voglio invecchiare come lei

Martinica, 27 gennaio 2012


Tutto è andato bene. Skipper bravo e simpatico, e pure belloccio (che non guasta mai). I clienti ok pure loro, target standard di questa compagnia: semplici, rilassati, senza tante pretese; bel gruppo; non molto omogeneo perché in 12 persone siamo riusciti a mescolare tante tipologie di persone che poco hanno in comune, a partire dall’età passando per il carattere e la professione e finendo con la posizione sociale, però tutte positive, ognuno a modo suo ha dato il proprio contributo ad avere sempre buonumore ed allegria a bordo. Una menzione particolare ad una creatura straordinaria, di sesso femminile, età anagrafica 73 suonati, vitalità 15, spirito mentale 30. Festeggia un anno di pensionamento (era in polizia), ha conosciuto il suo fidanzato (76 anni) su internet pochi mesi fa, fuma come una ciminiera ma è in forma splendida; trasuda simpatia, canta tutto il giorno, non sta ferma un attimo ed è forte come una roccia; è sempre elegante e curata nell’aspetto, è vispa e vigile, ha una mente aperta (tiene i contatti con nipoti – e pronipoti – tramite facebook) e fa morir dal ridere con le sue pillole di saggezza (a volte spara certe stronzate che davvero non ti aspetti possano uscire da una signora del suo stampo); passa la giornata a battibeccarsi col fidanzato ma poi lo coccola e dopo ogni scaramuccia si danno i bacini, teneri come pochi… Ha cercato di farmi le scarpe nel ruolo di hostess di bordo… e ho dovuto lottare non poco per farle capire che era in vacanza quindi non era obbligata a svegliarsi alle 5 del mattino per preparare la colazione a tutti (me compresa!!!! L’unica era giocare d’anticipo, poco ci mancava che preparavo il caffè prima di andare a dormire la sera…..). Siamo tutti innamorati di lei ed è esattamente così che mi auguro di invecchiare.



Domani si riparte per altri 8 gg, anche il prossimo skipper non lo conosco. Porca miseria quest’anno mi sento orfana di skipper, sono finiti i bei tempi in cui come c’era una richiesta skipper/hostess l’accoppiata vincente era ovvia e palese, quest’anno EGLI ha deciso di non voler più lavorare con hostess e quindi io son messa che mi tocca prendere quel che passa il convento; finora è andata bene, speriamo che duri.

salvataggio in mare

Bequia, 12 gennaio 2012


Muppet Show. Ecco da dove arrivano questi, troppo buffi. Non giovanissimi (il più giovane deve aver fatto il servizio militare durante le guerre puniche) ma tanto simpatici e carini. Meno male lo skipper abbassa la media di età se no diventava veramente la crociera della casa di riposo.

Paioni e rintronati come pochi, devi avere mille occhi per sorvegliare tutto quel che accade a bordo, però son tanto forti e piacevoli che gli si perdona tutto, sono goffi e decisamente simpatici, con uno spiccato senso dell’umorismo e assolutamente instressabili. Bene, anzi benone. Sto facendo più di quel che è di mia competenza per regalargli una bella vacanza (meritano abbondantemente un po’ di sbattimento in più), ma tutto quel che faccio è un piacere, inoltre reduce dall’ultima esperienza mi sembra di essere in vacanza: mi sembra un sogno chiacchierare amabilmente con la gente e fare il mio lavoro con voglia ed entusiasmo, e non ricordavo nemmeno più che esistessero parole come s’il te plait e merci, pensavo che le relative traduzioni in Italiano fossero andate perdute per termini in disuso. Anche con capt. J.D. va tutto bene, è bravo e ci intendiamo senza tante chiacchiere. E’ molto gentile, mi verrebbe da chiamarlo affettuosamente zuccherino tanto è premuroso ma ho paura che poi mi scambi per una babbiona pedofila allora lascio stare e lo chiamo col suo nome.

Oggi abbiamo fatto una scorpacciata di aragosta alla catalana da ricordare per sempre, e ora siamo in navigazione verso Mayerau, atterraggio previsto giusto giusto per l’ora dell’aperitivo. Dovrei preparare un menu per un charter di febbraio ma ho pensato che nella vita ci sono delle priorità e quindi ora come ora una pennica di quelle colossali non me la leva nessuno. Ciaooooo, anzi…. Roooonf…



Petit Saint Vincent, 15 gennaio 2012

Qui dal geriatrico tutto ok, i nonni stanno bene e si divertono un mucchio; tra un cambio di pannolone ed una caccia alla dentiera perduta la crociera procede su toni sereni e divertenti. Quando trovo gente così il mio lavoro è meraviglioso. A ‘sto giro la cucina prende il 10% del mio lavoro, e sto arrotondando per eccesso: sono inappetenti, mangiano pochissimo e devo quasi implorarli di sedersi a tavola quando è pronto, non gliene può fregar di meno. Poi una volta a tavola apprezzano molto, ma di fatto le dosi sono ridotte ai minimi termini e ciò mi lascia un mucchio di tempo libero, che impiego ovviamente a stargli dietro. Più che cuoca mi sento nonno-sitter. Sono bravissimi perché si arrangiano in tante cose, ma quando li vedo vagare per la barca con quell’aria sperduta in cerca sempre delle stesse cose (che stanno sempre negli stessi posti) non riesco a non correre in loro soccorso almeno morale e dar loro le giuste dritte per risolvere il problema del momento.


Martinica, Ilet Cabri, 19 gennaio 2012

Domattina sbarchiamo, fine del charter. Ieri è stata una giornata molto importante, che tutti ricorderemo per sempre: stavamo facendo il canale tra St.Vincent e St.Lucia, c’era vento forte e onde piuttosto importanti, io dormivo in dinette e lo skipper era da solo sul flight a lottare col maltempo e le secchiate d’acqua che lo colpivano fin lassù (in questi casi la solidarietà tra equipaggi va un po’ a farsi benedire e la hostess se la ronfa di pesante). Ad un certo punto may day may day alla radio, ripetuto più e più volte con affanno, mi sveglio di scatto e lancio l’allarme a skipper che prontamente si mette in comunicazione con l’altra barca, ci dicono di avere una importante via d’acqua a bordo e non c’è più nulla da fare, stanno andando a fondo, ci danno la posizione e siamo vicinissimi, via si parte subito, lanciando il may day relè al crossag antille (il servizio di soccorso marittimo). Nel giro di pochissimo (ma sono sembrate ore) arriviamo sul posto, vediamo il catamarano semiaffondato, solo uno scafo sta galleggiando con 3 persone in piedi sopra, mentre invece altri 6 sono sul tender, sganciato dalla barca e alla deriva in quanto il motore non parte nemmeno più. Sono momenti concitati ma riusciamo a prenderli a bordo tutti, mamma mia sono in visibile stato di shock, soprattutto una ragazza che non respira nemmeno tanto è convulsa, e una volta a bordo si rifugia aggrappandosi al collo di uno dei nostri che abbracciandola riesce a calmarla un poco. Offriamo loro zollette di zucchero, cioccolato, tè caldo, e pian piano tutto si calma, all’ora di pranzo dividiamo pane e companatico e li teniamo a bordo tutto il pomeriggio finchè non arriviamo a Marigot Bay dove li prende in carico l’ambasciata, il nostro compito è finito.

Mamma mia, queste sono emozioni davvero forti. Io sul momento ero molto calma e devo riconoscere che lo skipper è stato eccezionale a coordinare tutto e tutti con un sangue freddo incredibile, molto bravo. Ma dopo, cavoli, dopo ci pensi e ti metti nei panni di queste persone, che se la sono vista davvero brutta, e l’agitazione ti prende, eccome che ti prende! Pensi ai passeggeri e dici ok, hanno passato un brutto momento ma alla fine non è successo nulla di irrimediabile, poi pensi allo skipper, che era anche proprietario della barca, che era la sua casa, e ha perso tutto. E ti chiedi come facesse ad essere apparentemente così calmo in tutte le ore che ha passato a bordo da te. Calmo mica tanto, si vedeva che era pensieroso, ma tutto sommato nel suo stato di shock era contenuto. Ok, è vero che l’importante è che non ci siano stati feriti né tantomeno morti, ma poi pensi che lui d’un colpo ha perso casa e lavoro, tutto, è tutto cancellato per lui, abbiamo potuto recuperare solo il tender e i giubbotti di salvataggio che indossavano, non gran cosa.

I 9 naufraghi comunque io li ho visti abbastanza tranquilli ma penso che fosse più una questione di non aver ancora realizzato il rischio che hanno corso: la barca aveva derivato un bel po’ verso ovest scostandosi non poco dalla rotta abituale dove passano tutte le barche. E la cosa che mi ha veramente sconvolta è che quando ci stavamo dirigendo verso di loro, e li abbiamo individuati (la randa ancora issata aveva un’inclinazione davvero innaturale che nemmeno un monoscafo poteva essere così inclinato), c’erano altre 4 barche molto più vicine a loro di quanto lo fossimo noi…. e nessuno li ha cagati! Penso che avessero le radio spente, è l’unica spiegazione. E ciò mi fa pensare a quegli skipper (ce ne sono pochi, ma mi sono capitati) che tengono la radio spenta, dicono per risparmiare corrente. Mavaffanculo stronzo, il prossimo che tiene la radio spenta lo meno!!!!



Marin, Martinica, 20 gennaio 2012

Finito il charter, nemmeno il tempo di respirare che sono già a bordo di un’altra barca, vado a farmi una switchata alle Grenadine…. tanto per non dimenticarmi come sono fatte….

In marina non si parla d’altro che dell’affondamento. Tra di noi in barca anche, fino alla fine non si è praticamente più parlato d’altro, devo staccare un po’ e cambiare argomento. Non pubblico foto per rispetto dei naufraghi, che sicuramente non leggeranno mai questo blog ma mi sembra più delicato colsì. I nonnini sono partiti stamattina, il nostro charter è concluso benissimo e devo dire che anche se in certi momenti rischiavo un po’ che mi scappasse la pazienza perché bisognava veramente avere mille occhi per sorvegliare tutto sono stata molto bene, sia con loro che con lo skipper; ho riso tanto, ma proprio tanto. Simpatici e buffi che ci vorrebbe un post di duecento pagine solo per descrivere gli avvenimenti di bordo (certe volte io e lo J.D. ci nascondevamo veramente sotto al tavolo per il ridere…..), stamattina prima dell’ingresso in porto hanno voluto fare una cerimonia ufficiale per premiarci, è stata una cosa molto simpatica ritrovarci sulla rete e ricevere le rispettive medaglie, ovviamente puntate al petto con tanto di spilla da balia: per me come migliore cuoca dell’anno una foglia di verza, per lo skipper come eroe nazionale un pezzo della cima che avevamo preso nell’elica durante le operazioni di salvataggio (zero danni per fortuna). Fortissimi. Originali.



E’ tutto, penso di chiudere qui questo post anche perché ho da fare veramente un mucchio, stasera ne ho altri 12 da nutrire per una settimana. Lo skipper è Damien, mi dicevano uno biondo riccio occhi azzurri e io tremavo all’idea che potesse essere lo stesso Damien dell’anno scorso (pure lui biondo riccio occhi azzurri) perché per quanto fosse una persona gentile e disponibile ed il charter sia andato bene è rimasta epica la mia richiesta di controllare se per caso fosse rimasto sul pontile un cervello in quanto a bordo ne mancava uno: quello dello skipper (che invece sarebbe utile avere a bordo, e pure installato correttamente e funzionante non sarebbe male, ma non è sempre così). Questo Damien è simpatico, il primo impatto è ottimo e già oggi nel sistemare la barca ci sono scappate quelle due-tre stronzate da ridere che mi fanno ben sperare per il futuro.
Canale di St.Vincent, 06 gennaio 2011

Quando immaginavo questo post pensavo e speravo di poter scrivere cose del genere “Tanto lavoro ma anche tanto divertimento”. Invece no. Tanto lavoro quello sì, con 18 italiani a capodanno lo stress era prevedibile, ma sul divertimento pensavo più ad una cosa generica e che riguardasse anche l’interazione equipaggio-ospiti, e non solo al divertimento intra-equipaggio. E non pensavo che certi atteggiamenti irrispettosi che nemmeno il più snob ed altezzoso degli armatori si sognerebbe di avere nei confronti del proprio equipaggio si manifestassero durante questi charterini che in genere richiamano un tipo di gente che io definisco normale ed umana. Di 18 ne salvo cinque: educati ed intelligenti. Gli altri un branco di caproni deficienti e maleducati sullo stile pago-quindi-pretendo che non hanno capito la regola numero uno: se tratti bene la hostess mangerai bene, se invece la tratti male mangerai cibo appena commestibile, non è certo battendo i pugni sul tavolo che otterrai cura ed amore nella preparazione del cibo che ti verrà servito.



In 7 anni di questo lavoro finora ho sempre avuto riscontri positivi, nei questionari di soddisfazione ho sempre preso le crocette sulle voci da “buono” ad “eccellente” salvo UNA SOLA volta che ho preso un “sufficiente”; ora ho completato la collezione con una bella serie di “scarso” e “mediocre”. Me lo aspettavo ma non ero preparata a ciò che ho letto, cattiverie gratuite come se piovessero; oltre alle stronzate galattiche tipo che si aspettavano di mangiare molluschi e crostacei: qui i molluschi non esistono, e l’unico crostaceo è l’aragosta che ovviamente non è compresa nel budget di spesa che mi viene dato dall’alto. E per quanto riguarda la scarsità di frutta mi risulta che ogni pasto ne rimanesse, oltre a venire rigettata a merenda (in favore di spaghettate alle 5 del pomeriggio, che NON sono comprese nè materialmente nella pensione completa né contrattualmente per la preparazione, e poi dite che la hostess pecca di scarsa disponibilità… ma andatevene affanculo tutti insieme valà!).



Ho un mal di testa da record, e ho pure vomitato, ma non ho il mal di mare: penso sia dovuto al fatto che sono le 20.50 e ho iniziato a piangere stamattina subito dopo lo sbarco del branco e ancora non ho finito. E chi mi conosce sa che non è così facile farmi piangere. Cosa dovevo fare? Eppure i 20 (anzi 21) francesi + equipaggio che ho avuto a bordo su questa stessa barca in aprile mi avevano strariempita di complimenti… So che stavolta il cibo servito non era della migliore qualità e su questo punto mi rispondo ripetendo che è una legge della natura: io sono qui per cucinare; tu sei in vacanza; io faccio del mio meglio perché le tue vacanze trascorrano piacevolmente, tu però cerca di non inacidirti con me per delle minchiate delle quali peraltro io non ho colpa: se non ti è piaciuta l’escursione non puoi tornare in barca ed aggredire ME ed oltretutto offendermi a morte dicendo cose che non sai neanche tu, perché poi anche se porto il massimo rispetto per il cliente se tu punti il dito contro DI ME personalmente, è facile che mi girino anche le balle e dopo per conseguenza logica, visto che io sono lì principalmente per cucinare e sulla mia fronte non c’è scritto né “ufficio reclami” né “pungiball per turisti frustrati” e nemmeno “psicoterapia”, il mio ego offeso e risentito emanerà fluido negativo alle mani che lavorano e ciò che uscirà dalla mia cucina farà inevitabilmente schifo. Il che non agevola il tuo benessere. E se non capisci questa regola basilare sei un minchione frustrato e la prossima volta anziché scegliere una barca con cuoca portati un robot da cucina. Il Bimby per esempio, è perfetto, fa tutto buono e velocemente, non è sensibile né tantomeno umorale, non ha bisogno di dormire almeno 5 ore per notte e non si incazza se lo offendi, ti fa gli spaghetti anche alle 3 di notte se li vuoi. Ah, e non ti romperà mai le scatole, per esempio non si sognerebbe mai e poi mai di consigliarti di difenderti dal sole al tuo primo giorno ai tropici, mancandoti di rispetto come dici tu; dopo accurate analisi del perché e percome ci fosse cotanto astio nei mei confronti sembra che questa scena del primo giorno sia stata la miccia che ha innescato la bomba dell’antipatia, ho offeso uno dei leader e da lì è stato un crescendo di cattiveria nei miei confronti, dopo questo incidente ogni cosa che io dicessi o facessi ero: a-irrispettosa, b-antipatica, c-non professionale d-checazzoneso, ma di sicuro mai niente di positivo, ed il branco dei caproni era troppo stupido ed ignorante per ragionare e giudicare con la propria testa, era più divertente stare tutti coalizzati scaricando le proprie frustrazioni su qualcuno/qualcosa, inoltre la delusione di trovarsi in una vacanza “confort” anziché “superluxe” ha deluso le aspettative dei vacanzieri e diciamo che ho fatto un po’ da capro espiatorio. Salvo qualcuno che ha obiettivamente azzeccato il punto comprendendo che io personalmente ho fatto del mio meglio con i mezzi a mia disposizione, e che quindi la delusione per il menu che non comprendeva aragosta e champagne ad ogni pasto non è colpa mia personale ma delle false aspettative che erano state create.


Se esiste una top ten, come si chiama la classifica inversa? Flop list? Bene, questo è stato il flop numero 1. Oltre alla importante mole di impegno fisico ho lavorato in condizioni di stress mentale che non mi erano mai capitate prima… 18 cavallette affamate e pretenziose che quando scendevano dalla barca mi pareva una tregua dall’incubo che stavo vivendo, poi dopo troppo poco tempo vedevo il tender che si riavvicinava alla barca e sentivo l’ansia che mi montava dallo stomaco perché sapevo cosa stava per succedere: dalla mia esperienza ho imparato che quando tornano dalla spiaggia o alla fine di una navigazione regolarmente hanno fame, è normale, e mi faccio sempre trovare pronta per uno spuntino; in genere funziona. Peccato che noi Italiani per spuntino intendiamo un bue, ma non solo: se c’è frutta ne hai almeno due che vogliono formaggio e uno che vuole biscotti; se prepari biscotti ce ne sono tre che vogliono frutta e due che vogliono prosciutto, uno lo vuole di Parma e l’altro invece vuole un Pata Negra. Poco importa che sei ai caraibi, loro hanno pagato ed esigono. E se non ce li hai perché non rientrano nel budget sei tu un’incompetente.
E appena li hai sistemati tutti e stai pregustando la tua mezzora di pausa quotidiana (tra le 6 e le 23 almeno mezzora te la devi concedere se vuoi arrivare alla fine)…. regolarmente, e sempre proprio nell’istante preciso in cui stai riponendo la spugna dopo l’ultimo passaggio di pulizia del bancone, ecco proprio lì, in quel momento, ne arriva uno che ti chiede qualcosa, qualsiasi cosa, anche solo una cosa semplicissima come scaldargli un po’ di latte, ma tu senti veramente una vocina dentro di te che ti dice di prendere il bazooka e sparare nel mucchio, invece non lo fai perchè lo sapevi anche prima che sarebbe stato così, quindi poche lamentele e scaldi quel cazzo di latte, preferibilmente col sorriso. E appena hai finito e guardi l’orologio e ti dici “beh dai, ho comunque ancora un buon venti minuti di sosta prima di ricominciare” ne arriva un altro e ti chiede un’altra cosa, magari un uovo sodo. Oppure arrivano tutti insieme, come una mandria di pecore, e pur essendo in 18 ti chiedono 25 cose differenti, e tu ti chiedi come sia possibile perchè la matematica dice che 18 persone non possono chiedere 25 cose. Ma noi Italiani ce ne facciamo un baffo della matematica e a volte riusciamo a chiederne anche una quarantina, tutte diverse, tutte insieme, tutte assolutamente e rigorosamente urgentissime, e siamo anche capaci di spazientirci (per esempio battendo i pugni sul tavolo) se non vediamo i nostri desideri esaudirsi in un nanosecondo, in fondo che avremo mai chiesto di strano? Forse è per questo che certe mie colleghe non accettano più di lavorare con Italiani. E io fino a qualche anno fa non avrei capito il perché. Ora che ho preso l’abitudine ai Francesi… porca miseria se capisco!!!!

E così c’è stato un crollo verticale del mio grado di motivazione per un paio di giorni, anche tre; poi mi sono scrollata da sola e ho pensato “ma che cazzo me ne frega di cosa pensano questi qui di me, se gli piace prendermi per una minorata mentale ma che si accomodino e lo pensino, non ho né tempo né voglia di dimostrargli il contrario, non me ne frega proprio niente!” mi sono un po’ ripresa e anche se non è cambiato niente almeno il mio umore è tornato a livelli umani. Non ho trovato un eccellente feeling col grosso del gruppo, addirittura una persona mi stava pesantemente sulle palle (mai successo prima di provare tanta antipatia per un passeggero), ma c’erano anche alcuni elementi che mi piacevano molto e quindi più che altro per loro ho deciso di uscire dal guscio che mi ero creata al secondo giorno e ho ripreso un po’ il mio tono abituale; altre 4-5 volte ho rischiato crisi di nervi ma sono arrivata alla fine senza uccidere nessuno. Come ho fatto non lo so. E soprattutto non so come ho fatto a non ricominciare a fumare perchè la voglia (e in certi momenti la necessità) era davvero tanta; effettivamente ogni tanto ho anche avuto il dubbio che i passeggeri non fossero veri clienti ma piuttosto attori pagati dal mio dottore del centro antifumo per mettermi alla prova…. una specie di prova di forza per vedere se so resistere allo stress senza riprendere la sigaretta. E ho resistito, test superato. A dire il vero pensavo che se proprio dovevo fumare allora avrei dovuto passare direttamente alle canne, quelle di roba buona però! Poi però mi sono anche detta che non ha senso iniziare a farsi le canne a 40 anni e ho rimandato ad un’altra vita.

Per fortuna almeno mi sono divertita tantissimo con l’equipaggio: capt Serge si riconferma fenomenale, sono professionalmente innamorata di lui perchè oltre ad avere ottime capacità organizzative-gestionali-tecniche eccetera eccetera è simpaticissimo sempre con la battuta pronta che ti fa schiantar dal ridere. Ha un’intelligenza empatica superiore alla media e capisce di cosa ha bisogno la gente, se è il momento della battuta, del cinque o della pacca sulla spalla. E poi è gentilissimo, lavorare con lui è davvero un piacere. Max il marinaio, bello come il sole, silenzioso e discreto, efficiente e presente, sempre sorridente e disponibile, a posto col mondo, che ogni tanto si lasciava andare tramutandosi in simpatico personaggio da telefilm, e le risate che mi son fatta con lui durante i lavaggi piatti faranno parte del mio bagaglio di ricordi di questa crociera un po’ speciale. E poi “il patacchino”, Darietto: lo conosco già da un po’ e confermo quel che ho sempre pensato di lui: molto giovane ma in gamba. Tra di noi crew ci siamo divertiti davvero tanto. E poi gli altri della flottiglia, che ‘sto giro a parte gli skipper non ho praticamente nemmeno visto sebbene l’ultimo dell’anno abbiamo fatto aperitivone tutti insieme in barca da noi. Indimenticabile la mezzanotte: barca silenziosissima (tutti a terra), serie di pose cretine con l’autoscatto, brindisino di mezzanotte e poi iniziano i fuochi, siamo molto vicini a terra e un fuoco sparato altissimo ci punta contro, il vento lo fa arrivare proprio sopra di noi e scatta il corri–corri su tutta la coperta con secchi alla mano: ci casca a poppa o a prua? Tu stai a dritta che io sto a sinistra, corri corri, svelto che arriva, minchia ci becca in pieno, siamo nella merda…. invece no, per fortuna, è caduto in acqua a meno di 3 metri da noi, allarme rientrato.


BEST CREW

Il costante buonumore con l’equipaggio mi dava la forza di non sbroccare definitivamente e sono arrivata fino all’ultimo giorno. Ma davvero, se non fosse stato per il grande feelling tra di noi avrei dato in escandescenze e sarei sbarcata al terzo giorno. E quindi cara la mia maleducatissima signorina “voglio questo e quello”. e soprattutto carissima testa di minchia ipocrita e falsa come l’ottone signorina “karma contro” (che se ti incontro un’altra volta nella vita ti gonfio come una zampogna e te lo faccio passare io il trauma di pinocchio – meglio che non ti spieghi cosa ho intenzione di fare col naso di legno - vediamo se hai il coraggio di dirmi in faccia quel che hai scritto; e se mai leggerai queste righe fammi causa, non all’agenzia viaggi ma a me personalmente, Melchiorri Vaifra, non aspetto altro) e anche tu mister “ho capito solo io come gira il mondo” e signor (o signora?) “ho pagato, pretendo” … ma andatevene, sinceramente e di cuore, a dar via il q, che gente insulsa come voi spero di non incontrarne nemmeno più! Cordialmente, vostra antipatica, non professionale, deludente, incompetente hostess Vaifra.



Marin, 7 gennaio 2012

Durante il trasferimento da Union a Martinica nei miei turni di guardia ho avuto tanto tempo di riflettere e ora penso di sapere cosa provava Napoleone sulla strada del ritorno da Waterloo. Ci si pongono domande e si cerca di darsi risposte obiettive. So dove ho sbagliato, penso di aver capito gli errori commessi. Io ho fatto del mio meglio ma c’è un problema di fondo, aspettative deluse, la cosa non dipende da me ma viene dall’alto, io ho rispettato le direttive ricevute e i miracoli non li so fare (anche perché se no non stavo qui a spadellare ma mi chiamavo Gesù e nascevo 2.000 anni fa), però ho capito due-tre punti sui quali ho sbagliato: il primo errore è stato accettare questo charter. Dovevo saperlo che 18 Italiani convinti di avere il lusso al prezzo dello standard avrebbero rotto le scatole.


Comunque oggi va molto meglio. Sarà che ho seccato il serbatoio delle lacrime, sarà che ho parlato col big boss, piuttosto famoso per le sue sclerate paurose e col vizio di licenziare gente ad uso ridere, e anziché darmi una lavata di testa per i ritorni negativi si è preoccupato di come stesse la mia psiche, mi ha confortata e mi ha offerto altro lavoro (alla faccia di chi mi vuol male), o forse sarà che tutti quelli che ho incontrato non ci credono che ho preso il 100% dei giudizi negativi e inizio a dubitarne anche io (forse l’ho sognato). Oggi in ufficio mi sono sganasciata dalle risate: passato il momento serio della discussione del problema in termini professionali si è iniziato a fare ironia sull’accaduto: in 7 anni mai un ritorno negativo e nemmeno medio, e poi tutto d’un colpo bum! eccone 18 tutti insieme che dicono peste e corna di me. Ma la segretaria interviene dicendo che ha guardato bene e i giudizi non sono tutti e 18 negativi, c’è uno che ha messo la crocetta in una casellina più a destra. Rispondiamo all’unanimità che si dev’esser sbagliato, ha letto il questionario a rovescio… altre due stronzate sparate lì così e la mia tensione è stata stemperata. Gli amici mi sono stati stretti e l’autostima sta tornando. Ho ancora 2 giorni di tempo per riprendermi prima del prossimo charter, devo assolutamente scrollarmi di dosso la brutta esperienza per non scaricare la mia frustrazione sul prossimo gruppo, che di colpa non ne ha e anzi dalle mail che ci siamo scambiati finora l’impressione è di gente allegra ed intendo tornare ai miei livelli abituali.

Basta, non ne voglio nemmeno più parlare, ho praticamente scritto un romanzo, l’argomento è stato trattato da tutte le angolazioni e viene ufficialmente chiuso. Questo lavoro tutto sommato mi piace ancora, è stata solo un’esperienza orribile e non devo deprimermi né autoflagellarmi, devo guardare che ho ancora 4 mesi da stare qui e diversi charter programmati nei quali mi divertirò come una pazza e sarò di nuovo apprezzata ed amata dai miei ospiti, il che mi darà come sempre entusiasmo e voglia di fare più di quel che devo. Aragoste comprese. Tiè!!!!



preparazione al capodanno

BUON NATALEEEEEEE dalla Martinica


Sbarcata fresca fresca dal primo charter di stagione: tutto benissimo. La barca non al top ma tutto il resto davvero benissimo, a cominciare dagli ospiti, una famiglia allargata di una gentilezza rara, sempre simpatici e…. che dire… favolosi, tutto è andato per il meglio! Certo che questi mangiavano, porca vacca se mangiavano… me lo immaginavo che era così perché quando vedi che a bordo ti arrivano 3 ragazzi adolescenti o poco più con dei fisici molto sportivi un po’ te lo immagini che divorano quintali di cibo, ma nonostante ciò ogni giorno ero davvero basita a vedere le quantità che venivano consumate a bordo. E il gioco di bordo era una specie di scommessa tra me e loro a vedere se riuscivo a soddisfare i loro appetiti o se erano veramente senza fondo. Alla fine penso di aver vinto, gli ultimi due giorni li ho visti alzare bandiera bianca e fare meno delle ormai consuete 6 merende al giorno.



L’entusiasmo alle stelle e la tanta voglia di tornare qui mi hanno fatto passare 8 giorni a riflettere tra me e me e dirmi che è veramente una follia pensare di smettere di fare questo lavoro, e ancora di più è una follia pensare di smettere di venire qui. Piuttosto rinuncio alla stagione in Mediterraneo ma questi charterini qui in questi posti qui sono veramente intoccabili, potrei anche morirne di crepacuore!



E ora eccomi pronta per il capodanno, quest’anno un mix tra le mie origini barcarole e le ultime esperienze: il maxi catamarano di 24 metri noleggiato privatamente da Albatross per la consueta flottiglia di fine anno. So che ne uscirò fisicamente disintegrata ma ho scelto di farlo perché nonostante tutto le flottiglie mi piacciono da morire. Darietto a bordo con me in qualità di customer care contribuirà a rallegrare l’ambiente.



E quindi…… buona fine ma soprattutto buon inizio a tutti!!!

parigi - martinica

Rivière Pilote, Martinica, 16 dicembre 2011


Molto velocemente perché non ho tutto ‘sto tempo da passare a scrivere:

I 3 giorni a Parigi sono andati straordinariamente bene: risate su risate ad ogni momento. Abbiamo girato tutta la città a piedi, un po’ verso destinazioni prefissate e un po’ random, passando da un quartiere all’altro spesso senza nemmeno prendere la metro, tanto che abbiamo consumato le scarpe nel vero senso della parola (è vero, io ho dovuto comprarne un paio seduta stante!). Parigi è sempre meravigliosa, il fascino che emana quella città è indescrivibile e penso che nessuno al mondo possa esserne esente, fantastico! La Gabri e la Milena non si conoscevano ma è stato feeling subito, abbiamo anche passato una serata con Julien e suo papà e le risate non sono proprio mancate. Resteranno bei ricordi e un migliaio di foto che sembrano tutte uguali in quanto tutte riprendono noi 3 con la faccia praticamente dentro l’obiettivo ed un bicchiere di vin brulè in primo piano, ma se uno ci guarda bene vede che lo sfondo di volta in volta è diverso e riprende un differente monumento di Parigi… quindi se uno prende pallottoliere e cartina di Parigi e fa due calcoli veloci capisce subito che il nostro tour de ville era soprattutto di carattere enogastronomico.



Poi un salto di 8 ore… ed eccomi in Martinica. Che dire: ogni volta che torno mi rendo conto che durante la mia assenza mi è mancata molto più di quel che pensavo durante l’assenza stessa. I colori e soprattutto gli odori di questa terra mi mettono addosso gioia di vivere già dal primo momento, e quando poi comincio a rivedere le persone l’unica cosa che mi viene in mente è “sono folle a immaginare di non venire più, una cosa del genere non è nemmeno ipotizzabile!” Domani inizio la stagione col primo charter, i clienti dalle mail che hanno mandato hanno l’aria di essere simpatici, lo skipper è Josè (‘mmazzate che inizio di stagione!) e speriamo che tutto vada per il meglio.


Sono felice. Anche se va tutto male me ne frego e resto felice lo stesso.

....è un mondo difficile....

Toscanella, 09 dicembre 2011

Ma che freddo fa!!!!???? Tra il clima e la situazione generale qui in Italia è un disastro, io scappo via! Ho voglia di stare un po’ coi miei ma rimando a temperature più favorevoli, nel frattempo vado a svernare come solito in Martinica, dove (alla faccia della crisi) ho già diversi charter programmati fino ad aprile. Nel viaggio verso il caldo mi fermo 4 gg a Parigi con 2 tra le mie migliori amiche (tra le colleghe sicuramente le numero uno ex aequo): la Gabriella e la Milena. Sarà divertente visitare Parigi in loro compagnia che ancora non si conoscono tra di loro, in pieno periodo Natalizio con tutte le luminarie del caso (e probabilmente il freddo). Inaspettatamente ci sarà anche Julien: fortuna che quest’anno non dovevamo riuscire a vederci, alla fine ci siamo visti a Barcellona, ad Hong Kong e poi pure a Parigi!

Che ho fatto a casa in questo breve periodo? Uh, vediamo: ho salutato parenti e amici, ho sistemato un paio di cose sospese, e poi soprattutto ho mangiato… concentrandomi particolarmente su tutte quelle cose che poi so di non poter più mangiare per svariati mesi, e allora vai di tortellini e lasagne, fritture varie, pasta, salumi e intingoli, ma soprattutto panettone e cotechino come se piovessero. Bilancio in attivo: altri 6 quintali. Evviva, in pochi giorni ho mandato a ramengo due mesi di sacrifici e dieta rigidissima. Mi sto rassegnando a dimenticare per sempre i bei tempi in cui facevo shopping taglia xs…ma va bè… insomma… d’altra parte avendo smesso di fumare e di conseguenza tagliando drasticamente anche alcool e caffè (che richiamano la sigaretta), cercando di condurre un’esistenza più salutare possibile e non avendo particolare fortuna in campo sentimentale… se ogni tanto non mi concedo almeno i piaceri della tavola…. ma che vita di merda mi faccio!!!

E’ tutto, non ho altro da raccontare, sono ibernata e mi fa freddo pure tirar fuori le braccia dal piumone per scrivere, ciao a tutti che io vado a prepararmi la valigia.
Gulf Harbour Marina, Nuova Zelanda, 23 novembre 2011

 
Domani aereo per casa. Tanta voglia di tornare, anche se mi giungono voci che fa un freddo birichino (non che qui sia caldo ma insomma, forse è meglio qui che là). In compenso mi par di capire che in Italia per contrastare la temperatura fredda dell’aria nelle ultime settimane si sia provveduto a creare un buon clima caliente nel governo del Paese. Non mi esprimo perché se parto non mi fermo più, e invece ho deciso fin dagli albori che la politica deve stare assolutamente fuori da questo mio blog.

La Nuova Zelanda mi è piaciuta, ma non ci verrei a vivere mai. I paesaggi sono bellissimi ma tutto il resto mi cozza un po’… Innanzitutto la gente: sono BRUTTI, e dico proprio BRUTTI, inguardabili, uomini e donne. Poi come cacchio si vestono? Io sono abbastanza conosciuta per il mio pessimo gusto nel vestire ma minchia qui quasi quasi potrei anche tenere un corso di eleganza e stile!!! Ma fin qui pazienza, sono due dettagli ininfluenti, la cosa seria è che hanno l’aria SPENTA. Non triste, spenta proprio. Sono molto tranquilli, da quel che vedo direi che fanno una vita molto serena, dentro le regole e senza alcuno stress, e questo è un bene. Ma forse una buona dose di adrenalina non farebbe male. Poi ovviamente il mio giudizio resta un parere personale, e c’è anche da dire che non ho visto praticamente niente di questo Paese quindi sono pronta anche a ricredermi e ritrattare tutto quanto ho scritto se per caso dovesse mai ricapitarmi di tornare e frequentare di più. E poi, soprattutto: i Maori dove sono???? In tutto il mondo si osannano gli All Blacks e la loro Haka, e dal punto di vista femminile si apprezzano questi atleti anche per altri motivi non strettamente agonistici ma solo estetici, insomma se anche l’occhio vuole la sua parte io che non capisco niente di rugby guardo volentieri una partita degli All Blacks. E quindi uno si aspetta di venire in Nuova Zelanda e trovarsi una popolazione media così, o quantomeno un 40%. Seeeeeeee, ma dove….. ???? Qui tutte facce britanniche: bianchi, mogi, smunti, tristi. E di Maori ne vedi uno ogni morte di Papa, relegato a fare i lavori più umili della scala delle professioni. (E tra parentesi non assomigliano per niente agli All Blacks). Ci rimani male, ecco.

E poi la densità di popolazione… parliamone! 4 milioni di abitanti in 1.500 km. Incontri una persona per strada ed è una sorpresa, non te l’aspetteresti proprio… E questo ve lo dice una nata e vissuta in campagna, che vive tuttora in un paesino di poche anime, non abituata al traffico cittadino e alla confusione delle metropoli. Quando vado a Bologna è un incubo e non so nemmeno attraversare la strada, tanto per intenderci… Avevamo notato questa cosa della poca gente già nei primi paesotti visti, ma ci dicevamo “Auckland è diversa, Auckland è la capitale, Auckland è la città”: seghe, anche lì, di sabato pomeriggio prenatalizio, pareva di essere in centro a Toscanella in una domenica pomeriggio di agosto. Lati positivi: non c’è mai ressa al centro commerciale ed il traffico (quando c’è) è scorrevole.

Poi che dire: domenica siamo stati in gita a Rotoroa (o era Rororua? O Ratiroa? Uffa, ma perché qui i posti si chiamano tutti uguali??), vabbè, siamo andati a vedere i kiwi, non i frutti ma gli uccelli, quelli che se prendi un kiwi frutto e gli aggiungi zampe e becco diventano uccelli, sono uguali e mi son sempre chiesta se è il frutto che prende il nome dall’uccello o viceversa. Buffi, buffissimi. Siamo stati all’incubatoio e la guida ci ha spiegato un sacco di cose interessanti. Per esempio lo sapevate che un uovo di kiwi occupa il 25% del corpo di mamma kiwi tanto da impedirle di mangiare? E dopo te credo che non lo cova (lo lascia fare a papà kiwi) e non aiuta nemmeno il pulcino a rompere l’uovo (il pulcino può metterci fino a 12 giorni per farlo, alla fine è stremato!) e dopo la madre manco gli procaccia il cibo…. Credo che sia perché dopo aver deposto l’uovo mamma kiwi dev’essere incazzata nera!! E te credo.

Dopo l’incubatoio ed il giretto nel parco a vedere fiori e piante volevamo quasi andare a vedere una danza Maori, ma tutto ciò che veniva proposto erano robe finte, ricostruzioni per i turisti, e ok ci può anche stare: uno SA di essere un turista e di conseguenza sa anche che quel che vede – per quanto ti dicano sia reale e autentico – è una sceneggiatura, ma almeno ste cose le facessero pagare prezzi equi uno potrebbe anche starci a farsi infinocchiare, ma se ti sparano dei prezzi da tribuna d’onore per la finale dei mondiali è ovvio che poi ti passa anche la voglia! E quindi niente Maori e niente Haka.

Però una cosa Maori ce l’ho, e stavolta ce l’avrò per sempre; presente il mio ciondolo di cui ogni tanto accenno (soprattutto negli ultimi due mesi). Ecco. L’ho tatuato. No, non è che ho incastonato nella pelle il ciondolo stesso, ho solo fatto un tatuaggio con lo stesso disegno. Carino, farò vedere foto quando sarà un po’ guarito perché al momento è molto gonfio, dolente e crostizzato. Un male cane ma sono contenta del risultato. Non sono mai stata una patita dei tatuaggi ma stavolta sentivo di doverlo fare. E l’ho fatto.

Que mas… boh. Niente altro da raccontare, solo da fare un paio di considerazioni veloci su questa esperienza in questa parte di mondo ove anche l’acqua nel lavandino va a rovescio rispetto a noi:

- Le stelle son diverse. All’inizio cercavo Orione poi mi son resa conto che era una ricerca inutile: qui sono nell’emisfero sud, dove l’estate è inverno e l’inverno è estate, dove anche il cielo è diverso e non ci sono quelle 4 stelle in croce che ho imparato a riconoscere, è per questo che non riconoscevo il cielo: qui c’è la Croce del Sud. Non ho un libro delle stelle e non c’era G. a farmi i disegnini delle costellazioni: sono rimasta praticamente persa ed abbandonata a me stessa nella mia ignoranza cosmica.

- Ho visto due Paesi in cui oltre alla lingua ufficiale Inglese si parlano lingue che non sono i soliti Inglese Francese Spagnolo e al limite Tedesco a cui sono abituata, no, ho avuto modo di sentire lingue completamente diverse con grammatiche completamente diverse, ed è stato divertente imparare le parole-base. In più a bordo c’è il frasario di Fijano e mi ci sono persa una notte intera a leggerlo intrippandomi a comparare i meccanismi grammaticali con le altre lingue che (più o meno) parlo, bellissimo!

- Sono basita da quanto è grande la Terra. Sai che è davvero grande? Allora, qui sono proprio agli antipodi rispetto l’Italia, e per tornare a casa devo farmi due voli: uno di 11 e l’altro di 14 ore passando da Hong Kong. Se no posso passare dall’altra parte: sono sempre 24 ore di volo effettivo. Ma passare per gli Stati Uniti psicologicamente mi demolisce. In confronto i caraibi sono veramente dietro l’angolo.

- E’ incredibile e continua a farmi uno strano effetto il discorso del fuso orario e del cambio data. Praticamente quando qui è mattina in certe parti del mondo è sempre mattina… ma del giorno prima. E mi chiedevo: quando succede qualcosa di veramente clamoroso a livello mondiale, i libri di storia che data riportano? Per esempio l’11 settembre, che qui era già il 12??? O viceversa, se succede qualcosa qui, dove il giorno inizia prima, e la tv riporta tutto in tempo reale, significa forse che in Europa viene diffusa la notizia il giorno prima che accada il fatto? Una sera addirittura ci siamo schiantati dalle risate a farci il viaggio di come in realtà vengono fatti gli oroscopi: abbiamo fondati sospetti che Branco e Paolo Fox vivano qui ed ogni sera facciano una sorta di intervista ai passanti, tipo “Hey tu, che segno sei?” “Sagittario” “E com’è andata la tua giornata?” “Di merda, sono stato licenziato” e loro alla radio dicono “Sagittario oggi problemi sul lavoro”. Facile no? Per esempio posso annunciare a tutti i Gemelli italiani che per la giornata di domani è meglio stare alla larga dagli elicotteri in quanto stamattina ne è caduto uno veramente vicinissimo a noi!!!! (niente di grave per fortuna, stavano montando il Babbo Natale ed è caduto giù, solo un danno economico di importanza notevole).

- Qui ci sono degli alberi che mi piacciono un sacco ma non riesco a sapere come si chiamano. Mi hanno detto essere i Pini di Cook ma cercando su google escono immagini di alberi totalmente diversi. Pini son pini, questo sicuro, ma sono strani. Mi piacciono, li vedi ovunque nel paesaggio e mi ricordano il simbolo della Nuova Zelanda, che invece è una foglia di Felce Argentata (eh, ho fatto una gita al parco, ho imparato un sacco di cose!). Potrei anche dilungarmi sulla Felce Argentata, così, a memoria, ma ve lo risparmio.



Per quanto riguarda invece l’imbarco dal punto di vista strettamente professionale posso solo dire cose positive. Bella la barca, simpatici gli armatori, molto in gamba il Capt. E poi lo smilzo, sì, brava persona anche lui. Navigazione molto istruttiva per me, 1.150 miglia senza pilota automatico sicuramente è un’esperienza che non mi succederà più (speriamo) e sono contenta di averla fatta. Ero partita piena di buoni propositi riguardo lo studio: ebbene sì, voglio prendere la patente nautica. Solo che è un casino, studiare non ne ho proprio voglia e anche se ci sono cose che ho visto e quasi imparato con l’esperienza, sono molto indietro su alcuni argomenti che o li studi o non li puoi sapere. Durante la crociera Capt e Armatore si divertivano a farmi le domande per testare il mio livello di preparazione, anzi di impreparazione: tra una risata, una presa in giro ed una spiegazione mi hanno rimandata a settembre… anche le cose che so comunque le spiego malissimo perchè i concetti nella mia testa sono più o meno chiari, ma esprimerli senza avere una base nozionistica è un casino, in poche parole sono una somara che non ce n’è di uguali. Diciamo che comunque ho imparato tanto sulla pratica, basta che mi applichi bene sulla teoria q.b. per passare l’esame ed è fatta. NON che abbia intenzione poi di usarla questa patente nautica eh, sia ben chiaro, non ci penso nemmeno, è solo così, giusto per complemento

Penso sia tutto, buonanotte. Anzi, buongiorno.
Gulf Harbour, New Zealand, 17 novembre 2011


vecchi amici che si ritrovano: Carlo Venco

Infine ce l’abbiamo fatta. Lasciata Opua Marine martedi mattina di buon’ora ci siamo fatti una noiosissima giornata di navigazione a motore sotto costa per iniziare a portarci giù, fermandoci più o meno a metà strada per riposare la notte in una baia protetta. Il mattino seguente i 30 nodi di vento previsti ci hanno fatto desistere dal riprendere il cammino e abbiamo preferito ripararci al marina più vicino, Marsden Cove, “nei paraggi” di Whangarei. Questo porto: qualche moletto in mezzo al niente, e c’hai presente il niente? Immagina il nulla più assoluto, togli ancora qualcosa, ed ecco fatta la descrizione dell’ubicazione di questo posto. Però il paesaggio è bello, mi piaceva guardarlo in navigazione e mi è piaciuto quel che abbiamo visto girando in macchina: tutto verde, ora roccioso, ora collinare, poche anzi pochissime case; di sicuro qui l’urbanistica non ha problemi di lotti edificabili, e non penso servano le regole che ci sono da noi per salvaguardare il mezzo metro di confine tra un’abitazione e l’altra, da noi i centimetri sono vitali, qui probabilmente si va a km. Tutto ciò ti dà un senso di serenità incredibile, sicuramente chi abita qui non conosce stress né malattie psicosomatiche legate ai ritmi frenetici cui spesso siamo costretti in Europa.

E poi c’è da fare una nota a queste insenature, questi canali che si snodano per miglia e miglia dal mare al centro terra creando porti naturali dove ad un certo punto non capisci nemmeno più se stai navigando in acqua salata o in acqua dolce, e tutto intorno a te questo paesaggio spettacolare.


E così ieri pomeriggio siamo andati a fare un giro in paese a Whangarei. Peccato essere arrivati tardi (ore 17.00) e tutto era chiuso. Qui gli orari sono così: alle 17 tutto chiude ed è ora di cena, se arrivi al ristorante alle 20.00 sei fuori, la cucina è chiusa (ci è capitato anche questo, ne abbiamo passati 3 prima di ridurci a mangiare un boccone al ristorante indiano, l’unico che ci ha accettati a quell’orario indecente).



Pochissimo tempo fa ho letto su Focus un articolo sull’onestà, e pare che la Nuova Zelanda sia ai primi posti della classifica mondiale insieme a Canada e penisola baltica, ed in effetti qui le regole ci sono e tutti le rispettano. Davvero. Il primo giorno ho preso una clacsonata bestiale da un’automobile perché ho attraversato senza le striscie… Eccheccaspita, passavo benissimo e non ha nemmeno dovuto rallentare, però il tipo l’ha presa male e mi ha suonata, cosa diavolo mi sarà mai passato per la testa per fare una cosa del genere!!!! E ieri in auto ci siamo sbagliati e abbiamo preso un incrocio a rovescio, diciamo un po’ largo (col non-traffico che c’è è tutt’altro che un problema), c’erano dei passanti a piedi che ci hanno guardati sbigottiti, probabilmente non hanno mai visto una cosa del genere in vita loro, forse la nonnina che era con loro è pure svenuta, e di sicuro i bambini questa mattina l’avranno raccontato ai compagni di scuola, un avvenimento da paura!!!!


Che altro: martedi navigavamo belli belli, ero io al timone, passa un aereoplanino; tempo 30 secondi ci chiamano per radio, era il custom aircraft che voleva controllare chi siamo e dove andiamo, minchia tre giri ci ha fatto sulla testa, mica uno!!! Qui non si scherza niente.



Adesso siamo finalmente a destinazione, dopo questa bella giornata di vento buono (peccato il freddo siderale) abbiamo finito la navigazione. Kia ora in New Zealand (benvenuti); da domani si inizia a spron battuto a sistemare la barca: dopo 3 anni che gira e naviga, per quanto sia stata tenuta egregiamente ha bisogno di un po’ di lavori straordinari, pertanto ci rimbocchiamo le maniche, spruzziamo un po’ di olio di gomito e via che si inizia! Questo porto, pubblicizzato come “un tocco di paradiso” si trova ovviamente in mezzo al niente, e la vita sociale si riduce ad uno snack bar che chiude i battenti alle 8 di sera. Da spararsi. Domani prendiamo macchina a noleggio, uno di questi giorni andremo anche ad Auckland, chissà che nella metropoli vediamo un po’ di gente….


bassa marea.....


Per ora è tutto, pubblico un po’ di foto e vado a nanna che domani è giornatona, ciaoooo
LA MIA PRIMA SEMITRAVERSATA DEL PACIFICO


04 novembre 2011 – PREPARTENZA – 17°46’S 177°11’E

Ultimo tramonto a Malolo perchè domattina si parte davvero, arrivederci Fiji e grazie per tutto.
Come dire… totoka o viti, vinaka. (chissà se è giusto). E la prossima volta forse avrò occasione di assaggiare la kawa.
Ieri sera siamo usciti con Ivan e Anna, la coppia che vive e lavora qui. Simpatici ed interessanti, bella serata davvero e teniamo i contatti, mi raccomando!
Stamattina navigazione verso Lautoka per le formalità doganali. Arrivati in baia e gettata l’ancora vediamo dietro di noi una barca con scritto “barca pulita”, e pochi minuti dopo una coppia in tender torna da terra…. Sì sì, sono proprio loro, quelli originali, Lizzy e Carlo Auriemma!!! E cordialmente accettano di fare le foto con noi, e scambiamo due chiacchiere veloci. Per chi non lo sapesse, sono gli autori di “sotto un grande cielo” e altri libri che hanno scritto nel corso dei loro oltre 20 anni di navigazioni intorno al globo.
Poi andiamo a terra, l’ufficio dogana è chiuso per pausa pranzo e allora ne approfittiamo per vedere anche questa cittadina e mangiare un boccone; al nostro ritorno ci aspetta un’ora di interrogatorio e attesa per compilazione moduli e mica moduli di uscita in triplice copia (con carta carbone, pensavo che non esistesse nemmeno più!). Durante l’ora in cui sono stata seduta su quella seggiola lottando col freddo del condizionatore (contro i 40° che c’erano fuori) memore dell’articolo sul cannibalismo osservavo il funzionario, un omone grande e grosso, e sghignazzavo con Capt sul suo collega nell’altro ufficio che con la webcam si scrutava il faccione (in cerca di peli incarniti o punti neri?????), e cercavo di vedermeli in procinto di legare ed imbavagliare le persone per metterle nel pentolone con l’acquolina alla bocca… e vista l’austerità con cui Ciccio si rivolgeva a noi non era difficile per niente immaginarsi la scena! Pertanto quando al termine di tutta la trafila ci ha congedati dicendo di andarcene via subito perché più tardi avrebbe fatto un giro per controllare che la barca non fosse più nei paraggi sono stata ben contenta di partire immediatamente per venire qui, speriamo che non gli venga in mente di farsi il week end a Malolo perché se ci becca ho paura che ci faccia neri!
Ora siamo qui belli polleggiati con lo stomaco pieno di tagliolini al ragù a goderci la tranquillità del dolce far niente in vista della navigazione che ci aspetta: 2 ore ciascuno a rotazione: on, off e stand-by, giorno e notte. A occhio e croce dovrei farmi circa 56 ore di timone, stima variabile in base all’effettiva durata del trasferimento (e che Eolo sia con noi). Se non imparo nemmeno stavolta mi do all’ippica! Non so quanto avrò tempo e voglia di aggiornare il diario di bordo, secondo me passati i primi giorni cominceremo ad esser stanchi. Anche per il cibo ci siamo organizzati per dover fare il meno possibile: ho passato un intero pomeriggio a cucinare cose che andranno solo scaldate al momento, almeno i primi giorni ci risparmiamo un po’ di energie.
Bene, chiudo qui la prima parte e vado a svaccarmi in pozzetto a godermi il freschino della sera visto che oggi è stata una giornata veramente calda e afosa.

05 novembre 2011 – giorno 1

Partiti stamattina verso le 10, per il momento zero vento quindi tutto motore. Siamo tranquilli e sereni, niente da segnalare.

06 novembre 2011 – giorno 2

Niente di buono: io ho un mal di denti che la metà basterebbe, non conta niente nemmeno l’Oki preso in dosi da cavallo né tantomeno un anestetico specifico per i denti che ho trovato nella farmacia di bordo. Speriamo che passi se no si fa grigia.
Il vento è arrivato ieri verso metà pomeriggio, dritto dritto nel naso. Nostra rotta sulla carta 190, vento sud pieno. Che culo. E così per la notte i ragazzi si sono dati il cambio al timone escludendomi dai turni perché troppo impegnativo. Stamattina ho ripreso il mio giro e quindi ho iniziato a timonare anche io. Non vado malaccio, e me lo dico da sola. Solo ogni tanto perdo la rotta, non so come sia possibile ma succede tutto d’un tratto e ci metto un po’ prima di ritrovare il giusto equilibrio.
Andando così di bolina tutto diventa più difficile, oggi ci ho messo 40 minuti per preparare un’insalatona e anche andare al bagno diventa un’avventura. Non fa molto caldo, e tra la difficoltà a riposare, il vento che rincoglionisce e tutto il resto non è che a bordo ci sia tanta voglia di interagire: uno al timone e 2 a riposare, quando c’è qualcosa da fare la si fa poi si torna ognuno al proprio posto, non ci parliamo molto ma penso sia normale così.
Una decina di minuti fa il waypoint diceva 900 miglia all’arrivo, significa che ne abbiamo fatte poco meno di 200 dalla partenza. Dai, in fondo non è che dobbiamo fare chissà che cosa, in una settimana saremo belli che spicci!


Apelle figlia di Apollo fece una palla di pelle di pollo.....
Penso che la filastrocca sia ambientata alle Fiji!

07 novembre 2011 – giorno 3

Stamattina all’inizio del mio turno Capt mi dice “attenta, adesso è tosta; prova, se non riesci chiama”. Confermo, era dura, ma mi sembrava di farcela. Invece dopo un’oretta e mezza è tornato su con la faccia buia, e mi ha preso il timone. Pensando che fosse uno dei suoi soliti gesti di cortesia gli ho detto che non importava, ce la potevo fare fino alla fine del turno e non era necessario mi desse il cambio prima. Invece no, il cambio era per farmi capire che timonavo talmente di merda che era impossibile dormire. Uffa, a me dispiace tantissimo, ma stavo veramente facendo del mio meglio, non è colpa mia se non so fare!

08 novembre 2011 – giorno 4

Sempre di bolina, sempre poco facile fare le cose; meno male che prima di partire avevo preparato varie cose da mangiare se no ci toccava pure smangiucchiare porcate anziché nutrirci a dovere. Invece col freddo che fa è piacevole concedersi almeno il lusso di un pasto caldo un paio di volte al giorno.
Al timone va meglio. Non sono ancora bravissima ma me la sto cavando niente male, oggi me l’ha detto anche Capt. Capisco da sola quando faccio delle cagate e mi correggo da sola. Quando sono al timone quel che mi piace è pensare che diversamente da quando si fanno le guardie, durante le quali poco cambia rispetto a non esser di turno, timonando a mano a livello psicologico cambia tantissimo; nel senso: la barca va, sempre e comunque, e a bordo le varie persone svolgono varie attività, chi riposa, chi legge un libro, chi chiacchiera, chi cucina, ecc, vabè qui siamo solo in 3 e non c’è tanto “chi” e “chi”, ma siamo comunque 3 persone che nell’arco delle 24 ore fanno cose, ma non è questo il punto. Il punto è che la barca va, mentre appunto gli altri fanno cose tu sei di guardia a sorvegliare che tutto proceda bene, e la barca va. Timonando a mano invece ti rendi conto che SEI TU che la mandi avanti, gli altri fanno cose e TU li mandi avanti…. e questa è una figata spettacolare, a me dà un senso di bello incredibile, mi sento IO quella che manda avanti la baracca! Ok, sorvoliamo sulla qualità di avanzamento ma di fatto la mando avanti, contribuisco attivamente non solo guardandomi in giro e perdendomi dietro le nuvole e le onde, ma tenendo proprio in mano un timone per cercare di tener rotta e vento proprio per avanzare nel modo migliore possibile. Sensazione indescrivibile.
Mi piace sbandare. I primi momenti no, quando la barca piegava tanto mi spaventavo a morte. No, se non ero io al timone no, sono sempre stata tranquilla, ho piegato anche peggio di così ma non ho mai avuto paura. Mi spaventavo a morte le prime volte che sbandavo timonando io…avevo paura di ribaltare la barca e sì, ero terrorizzata e passavo momentacci, ogni tanto il primo giorno mi scappava anche l’urletto poi ho imparato a contenermi, però mamma mia quanto mi sono cagata addosso lo so solo io! Adesso no, adesso ho capito che la barca non si ribalta, e “sento” anche un po’ di più tutto, adesso sono tranquilla e anzi mi diverto un mucchio! Non sono ancora al livello come mi spiegava Christian che devo sentire le onde col culo, io per il momento le onde le sento solo in faccia, poi spero di sensibilizzarmi un pochino di più con la pratica.

09 novembre 2011 – giorno 5

Lo smilzo non ce la fa più. Vorrei proporre di entrare anche io nei turni di notte, dai quali finora sono stata esonerata perché mi occupo del lato nutrizionale della questione. Salto 2 ore, che si smezzano i due uomini di bordo, ma mentre Capt durante il giorno recupera nei suoi momenti di riposo (e dire che fa anche tante altre cose!) l’altro credo proprio che ce lo stiamo perdendo: ormai da due giorni non parla nemmeno più, finisce il suo turno al timone e sviene fino al turno successivo, ma nonostante ciò non riesce a recuperare abbastanza, è collassatissimo. Io sto cercando di dare i cambi un pochino prima e mollarli un po’ dopo per alleggerire il carico, ma vedo che a lui non basta comunque, quindi visto che io ne ho ancora da dare e quel che conta è la squadra, proporrei di farmi una notte. Finora i miei tentativi sono andati in fumo ma viste le condizioni del nostro uomo (uno zombie) penso che anche Capt stavolta sarà d’accordo.
Penso che sia una questione di riserve: io e Capt nelle nostre rispettive rotondità siamo stanchi ma teniamo botta, credo che i nostri fisici da lasagne giochino un ruolo importante in questo; lui, poverino, cosa vuoi mai, nei suoi 40 kg in 2 metri di altezza somiglia più che altro ad un sedano… che energie vuoi mai pretendere!
Stamattina ho seguito una lezione sui rilevamenti alla vecchia maniera: sestante e calcoli vari. Non ho voluto provare veramente col sestante perché non mi andava di accecarmi, però è interessante scoprire cose che in un certo senso sono anche abbastanza scontate ma finchè non ti ci trovi col muso dentro non ci fai caso. E ogni volta che mi trovo a chiacchierare con uno di questi vecchi lupi di mare (a volte anche giovani, ma talmente navigati da poter esser comunque definiti “vecchi” lupi) che sanno un sacco di cose, mi basisco di quanto i marinai conoscano tante cose e davvero non li perdi mica per strada, quelli sanno sempre come arrangiarsi! Ovviamente i bravi marinai.

...
anche noi ci si fa la doccia tutti i giorni....
10 novembre 2011 – giorno 6

Lezione di oggi: “Vaifra, iniziamo ad introdurre nella tua testa un concetto fondamentale: non è la barca che accelera o rallenta da sola, sei tu che vai a zig zag” “Davvero?” “Purtroppo è la verità. E non sono le onde che ti sbattono in prua perché sei sfigata, sei tu che non le eviti” “Ma porca vacca, questo proprio non me l’aspettavo!”. E io che credevo di aver migliorato le mie prestazioni. Niente da fare, mi sa che non ci sono proprio tagliata a fare il timoniere. Ci siamo ingaggiati in una regata tra noi ed il saturday night neozelandese; in palio una pizza. Se perdiamo penso di avere una buona fetta di responsabilità.
Il terzo uomo l’abbiamo recuperato: gli abbiamo dato una bella fetta di ore di riposo tutte d’un colpo e stamattina bello pimpante era di nuovo dei nostri. Meno male. In più abbiamo anche messo musica e oggi la barca è viva!!!!
Inizia a fare freschino seriamente. Durante il giorno le giornate sono freschette ma si sta ancora bene, le paragonerei alle prime giornate di primavera da noi in Italia: se stai all’ombra rischi l’assideramento, ma se ti metti al sole senti quel bel teporino che ti avvolge corpo e anima. Una figata. Di notte si gela.
Inoltre ci sarebbe da fare un accenno anche alle nostre abbronzature: c’hai presente uno sciatore? Ecco, siamo precisi. Io almeno quando mi guardo allo specchio mi sembro una appena scesa da una pista: collo bianco avorio, viso nero, labbra screpolate nonostante le dosi massicce di burro cacao, segno degli occhiali evidentissimo, capelli sconvolti (con questo freddo non ci penso nemmeno a lavarli, piuttosto mi tengo il sale fino a casa se necessario!!!)

11 novembre 2011 – giorno 7

Quasi esaurito il vento e si rallenta. Ad onor del vero già da ieri abbiamo iniziato con un po’ di motore, ma via via aumentiamo sempre la dose. Non arriviamo prima di domenica mattina. Uffa, si comincia ad accusare la stanchezza, e col freddo che fa anche solo 12 ore di ritardo sul tempo stimato alla partenza danno un bel fastidio…
Pensiero del giorno: non abbiamo incontrato niente e nessuno: non una barca, non un delfino, nemmeno pescato un pesce, e solo pochi uccelli sono passati rasenti la barca. Siamo solo nooooiiii!!!!

12 novembre 2011 – giorno 8 – 33°38’S 174°23’E

Giuro non dirò mai più una cosa successa o non successa prima che sia finito l’evento in cui avrebbe potuto verificarsi perché qualcuno (o forse Nettuno) potrebbe sentirmi: stamattina – all’alba, c’ut vegna un chencher, avevo appena preso sonno dopo il turno di notte – sono arrivati i delfini. Dopo i primi 5 minuti di incazzo totale per il pessimo orario scelto, sono anche stata contenta di aver finalmente visto dei delfini del Pacifico: piccolini ma carini. E mentre li osservavo non potevo evitare di pensare a G. e al nostro tormentone che in mare è abbastanza normale vedere i delfini, come in montagna è abbastanza normale vedere delle mucche ma non per questo la gente dalle auto si mette a urlare “vaccheeeeeee”. Questo ricordo mi ha fatto passare l’incazzo.
Manca poco ormai all’arrivo, prevediamo l’atterraggio verso mezzanotte. E visto che abbiamo perso la regata della pizza ho deciso di farla io a bordo, è sabato, si era detto pizza e pizza sarà!
Ora che è quasi finita va detta: quasi 1.200 miglia tutte di bolina, in tre, senza pilota automatico….. sono pese!!!! 8 ore di timone più il resto, e il freddo, e le difficoltà a far tutto… sono stanca, molto stanca. Fino qui tutto ok, ma se avessimo avuto da fare anche solo altri 2-3 gg avrei chiesto una turnazione anche per preparare da mangiare e lavare i piatti.

H 20.46, mancano 20 miglia, non se ne può più.

Come dice Capt non dire mai che siamo arrivati finchè non hai le cime a terra….
Rafficoni a 30 nodi, sempre sul muso. Onde alte e qualche secchiata in coperta.Vediamo terra e pare un miraggio. Niente pizza perché quando ho aperto l’unico pacco di farina era abitato da cosi piccoli e neri che si muovevano, allora abbiamo optato per una spaghettata A.O.P. quando attraccheremo, indicativamente tra 3 ore, per un totale di 7 giorni e mezzo di viaggio. Ho fatto trasferimenti anche più lunghi ma questo finora è stato il più peso. Niente di particolare nel senso che sicuramente esistono situazioni ben più difficili, alla fine a parte il vento costante nel naso e la mancanza del pilota non abbiamo avuto disagi tali da dire che è stata una sfida estrema, però è stata sicuramente una bella prova! Un’esperienza interessante, e son contenta di averla fatta. Sento necessità di fare un doccione di quelli storici. e mi chiedo come abbiano fatto Capt e Mr.X a fare da Bora Bora a Fiji (1.800 miglia), senza pilota, in due sole persone… e mi rispondo ricollegandomi ai fisici da lasagne di cui qualche paragrafo sopra.

13 novembre 2011 – WELCOME IN NEW ZEALAND!!! HAKAAAAAA

Alla fine gli spaghetti di mezzanotte li abbiamo mangiati alle 2.30, il canale di ingress per arrivare a questa Marina di Opua è lunghissimooooo, non finiva piùùùùùù….
il pontile della quarantena: gli appestati non possono scendere a terra

Allora: l’ingresso in Nuova Zelanda non è così semplice: niente che non sapessimo prima di arrivare ma una serie di rotture di scatole (giustificatissime) che fanno perdere tempo e basta. Innanzitutto non si poteva tirar dritto per il marina scelto ove portare la barca a far cantiere, no, bisogna fermarsi per forza al nord nord dell’isola, e quindi eccoci qui in questo limbo. Stanotte abbiamo attraccato al pontile della quarantena, chiamato così perché quando arrivi stai lì finchè non vengono a controllarti e darti l’ok per mettere piede sul suolo neozelandese. Stamattina è arrivato prima l’ufficiale dell’immigrazione che ci ha fatto tutti i documenti di ingresso, un accento inglese da paura che io non capivo niente, e perfino Cirillo era in difficoltà. Questo buon uomo ci ha portato in dono una borsa di benvenuto con dentro depliant e mica depliant di cosa fare, vedere, e bla bla bla. La borsa ovviamente l’ho ottenuta io e ne sono STRACONTENTA visto che sopra c’è lo stemmino del mio ciondolino. Dentro c’era anche una bottiglietta mignon di rhum, tralasciamo la marca (il Mount Gay, per chi non lo sapesse l’unico che trovi in vendita a St.Vincent & Grenadines), e per festeggiare ce ne siamo bevuti un sorsino, così, a stomaco vuoto, alle 9 di mattina. Pertanto quando è arrivato a bordo l’omino del controllo biologico, che io chiamavo “lo sterminatore” eravamo in crisi ridaiola e il fatto che costui fosse strabico verso l’esterno mi faceva troppo ridere perché me lo immaginavo in cerca di microbi e batteri, che senza muovere la testa riusciva ad ispezionare tutta la barca con un solo colpo d’occhio. Alla fine ha sequestrato una mela, due pomodori, una verza, un po’ di ginger e un barattolo di miele. Meno male non ha visto la “bomba”: la salsetta di peperoncini fijani di cui foto e filmato due post fa. Poi ha controllato le ruote della bicicletta di bordo e ha decretato che era tutto ok e potevamo scendere a terra senza contaminare nulla.
Vietato defecare in Nuova Zelanda
E andiamo al pontile. Qui Capt va all’ufficio del Marina e torna con dei sigilli per i water di bordo perché con lo scarico diretto in mare non si possono usare. Da morir dal ridere. Mi chiedo: ma se ora ci avete sequestrato tutto ciò che avevamo a bordo di “fresco” e da ora in avanti mangeremo solo cibo locale…. cagheremo anche locale no???? E allora cosa avete paura che contaminiamo?? Vabbè.

Primo incontro della giornata: Carlo Venco. Sapevo che bazzicava da queste parti ma è stata veramente una grande gioia vederlo!
Ora tutti riposano, io aspetto la lavanderia e torno in barca, stasera usciamo a cena con Carlo, mi fa troppo piacere rivederlo!!! E con questo chiudo il cerchio: lui è stato uno dei primi personaggi conosciuti 6 anni fa al mio arrivo ai caraibi.
Domani o dopodomani ripartiamo per raggiungere la nostra destinazione definitiva. A prima vista questa Nuova Zelanda è bella proprio come dicevano, spero vivamente di riuscire a ritagliarmi del tempo anche per visitarla un po’….
Denarau Marina, 03 novembre 2011

SORPRESA, ancora qui!!!

Rinviata partenza a domani, e meglio così: prima cosa, stasera usciamo con Ivan e Anna così finalmente ci conosciamo di persona, e seconda cosa stamattina sono stata dal dentista e le 3 dosi di anestesia che mi ha sparato stanno facendo il loro effetto: sono sballata come un coccodrillo e almeno ho modo di riprendermi, e anzi oggi pomeriggio penso proprio che andrò qui alla spa a farmi un pacchetto completo di massaggi, testa compresa (è una figata quando ti mettono l’olio caldo sulla testa e poi ti massaggiano. Esci che somigli un po’ ad un polipo ma è tanto bello…..). Alla fine comunque è andato tutto bene: la Dottoressa è stata puntualissima, adesso che sono entrata nell’ordine di idee del Fiji-time comprendo che solo un’ora di ritardo è ben poca cosa, e apprezzo anche di avermi fatto passar davanti una sola persona riducendo la mia attesa totale a meno di due ore. Sinceramente, ringrazio; il male ai denti alla fine era riconducibile ad una vecchia otturazione che stava mollando il colpo, due trapanate per toglierla, messa una nuova e tutto è a posto. Almeno speriamo, darò conferma quando sarà passato completamente l’effetto dell’anestesia. La mia coscienza mi impedirà per almeno altri 6 mesi di andare all’Avis a fare la solita donazione di sangue e non vedo l’ora di tornare a casa per andare dalla MIA dentista a sistemare un po’ meglio questa otturazione perché la sento un po’ sbattere, ma visto che la dottoressa filippina che mi ha curata non ne voleva più sapere di limarla e si è offerta piuttosto di limarmi i denti sotto (per risolvere il disagio dei denti che si toccano), ho preferito dirle ok così e poi penso proprio che per un mese non morirò per un fastidio.

Al ritorno anziché in taxi ero in vena di provare emozioni e ho preso un autobus. Né il bulabus (che gira solo all’interno del complesso hotelliero di Denarau), né il westbus (che gira fuori, e ha le targhe bula1, bula2, bula3, eccetera). Ho preso l’autobus vero, guidato da un 40 kg di ossa indiane, che io ho soprannominato Niky Bulauda, allegro e di buonumore. Non mi sono annoiata.

E’ tutto, sono le 14.40, la barca è appisolata, vado pure io.

A proposito: il pilota automatico NON FUNZIONA. Porcabula.