nulla per caso

Le Marin, 05 gennaio 2015

A volte dall’altro riceviamo dei segni. Io da un annetto a questa parte ne sto ricevendo talmente tanti che pensavo di assumere una segretaria per cercare di mettere un po’ d’ordine perché io da sola non ci capisco più niente, ho perfino aperto un foglio excel ma non hanno ancora inventato un tipo di grafico giusto che possa rappresentarli e schematizzarli. Allora faccio quel che mi pare.

Anche il fatto di aver avuto problemi con la carta di credito quando dovevo prenotare il volo per venire in Martinica era un segno, e non l’ho voluto ascoltare. Capire l’avevo capito ma me ne sono fregata e sono andata avanti lo stesso. Avessi aspettato tre giorni avrei risparmiato un sacco di soldi, ma al momento di riservare non sapevo che poi mi avrebbero proposto di traversare in barca. Che uno dice “bello sbattimento farti un viaggio del genere per stare ai caraibi 10 giorni, di cui 7 a lavorare per coprire la spesa del volo stesso”. E la traversata, col cambio equipaggio che mi ha scombussolato l’esistenza; e poi il ritardo mondiale che mi fa arrivare esattamente 3 ore (dico TRE ORE, non tre settimane) troppo tardi per poter recuperare le mie cose lasciate su una barca ad ottobre, e perdo così tutta la mia attrezzatura da charter racimolata ed organizzata nel corso di 10 anni; e poi il charter con lo skipper stordito, che mi permette di prendere le redini della situazione e fare così quel che mi pare; e poi il ritorno tutti in fila creando un gruppo whatsapp di “info meteo ritorno in Martinica” dove chi è in testa al gruppo informa in tempo reale tutti gli altri sullo stato del vento e del mare (pessimo come sempre in questo periodo, le famose lavatrici con la centrifuga a 1.200 giri, che arrivi su a dir poco spettinato).

Tutto ha una logica, tutto ha un motivo. Stare qui 3 giorni ad ottobre mi ha permesso di incontrare qualcuno che un anno fa mi aveva trattato a pesci in faccia aggredendomi in malo modo ed accusandomi delle peggiori nefandezze, poi è vero che si era scusato ma la ferita che mi aveva causato era molto profonda, talmente profonda che pur accettando le scuse non ero più stata capace di contattare questa persona nemmeno per un saluto… e dire che prima eravamo ad un livello di confidenza quasi simbiotico. L’incontro casuale in ottobre, una sua richiesta di un favore, il favore fatto volentieri e con il cuore, la crociera di capodanno dove ci trovavamo sempre ancorati a pochi metri di distanza, i suoi clienti simpatici e carini che mi accoglievano sempre a bordo con un sorriso, gli aggiornamenti sulle ultime vicende di cuore, i consigli, le paranoie, gli imperativi, i “non cambierai mai, sei una testa dura di merda”, e poi una navigazione nel canale in assistenza remota “mezzochilo dorme, io ho questo vento con questo angolo, due mani alla randa e senza fiocco, prua a tot… cosa faccio?”. Ecco, allora capisci che anche se non sai ancora se resterai/tornerai in Martinica, hai fatto bene a venirci quest’anno anche se non avresti voluto e quando hai prenotato l’hai fatto pensando che era solo lavoro, e hai fatto bene a starci quei tre giorni in ottobre perché comunque hai fatto pace con questa isola ed i suoi abitanti, stavolta davvero, e quindi anche se la lascerai rimarrà sempre l’isola del tuo cuore.



E comunque è il 5 gennaio e non so ancora dove sarò il 15 di questo stesso mese, non so nemmeno se sono pronta o no a cambiare vita di nuovo. Ma perché si vive una volta sola? A me non basta mica. 

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