti quelli che in qualche modo mi hanno brontolato per l’interruzione del blog. Non è successo niente di grave, solo non avevo voglia di scrivere. Strano vero? Eppure… 
Comunque per farla breve: un velocissimo passaggio da quel di Toscanella-city, una vacanzina in Turchia andata stra-bene su un caicco dove sono capitata in un gruppo fantasticamente favoloso, tutta bella gente, eravamo molto variegati in termini di provenienza, età, caratteri…. ma eravamo incredibilmente GRUPPO e ricorderò con tanta gioia ognuno dei miei compagni di viaggio.

Poi finito il cazzeggio di nuovo a lavorare, che se fossi stata figlia di Onassis sarei anche rimasta in vacanza ma purtroppo me tocca lavurà. Quest’anno grande indecisione: voglia di restare in mediterraneo sempre meno, occasioni di fuga purtroppo poche (in estate) e quindi indecisione tra le solite mille offerte, di cui – diciamocelo pure – il 90% sono ciofeche di imbarchi che lo capisci subito a naso che andrà male e quindi eviti, ma quest’anno ho avuto anche tre proposte di quelle che ti gira un po’ la testa, poi due sono decadute per i fatti loro e la terza mi ha dato non pochi pensieri trattandosi di un genere di imbarco per il quale potrei fare la firma anche ad occhi chiusi. Ma poi alla fine dico dico ma resto pur sempre una sentimentalona e quindi eccomi qui di nuovo sulla barca dell’anno scorso, che poi alla fine uno si affeziona anche alle persone con cui sta bene e allora fanculo l’offerta economica da capogiro e si sceglie dove si è sicuri di star bene. Che questo non è solo un lavoro: è una scelta di vita e quattro mesi son pur sempre quattro mesi di vita, e se per una volta posso avere la certezza di stare con persone che mi trattano bene, mi rispettano, mi lasciano lavorare come dico io e con le quali ormai c’è un rapporto di confidenza e stima che oltre che lavorare mi ci diverto anche insieme – che due risate non guastano mai – ma come si fa a rinunciare? 
Per cui sono in Croazia. Ma non è che abbia grandi cose da raccontare, davvero. Sono ancora in fase di riflessione: il mio pensiero è proiettato verso il mio io interno e quindi il mio io chiacchierone e cazzarolo in questo momento è un po’ in secondo piano.

Sto progettando di rifare la traversata. E non ho voglia di rifare un’altra stagione alle Grenadine. Che poi solo al pensiero di non andare là mi viene una specie di nodo allo stomaco. Io non posso vivere senza le mie Grenadine, senza i miei rastoni, senza il mio poulet boukané e senza il mio “popolo di Marin” con i nostri tormentoni e le risate con l’ammiraglio, senza scancherare sui pontili quando devo caricare la cambusa e piove e nessuno mi aiuta, senza gli incazzi per i ritardi dei locals, senza il caffè mattutino al mango bay che a seconda della barista di turno è buono, bevibile o schifoso, senza la sensazione meravigliosa di buttarmi in mare quando sono tutta sudata, senza le contrattazioni all’ultimo centesimo per comprare un tonno, senza i sorrisi ed i calorosi saluti dei miei amici giù alle isole, senza perdere 10 anni di vita ogni volta che incontro una cucaracha e sempre col terrore di un tete-a-tete con una migale, e non posso nemmeno immaginare di non vedere più Mayerau o le Tobago cays o Cumberland. Ma non posso invecchiare senza vedere altro...il mondo è grande e io ho già 43 anni.


Non lo so.


Però intanto vi faccio vedere due cose della Croazia che mi hanno fatto ridere un pochino:



....mah....

Toscanella, 20 maggio 2014

Mi piace(va) molto andare al mercato a Imola: aria di casa, prodotti conosciuti, profumi di campagna e tra una bancarella e l’altra i commenti romagnoli o le chiacchiere di paese “incò a mezdè a fag i garganel cun el ragù cl’ha fat la mi nvoda, l’è bò, ciò!”. Ma Carla mi avvisa: se vuoi andare in centro a Imola devi prima fare un corso multilingue se no nessuno ti capisce.
Sabato ci sono andata: facendo lo slalom tra kebab ed involtini primavera è stato difficile riconoscere qualche imolese tra questi visi multietnici, prevalentemente cinesi, arabi e russi/moldavi/polacchi. Non ho sentito una sola frase in dialetto, al massimo qualche cosa in Italiano ma non certo emiliano romagnolo. E quindi mi sono quasi sorpresa quando ho sentito un bambino chiamare “babbo”…. mi son detta ok allora non ho sbagliato strada, a meno che non siano turisti toscani sono veramente a Imola. Ma mi sono rattristata. Non sono razzista, o forse sì se dico che mi piacerebbe ancora sentir parlare Italiano quando sono in Italia….???
Ed il resto…. Oh My God, da mettersi le mani nei capelli. Ancora una volta mi chiedo come sia possibile vivere così difficile. E quindi non mi stupisco del sostanziale aumento di gente che vuol scappare dall’Italia: quello che una volta era un modo di dire ora sta diventando un discorso che si affronta sempre più spesso nella famiglia media italiana, o almeno questo è quel che io vedo. Sempre più difficile, sempre più bastonati, sempre più sottomessi a decisioni prese dall’alto che non fanno che mortificare e reprimere ogni iniziativa, e sempre più abituati a rassegnarci a queste situazioni a dir poco agghiaccianti. Ed ecco che vediamo proiettato nel piccolo ciò che siamo abituati a vivere nel grande, e ti trovi a dover combattere a calci e pugni, oppure accettare passivamente che quello più furbo di te ti mangi sulla testa. Perché in Italia siamo bravi a far polemiche da cappuccino, e siamo tutti potenziali capi del governo che noi sì’ che sapremmo come far funzionare le cose, al bar dello Sport come in Parlamento.
Mi mancano già molto i rastoni che con una canna da 4 kg di erba sistemano tutto, peace & love….e non inizio a drogarmi perché se proprio devo farlo lo voglio fare con roba buona…. e qui non c’è nemmeno quella!

Ma NONOSTANTE TUTTO riesco ancora a trovare in me un fondo di orgoglio, sicuramente non giustificato dal degrado che vedo ma lo sento, e quindi “VIVA L’ITALIA”.

Le poulet s'il vous plait!

Martinica, 12 maggio 2014…… e si torna a casa!

Qui ai caraibi di cose buone da mangiare ce ne sono tante, ma il meglio del meglio del meglio è senza dubbio il poulet boukané tipico di Martinica. Trattasi di banalissimo pollo grigliato e poi fatto affumicare nella canna da zucchero con una serie di altri odori, lo trovi a tutti gli angoli delle strade ed è una bontà da non credere alle proprie papille gustative, tanto che in collaborazione e col prezioso aiuto dell’Ammiraglio ho composto una sorta di canzone-elogio al poulet, idea partorita ascoltando i vari comizi durante le campagne elettorali in vista delle elezioni comunali in Martinica (presente due scemi che cantano plus poulet pour touts.... eccoci). 
Poulet boukané dunque, da non confondere col poulet fumé, che è il suo cugino che però compri confezionato al supermercato: non meno buono ma diverso, di consistenza più “industriale” e da me soprannominato anche il pollo di plastica per come si presenta la pelle del pollo stesso. E tanto per capirci, visto che questo al contrario di quello che compri per strada si conserva bene per lungo tempo (pochi conservanti inside vero…), ne metto sempre in valigia un paio prima di rientrare in Italia (una di queste volte alla dogana mi fermano davvero “Madame, ma che ci fa un pollo nella sua valigia?” “è uso personale, non è contrabbando quindi per cortesia mi ridia il mio pollo e mi lasci passare, grazie”).



Tutto questo per condividere la mia infinita tristezza all’idea che quello che ho nello stomaco, sulla via dell’aeroporto, potrebbe essere il mio ultimo polletto bucanerizzato. E dirò di più: non mi sono nemmeno lavata i denti per conservare il più a lungo possibile il suo sapore in bocca, ma questo non ditelo al mio dentista che è già lì che mi aspetta scaldando il trapano con sguardo da shining (ciao Dario, no non ti preoccupare son tutte cazzate quelle che scrivo sul blog)


“Sono in vacanza faccio quel che ho voglia”

St. Anna, 10 maggio 2014

 Io l’ho sempre sostenuto e stavolta lo confermo sottoscrivendo in triplice copia su carta bollata, e vado pure a pagarci sopra l’imposta di registro: più sono incoscienti e sbruffoni, più non sanno niente ma si rifiutano di informarsi, ma soprattutto più si sentono superiori agli altri andando a scegliere ormeggi dove non c’è nessuno (la qual cosa può esser interpretata come “siamo i più sboroni, superiori agli altri” oppure “deficienti, se non ci va mai nessuno un motivo forse c’è” a seconda dei punti di vista) e più se ne strafregano delle più elementari norme di sicurezza…. ecco, più si mettono in pericolo e più dal Cielo gli mandano giù degli Angeli protettori a sorvegliarli. Perché se no non mi spiego come abbiamo potuto tornare tutti sani e salvi in Martinica con la barca ancora integra. Le cazzate….. le hanno fatte tutte, anche robe che mai avrei potuto immaginare! E non per dimenticanze o sottovalutazioni dei pericoli, ma proprio con altezzosità e sbruffonaggine; per il resto hanno confuso le unità di misura: 41 piedi non sono 41 metri. La mancanza di rispetto per gli abitanti locali e l’ambiente (e anche per me) la si può riassumere con la frase-tormentone della crociera “sono in vacanza faccio quel che mi pare”. Ma come mi dicono dai piani superiori questa è la frase preferita del Sig. Sfigato Qualunque, che pagando per andare in vacanza in paesi poveri e sottosviluppati si sente autorizzato a pescare in riserva marina (per esempio) e non si sente in dovere di dire nemmeno buongiorno ai “selvaggi” che si avvicinano alla barca proponendo i lori piccoli business facendo finta di non vederli né sentirli, e anzi cerca di tirare due euro sul prezzo del bbq in spiaggia, probabilmente ciò al fine di gonfiare la propria autostima riuscendo a strappare due spiccioli a chi con quei due spiccioli ci sfama la famiglia una settimana. Sono disgustata. E ancora peggio il travestimento da persone gentili. Una di loro non mi ha guardata in faccia una sola volta nei 10 giorni, un altro deve averlo fatto un paio di volte; gli altri si, qualche volta hanno parlato con me, ma molto di rado. Mai mi ero sentita così umiliata, nemmeno sui mega yacht dove gli ospiti manco sanno il nome degli equipaggi. Meno male questi snob sono rari, quelli che considerano i locali persone inferiori e la hostess un servizio pagato sono pochi, ma poi quando succede che sono di questa specie ma si credono (e sono sinceramente convinti) di essere rispettosi e gentili (noi siamo cool, siamo semplici, siamo brave persone)…. beh, ci rimani parecchio male, e ti dici beh allora a questo punto vado a lavorare sui grandi yacht, dove so da principio che l’atteggiamento è questo.

Ma questa non è una lamentela e non è un’accusa contro nessuno, anzi questi gruppi mi fanno bene perché mi fanno apprezzare ancora di più i BEI gruppi, quelli che salgono a bordo sereni e magari ti mettono in chiaro subito cosa si aspettano da te ma poi sono VERAMENTE amichevoli, rispettosi e cool, senza bisogno di dirselo da soli (quasi a convincersene). Ed in genere è questo genere di gente che ho in questi charterini, e facendo una carrellata all’indietro dei gruppi avuti quest’anno mi bacio veramente i gomiti, sono stata da bene a benissimo con tutti; peccato gli ultimi due, ma questo non rovina la passione e l’entusiasmo che ho per il mio mestiere.
Ma, giuro, mai e poi mai e mai mai mai mai più senza skipper. Per quanto a volte ci siano skipper tecnicamente mediocri o caratterialmente stronzi…. almeno sanno che è il Mare il Padrone e hanno una minima cognizione di causa per quanto riguarda la sicurezza, sia in navigazione che all’ormeggio. Che non è poco.

Perché io ho solo 43 anni, e nemmeno ancora compiuti.

Ma stiamo dando i numeri?

Petit Saint Vincent, 06 maggio 2014

Malata come sono dello scrivere, figuriamoci se non mi scrivo appunti privati sui charter che faccio da questo lato dell’emisfero. E stasera li ho contati. 86 volte alle Grenadine, 6 invece al nord. 52 Skipper. 698 passeggeri nutriti per una media di 9,3 giorni. E questi si permettono di sbuffare quando gli parlo degli scali che andremo a fare e continuano a guardare le guide e qualunque mia proposta viene bocciata a priori (finchè appunto non leggono la stessa cosa su una guida, che allora è una cosa da fare!). Bene, allora taccio. Tanto io le Grenadine le conosco in dettagli che le guide non spiegano, e che solitamente amo condividere con i miei passeggeri, stavolta li terrò per me.

E non parliamo della sicurezza, che qui le regole basilari sono opzioni rompicoglioni e a noi piace da morire (proprio) partire con gli oblò aperti (anche quelli di sicurezza, si si dico veramente quelli a livello dell’acqua), così come ci piace lasciare tutte le cime in acqua perché prenderle nelle eliche ci rallegra la navigazione, ci piace anche saltellare sugli scogli e sfregarci nella sabbia…. e non parliamo di quant’è bello scoprire nuovi ancoraggi dove nessuno è mai stato (chissà perché), e poi ci piace dormire ad un metro sopravvento al reef ma soprattutto la figata più grande è ormeggiare il tender secondo l’antica tecnica giapponese della “c***o di cane” e poi andarsene a casa di Cristo, così che almeno la hostess non si annoi sudando davanti al forno ma possa farsi una bella nuotata in queste acque cristalline per andare a recuperarlo.

Ma d’altra parte si sa che charter con hostess ma senza skipper è una roulette russa, e sto giro non mi lamento nemmeno: sono simpatici e non rompono a livello dieci. Poi il fatto che la loro concezione di hostess sia “non abbiamo voluto prendere lo skipper perché avevamo paura che un estraneo rovinasse lo spirito del gruppo” la dice lunga su tutto il resto. Ma io ho messo il motore al minimo dei giri, niente extra per loro visto che non riesco ad organizzarmi per prepararli, ma sembrano contenti purchè ci sia qualcosa in tavola e io non tenti di interagire con loro, quindi faccio il minimo ma faccio tutto ciò che si aspettano da me… e per il resto me la sciallo godendomi il mio ultimo charter della stagione.

Certo che l’ultimo sguardo a Mayerau, l’ultimo tuffo con le tartarughe e l’ultimo bbq sulla spiaggia senza sapere se mai tornerò è roba triste, ma soprattutto l’ennesimo buonanotte ai miei amici del sud con il punto interrogativo sul cuore è straziante; e l’ultima notte alle Tobago Cays l’ho passata quasi in bianco a guardare la spiaggia rivivendo tanti anni di rastagrigliate. (Il giorno dopo rintronata come una campana ma tanto questi non vogliono hostess interattiva quindi ok così).

Io per l’inverno prossimo penso spero e credo di poter trovare altro da fare, nuove destinazioni e nuove avventure, ma questi posti e questa gente mi hanno talmente riempito la vita che non credo di poter di nuovo sentirmi così a casa in un posto che non sia Toscanella come qui alle Grenadine.


Inshallah, ancora una volta.

Il mio regno per un pollo!!!

Martinica, 30 aprile 2014


…..Come definire questo charter appena concluso: bof. Quando ti annoi veramente tanto il tempo prende una dimensione tutta sua, si allarga: ho l’impressione che tutta la crociera sia durata sui trecento anni, giorno più giorno meno, e le giornate secondo me avevano non meno di 40 ore l’una. Mi son talmente annoiata che ora potrei anche assistere ad una partita di briscola e trovarla estremamente divertente.





Di buono c’è che questo pescava tanto: mattina e sera usciva in mare a pesca e raramente è tornato a mani vuote, abbiamo mangiato solo pesce a pranzo e cena tutti i giorni, e ne abbiamo anche regalato tanto in giro. Il che significa che con tutta la pratica messa in atto questa settimana ho affinato notevolmente le mie tecniche di pulizia pesce, e secondo me a questo punto posso anche scriverlo nel curriculum. Mi sono anche nate le squame nelle mani. Giuro è vero, non metto foto perché non è un bel vedere ma ho un serio problema con cui sto combattendo da circa una settimana: perdo la pelle, e penso sia a causa della metamorfosi che sta iniziando il suo percorso. Di questo passo quando torno a casa sono mezza donna e mezza pesce, che uno dice “figa la sirena!” invece con la sfiga che ho sicuro mi ritroverò con le mie gambozze e la testa di pesce, che è molto meno fiabesco.









Ma bisogna sempre trovare il lato positivo in tutte le cose, ed in questo caso trovo molto positivo l’arrivo in Martinica perché significa “fine”. E soprattutto carne: datemi una bistecca, ne farò un boccone. 
racconti tra pescatori, ma era un altro charter....

navigando qua e là

In rotta verso la Martinica, 28 aprile 2014



E’ bellissimo quando devi andare per rotta 35° e c’è vento di Nord-Est con mare piuttosto formato. Non puoi fare niente, anche solo stare in piedi è un’impresa notevole quindi salvo clienti impanicati da rincuorare te ne stai lì sdraiata a fare il tuo sudoku (e noto che vedere la hostess serena ed impassibile di fronte a cotanto mare infonde fiducia e speranza agli animi dei passeggeri)…  e mentre vedi il cavolo cappuccio e l’ananas che giocano ai quattro cantoni mentre manghi e papaye si autotrasformano in frullati, ringrazi il cielo di aver già preparato il pranzo prima della partenza. Poi arrivi, è il momento di uscire per la manovra, ed ovviamente piove che Dio la manda e mentre sei là che armeggi con le cime ingarbugliate ti chiedi “ma perché non lavoro in ufficio come tutte le persone normali?” E la risposta te la dai da sola appena vedi l’arcobaleno.


Meno uno


Union, 24 aprile 2014

Come solito non fai in tempo a pensare che quest’anno ti è andata di culo per quanto riguarda i passeggeri perché a parte qualche sporadico e leggero rompiscatole hai avuto solo bei gruppi, che come per magia Murphy decide di fare capolino.
Mica che siano cattivi, anzi si definiscono gente semplice. E meno male.


A parte questo comunque tutto bene, è il penultimo giro alle grenadine e visto che poi la settimana prossima inizia la stagione del fermo-pesca-aragosta ho approfittato alla grande e confermo il sospetto che nutro da qualche tempo in qua: a forza di mangiarne ho sviluppato un’intolleranza all’aragosta…. ogni volta che la mangio poi sto male, ma me ne frego e un dolorino di pancia (con annessi e connessi che vi risparmio) val bene una bella rastagriglia in spiaggia….
L’è dura la vita…


Jean Claude è impazzito: mi vuole sposare. L’altro giorno mi ha presa in braccio e ha preteso una foto come se fosse il giorno delle nostre nozze, e poi si è lanciato in una tiritera infinita dicendo, tra le altre cose, che verso di me non ha un’attrazione rivolta al sesso ma più cerebrale e profonda, dice che saremmo una coppia fantastica soprattutto perché la sua barca averebbe bisogno di una buona rassettata. E posso scegliere le tendine, che tenero. Quindi, pensandoci bene, se ho capito tutto ora realizzo che praticamente quel che mi propone è di andare a vivere a Mayerau (ok, è un posto meraviglioso, ma viverci…..non so….) su una barca che cade a pezzi e farmi un culo quadro a lavorare con lui sulla spiaggia con i turisti, e la sera quando arriviamo a “casa” continuare a farmi un mazzo tanto per renderla decente mentre lui se ne sta svaccato a farsi le canne, ed in cambio di tutto questo manco mi tromba? No, cioè, c’è qualcosa che non mi quadra. 

Pensieri

Le Marin, 19 aprile 2014
 
Dopo la (troppo breve) vacanza di cui post precedenti, durante la quale continuavo a dirmi “ma tu guarda come si vive facile qui, ma perché complicarsi la vita come sono abituata a vedere e a fare da quasi 43 anni?” e non nascondo nemmeno di aver fortemente pensato con decisione che l’anno prossimo mi cercherò un imbarco in Florida – dove le barche pullulano -  appena rientrata in Martinica confesso di aver avuto una prima mezza giornata di incazzo profondo dovuto allo shock del cambiamento: qui niente funziona, niente è puntuale, niente è organizzato, niente va liscio ma tutto è complicato, lento, disorganizzato, lasciato alla casualità e per fare ogni minima e banale cosa devi calcolare tre volte tanto il tempo normale. 
Ma poi nei giorni successivi mi guardavo intorno in maniera un po’ distaccata, come facendo un’analisi di questa isola che ormai negli anni è divenuta una seconda patria: è vero che niente funziona, però cavoli guarda la gente come è easy, guarda che al mattino per uscire di casa ti basta veramente un bermuda ed una canotta, e se non sono coordinati non gli frega niente a nessuno, guarda come tutti sorridono, guarda come tutti ridono e scherzano, guarda come sono facili certi comportamenti che altrove vengono considerati pericolosi. E mi chiedevo: sono davvero pronta a lasciare tutto ciò? Non lo so, ancora una volta non riesco ad immaginarmi altrove, per quanto lo desideri.

Poi riparto per un charter, l’ennesimo, e dopo un mese di assenza torno alle Grenadine. E no, mi dispiace ma no, non posso farcela. E’ come se mi chiedessero di non tornare più a casa…. semplicemente non posso!!! Non ci sono mai, è vero, ma là è CASA, è FAMIGLA, è la TANA, il RIFUGIO… e l’opzione di non tornarci almeno due volte l’anno non è minimamente contemplata. E così le Grenadine, semplicemente non posso lasciarle! E solo l’idea che questo è il terzultimo charter della stagione, per quanto quest’anno abbia battuto tutti i record dei record facendo un numero spropositato di crociere, mi ha fatto vivere le giornate con ansia e batticuore. 

Il mio pensiero ogni circa due minuti: tra un mese sono a casa: esulto. Ma significa che non sarò più qua: depressione. Si, però sarò a casa! wow, felicità. Ma non qui, per almeno altri 5 mesi: non ce la posso fare. E i miei amici rastoni così belli nel loro modo di esistere, che ogni volta che li vedo mi si scalda il cuore, ma come faccio a pensare di non vederli più?
Penso di avere i sintomi-base necessari per richiedere una visita specialistica.


Comunque nel frattempo mi godo questo pomeriggio di riposo prima di ripartire domani; col gruppo appena sbarcato tutto bene: simpatici, divertenti, allegri, sempre gentili e rispettosissimi. Lo skipper, uno scozzese di Genova (e capiamoci), ogni tanto se ne usciva con sprazzi di fine umorismo che ben stemperavano i suoi comportamenti da Furio (sì sì, quello di Magda). Nel complesso un charter veramente ben riuscito, che fa sempre piacere a tutti. Al mio morale soprattutto.

back to reality

Le Marin, 09 aprile 2014


Pessima idea prendere il volo diretto Miami-Martinica, era stato meglio l’altra volta fare lo scalo a Puerto Rico almeno il rientro era stato più soft.


Dopo 10 giorni negli Stati Uniti dove tutto funziona, tutto è facile, tutto è comodo e tutto è fatto con la testa, rientrare in questi posti dove non funziona nulla, tutto è rotto, tutto è scomodo e difficile e le cose sono fatte col culo…. non è facile, no, non è per niente facile. Amo la Martinica, amo i Caraibi e non voglio offendere queste terre ma il paragone nasce spontaneo senza poter opporre resistenza. Certo la qualità della vita è alta in entrambi i posti, ma per motivi differenti. E onestamente non saprei proprio giudicare.
Comunque le primissime cose che saltano all’occhio sono, per esempio:

-        I bus: a New Orleans, e presumo anche nel resto degli States, tu arrivi a qualunque fermata, mandi un banalissimo sms ad un numero gratuito scrivendo solo il numero identificativo della fermata e in mezzo secondo ti dicono a che ora passano i prossimi 3 autobus, con un’approssimazione reale di 2-3 minuti. In Martinica ci sono i bus collettivi: tu vai alla stazione e sali sul bus, quando è pieno o quasi si parte. E quindi figurati alle fermate: il viaggio in bus è molto aleatorio. Ma funziona bene l’autostop, cosa che negli Stati Uniti non ho visto per niente.
-        Sempre in bus, biglietto: negli Usa tutti lo fanno o ce l’hanno, c’è una macchinetta che bippa tutti e non si sgarra, ma a nessuno verrebbe nemmeno in mente di viaggiare senza pagare; e sali e scendi alle fermate, non un metro più avanti o più indietro. Ai caraibi: ammesso e non concesso che riesci a salire, quando arrivi dove devi arrivare lo dici rumorosamente all’autista, e paghi a lui una tariffa più o meno variabile in base a se ti ha scaricato sulla strada o se ha fatto una variazione sul tema accompagnandoti fin sull’uscio di casa. A discrezione sua.

-        Aeroporto: tu arrivi all’aeroporto internazionale di Miami, sala controllo passaporti/visti, ti metti ordinatamente in fila dietro alle 5.000 persone già davanti a te ma al massimo in una ventina di minuti sei libero di passare. Martinica: sull’aereo siamo in 50 ma per passare il controllo passaporti (in ordine sparso perché chi spinge di più passa prima, questa è la regola) ci vogliono gli stessi venti minuti. Mah.
-        Ristorante o snack: tu entri, è pienissimo ma in un attimo ti siedono, ordinano e ti servono, sempre col sorriso stampato. Caraibi: entri, non c’è nessuno, il barista non distoglie lo sguardo dal giornale, poi dopo un po’ ti saluta (sorridendo), gli chiedi un caffè, sbuffa, ben che ti vada dopo mezzora ti serve un the (oh, s’è sbagliato, solo chi non fa niente non fa errori….), dopo un’altra mezzora riesci a farti fare il conto, gli dai i soldi, sbuffa perché non ha il resto, esce a cercare dal vicino, già che c’è sale su in casa a stendere i panni, torna giù e… ops, si è scordato di cambiare i soldi e ricomincia daccapo…

-        Bagni: ovunque vai c’è sempre un bagno libero, grande, spazioso, pulito, con la carta igienica e perfino il sapone per lavarti le mani, ed il getto dell’aria calda funziona. Incredibile vero? Caraibi: vabbè, come da noi, lasciamo stare le descrizioni.
-        Traffico: le corsie sono fatte per essere utilizzate ordinatamente, se devi cambiare corsia metti la freccia e ti lasciano passare tranquillamente. Al semaforo rosso ci si ferma. Martinica: tu sei dietro ad una macchina, questa si ferma senza freccia né alcun altro avviso a caricare/scaricare qualcuno, questo qualcuno ci mette tra i cinque ed i sette minuti per aprire la portiera, fanno le ultime chiacchiere poi finalmente l’auto riparte e tu anche. Per non parlare di quando si incontrano per la strada e si mettono a fare le chiacchiere finestrino a finestrino. E hai poco da brontolare, sei tu quello strano se hai fretta!
-        Supermercato: entri, compri, vai alla cassa e paghi. Caraibi: entri, se trovi un prezzo affisso sei fortunato, comunque metti nel carrello, arrivi alla cassa e anche se sei l’unico e hai comprato solo tre prodotti devi mettere in preventivo almeno un quarto d’ora.
-        Orari: negli States ti dicono un orario, è quello. 5 minuti di ritardo vengono annunciati via sms o telefonata. Martinica: gli orari sono relativi, se una persona arriva con tre ore di ritardo dov’è il problema, alla fine è arrivata no? Due minuti o mezza giornata cosa cambia.
-        Hotel o servizi vari: una cosa non funziona (raro) chiami e in meno di due minuti sono già lì a sostituirla. Caraibi: lo sapevano già da mesi che quella cosa non funzionava, stanno aspettando il tecnico. Non è dato sapere se qualcuno l’ha chiamato, sto tecnico. Ma prima o poi verrà riparata.

-        Autonoleggio: vai, firmi, paghi, ti danno la chiave e vai a prenderti l’auto al parcheggio, sanno esattamente se ha ammaccature e dove sono; alla restituzione ti chiedono solo se tutto funziona bene (luci, frecce, freni….) ma nessuno guarda la macchina perché se hai fatto danni ti addebiteranno direttamente il costo sulla carta di credito, né un dollaro in più né un dollaro in meno. Caraibi: vai, se tutto va bene in meno di mezzora hai il contratto, fai cinque giri dell’auto facendo delle crocette su un disegno stilizzato per segnalare le botte già esistenti, prendi l’auto e qualunque cosa non funzioni se non la segnali immediatamente sarai stato tu a romperla. Al ritorno rifai cinque giri dell’auto col tipo che toglie anche la polvere (sia mai che nasconda una rigatura), e se è “troppo” sporca paghi un supplemento.

….e tutto quel che io in una settimana non ho potuto vedere….


Insomma forse alla fine organizzativamente parlando l’America resta sempre l’America e si vive bene, ma vuoi mettere il colore, il calore umano, il folcklore, la fantasia ed i profumi dei caraibi? Dove nulla funziona, ma tutto è così bello….