bouge ton corp!

Le Marin, 30 novembre 2013

Quei 2 giorni in Martinica dopo la partenza di Carla mi sono sentita un po’ sola. Mi sono divertita parecchio durante la sua presenza, devo dire che tanti anni di separazione non ci hanno cambiate poi tantissimo e abbiamo ritrovato piuttosto velocemente le nostre abitudini, le nostre scemenze e i nostri codici. Sono le cose belle della vita. Il giorno stesso della sua partenza è arrivato Julien, ci siamo visti giusto il suo primo giorno di vacanza poi sono partita in charter con 12 passeggeri alla cabina per un toccata-e-fuga alle Grenadine assegnatomi last minute: un branco di pazzi furiosi che a sceglierli uno per uno non si poteva trovare in giro di meglio. A bordo tante risate, tanti scherzi, tanto ma tanto buonumore…. Di quei gruppi che poi ti ricordi per sempre, al richiamo di “bouge ton corp!”. In particolare uno dei ragazzi me ne ha combinate di tutti i colori, e io che gli davo corda: ne sono usciti di quei siparietti che c’era da star male dal ridere (della serie: se pubblicano le foto su facebook sono licenziata seduta stante per manifesta sprofessionalità).


Questi è un peccato davvero salutarli e penso sia uno dei charter meglio riusciti della mia carriera, li amo alla follia tutti e 12! (No, ok, sarò sincera, ne amo solo 10, ma i due restanti mi piacciono comunque). Ce ne sono un paio un po’ speciali, ma penso sempre che sia per il discorso che la gente quando va in vacanza dimentica i neuroni a casa perché certe perle di storditaggine non sono obiettivamente compatibili con la sopravvivenza in un mondo difficile come quello in cui viviamo, quindi dev’essere per forza una questione di sinapsi momentaneamente non disponibile.


E detto questo corro via che devo vedere di corsa l’osteopata (sto cadendo a pezzi, una volta mi bastava una seduta ogni 6 mesi, mò siamo a 2 in un mese…) e poi di nuovo a bordo a prepararsi per l’accoglienza dei nuovi 12, altro giro altro regalo. E…. bouge ton corp!

one love, one hearth

Martinica, 18 novembre 2013

Finita. Con tutte le gag involontarie di Ameliosclero stiamo scrivendo la trama di uno sceneggiato che spopolerà tutte le serie televisive ora in auge, cerchiamo solo produttore che sponsorizzi il progetto e siamo a posto! Oppure ancora meglio l’idea di montare sul palco di Zelig coperta e tuga di un catamarano e farlo muovere nel suo mondo (ricordiamolo: è un mondo magico!) osservando la scena come spettatori esterni…  cioè… voglio dire… c’è di che star male dal ridere!!! A partire dall’abbigliamento a come si muove, le espressioni che fa ma soprattutto il linguaggio che usa, che switcha dall’inglese al francese al creolo con parole di tedesco che a volte escono frasi che per ricostruirle ci dobbiamo mettere veramente tanto impegno e tanta fantasia… Un personaggio unico, sicuramente disconnesso ma simpatico, che in certi momenti hai voglia di prenderlo di prepotenza e sassarlo in acqua, ma in linea generale alla fine gli vuoi anche quasi bene, è troppo svitato per arrabbiarsi veramente! Sono le Sieben past fourteen (ore 19.40) racchiude tutta l’essenza del personaggio: queste tre parole nella loro semplicità sono un complicatissimo capolavoro di mix lingua/struttura oraria/grammatica ed ingegneria neuronica…. giuro se mai avrò una barca mia la chiamerò sieben past fourteen.

Gli altri…. che dire… i due passeggeri olografici alla fine si sono rivelati due persone reali e corrette, semplicemente un po’ introversi: lei parla pochissimo, lui ancora meno. Gli altri due invece un pelino più attivi, forse il marito fin troppo tanto da arrivare quasi a scocciare per quanto metteva il naso ovunque, e poi col suo modo di rivolgersi alla gente sempre come se fossero tutti deficienti non ha riscosso grande successo, anzi a me ha anche fatto girare un po’ le scatole e non lo metto certo nella mia top list… ma nemmeno tra i peggio avuti in barca, diciamo un anonimo rompipalle che verrà dimenticato nel giro di mezza giornata. In generale comunque io (professionalmente parlando) non ho dato il meglio di me stessa, ero demotivatissima: i pasti si svolgevano in un silenzio quasi imbarazzante: qualunque tentativo di conversazione cadeva nel vuoto e nel piatto potevano trovarsi ostriche o merda loro non facevano una piega né un commento, non ho mai sentito dire né grazie né buono né schifo, espressività inesistente…. e allora sai che ho fatto io? 
Ho fatto che per la soddisfazione che ne traevo ho lasciato da parte l’aspetto culinario del mio lavoro e mi sono dedicata a Carla: in tavola il l’indispensabile per nutrire la ciurma e per il resto del tempo via a godermi le isole con la mia amica, e così abbiamo fatto una bellissima lunga nuotata a Tobago Cays con le tartarughe e perlustrazione iguane sull’isolotto, poi abbiamo passato un bel pomeriggio a Mayerau con Mr.Faboulous Jean Claude, e anche in serata siamo uscite sempre con lui (la faccia degli altri quando ci è venuto a prendere col suo barchino…); poi sono stata anche alle Dark View Water Falls con Loghi, che in 9 stagioni è la seconda volta che riesco ad andarci, e varie volte a terra in cazzeggio a destra e sinistra, insomma me la sono proprio goduta!!! E ho concluso che se per certa gente la gioia di vivere è un fatto interiore non bisogna farsi condizionare ed è meglio godersi questa vita, che ne abbiamo una sola e come dice Jean Claude don’t stress, keep calm, take it easy, feel right.


Martinica: oggi ci siamo installate nella mia casa nuova della stagione e finalmente forse la smetterò di traslocare ogni 3 giorni, che sarebbe anche ora. E’ bellissima!!!!!!!!!!!!!!!!

Ora qualche giorno di turismo con Carla, serate in compagnia e giri vari, e poi quando lei parte arriva Julien tipo staffetta, fino al prossimo charter (beh, sabato non è che sia poi così lontano eh). E in tutto questo ‘ndo sta il mio riposo? Bah, che mi frega, avrò tempo da vecchia di riposarmi!!!!



“how do you say calamars in french? “sèche” 

“no, quelle sono le seppie” “ah bon, alors calamars”



siamo un equipaggio bellissimi

Mustique, 12 novembre 2013


Un equipaggio che sembra il casting di un film genere demenziale, o forse è uno studio scientifico studiato a tavolino perché persone normali non ce n’è, a partire dallo skipper (affettuosamente soprannominato Amelio perché vive in un suo magico mondo…) ma è un personaggio troppo forte che se sai prenderlo dal verso giusto ti fa morire dal ridere.
Poi abbiamo Olo e Gramma, una coppia che fa parte della serie è proprio vero che Dio li fa e poi li accoppia; si aprono le scommesse su quando si sentirà per la prima volta il loro timbro di voce. Gli dici le cose o gli fai una domanda e non ricevi né un si né un no, né un grazie né un vaffanculo, allora semplicemente li chiami quando è pronto da mangiare e loro arrivano, mangiano, si alzano da tavola e non li senti/vedi più fino al pasto successivo. Però non danno fastidio e non rompono, quello proprio no. Poi abbiamo un’altra coppia più avanti con l’età ma viventi ed attivamente partecipi alla vita di bordo, sono simpatici. Tutto sta andando bene tranne il tempo che è un po’ birichino ma confidiamo nel bel tempo per i prossimi giorni quando saremo nel cuore delle Grenadine. Domani Tobago Cays, poi Mayerau, poi Union. Io sono molto curiosa di vedere che effetto mi fanno con questi ultimi stati d’animo. Mah. Punto interrogativo plurimo.  

gira la ruota.... e compra una vocale

Le Marin, 09 novembre 2013

Non può piovere per sempre, diceva Murphy. E quanto più forte piove più il temporale sarà breve, aggiunge Vaifra.

O è la volta buona che mi ricoverano davvero o sono una forza della natura che in quattro e quattr’otto mi sono ripresa… (forse complice anche l’esperienza a prendere delle batoste e farsele scivolare via il più velocemente possibile….??). Sto bene. Davvero, l’acquazzone è passato. Si ok, lo ammetto, un po’ di fondo amaro c’è ancora ma è veramente giusto un fondino perché di base sto ritrovando me stessa, col sorriso, la joie de vivre e tutto il companatico. E tutto si è sistemato, almeno qui in Martinica, e ho fatto pace con le Antille. E poi ecco che certe cose come ti basiscono quando succedono e poi altrettanto ti si rigirano quando ormai ci avevi messo una pietra sopra e ti stavi rassegnando.
Carla è qui da 3 giorni e un po’ io ho fatto la turista, un po’ lei ha fatto l’aiuto-hostess il giorno dell’imbarco. I suoi compagni di viaggio sembrano persone a posto, teteschi quinti etucati e cortiali, e a bordo succede che: tra me e Carla si parla Italiano, se c’è anche lo skipper si parla Francese, i ragazzi tra di loro parlano Tedesco, mentre quando si chiacchiera tutti insieme ovviamente si opta per l’Inglese e non manca qualche parola di Spagnolo. A noi Babele ci fa ‘na pippa.
Lo skipper è un personaggio surreale, non lo conoscevo e anche chiedendo in giro non è tra i più conosciuti ma è simpatico e disponibile. Credo proprio che ci farà ridere molto, probabilmente anche a sua insaputa. Già il primo giorno ha avuto un paio di uscite di quelle che ti guardi e ti dici che non può essere talento naturale, ci dev’essere per forza il suggeritore da qualche parte. Forte.
Domattina si salpa finalmente con direzione sud, prossimo aggiornamento più avanti nel tempo.



Ps: ah ecco, prima della partenza nella barca nostra dirimpettaia c’era un gruppo di Italiani e mi ci sono inchiacchierata: simpatici, e mi dispiace moltissimo per loro che abbiano come skipper quel grandissimo fottutissimo bastardo del mio padrone di casa dell’anno scorso, quello delle mutande per intenderci, quello a cui avevo spiegato in maniera piuttosto colorita che casomai ci fossimo incrociati per sbaglio avrebbe dovuto far finta di non vedermi proprio, pena la sua incolumità fisica. Così è stato, bravo, nel giro degli ultimi 12 mesi deve aver ritrovato il cervello che si era bevuto l’anno scorso.
Le Marin, Martinica,  08 novembre 2013

I periodi sfigati capitano a tutti, così come i periodi d’oro. E io sono contenta quando i periodi sfigati sono veramente tanto sfigati che non ne va dritta una e anzi si mettono d’accordo che vanno tutte storte proprio tutte insieme, ti guardi intorno e non c’è un aspetto della tua vita che stia andando bene. Bene, che capitino tutte insieme allora, almeno quando la piena del fiume sarà finita il sole asciugherà il fango e magari verranno anche scoperti aspetti del paesaggio che prima erano coperti dall’acqua in fuga. (filosofica oggi)
E’ così ora; come ho già ripetuto allo sfinimento, sono un po’ alla frutta con questi posti; ne parlavamo l’altra sera a cena con gli zii della montagna, siamo antillo-dipendenti: vogliamo smettere ma poi torniamo sempre qui, si sta anche pensando di fondare un’associazione di auto-aiuto e recupero, stile Caraibisti Anonimi…
Io non volevo venire, poi invece eccomi qua. E in 20 giorni ne sono successe come non erano mai successe nelle 9 stagioni passate, nemmeno quell’anno in cui ero con la Milena e pensavo veramente di andarmene via. Un’agenzia mi tira un colpo basso, una ex collega si dimostra poco corretta, una padrona di casa mi truffa, un amico mi aggredisce… c’è altro nella scaletta del programma o va bene così? No perché io se sommo queste a quelle, ben più dolorose, che arrivano dall’Italia sarei anche a posto. E allora sbrocco. Ma non faccio casino, semplicemente con un tocco di magia trasformo le sfighe in botte di culo, in fondo basta solo cambiare l’angolo di veduta ed ecco che il vederci privati di qualcosa si trasforma in occasione di fare qualcos’altro. Volevo andarmene? Eccomi servita la scusa. Avevo paura di avere poi rimpianti? A questo punto no.


E ho anche capito un’altra cosa: io non sono stufa delle barche, ho semplicemente perso di vista le cose che tanto mi avevano entusiasmato agli inizi, tutta quella vita semplice, i rapporti veri e facili tra le persone, la mancanza di invidie ma anzi la solidarietà, l’apertura di mente e di cuore…. Quelle cose esistono ancora, e ci sono anche qui; ma io in preda al delirio che avendo contratto debiti avevo bisogno di soldi e quindi lavorare lavorare lavorare le avevo perse di vista immergendomi nella vasca degli squali che mangiano pane e cattiveria senza contorni di correttezza. Io invece ero partita con quelli che della barca ne avevano fatta una scelta di vita, e loro esistono ancora ma io negli ultimi anni, sempre su e giù a saltellare da un charter all’altro senza sosta, li ho visti e vissuti troppo poco. Quindi la colpa è mia e non sono una vittima, sono solo il risultato di questa mia distrazione. Ma posso rimediare. Non so, forse abbandono davvero le barche o forse no, intanto con i dovuti modi e maniere (perché se gli altri sono scorretti non significa che anche io debba esserlo) me ne vado. Forse non subito, forse aspetto di aver portato a termine i miei impegni o forse mando a culo tutti e me ne sbatto, ma dentro di me la porta è chiusa. E almeno questa la sistemo. Restano le altre cose a casa, purtroppo io lì quel che potevo fare l’ho fatto e non posso scegliere io anche per le altre persone, ma di buono c’è che anche in questo ho proprio sentito lo scrocchio dello switch che da Down ha fatto Up… e come per magia…. tutte le “sfighe” degli ultimi giorni si sono veramente girate a botte di culo e nuove opportunità, e tutte nel giro di una giornata tanto che la difficoltà maggiore è proprio raccapezzarcisi! E l’arrivo di Carla qui sembra stia impostando il pulsante bello fermo in posizione Up: quella ragazza mi fa bene, arriva sempre nei momenti giusti nella mia vita. E Ira che ci manda messaggi dicendo che ci ama mentre scorrazza in bicicletta per Amsterdam con la gamba ingessata (è Ira….. no comment)…. Ecco, tutto questo mi fa sentire che probabilmente il cerchio è chiuso. E mi sento serena.

E come avevo terminato il post precedente, questa è la Vaifra. Che ogni tanto si abbatte ma poi porca zozza si alza sempre, e chi non l’apprezza prego si accomodi a rivolgere il proprio interesse altrove, che io c’ho una vita da vivere e vorrei viverla con persone che vogliono a loro volta viverla con me. Ho fior di amiche e una famiglia spettacolare…. tutto il resto…. è solo aria fritta!


Io torno su Marte, qui sulla terra siete tutti matti!!!!!!!!!

Il mondo è bello perchè vario

Le Marin, 04 novembre 2013

….In questo periodo già un po’ down di suo, poi ti succedono anche cose che rimani lì un po’ basita chiedendoti “ma questa poi….”

Allora, succede che tu ad un certo punto della tua vita ti rendi conto che tu, proprio tu, esattamente tu, sei stata scelta per “altro” che non è riprodurti e partecipare all’evoluzione della specie, te ne fai una ragione e parti in giro per il mondo a cercare questo “altro”, e visto che comunque da quando sei nata hai sempre avuto una predisposizione quasi maniacale x tutto ciò che riguarda le comunicazioni alla forma scritta, ma dico fin da piccolina proprio: ti ricordi perfettamente che – tu all’asilo e tuo fratello in prima elementrare – i compiti di casa glieli facevi tu, e a metà anno scolastico il babbo è stato costretto a comprare libri e quaderni anche a te con la promessa che avresti lasciato anche a tuo fratello la possibilità di imparare l’alfabeto; a 7 anni componevi già mini racconti di burattini e bambolotte; sei maniacale  tanto che anche a scuola la prof diceva a tutta la classe ragazzi il tema almeno una pagina e aggiungeva Vaifra tu fanne al massimo 30 per favore ma tu, già all’epoca una personcina insubordinata e testarda che invece voleva fare le cose di testa sua, per non oltrepassare le 30 pagine di limite massimo cosa facevi, facevi che anziché scrivere nella metà pagina piegata per verticale come usava (usa ancora?) lasciavi un margine a destra di meno di un centimetro (furba!) ed ecco che riuscivi (pur cercando di contenerti e di frenarti) a stare dentro le 30 pagine, al massimo 31, o qualche volta 40; Ecco, dicevo, visto che tu hai sempre avuto questa mania di scrivere, succede che quando parti per andare dall’altra parte del mondo a fare qualcosa che nemmeno sapessi esistesse, come puoi non iniziare a scrivere mail a dir poco kilometriche a tutti quelli che conosci e che ti hanno chiesto di aggiornarli sulla tua nuova vita? L’unico modo per impedirtelo è tagliarti le dita, diversamente non c’è soluzione. E quindi inevitabilmente qualcuno ad un certo punto ti dice caspita Vaifra ma lo sai che mi fai proprio ridere nelle tue descrizioni, ma lo sai che scrivi bene (si lo sapevo già grazie, voglio dire: in mezzo a tante cose in cui sono impedita almeno una cosa fatta bene la saprò pur fare anche io no?), ma lo sai che però per quanto è piacevole leggerti a volte rompi anche un po’ le balle? Ops. E allora ecco che diplomaticamente ti lanciano l’idea di aprire un blog, in modo che chi vuole ti legge, chi non vuole non ti legge. Giusto, perfetto, non fa una piega ed in fondo io non ho nessun diritto di invadere le caselle di posta altrui, mica sono spam io, e allora ben venga l’idea del blog. E blog sia allora. Poi succede che qualche anno dopo, qualche anno passato a scrivere questa sorta di diario pubblico su internet, che tu sei convinta sia seguito dai tuoi genitori, zii, cugini, amici e qualche ex collega, monti sul tuo bloggettino questo strumento di cui ti hanno parlato, si chiama analytics e registra tutte le visite sul tuo blog, e tu con tanto, ma tanto, tantissimo e vero STUPORE resti come un baccalà a fissare lo schermo, precisamente quel numero: media mensile di visitatori, che oscilla tra i 500 ed i 600. Ti senti ribollire il sangue, dici ma come, ma no, ma io non pensavo, ma chi cazzo se ne frega di cosa faccio io se non appunto i parenti e quei quattro gatti dei vicini di casa? Allora cambia tutto cavolo, allora non è solo il mio diario, è vero sono una grandissima cogliona a non averci pensato ma è palese che internet è uno strumento potentissimo, e anche mettere un titolo simile non è che passa proprio inosservato nei motori di ricerca…. Ma guarda un po’, come disse il pesce rosso che fece tutto il giro del vaso, ma certo, ma che ingenua che sono, io in certe cose sono tanto sgamata ma in altre sono veramente indietro, me ne rendo conto: non è la prima volta e probabilmente nemmeno l’ultima. E poi inizi a ricevere mail da parte di sconosciuti, ma tante mail, tantissime. Ok gli esauriti che ti mandano il cv ti fanno un po’ ridere, ma poi ci sono anche tutti quelli – tantissimi – che ti chiedono informazioni su come fare per diventare hostess, o “come butta lì ai caraibi che sto pensando di trasferirmici?”, o anche semplici mail di complimenti, di felicitazioni perché comunque raccontando certe cose porti un po’ di sole sulle grigie scrivanie invernali di tanta gente, e quelli che ti ringraziano “per la compagnia”, e poi nei periodi in cui magari sei un po’ giù o hai avuto qualche difficoltà perfino le mail-paccasullaspalla ti fanno piacere anche da parte di sconosciuti. Insomma, inizi un pochino a pensare che forse, nel tuo piccolino, stai anche facendo una cosa buona. E a volte non ne hai proprio voglia di scrivere (strano, stranissimo, ma si sa anche i più golosi dei golosi a volte rifiutano un profitterol) ma comunque lo fai. E poi ci sono quelli che ti criticano, quelli che ti dicono (molti alle spalle e pochi nel grugno, e io questi ultimi li rispetto tantissimo perché almeno me lo dicono chiaro) “ma chi ti credi di essere” o “ma pensi di essere l’unica?” o “eh beh, in questa epoca di esibizionismo figurati se non mancava la mitomane col blog”. Accetti le critiche, non tenti nemmeno di difenderti perché fa parte del gioco, non puoi piacere a tutti per forza. Però cambi il tuo modo di scrivere: prima nella tua  convinzione (ok criticabile ma comunque in buona fede) di blog-uguale-diario-che-nessuno-si-fila scrivevi senza problemi nomi cognomi e tutto, invece quando scopri di avere un’eco superiore ad ogni attesa ecco che stai un po’ più attenta e metti i nomi solo delle persone che te lo dicono, per il resto no, magari metti l’iniziale oppure un nomignolo inventato. Poi ci sono situazioni dove non fai nessun riferimento di riconoscimento delle persone di cui stai scrivendo perché comunque ci sono leggi sulla privacy, e poi c’è chi ti dice ridendo “non voglio che scrivi nemmeno la mia iniziale”, ok hai fatto bene a dirmelo e ti ringrazio di avermene informato perché io nella mia ingenuità avrei continuato a scriverla, ma potevi dirmelo subito così non dovevo andare a ritroso di tutto quel tempo per correggere post già pubblicati, ma comunque riconosco che hai ragione, è un tuo diritto anzi mi scuso per la mia ingenuità e rimedierò quanto prima a tutti i post vecchi….


E poi c’è che un giorno ad un certo punto uno che ti ha sempre detto quanto tu sia una persona meravigliosa ma con l’unico difetto di avere un blog ti esplode improvvisamente nel muso che sei una persona di merda e devi solo vergognarti di avere un blog, non vali una sega, fai schifo, quasi arriva a farti capire che se ti ammazzi fai un favore al mondo, in ogni caso sei pregata di sparire e probabilmente ti denuncerà anche perché sparli male pubblicamente della gente che incontri. Boh, un pochino ci rimani anche male, cavolo è vero che sai che odia il tuo blog ma in fondo ci si è riso sopra insieme un sacco di volte, e soprattutto nella tua ingenuità il fatto di definirlo in maniera generica è sufficiente, non ti aspetti proprio un attacco del genere e ti verrebbe voglia di dirgli “scusa, forse io sarò anche gnucca, deficiente, ritardata, definiscimi come vuoi ma non aggredirmi, tu mi avevi detto niente iniziale e io sono stata sul generico, non vedo dove sia il problema e quindi se invece il problema c’è allora dammi la possibilità di spiegarti la mia buona fede e soprattutto di scusarmi e magari anche rimediare, non mettermi in croce così, perché se no mi viene da pensare che non sia questa la ragione del tuo così feroce incazzo con me ma ci sia altro…..”
E comunque, in un periodo già così confuso per me, questo attacco è fatale. Ci sono già tanti vasi colmi, e le gocce stanno cadendo tutte adesso, il pavimento è un lago! Ma per non divagare restiamo sull’argomento blog. L’ho privatizzato così si entra solo su invito, basterà? O ancora una volta sto peccando di ingenuità? Ma poi in tre giorni tra messaggi privati in facebook e mail (a parte le persone che conosco che me lo hanno chiesto direttamente al telefono), ho ricevuto almeno due dozzine di proteste da parte di EMERITI SCONOSCIUTI “mi mancheranno i tuoi racconti” “no, perché l’hai fatto???” “peccato”…. E allora anche questo ti fa riflettere, come se in questo periodo ti mancassero gli argomenti di riflessione, e ti ricordi di essere – nel tuo infinitamente piccolo – una sorta di servizio sociale antinoia e stai espletando un’attività di favoreggiamento sogni per tanta gente. E ti chiedi se è giusto precludere la possibilità di leggerti a delle persone che magari non sanno come fare a raggiungerti per chiederti l’autorizzazione ad entrare.
E la conclusione è: io non scrivo cose personali delle altre persone (le più personali nemmeno le mie), non racconto balle, non sparlo proprio di nessuno, e per il resto quel che voglio raccontare di me stessa sono solo ca**i miei, se voglio mettermi anche a descrivere minuziosamente per filo e per segno che ho avuto la diarrea e quanta ne ho fatta e di che colore era… ma saranno affari miei o no!!! Io rispetto la privacy degli altri, ma la mia libertà di espressione dov’è? Ma soprattutto, nessuno è obbligato a leggere un blog: ti piace leggi, non ti piace non leggere, mi sembra semplice. E non mi si rompano le scatole, che finora le critiche mosse sono sempre state lecite e infatti ho rimediato e mi sono scusata, ma non ho né tempo né voglia di correr dietro alle altrui paturnie perché ne ho fin troppe delle mie. Onestamente ed obiettivamente non mi sembra di aver offeso né insultato nessuno, la mia coscienza è a posto, poi se le scuse vengono accettate bene, se no non posso farci niente e pur con la morte nell’anima posso solo rispettare la lecita richiesta di non farmi più viva.


Ecco, questa è la Vaifra che conosco. La confusione c’è ancora tutta ma la crisi sta passando, e sono anche questi incidenti di percorso che a volte ti danno lo scossone per reagire. Sei già piegata a metà e ti arriva un’altra bastonata, esattamente da dove pensavi di ricevere affetto e abbracci: o ti butti sotto un treno o reagisci. E in Martinica non esiste la ferrovia. 

Piano A, B, C....Z...????

Al largo della Dominica, 30 ottobre 2013. Vento buono, mare calmo con onde esattamente perfette, motori spenti, pace e bene per tutti.


Io penso di aver stabilito un record mondiale di dormita…. e non ho nemmeno finito. Partiti da 27 ore penso di averne dormite 20, forse anche qualcosina in più… Poi se questo skipper va a dire in giro che non sono di compagnia non posso nemmeno biasimarlo, ha ragione!! Ma io gliel’ho chiesto se voleva che prendessi delle guardie e ho anche rilanciato varie volte, lui ha detto dormi serena che se sono stanco ti chiamo e poi se non mi chiama mai mica è colpa mia, io la mia parte l’ho fatta! E si vede che ne avevo bisogno di dormire così tanto. Ho il cervello fuso a forza di pensare a cosa fare, e non per la prima volta in vita mia mi chiedo se non era meglio nascere stupida e vivere da deficiente, sarebbe stato molto più semplice anche perché tutte queste elucubrazioni alla fine mi mandano in tilt i neuroni e, più confusa che un camaleonte in una vasca di smarties, rischio di fare veramente delle cretinate. 
Allora ho deciso di non decidere niente e di lasciar fare al caso, tanto ho già visto in passato che le cose succedono da sole e in maniera semplice quando arrivano a maturazione. E mi sento meglio. E così almeno forse la smetto di arrabattarmi il cervello cercando di spiegarmi il senso di tutti questi segnali che da un paio di mesi non mi abbandonano (eh sì, continuano) e torno la Vaifra di sempre perché mi rendo conto di non esser molto in me: magari chi mi conosce non si accorge di nulla ma devo ammettere anche io di essere sgonfia e demotivata. Penso di essere al capolinea di questo lavoro, non sono ancora pronta ad abbandonarlo definitivamente ma non credo di esserne lontana. Fisicamente sta diventando davvero dura, e ancora peggio questa vita nomade e randagia che non so nemmeno più dov’è il mio posto al mondo, vorrei un letto ed un comodino fissi, magari anche un armadio, come dicono i Francesi un "petit chez moi", chiedo troppo? Sto cercando alternative ma….. dove? cosa? E poi non ne sono nemmeno sicura di voler smettere di navigare. Richiudermi tra quattro mura di un ufficio non ci penso nemmeno, dopo 6 mesi darei di matto. Ci vuole qualcosa che mi permetta di restare in movimento, almeno di tanto in tanto. Un paio di idee ce le ho qui che covano da un paio d’anni, non ne parlo per scaramanzia ma forse è la volta buona che questo inverno anziché lavorare a testa bassa tutta la stagione mi prendo una pausa per andare ad esplorare altre zone, in testa ho la Florida ma sono aperta anche ad altre destinazioni, un’amica mi ha appena mandato info e notizie sul Madagascar e anche là non sembra male. O l’Italia? Ahaahha, buona la battuta!!!! Quando sarà saltata qualche testa a Roma allora magari anche si, ma per il momento sono ancora troppo alla ricerca della qualità della vita, cosa che in Italia ci è impossibile, in Italia si tira a campare…. vivere è altro! Poi quando sono via muoio di nostalgia per casa, famiglia ed amici, ma ogni volta che vedo il nostro Paese da fuori mi chiedo come si possa restare lì, poi torno ed in breve anche io mi adeguo all’andazzo, poi ne esco e mi chiedo “Oddio ma come ho fatto!”

Poi succede che mentre scrivi guardi fuori e vedi queste nuvole bianche in questo cielo così azzurro che ti spacca gli occhi, magari ci sono pure i delfini come mezzora fa, e ti chiedi come puoi anche solo lontanamente pensare di abbandonare tutto questo….e riparti da zero con la domanda primaria: cosa voglio io nella vita?? Piano A: non mi è stato concesso; piano B: l’ho vissuto intensamente, amandolo con tutta me stessa ma ora boh; piano C: chi vivrà vedrà, io chiudo qui le trasmissioni neuroniche. E non ne parlerò PIU’!!!!



E dopo questi pensieri che mi inondano la scatola cranica, e non li ho nemmeno espressi tutti perché ce ne sarebbe un altro ma è veramente privato quindi zut e facciamo finta di niente che tanto tutto passa, passa la vita, passa l’amore, passa perfino che fuori piove; vado fuori a vedere il tramonto, e magari scambio anche due chiacchiere con quel buonuomo lassù di sopra che mi sta portando in Martinica come fossi un accessorio inanimato della barca; devono avergli detto “tu porta giù la barca, e attento assicurati che sopra ci sia anche una hostess, SE parla dovrebbe avere accento italiano, se la vedi esanime ogni tanto scuotila un attimo per vedere se almeno respira ancora”.  Si si, tranquilli tutti, sto bene, sono solo chiusa nella mia grotta.

Giù al nord

Anegada (British Virgin Islands), 22 ottobre 2013
  
Ebbene si, dopo almeno 6 anni eccomi di nuovo qui alle BVI. E confermo che mi piacciono di più le Grenadine. Charter iniziato da 3 giorni, forse 4 non lo so ho perso il conto, so solo che partire così di botto con un charter da 9 persone (più noi due, e fanno 11) di cui 5 bambini è massacrante. Questi poi sono delle idrovore, per loro stessa ammissione dipendenti dal cibo, e infatti raramente ho visto mangiare queste quantità con tanta voracità e frequenza, e io che di solito vengo sgridata per la troppa abbondanza mi trovo a non tenere il passo con le fameliche bocche di questo gruppo. Simpatici, carini e piacevoli ma tutti col verme solitario, che quel che per la gente normale è un pasto per loro è l’aperitivo…. pertanto passo le giornate a sfornare di tutto di più, riposo zero e arrivo a sera che piangerei per il male ai piedi, tanto che potrei anche pagare mezzo stipendio per un massaggino. E poi ti dicono “bella vita che fai te ai caraibi”… come se passassi le tue giornate spaparanzata su quelle spiagge da sogno che riesci a fotografare solo guardando fuori dall’oblò (ovviamente esagero, ogni tanto riesci anche a mettere i piedi sulla sabbia… ogni tanto ho detto!!!!)

Quest’anno non ho la verve che in genere mi contraddisitingue, e poverini mi dispiace perché meriterebbero più partecipazione da parte mia ma proprio non ce la posso fare, questi posti non li conosco, non li sento miei e quindi non riesco a trasmettere un entusiasmo che non ho; andrà meglio il prossimo, giù alle mie care Grenadine. E diamo la colpa alle isole, che è più facile, sto diventando pure scaricabarili, di questo passo dove andrò a finire!?!


Non avendo tanto da raccontare ho deciso di autoinvitarmi ad un gioco che ho letto qualche tempo fa su un blog che seguo, ma partiamo dall’inizio: esiste questo mondo parallelo di bloggeristi, io stessa sono una bloggerista ma anomala: ho un blog, ne seguo tre o quattro ma non partecipo a suon di commenti su ogni post che viene scritto su questi blog, di conseguenza mi rendo conto di essere un po’ fuori dal giro. Ad ogni modo tra i miei preferiti c’è questo blog che seguo con interesse che è quello della smemomamma, mi fa morire leggere i suoi post perché io e lei siamo gli esatti opposti, diciamo che io sono una che il piano B l’ha messo in atto, lei vive felicemente il piano A; e qualche settimana fa scriveva di questo gioco tra bloggeristi in cui ognuno doveva scrivere alcune cose che ama della sua giornata-tipo e alcune cose che detesta, poi estendere l’invito ad altri blogger. A me non mi ha invitata nessuno proprio perché mi sono autotagliata fuori dal giro, ma stavolta partecipo per i fatti miei quindi vi elenco qui di seguito cosa amo e cosa detesto della mia giornata-tipo;
 


Le cose che mi fanno rimpiangere di non fare la segretaria, e come ho scritto una volta in preda ad un lapsus mi sento una hostRess:
-        I clienti vittime del fuso orario che ti ballano il tip-tap sulla testa alle 4 del mattino.
-        Quando finisci di lavare i piatti del pranzo e ti rendi conto di esser già in ritardo per la cena.
-        Quando al mattino esci dalla tua cabina e prima di dire buongiorno ne hai già addosso 4 che ti fanno domande di tutti i generi.
-        Quando arrivi con 6 carrelli della spesa stracolmi (senza il bere) e nessuno ti caga di striscio per darti una mano a caricare tutto in barca. E magari piove.
-        I clienti che salgono in barca e “Ah, cuoca italiana? Allora ci fai la pizza (o spaghetti/lasagne/tiramisù….)”. Li ucciderei.
-        Quando tu ti fai un culo disumano e nessuno ti caga di striscio mentre invece lo skipper non fa un benemerito cicco di niente (non tutti, e stavolta sono con l’eccezione) ed è un Dio in terra. Sto giro addirittura hanno chiesto a lui gli ingredienti di una torta, fanculo và.
-        Le invasioni di cucarache a bordo.
-        I Francesi, che ti stanno lì col fiato sul collo che hanno fame (e magari sono nemmeno le 12  quindi NON sei in ritardo ma ti fanno sembrare di si), finalmente dici “ok tutti a tavola, è pronto”….. e loro INIZIANO l’aperitivo. Da mettersi ad urlare.
-        Quando non c’è vento e la boa batte tutta notte sulla parete della tua cabina, esattamente ad altezza testa.
E quel che invece è impagabilmente bello:
-        Quando sudata marcia, ma proprio da far schifo, ti butti in acqua e per qualche secondo senti il frizzolino sulla pelle con tutte le bollicine intorno che ti sembra di buttarti dentro una vasca di Perrier.
-        Quando durante le navigazioni riesci a ritagliarti un momentino per te, che ti butti sul divano e resti in quella fase di rincoglionimento del dormi-veglia, e mentre ti fai cullare dalle onde se ti va di culo che sono tutti fuori a prendere la tintarella senti solo il rumore delle onde stesse e del vento.
-        I clienti che prima di andare a dormire ti fanno la sfilata per darti il bacio della buonanotte ringraziandoti delle cose buone che gli prepari.
-        Il piacere di incontrare amici in giro.
-        Il silenzio della barca quando se ne vanno tutti in spiaggia, e anche il piacere di rivederli a bordo quando tornano (quasi sempre).
-        La sera, strisciare con le ossa rotta fino alla tua cabina là davanti, che anche se è un loculo ti sembra una reggia, e mentre ti svesti pregustarti un’intensissima notte di sonno cullata dal ciondolio della barca…..impagabile!!!!

Ile de la Forchue, 28 ottobre 2013
 Pescare?? Se abbiamo pescato???? Ma sti grandissimi ka, alla faccia del pesce!!!!! Dopo il primo marlin che durante il trasferimento Martinica-St.Martin dopo un’ora e mezza di lotta ha spaccato tutto, abbiamo preso un barracudino, un tonno dignitoso e un altro tonnetto piccolino. Poi per tutta la crociera alle BVI abbiamo preso solo tanti barracuda, mollati per paura di chiguatera, e tanti tonnetti ma troppo piccoli quindi tutti rilasciati al mare. Di commestibile solo uno spanish mackrel. Poi….ieri….ritorno dalle Vergini a St.Martin, 15 ore di navigazione controvento, due palle bestiali tutti rincoglioniti dai salti e dal rumore del motore, il mare contro, l’acqua, il sale, la stanchezza; ma almeno la giornata è stata movimentata dalla pesca di un bel marlin, nemmeno un quarto di quello che ci aveva mollati ma comunque abbastanza grande, e un bel dorado. Persi per strada il secondo dorado ed il secondo marlin. Stamattina, tonno bello grosso, 4 kg e mezzo già pulito. E così il menu dell’ultimo giorno ha visto sfilare in ordine di apparizione: dorado alla thaithienne, carpaccio di marlin, tartare di marlin, tonno alla siciliana, nems di marlin, tonno al pistacchio e marlin al barbecue, con salse di tutti i tipi e tutti i generi. Sfondati di pesce, e congelatore pieno. Vai skipper, sei il numero uno!!!!!!!


St.Martin, 29 ottobre 2013

Tutto bene, charter portato a termine con successo: clienti soddisfatti, hostess disintegrata, cambusa vuota, tranne il frigo (ma li ho presi per sfinimento, alla fine li ho stremati di cibo, ho vinto io!!!!).

Ieri sera i bambini ci hanno cantato una canzoncina per noi due, sul ritmo di “Oh, Champs Elysés” con le parole cambiate in “Croisière aux Iles Vierges” e tante parole carine per noi. Davvero carini, proprio proprio tanto. Devo dire che sto giro le Vergini mi sono piaciute di più che in passato, forse perché le altre volte che sono venuta ero su barche di gamma più elevata e quindi mettere il naso fuori era veramente un’utopia; stavolta invece non che mi sia data alla pazza gioia ma insomma, un paio di volte sono riuscita ad andare a farmi le mie nuotate (ok ok, per me 10 minuti sono una nuotatona, va bene??). A bordo divertimento e buonumore, 5 bambini faranno anche tanto baccano ma quando sono così educati è un piacere anche viziarli un pochino, proprio bravi. E comunque con questo skipper è una pacchia, i bimbi se li gestisce lui per tutto, io devo solo farmi trovare pronta per quelle centocinquanta merende al giorno e per tutto il resto ci pensa lui. No non lo scrivo il nome dello skipper, e nemmeno scrivo più l’iniziale perché non vuole, però è il numero uno, è un mio amico e sono orgogliosa di lavorare con lui.
Io sto bene, ho passato qualche giorno giù di forma tanto che pensavo di star covando un’influenzina ma ora tutto a posto, solo tanta stanchezza, e i piedi martoriati, mi sa che non ho più il fisico per questo mestiere, sto giro veramente i piedi sono morti e non li sento nemmeno più. Mò parto per la Martinica con un altro skipper –che non conosco - perché il mio resta qui qualche giorno; quando arrivo giù, all’incirca giovedi, non voglio nemmeno pensarci che casino mi aspetta: trovare alloggio, dare un paio di risposte che se avessi anche solo una vaga idea di cosa voglio fare da grande sarei felice, figuriamoci come faccio a dare risposte immediate, organizzare un paio di altre cose che è sempre quando sei incasinata che ti appioppano le scadenze corte e vaffanculo Murphy, e poi vorrei anche, se possibile, prendere fiato.

Dal vecchio/nuovo mondo

Le Marin, Martinica, 16 ottobre 2013

Un salto di 10.000 km ed eccomi qui, di nuovo. Sembrano passati pochi giorni come sembrano secoli dall’ultima volta che ero qui e nulla è cambiato eppure tutto è diverso come ogni volta che torno. Forse io sono diversa, non so.

L’accoglienza è stata calorosa ed amichevole: un barbeque tra amici per cercare di tirare tardi il più possibile ma sono comunque crollata subito dopo le galline, ed inevitabilemente il mattino dopo ero sveglia prima del gallo. Prima giornata subito pesissima tra mille saluti, giro degli uffici e prima cambusa (subito, tanto per non dimenticare cosa significa fare spesa per 11 persone 10 giorni, cut vegna un chencher); E quindi ora eccomi qui, barca carica che mi ci vorrà un secolo per mettere a posto tutto, aspetto che lo skipper torni dalla dogana e partiamo in scioltezza alla volta di St.Martin dove sabato imbarcheremo i clienti, dopo tanti anni che non vado su al nord mi fa anche piacere andare a farci un giro.

Vi racconto una cosa importantissima: presente il mio ciondolo Mahori regalatomi da Luciano una decina di anni fa, e che si è rotto un mesetto fa gettandomi nello sconcerto più totale? Lo stesso simbolo che poi mi sono fatta tatuare quando sono stata in Nuova Zelanda. Il ciondolo che per tanti anni mi ha magicamente dato la forza di questo cambiamento così radicale di vita così come i Mahori ritengono significhi. Bene, qualche anno fa un amico, ben sapendo tutta la pappardella e l’importanza che questo ciondolo aveva per me, me ne ha regalato uno molto simile; io ho deciso che non l’avrei tenuto “di scorta” ma l’avrei conservato finchè non avessi incontrato qualcuno che ne avesse bisogno… e un paio d’anni fa era proprio Damiano ad averne bisogno e gliene ho fatto dono, veramente quasi emozionata al pensiero che tra tutte le persone che avrebbero potuto necessitarne fosse proprio mio fratello, e mi fa un enorme piacere vedere come anche lui non se ne separi più e abbia attribuito un significato speciale al tutto. Beh, il mio si è rotto, e questo non ho idea di cosa possa portare nella mia vita, ma caso vuole (o forse non è il caso, o forse è tutto un’enorme coincidenza assurda alla quale do troppo peso) ha iniziato a funzionare quello di Damiano, non si dice nulla per scaramanzia ma sembra proprio che il potere ed il coraggio di affrontare i cambiamenti siano stati trasmessi a lui, e al tempo stesso io verso in una profondissima crisi personale su cosa voglio fare da grande.
Premesso tutto questo, ecco il regalo che lo stesso amico mi ha portato dal suo recente viaggio in Asia, ok è vero io gli ho lanciato un sos disperatissimo dicendogli che mi sentivo nuda senza il mio ciondolo, e lui anvedi un po’ cosa ha scelto.  Non è Mahori ma da questo momento è ufficialmente aperto il dibattito: cosa significa? Ma anche niente va bene lo stesso, ormai ho avuto tutta la magia che necessitavo.

Nuvole e valigie

Toscanella,  09 ottobre 2013

L’ultima volta si parlava di nuvole e paracaduti vari. Mmmmhhhh, sarà il caso di cambiare in nuvole e ombrelli visto che qua sotto ci piove, e di brutto anche! Una tempesta in piena regola ma di bello sai che c’è? Che tanto prima o poi torna il sole e anche se non lo si vede lui c’è, per cui dopo un breve brevissimo periodo a casa io me lo vado a cercare questo sole: tra pochi giorni Parigi come Cape Canaveral eccola là la mia astronave, sono tornati a prendermi, è ora di tornare sul mio pianeta; chi lo chiama Marte, chi lo chiama Martinica, è sempre un altro pianeta.

A parte i deliri, tutto bene. L’estate è finita, il periodo a Varazze è stato lungo, lento e noioso ma intervallato da momenti positivi quindi ne serberò comunque un buon ricordo; altro da dire non ce l’ho, sono un po’ scombussolata ma conto di riprendere il controllo entro breve… so impormi su me stessa e se dico “si fa così” allora si fa così e non posso autoribattermi nulla, in fondo tra me e me chi è che comanda se non io stessa???? (Ecco, dopo di questa ricoveratemi, si ok mi rendo conto che è l’inizio della fine).

Eeehhhhmmmmm, dicevo, cerchiamo di essere seri, che qui di cose da ridere ce n’è già abbastanza. Bah, non ho tanto da raccontare, non sono successe cose di rilevanza tale da esser riportate su un blog pubblico, sono solo dispiaciuta di partire così presto; quest’anno è davvero prestissimo, e per di più ho charter già programmati fino ai primi di maggio….non ho scampo! E Murphy è un gran bastardo perché proprio quest’anno che volevo cambiare qualcosa, che avevo detto no non ci torno in Martinica perché è ora di scoprire altro, ecco che proprio quest’anno mi si prospetta la stagione più lunga dall’inizio della mia carriera…. e la "accetto" passivamente ben sapendo che niente succede mai per caso per cui sommo questa anche a tutte le altre e quel che succederà lo vedremo solo vivendo! ("le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro" cit.Linus)

Ciao Italia, e durante la mia assenza cerca di riprenderti che anche tu non hai proprio una bella situazione sotto nessun punto di vista, e per quanto bella tu sia va a finire che ci costringi tutti ad espatriare… che qui non è questione solo di spaghetti o pizza, qui la vita sta diventando davvero difficile!!!!!

ora sì che ha senso

Toscanella, 16 settembre 2013

…Anche gli odori sono diversi, non solo tutto quel che vedi e che senti. Trovi che tutti al mondo siano simpatici, tutto è bello, tutto è buono, tutto è meraviglioso, tutto è così vivo…. I colori - gli odori - i sapori, tutto ciò che ti circonda è fatto di un’aurea magica e anche la musica è diversa, all’improvviso le stesse parole delle canzoni che hai sempre ascoltato prendono un significato diverso e le fai più tue, quasi ricamandotele intorno come un sarto con un vestito. E poi sì, sei anche svampita e rintronata più del solito, canti da sola, balli da sola, ridi da sola e comunque quel sorriso da ebete che hai stampato in faccia la dice lunga. Quando fai un incontro che lo senti a pelle che non andrà nel calderone del dimenticatoio ti succedono tutte ste cose qui… E poi di colpo basta un niente per buttarti nella disperazione più totale, e cinque minuti dopo un altro niente ti riporta sulle stelle, e poi giù e poi su e poi di nuovo giù e di nuovo su (no, non è che si viva proprio tranquilli!), poi sarà, non sai, non capisci, farfalle nello stomaco e gola secca, cuore che impazzisce e pensi che tutto il vicinato possa sentirlo, e a 42 anni ti chiedi “ma…. che succede????” e soprattutto se in genere sei una cinica insensibile hai una paura fottuta ma al tempo stesso un entusiasmo che spacca le montagne…. e allora non ti fai troppe domande, non guardi oltre il tuo naso e vivi – incredula - seduta su una nuvoletta bianca e fatata a goderti l’incanto di questi fugaci momenti così energizzanti e così terapeutici per l’anima ma al tempo stesso così precari ed incerti che ogni istante viene rimpianto con nostalgia esattamente un secondo dopo essere stato vissuto… poi quel che sarà sarà, che ne sai se domani caschi fragorosamente da questa nuvola e ti sfracelli malamente al suolo? Ma di aprire il paracadute non se ne parla neanche!!!!! 



Ma….. penserete mica che parlo di me!!???!!!! Naaaaaaa….. a me ‘ste cose non capitano, io sono immune da tutto ciò….. parlavo di una mia amica…

Come l'onda prima dello tsunami

Varazze, 14 settembre 2013

Stanno succedendo cose, tante cose, tante piccolissime cose ma tutte insieme proprio adesso non so, boh, mi fanno una strana sensazione. Tutte in settori totalmente estranei tra di loro ma tutte con un unico filo conduttore che mi porta a pensare che non sono coincidenze. Un salto indietro nel tempo ed eccomi proiettata a circa 10 anni fa quando anche lì succedevano cose casuali, banalità nella vita di tutti i giorni, poi una tira l’altra ma sentivo sempre strane vibrazioni e infatti bum! Come per puro caso d’improvviso la mia vita è stata stravolta, e io quei momenti li ho vissuti e condivisi in particolar modo con due persone: Ira e Carla. Che eravamo amiche si, ma più che altro conoscenti con le quali uscivo (e neppure in maniera così assidua); ed una sera di ritorno da non so quale manifestazione locale a Imola salimmo tutte e tre in casa mia e chiacchiera dopo chiacchiera tutte e tre esternammo questa voglia di partire e andare boh da qualche parte. Che sembrava una chiacchierata buttata lì per noia ma invece no, io mi ricordo bene quel momento, l’attimo in cui ci guardammo tutte e tre, e ricordo altrettanto bene il brivido che mi percorse la schiena. E poi successero altre cose, e poi altre e altre ancora. Da tre conoscenti che eravamo vivemmo un periodo di simbiosi, un momento della nostra vita che ci avrebbe segnato per sempre, in cui eravamo inscindibili sia fisicamente ma anche e soprattutto spiritualmente… eravamo noi tre, unite, complementari e forti… il mondo di fronte a noi tre poteva solo inchinarsi ai nostri desideri. Ed ora eccoci qui a distanza di quasi dieci anni, una vive ad Amsterdam, una vive a Roma, l’altra rimbalza qua e là per il globo. Una non è mai uscita dalla mia vita – e mai ne uscirà - con l’altra invece ho avuto un lungo periodo di distacco causato e voluto da me, ma se torno indietro con la memoria mi ricordo bene perché mi comportai così e rifarei la stessa identica cosa; non avevo chiuso la porta, l’avevo solo socchiusa dicendole chiaro e tondo che stava a lei riaprirla quando avesse voluto e io avrei aspettato lì dietro. Io non so se all’epoca il mio ragionamento fu recepito per come lo intendevo io, ma di fatto quella porta si sta riaprendo… e la prima spinta non l’ho data io. Non è ancora spalancata ma sento che non tarderà molto. E tutte le cose che stanno succedendo ora, proprio ora, insomma io ho un prurito strano e visto che ho sempre sostenuto che NULLA succede mai per caso, ho idea che ci sia qualcosa che sta covando. Ma positivo. Il ciondolino che mi aveva regalato Luciano e al quale attribuivo tutti quei poteri magici che si è rotto proprio il giorno prima di incontrare Luciano stesso (e non ci vediamo spesso, anzi in genere passano anni); gente che non vedevo e non sentivo da anni che si fanno vivi tutti in questo momento; persone con nomi particolari con cui entro in feeling immediato, e io stessa non ho un nome comune; un’altra persona impossibile da contattare che a forza di chiamarla e chiamarla nei miei pensieri e sogni chiedendole di darmi la forza di punto in bianco un bel pomeriggio mi telefona, e proprio quel giorno lì in cui due ore prima avevo visto Luciano rendendogli il ciondolo che per 9 anni mi ha dato la forza di fare quel che ho fatto (o almeno mi piaceva pensare così)…. E tutto il resto, tutte le altre cose che succedono. Boh non so, sono paranoica forse, oppure guardo troppi film o forse i film me li faccio io stessa nel cervello…..
Intanto mi sento bene, dopo un lungo periodo in bianco e nero ora sto di nuovo vivendo a colori, e che colori mamma mia!!!! Nonostante l'estate sia appena dietro le nostre spalle mi sembra di vivere come un’esplosione di primavera, sono serena, allegra, felice! Come dice Ira a noi ogni tanto ci prendono le depressioni a rovescio; lei è stata colpita qualche mese fa, io ora. Ma prepotentemente, di brutto proprio! Rido canto ballo da sola nonostante fisicamente mi trovi qui in questa valle di lacrime dove non conosco nessuno o quasi, sono confinata senza nemmeno troppo lavoro da fare, non va più nemmeno la tv e la popolazione autoctona è socievole come fossero orsi travestiti da porcospini scontrosi (provaci tu qui ad attaccar bottone con qualcuno…. ho collezionato una serie di vaffanculi che sto bene altri vent’anni!!!!)….ma io me ne frego e rido. Anche l’altro giorno in treno un tipo che mi aveva fissata per tutto il tragitto (mentre io facevo sudoku e ho ricevuto un paio di telefonate – ma brevi) poco prima di scendere mi ha apostrofato “Posso dirti una cosa?” “si” “Complimenti per il sorriso”…. e non penso proprio che fosse in senso estetico, io l’ho intesa come sorriso alla vita! Beh, mi fa piacere trasmettere queste cose, sicuramente è molto meglio di alcuni mesi fa quando tutto quel che potevo trasmettere era la voglia di andare ad accendere due ceri.

Detto questo vado a fare due passi rimuginando sulla nuova massima coniata giusto giusto stamattina mentre scrivevo ad Ira: ogni lustro si cambia gusto, ogni dieci anni combiniamo dei danni. Beh l’ultimo “danno” a me ha migliorato la vita notevolmente per cui sperando che il prossimo sia all’altezza mi infilo le scarpette e vado. 

Il riposo del guerriero

Varazze, 31 agosto 2013

La parte dura della stagione è finita, ora è tutta discesa per me! E quindi eccomi qui in questa ridente località della riviera ligure popolata di Gabibbi e fiori. Dopo tanta confusione e tanto tutto devo dire che è molto piacevole ritrovare un po’ di pace e di silenzio, tanto che i primi due giorni non ho nemmeno acceso né radio né tivù, non sono uscita, non ho avuto nessun contatto col mondo esterno….. solo io e me stessa, organizzandomi i miei orari come mi pareva e alternando momenti di lavoro a momenti di riposo senza alcun condizionamento…. Bellissimo!!!



Poi sono risorta anche socialmente parlando: è bastato andare a fare un giro in giro per il paese, incontrare persone, fare due chiacchiere futili e banali con i passanti ed ecco che mi sono ricordata di essere viva e aver bisogno di interazione con terzi che esulasse dal lavoro. Qui in zona conosco un po’ di gente ed in più siamo nel 21° secolo quindi tramite facebook, whatsapp e tam-tam di radio banchina…. poco che continua così alla fine non avrò più una serata libera! 

LOW BATTERY

Cannigione, 19 agosto 2013

….Sono viva, davvero. Per convincermene mi son data dei pizzicotti e confermo: anche stavolta sono sopravvissuta. E’ stata dura per certi versi, facile per altri.
Facile per il semplice e basilare standard di lavoro richiesto; facile perché le bambine sono molto educate e poco capricciose, il che rende quasi un piacere passarci il tempo insieme (la piccola me la sarei mangiata di baci, quella lì ha un facciotto che è tutto un programma, se resta così da grande saranno guai per il papà…); facile perché la presenza per i primi 24 giorni della baby sitter ha reso la crociera un divertimento, e avere una semi-collega mi aiutava tanto non solo materialmente ma anche e soprattutto moralmente per sdrammatizzare i momenti duri con una risata; facile perché a bordo ero trattata bene e con molto rispetto, come una persona vera e non come un accessorio della barca; facile perché gli amici degli armatori sono stati tutti simpatici; facile perché il buonumore aiuta molto a sopportare la stanchezza fisica;
Dura perché il lavoro alla fine era più di quello preventivato, parecchio di più. E quindi fisicamente sono veramente esausta. Ma anche qui c’è il lato positivo: essendo da sola non ero come solito confinata in cucina e cabine, anzi ero spesso fuori e finalmente ANCHE IO vedevo i posti. E poi mi prendevo i miei spazi, negli anni ho imparato a dosarmi un po’ meglio. Ma “negli anni” significa anche che gli anni sono passati e non sono più una ragazzina, certi ritmi li reggo ancora ma poi sono disintegrata ed il recupero è più lungo.

Infatti sono sbrindellata, ridotta a pezzi piccoli… ora mi servono riposo e pedicure: mò partiamo e appena possibile mi auto-regalo una giornata intera in qualche centro benessere a farmi coccolare e rimettere a nuovo…. me lo merito!!!!!

una sferzata di allegria

Cannigione, 11 agosto 2013


Che dire, su questa stagione non ho molto da scrivere:  il lavoro ormai lo conosco e non mi succedono molte cose nuove. I luoghi sono sempre quelli: nord sardegna. Quest’anno non ho nemmeno comandanti deficienti con cui scannarmi come due anni fa, non faccio charter che mi movimentano un po’ l’estate con i cambi di gruppi eccetera…. insomma una gran noia. Dal giorno dell’imbarco alla partenza della crociera ho lavorato come una forsennata per dare una sistemata alla barca, dentro e fuori (eh si, quest’anno da sola: 2 x 1 offerta speciale… e passa la paura!); l’ho trovata “un pelino” trascurata e mi son fatta un mazzo tanto per organizzarla al meglio; la base era Bocca di Magra, nessuna barca amica nei paraggi quindi a parte una serata con la Milena, una con Omero, una con Lucio & Francy ed una giornata alle 5 terre con la Sabrina (sorella della Gabri), in 40 giorni non ho avuto proprio nessunissima vita sociale, solo lavoro. Una tristezza. Poi la partenza, e per quanto gli armatori possano esser simpatici sempre armatori restano, e una volta capite le abitudini del caso nemmeno più nessuno stimolo o novità, mi si prospettava un’estate faticosa, triste e solitaria. Invece arriva lei, la baby sitter, il jolly della stagione: una ragazza giovane con risata prorompente e contagiosa, spiccato senso dell’ umorismo e buona dose di vitalità, il che associato ad un cervello funzionante che alterna perle di saggezza a momenti di storditaggine che nemmeno lo sceneggiatore di un film potrebbe immaginare danno come risultato una sferzata di allegria all’intera estate. 

Sono morta dalle risate. Domani però ci abbandona, e mancano 8 giorni alla fine della crociera. Non sarà la stessa cosa, proprio no. Per esempio, chi mi aiuterà ad abbassare il tavolo del pozzetto (che una volta mi sono anche quasi pisciata addosso dal ridere)?  Chi mi dirà “fammi spazio, mezza sega che non sei altro” mentre fa stretching per aprirmi la porta della cucina al mattino? Chi è che al ristorante potrà mai più avere uscite del tipo “ma si dai, tanto non paghiamo noi, chissenefrega: prendiamone due di bottiglie d’acqua, non solo una!” (dicevo di star male dal troppo ridere). Chi è che scapperà dalla cucina urlante e spaventata a morte dalla lavastoviglie? Chi è dopo una lunga ed estenuante battaglia mattutina con un’ape mi guarderà con sguardo assassino dicendo “arrivederci alla prossima puntata, qui su wild-wild-boat.” Chi è che – visto il mio raffreddore e di conseguenza papille gustative out – assaggerà i cibi che non ama facendomi le smorfie ma dicendo buono buono? No, non sarà più la stessa cosa. Mi mancherai un sacco Nau-au ma prima o poi ci rivedremo, parola di Faivra.