Union
Island, 03 gennaio 2015
Sbarcata
la famigliola di capodanno, aspetto qui al bar Capitan mezzochilo (soprannome
ispirato dalla quantità di materia che si fa nelle mutande ad ogni manovra) e
poi si riparte per la Martinica. Il charter è andato bene, la crociera in
generale è andata BENISSIMO. Nel senso: a bordo due palle incredibili con
clienti non difficili ma noiosissimi, skipper che poverino di colpa non ne ha:
semplicemente non si sa dosare, esagera col tabacco locale e si stronca in
cabina, ma meglio così perché quando esce mi combina casini, ovviamente senza
minimamente rendersi conto. Povero, mi fa quasi tenerezza. Comunque dicevo benissimo perché era da tanti
anni che non mi capitava una crociera così: è normale incontrare sempre
amici-colleghi in giro per le isole, è il nostro lavoro, la nostra vita; ma
erano anni che non mi capitava una concentrazione così, anche di Italiani che
come sempre in questo periodo pullulano; ad ogni ancoraggio ne avevo almeno 5 o
6 intorno, e i miei clienti ormai non ci badavano nemmeno più a tutti sti
tenderini che si avvicinavano e anzi li rendevo partecipi delle nostre cose:
Francesco ha pescato un tonnetto, Marco ha un problema con la randa, Luca ha
riparato il motore che ieri faceva capricci, Andrea oggi fa gli spaghetti alla
carbonara, Stefano è passato a chiedere due carote ed in cambio ci offre un
cocomero fresco. Si direbbero chiacchiere da condominio…
E come dicevo: non lo so se sono pronta a rinunciare a questo. Non le chiacchiere di condominio, no, è l’ambiente, è il fatto di esserci, di vivere questi posti e di farli vivere anche a persone sconosciute.
E
così mi trovo con una ventina di ore di navigazione davanti a me senza troppo
da fare e senza compagnia stimolante = obbligo di riflessione. Forse queste
cose sarebbe meglio evitarle, soprattutto quando una non sa bene dove sarà di
qui ad un paio di settimane; so solo di avere un volo per Parigi il 10 gennaio,
e due voli da Parigi a Bologna in due giorni diversi, sceglierò all’ultimo
quale dei due prendere (Sborona? No, scema. E’ diverso). Per la seconda volta
nella mia vita mi sono tagliata il cordone ombelicale per forzarmi ad uscire
dalla cosiddetta confort-zone e muovere le chiappe per scoprire altro, solo che
non so proprio cosa fare: idee mille, progetti ottomila, entusiasmo a gogo per
ogni proposta…però voglia di prendere decisioni non pervenuta. Sono di nuovo obbligata
a fare i conti col cervello, e anche col cuore stavolta. Ebbene sì.
Shithappens. Porca l’oca questa non ci voleva proprio. 1995, 2005, speravo di
scamparmela per il 2015 invece sembra proprio che ci stia dentro fino al collo.
Unica possibilità di salvezza: speriamo che non si faccia mai più vivo, almeno
lo etichetto come l’ennesimo stronzo e vado avanti per la mia.
Ecco
mezza calzetta, se dice “andiamo via immediatamente veloci come fulmini senza
perdere un altro minuto” significa che nel giro di due, massimo tre ore ci
alziamo da queste sedie del bar, se dice “andiamo con calma tanto non abbiamo
fretta” allora probabilmente perderò il volo di cui sopra.
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