Santa Vaifra da Padella


Antigua, 08 aprile 2015

Io lo sapevo che non dovevo più prenderne di charter senza skipper, e invece sono qui invasa dai crucchi, che tutte le barche americane che vedo in giro mi vien voglia di lanciare il may day. Non che siano cattivi, anzi sono estremamente gentili e simpatici, ma detengono senza dubbio il primato di rompicoglioni degli ultimi 30 anni di storia del charter barcarolo. Ma non gliene voglio perché lo vedo che non fanno apposta, semplicemente non si rendono conto che non possono sminuzzarmi l’anima in questo modo! Non è che mi schiavizzano, no anzi sono molto collaborativi, a bordo l’ambiente è familiare ed easy, sono loro che sparecchiano la tavola e se non la fermo la Zia Adolfa lava pure i piatti. Ma mi sgretola l’anima col mangiare. E comunque hanno ragione loro, è colpa mia che quando gli ho chiesto allergie e gusti particolare e mi hanno risposto “niente da segnalare, tutti mangiamo tutto” non ho specificato tutti insieme nello stesso pasto e non a menu alterni. Che poi sono anche abbastanza abituata a fare menu differenziati, a volte ho avuto charter da paura per quanto riguarda la diversificazione dei pasti, in quanto si deve sempre il massimo rispetto alle allergie e sempre anche un occhio di riguardo ai gusti. Ma i capricci dell’ultimo momento no. Si stabilisce un menu, perché 10 minuti prima del pranzo devo avere 5 variazioni??? Che qui mi pare di essere al Grand Hotel: in 6 sono riusciti a farmi fare 4 cose differenti nello stesso pasto, e gli ho promesso che se un giorno mi fanno l’en plein gli faccio un ingrandimento della foto di famiglia e la incornicio nella futura sede delle hostess in pensione, a memoria del mestiere che facciamo che mette a dura prova anche i nervi più saldi.  E non è solo il mangiare, è anche tutto il resto. E mi chiedo perchè la gente parte in vacanza con 60 kg di bagaglio se poi non si porta il cervello??? Di solito ce li smazziamo in due, sto giro ho da smazzarmi da sola pure lo skipper, che a distanza di una settimana non ha ancora capito che il bottoncino con il disegnino dell’ancora che ha vicino al timone è un comando a distanza che gli permette di essere autonomo almeno nell’ancoraggio, e invece no, mi sganghera la marella mille volte al giorno pure per l'ancora, che almeno sapesse darla per il verso non staremmo a rifare la manovra ogni mezz'ora. E le domande del cazzo, che sto giro si sprecano.  Pare quasi che io debba avere il dono dell’onnipotenza ed onnipresenza su questa barca. E poi le millecinquecento richieste, non difficili, non stronze, ma tante, tante, tante, tante, tantissime, di continuo e senza sosta. Davvero, sono svuotata, non ce la faccio più e bisogna che da lassù mi aumentino la dose di Pazienza per i restanti 4 giorni.

Questa settimana sto davvero rimpiangendo di non lavorare in miniera. Ma di buono c’è che mi sto guadagnando una fetta di Paradiso: ho chiesto al Buon Dio di darmi la pazienza, tanta pazienza, e di riprendersi la mia forza (a tempo determinato) perché se sbaglia il dosaggio pazienza-forza faccio una strage. E sono molto orgogliosa di me stessa per come riesco a tener botta e continuare a sfoggiare un bel sorriso, alla faccia di quanti continuano a dire che ho un carattere di merda e litigo con tutti, e non vogliono vedere gli enormi progressi che ho fatto con l'avanzare dell'età.

Per cui posso dire al mio diacono che a gennaio mi ha ricordato che ancora non esiste una Santa Vaifra, che ci sono molto vicina. E visto, come ripeto sempre, che per fare la Vergine è un po’ tardi e per fare la Martire non è che ne abbia poi tutta sta voglia, ho pensato di adottare l’idea della mia amica Carla: Santa Vaifra da Padella suona benissimo.

E poi ho elaborato una nuova ricetta: si chiama sfrantumata di maroni della hostess, e consiste in due palle che iniziano la lievitazione al mattino e continua per tutto il giorno, fino a diventare grosse come quelle che si usano in palestra per fare gli esercizi per la schiena, e poi strisciarsele in cabina la sera per lasciarle a riposo tutta la notte. Verranno servite a fine charter con contorno di caviale e champagne col botto da festeggiamento, da degustare fredde in compagnia di colleghi che possano darti pacche sulla schiena e tu intanto quasi piangi di sollievo al pensiero “è finita, cazzo iniziavo a pensare che li avrei avuti intorno per il resto della mia vita, e invece sono in aereo e non li vedò mai più!” 

jawoll

St.Martin, 02 aprile 2015

Riassunto delle puntate precedenti: io quest’anno non volevo lavorare e volevo vedere posti diversi; alla fine sono sempre qui ai caraibi e mi sto facendo un mazzo tanto, devo aver sbagliato qualcosa nella letterina a Babbo Natale.

Comuuuuunque, due charter fa sono partita con una compagnia esistente sulla piazza da qualche anno ma con cui non avevo mai lavorato. Dei pezzenti, dei luridi spaventosi accattoni morti di fame che prendono per il culo la gente rifilandogli merda come fosse cioccolata, tanto che mi chiedo come facciano ad avere dei feed back positivi, ed è proprio qui che capisci che il turista medio te lo giri come ti pare tanto alla fine i posti sono belli e sarà sempre contento; dicevo, ho fatto il charter soprannominato “i miserabili” tanto che mi sentivo una sorta di mix tra Gesù Cristo che moltiplicava i pani e Victor Hugo quando condividevo con i colleghi quello che stavo vivendo. Poi finito con loro sono partita sul catamaranone dove di tanto in tanto mi chiamano, quello che fa charter di lusso. Come dire, dalle stalle alle stelle sparata come uno Sputnik. E mi trovo a lavorare con Eric, uno skipper con cui avevo già lavorato l’anno scorso e che da allora mi fa un filo professionale serratissimo, è da dicembre che mi marca stretta per la prossima stagione estiva ma me la tiro un mucchio (almeno sul lavoro posso farlo, e lo faccio). Eric: un personaggio. Già l’anno scorso l’avevo inquadrato, ma ora confermo: gli autori di Mr. Bean si sono ispirati a lui per creare quel personaggio stranissimo che ci fa ridere tutti con le sue mille manie. Ecco, lui è uguale, solo che ogni tanto mi spara di quelle uscite che mi spezza a metà. Tutto questo per dire che mi sono fatta un sacco di risate sia con lui che su di lui, e ora che è partito da due giorni continuo a ridere da sola pensando a certe scene che solo lui al mondo può creare. Poi alla fine del charter io dovevo rifarne un altro con i miserabili ma si sono riconfermati merde e me lo hanno annullato a 4 giorni dalla partenza. Ma come si sa le casualità succedono e ci cambiano anche il programma del catamaranone e anziché portarlo in Guadalupa dobbiamo lasciarlo a St. Martin per un charter last minute, senza skipper ma con hostess.

E così sono qui, dopo aver passato 4 giorni in questo marina fuori dal mondo e fuori dal tempo, da sola su questa barca con un gruppo di Tedeschi imbarcati freschi freschi. E già a cena mi chiedevo “ma che kartoffen c’ho da raccontargli io a questi!?” 
St.Martin, 28 marzo 2015


Onestamente: l’inizio non è stato facile. Ma l’abbiamo recuperata e salvata in corner, e anche se le dinamiche non sono ancora ben chiare si sono rivelati un gruppo molto simpatico e alla mano. E adesso che li abbiamo capiti siamo pronti per fare questo charter. Ops, ma come, è finito??? Ma no, ma proprio adesso che abbiamo capito come funzionano questi qui? Cioè: mi volete dire che adesso che so che le loro “abitudini di sempre” (così le definiscono) in realtà sono le abitudini degli ultimi 5 minuti e mi sto abituando a questi repentini cambi di programma e anzi mi ci sto perfino divertendo…  loro sbarcano e vanno via???? Ma no dai, lasciatemeli ancora due giorni… Sono anche simpatici, e le ragazze si sono rivelate persone normali che hanno solo scelto un mestiere diverso dal mio: l’unica differenza tra me e loro è che io mi spacco il c*** di giorno, loro di notte, son scelte no? 

Ma... Che... Boh!?!?!?!?

St. Barth, 24 marzo 2015

Premesse: non si sapeva quanti fossero: 4 o 6; Si sapeva solo la nazionalità ceca (dal passaporto) e che sarebbero arrivati con un volo dal Messico. Infatti sono arrivati in 4, poi divenuti 5, poi tornati 4, poi divenuti 6, poi rimasti 3. Nazionalità boh, sicuramente tutti dell’est ma a volte tra di loro parlano in Inglese altre volte in una lingua a noi incomprensibile. Non abbiamo nemmeno capito se si conoscessero già prima o se le ragazze sono “in affitto”.
Uno non mangia carne, e non c’era scritto sulla preference list. Vogliono mangiare soprattutto pesce, e sulla preference list c’era scritto pesce massimo due volte. Ordinano fiorentine da 1 kg cadauna, ma la carne in generale gli piace poco. Una è vegetariana, ma quando c’è il pesce e fai altro appositamente per lei finische che prende il piatto dell’altra dicendo il pesce va benissimo e tu ti chiedi che cazzo ti sei sbattuta a fare per prepararle una cosa a parte, che avevi già da pensare all’altro che non mangia pesce e gli hai fatto il pollo ma per lei non va bene in quanto, appunto, vegetariana; però quando fai l’aragosta te le rispedisce in cucina ripetendoti che è vegetariana. Ordinano carrè d’agnello, ma una (non la vegetariana)  non mangia agnello, in compenso però quello che non mangia carne si mangia la sua parte (e lascia le ossa lucide). Uno non beve alcool ma ti guarda male quando dici che è finita la vodka per la Red Bull. Non hanno mai fame, ma poi si divorano anche le gambe del tavolo. Non vogliono mangiare troppi zuccheri, ma chiedono il bis del dessert ad ogni pasto. Hanno ordinato kg di formaggi, ma non mangiano derivati del latte. Hanno anche ordinato verdure in scatola, ma mangiano solo cose fresche. Idem per i succhi di frutta.
Vogliono baiette isolate, ma poi si annoiano. Cercano posti dove ci sia vita notturna, ma poi c’è troppa gente. In 8 giorni vogliono fare St.Martin, Anguilla, St.Barth, Barbuda, Antigua e St.Kitts, ma poi non vogliono navigare troppo (anche io in un week end voglio vedere Venezia, Firenze, Roma e la Sicilia, e se avanza tempo vado a vedere anche Torino, ma non voglio passare troppo tempo in auto). Vogliono navigare a vela per godersi il silenzio, ma poi si arriva troppo tardi.


Come dire: sono molto gentili e anche simpatici, ma hanno rotto il cazzo. 

Non è poi così male fa' 'n casso

Le Marin, 07 marzo 2015

A parte l’essere clochard non è poi così male una volta tanto passare una decina di giorni a fancazzeggiare professionalmente. Il tempo fa schifo ma chissenefrega. Marzo dovrebbe essere il mese pù secco invece non fa che piovere ed è un casino per le piantagioni di canna da zucchero. Io in 10 giorni ho fatto quel che generalmente faccio in mezza giornata tra un charter e l’altro. Bellissimo svegliarmi al mattino, trovarmi al bar con Mario, cazzeggiare un’oretta su internet alla ricerca di niente di preciso, poi fare il programma della giornata, che potrebbe per esempio consistere in “oggi arriva Omero (bisogna andare a salutarlo) e devo comprare una cassa d’acqua che l’ho finita. E per oggi basta così se no ci stanchiamo troppo”. Beati caraibi.

Ma la pacchia è finita, stasera si ricomincia: ne arrivano 8, alla cabina, per un’agenzia con cui in tanti anni non avevo ancora mai lavorato; lavorano bene ed i clienti sono sempre contenti, ma hanno fama di essere un po’ strituraminchia… e finora non posso che confermare. Non vedo l’ora di mollare gli ormeggi almeno me la vedo io coi clienti e dall’ufficio smettono di rompere, che solo per il carico della cambusa mi hanno già sminuzzato la marella, pronta per farci il ragù!

e un po' di shopping non vuoi farlo?

volare oooohhh oh

Le Marin, 06 marzo 2015




N’avessi azzeccato uno sarei anche una persona contenta. Quest’anno ho sbagliato tutti i voli aerei: a fine estate dopo mille tentennamenti mi son decisa a tornare qui per un paio di mesi, il tempo di prenotare il volo mi hanno proposto la traversata atlantica, che a saperlo solo tre giorni prima non lo prendevo nemmeno il biglietto aereo, ovviamente comprato non modificabile per risparmiare. E va bene, facciamoci sta andata-ritorno, più che altro per non perdere il volo di ritorno fissato per gennaio che era il punto fermo della stagione. A gennaio decade il mio motivo di rientro in Italia, tanto che tentenno: vado o resto? Mah, alla fine vado poi magari torno, c’è anche quell’idea di andare a Miami e dall’Italia o da qui mi costa uguale. E già che ci sono decido di fermarmi una notte a Parigi per vedere una cosa e mi compro un nuovo biglietto Parigi-Bologna decidendo già a priori di non prendere il volo compreso nel biglietto intercontinentale, ma quella cosa da vedere a Parigi è importante quindi un calcio alla miseria e chissenefrega. E così mi trovo a Parigi e ricevo un sms di Airfrance, il volo è annullato e mi metteranno su un altro volo del giorno dopo. Inimmaginabile.  Mi trovo con due voli Parigi-Bologna lo stesso giorno, più o meno allo stesso orario, con due compagnie diverse, minchia son proprio sborona! Arrivo a casa ed organizzo per Miami e anche da Miami a qui, con ritorno in Italia ai primi di marzo perché ho altri progetti da vedere in Europa. Progetti che ovviamente decadono, ma pazienza ormai ho deciso che questa stagione andava così, e poi mi fa piacere passare marzo ed aprile in Italia, è tanto tempo che mi manca la sensazione di primavera. Ma cosa succede, succede che mi propongono dei charter – assolutamente non previsti – che sono belli interessanti ma soprattutto con questo catamarano su cui ormai sto in pianta semi-stabile dalla traversata ho creato un legame che non riesco proprio a staccarmici tanto che ci vivo a bordo anche fuori dal lavoro, e anche se non sono tenuta perché c’è chi è pagato per fare la manutenzione alla fine sono io che me lo curo e me lo coccolo come fosse mio.  

E quindi succede che arriva il giorno in cui hai il volo di ritorno per l’Italia già pagato ma non vai nemmeno in aeroporto, ti si prospettano altri due mesi qui e hai perfino riempito i buchi con altri due charter decisamente meno interessanti ma vanno bene lo stesso per fare cassetta e rientrare del biglietto aereo che devi ricomprare, perché prima o poi ci dovrai ben andare a casa!!
E qui casca l’asino. Guardi per giorni e giorni le tariffe aeree, sei indecisa perché rispetto a prendere il volo secco e modificabile di Aircaraibes, aggiungendo qualche decina di euro hai un’andata-ritorno con Airfrance, non modificabile. E visto che non sai cosa fare del tuo futuro, e tra le mille opzioni c’è anche questa barca con cui ti corri dietro da ormai 5 anni e che dovrebbe arrivare proprio qui in Martinica e dopo ha un programma di navigazione che contempla il tuo più grande sogno nel cassetto ma ancora non sanno se prenderanno hostess o meno, brancoli nel buio più totale e non sai proprio come muoverti per sti cazzo di biglietti aerei. Ma lo sai bene che più aspetti e più i prezzi aumentano, ed è inutile sperare nelle super promozioni perché negli anni hai sempre potuto constatare di persona che non escono mai quando tu cerchi i voli, escono sempre la settimana successiva al tuo acquisto, e allora dici vabeh ok, tanto io in Italia ci voglio andare, prendo l’andata-ritorno e poi al massimo butto il ritorno tanto per qualche decina di euro non mi rovino. Vai sul sito Airfrance, ed ecco che rispetto a 12 ore prima quando ci avevi guardato l’ultima volta il prezzo è salito di quasi 200 euro. Vaffanculo Murphy.


E allora per stizza non prenoto niente. Penso se giocare d’azzardo col destino sperando in una promozione ma soprattutto spero di ricevere una conferma da questa barca, che mi sono anche stufata di buttare via voli aerei pagati… che io lo so che come prenoto il volo secco poi devo ricomprare anche un altro volo per tornare qui, e alla fine il costo mi raddoppia… E così eccomi qui insonne alle 5 di mattina (dovrei calare i caffè) a fare ambarabacciciccicoccò tre biglietti sul comò.



Seconda stella a destra

Le Marin, 24 febbraio 2015

 “Seconda stella a destra questo è il cammino, e poi dritto fino al mattino….”
Tra 4 giorni ho un volo aereo che mi dovrebbe riportare in Italia. Non è modificabile né rimborsabile, ma ho deciso di non prenderlo:  ne comprerò un altro più avanti, e fanculo la miseria.
La decisione è stata sofferta, ma fa un po’ parte del gioco: ho voluto forzare un po’ il destino e sono contenta di averlo fatto perché ho capito di non essere ancora pronta ad abbandonare questi posti, non ce la faccio. Miami, per quanto bella non mi ha dato nulla a livello di pelle; Il charter su a Barbuda per quanto bello ed andato benissimo in quei posti dimenticati dal turismo di massa (incontrata una sola barca in tutta la settimana) mi ha riempito gli occhi di belle immagini, ma poi è bastato rientrare a Marin per un paio di serate per capire che il cuore può essere riempito solo qui, con la mia gente e nel mio mondo…. e da quando ho deciso di restare ho meno malinconia. 

Le cose  semplici come una spaghettata tra amici dove tra uno che non si è ancora fatto la doccia e l’altro che passando di lì per caso si aggrega, alla fine altro che “solo noi”, una battuta fatta con pungente ma affettuosa ironia sottolineando caratteristiche personali di qualcuno o ricollegandosi a fatti realmente accaduti sono momenti unici che non mi sento ancora pronta ad abbandonare per sempre. Succederà, ma non quest’anno. O per lo meno non questa primavera.
E poi non credo di esser pronta nemmeno per fermarmi definitivamente a terra, stare in barca mi piace proprio troppo, ci sono momenti della vita di bordo a cui non posso proprio rinunciare, e non parlo di grandi avventure da lupo di mare che affronta tempeste e maremoti, no no, parlo di sieste nel silenzio pomeridiano interrotto solo dal glu-glu del tender legato dietro la barca oppure di risvegli precoci al mattino quando ancora tutti dormono e ti incroci in dinette con uno dei tuoi passeggeri mattiniero pure lui e senza dirsi una parola ti capisci a gesti “vuoi un caffè in attesa dell’alba?” “si grazie”. E mille altri dettagli, ivi compreso il non aver orologi né sveglie ma vivere le giornate scandendo il tempo in base a stomaco e stanchezza anziché orari.
E dovendo scegliere tra queste cose e la sempre più pressante voglia di un angolo mio, beh mi spiace ma la vince ancora una volta la libertà di essere me stessa senza maschere e di sentirmi perfettamente a mio agio  e non giudicata se la mia vita non è conforme agli standard auspicati dalla maggior parte della gente; ed il fatto di vivere con tutti i miei effetti personali sempre chiusi dentro una valigia che mi segue nei 12 mesi diventa un obolo da pagare tutto sommato accettabile.


le promesse dei marinai

Antigua, 08 febbraio 2015

Esistono un sacco di vecchi detti sui marinai, i quali poveretti non ne escono mai tanto bene perché fanno sempre la figura dei patacconi e paccari nonché bugiardi. Prima di essere marinaia questo pensavo, ammesso e non concesso che sapessi veramente cosa fosse un marinaio. Ora mi trovo ad essere io la marinaia, e capisco tanti di quei luoghi comuni sulla mia categoria che prima non avrei mai immaginato di poter arrivare a capire. Il significato di Saudade per esempio, che è una parola di origine portoghese che significa nostalgia ma non una nostalgia normale bensì un’eterna ed irrisolvibile nostalgia che ti prende quando sei per mare nei confronti di casa, e che ti prende quando sei a casa nei confronti del mare. Non so spiegarlo ma è così per davvero.
Poi c’è questo detto “marinaio, una donna in ogni porto”. Balle. Cioè magari è anche vero, non riuscendo a stabilire relazioni durature è vero che col tempo si intrecciano storie un po’ dappertutto e ad ogni scalo si apre una diversa pagina della rubrica telefonica. E come diceva un mio caro amico e collega, anche io sono molto fedele a tutti i miei uomini.

Ma quella che ultimamente mi fa riflettere di più è quella sulle promesse. Pare che siamo dei paccari, e mi rendo conto che è vero. Promettiamo sempre a tutti i vecchi amici “la prossima volta che torno ci vediamo, promesso”; promettiamo spesso ai gruppi di clienti più simpatici “vi vengo a trovare, promesso”; promettiamo agli ex colleghi che si stabilizzano a terra “organizziamo una rimpatriata, promesso”; promettiamo ai nuovi amici nei nuovi scali “tornerò qui, promesso”. Il guaio grosso è che quando promettiamo ci crediamo per davvero, e siamo i primi ad essere delusi e quasi tristi quando non riusciamo a mantenere le promesse (praticamente mai), ma si sa come vanno certe cose: il tempo è tiranno e tra una saudade e l’altra alla fine ci dividiamo principalmente tra casa e mare, e per riuscire a beccarci bisogna correrci dietro e starci addosso, insomma bisogna prenderci per sfinimento oppure bisogna imporsi nella nostra vita: o mandiamo a cagare infastiditi la persona, oppure manteniamo almeno una promessa. 

casa Martinica

Le Marin, 04 febbraio 2015

Ma come Le Marin, ma non eri a Miami? Si certo ma nel mio mezzo anno sabbatico potrò andare dove cavolo mi pare? E se mi gira di andare proprio nel posto da cui volevo allontanarmi sono libera di farlo, chiaro?

non ci sono zanzare qui
Ho passato una settimana tra Miami e Fort Lauderdale e per la terza volta riconfermo quanto è bello e quanto la qualità della vita possa essere buona, vuoi per il clima vuoi per il fatto che esistono delle regole e tutti le rispettano. Tutto ciò è molto rassicurante… ma vuoi mettere il folklore di quando ti si apre la porta dell’aereo in Martinica? Ti entra non solo il caldo, non solo l’odore, ma ti entra tutta una roba che poi appena recuperi i bagagli ed esci dall’aeroporto non puoi non dire casa: rumore, caos, niente funziona, il traffico…. ma il colore Dio mio il colore che ti riempie occhi e sensi ma come fai a pensare di non voler più stare qui? Poi per strada le palme le spiagge le milleottocento rotonde (ebbene si, anche qui), e quando finalmente dopo una mezzoretta scorgi la baia di Marin ti si apre il cuore, ma per davvero.

Allora appoggi la valigia e vai subito a salutare i tuoi amici, la tua famiglia d’oltreoceano, e ti ritrovi in barca da Omero a fare niente, semplici chiacchiere; ma tra una risata e l’altra senti il grigiore europeo che in due settimane ti stava piantando l’incazzo nell’anima che scende, e scende anche il gentile e cordiale perbenismo della Florida, tanto che il solo pensiero di poter magari attraversare la strada non necessariamente sulle striscie ti sembra il minimo sindacale delle trasgressioni per riprendere contatto con questa realtà fatta di regole che nessuno si fila. E vai a mangiare le ribs dalla paciarotta, dove non si capisce come mai ma aspetti un’ora e mezza per farti portare della carne che è già cotta e tenuta in caldo da almeno metà pomeriggio. Ma si sa ci sono dei misteri che nemmeno Piero Angela riesce a svelare, ed uno di questi è come mai il tempo qui nelle Antille prende una dimensione tutta sua ed un quarto d’ora equivale a tre ore. E questo lo confermi anche il giorno dopo quando al Mac Donald con tre casse aperte e due persone davanti a te ci metti tre quarti d’ora per ordinare il tuo panino. Qui riescono perfino a trasformare il Mac Donald in uno slow food, sono spettacolari. Li detesti, li schernisci, li deridi, ma alla fine è anche questa una delle ragioni che tanto ti fanno amare questi posti. Ed in cuor tuo sai che continuerai a venirci ancora, nonostante tutto.

Miami? No no, Maiemi

Miami, 31 gennaio 2015

 E così eccomi qui di nuovo in ripartenza, una settimana è passata e non ho concluso niente se non sforare il tetto massimo della carta di credito. Mannaggia, e per fortuna che non sono una patita dello shopping, ma qui come fai a non comprare… trovi delle cose fantastiche ed irrinunciabili a prezzi ridicoli… Abbigliamento nemmeno tanto, sono le cazzate che attirano la mia attenzione, e ogni volta riparto con la valigia più pesante di svariati kg. Fanculovà.
E poi non è vero che non ho concluso niente: ho guardato e ho raccolto una quantità di informazioni piuttosto rilevante, ora devo elaborare i dati ed entro breve sputare un responso. Mah. Il potenziale c’è tutto, è la voglia che non è al massimo livello.
Qui si vive bene, non c’è niente da dire. E’ la terza volta che vengo e non posso che confermare che la vita può essere facile, la gente può essere gentile e sorridente col prossimo e non per forza incazzosa ed ingastrita, le cose possono funzionare e tutte le transazioni possono essere portate a termine senza tentativi di fregatura. Sembra impossibile per noi Italiani ma è proprio così, qui è un altro pianeta, qui non è il cattivo che diventa il furbo, qui il cattivo resta e rimane additato dalla gente quale lo stronzo e quindi nessuno tenta di fregarti, nemmeno se sei un turista, anzi...
Il traffico mi impressiona ogni volta: ci metto lo stesso tempo ad attraversare tutta Fort Lauderdale in pieno orario di punta che ad andare dalla Pedagna (quartiere residenziale di Imola) alla zona industriale.
I commessi, le cassiere, gli inservienti… tutti sorridono, se chiedi un’informazione ti rispondono con gentilezza, se sei in difficoltà per qualsivoglia ragione ti vengono in soccorso, ma soprattutto quel che mi sconcerta di più di tutto il resto è il sorriso che hanno sempre, che non è una roba stampata sulla faccia ma viene proprio da dentro, lo vedi, ed è diverso dal sorriso caraibico (gli antillesi o ti aggrediscono a male parole o ridono come pazzi chiamandoti coi vezzeggiativi anche se non t’hanno mai visto, sorridere serenamente sono due parole sconosciute al loro vocabolario, o al limite vengono sostiuite da sorriso sornione e/o flemmatico; diversamente abbiamo i due estremi come dicevo poc’anzi: urlare incazzati o ridere sguaiatamente, spesso entrambe le cose nell’arco di 10 secondi, magari facendo anche il bis).
Dicevo: qui è bello, bellissimo, ci passerei volentieri qualche mese della mia vita. Ma venirci in pianta stabile non lo so, non lo sento molto mio questo posto. Invece Marin ricordo che già la prima volta lo sentii “casa”, e nonostante questo non ci pianterei le tende nemmeno lì.

Mah. Intanto andiamo ad imbarcarci su questo volo per Martinica, al momento penso solo che stasera mi vado a mangiare le ribbs dalla Paciarotta con Mario, e per il resto qualcosa succederà.

senza titolo perchè non mi viene niente

Bologna, 26 gennaio 2015

Di nuovo in aeroporto, destinazione sempre ovest: me ne vado a Miami a dare un’occhiatina ad un paio di cose che potrebbero essere interessanti, non esattamente nel settore nautico.
Comunque, questa stagione senza charter mi fa strano. E’ vero che l’ho scelta io perché volevo avere libertà di movimento senza vincoli, ma dopo solo pochi mesi devo purtroppo ammettere (a me stessa prima di tutti) che MI MANCA. Mi manca navigare, mi mancano i clienti, mi manca l’ambiente easy e spensierato che si respira durante un charter. Mi mancano perfino gli incazzi e gli scazzi per la disorganizzazione di alcune agenzie, la pioggia da ormeggio, il caldo asfissiante della cucina, le mosche e le zanzare, tutto mi manca. Forse non sono ancora pronta per mollare tutto questo. Comunque vado avanti, ho le fregole e devo in qualche modo calmarle.
In questo periodo di non imbarco sto lavorando un sacco sul mio futuro, sto guardando mille cose, sto preparando documenti per potenziali progetti interessanti, sto anche contattando gente che poi quando incontrerò non so nemmeno cos’ho da raccontargli, insomma sembro una matta. Sto aprendo cinquemila porte diverse in settori totalmente differenti, ed il bello è che non ho idea di quale soglia varcherò, soprattutto perché non ho idea di quante di queste porte si apriranno davvero oppure si sbarreranno davanti a me. Ma bisogna provarci.

Avevo pensato anche di accasarmi, idea subito accantonata non tanto per mio ripensamento quanto perché la controparte, cioè il diretto interessato è stato decisamente diretto nel comunicarmi il suo non interessamento alla faccenda. Ed onestamente penso anche che sia meglio così: un pensiero in meno. Tanto per non smentirmi.

Il popolo del vento




Le Marin, 10 gennaio 2015

Che poi non sono cose clamorose, sono cazzate, sono sciocchezze, ma sono queste le cose che mi fanno tanto amare questa vita: i miei amici, il mio “popolo di Marin”, altrimenti detto il popolo del vento visto che la maggior parte di questi personaggi li incontro anche in giro per il Mediterraneo d’estate. Il filo che ci lega tra noi e che ci fa legare subito con i nuovi arrivati, quelli che sono come noi e che condividono il comune destino di non appartenere a nessun luogo se non al mare stesso, e di non riuscire a coltivare legami con altre persone che non siano come noi. Cioè: legami sì, certo, tutti noi abbiamo una famiglia di origine e tutti noi vi siamo tremendamente affezionati, ma alla fine siamo tutti (ognuno col proprio vissuto) degli scappati di casa ed è solo tra di noi che riusciamo a capirci veramente, e non ci aspettiamo che i “terricoli” ci comprendano.
Io per esempio: penso di essere stata molto fortunata nella vita, ma proprio molto, moltissimo, un’esagerazione…. su un sacco di cose. Per esempio ogni volta che penso alla mia famiglia ho la presunzione di voler affermare che è certamente la famiglia più bella del mondo, magari siamo un po’ lontani e non ci vediamo spesso ma siamo meravigliosi e molto uniti anche se geograficamente sparpagliati. Ed è vero come dicono che nella vita scegli gli amici ma la famiglia te la appioppano e non puoi farci niente, e io allora rispondo che anche se mi avessero dato possibilità di scelta io avrei scelto proprio la famiglia in cui sono capitata, e non ne cambierei nessun elemento: dai parenti di primo grado a quelli un po’ più lontani li rivorrei tutti esattamente come sono e l’unico mio cruccio è di non riuscire a frequentarli di più, e spesso ne sento la mancanza.
Ma ho anche una seconda famiglia: il mio popolo del vento. Nessun legame di sangue ma un fortissimo legame di spirito come dicevo poc’anzi. E sono molto, molto, molto orgogliosa di farne parte.
con l'ammiraglio e la criceta in visita
Questi sono i giorni più belli dell’anno: finito il charter di Capodanno siamo tutti qui a tirare il fiato, non ci sono più clienti e questo è il nostro tempo, il nostro riposo, siamo noi. Io negli ultimi anni presa dalla frenesia di dover lavorare a testa bassa per poter risolvere un paio di cose di carattere strettamente monetario avevo un po’ perso di vista quello che era il mio obiettivo principale nella vita, e quest’anno che la sto prendendo più easy e ho rifiutato i charter proposti sto riscoprendo il piacere di vivere la mia seconda famiglia, quella d’oltreoceano. Rido, sono serena, sono felice. Non abbiamo orari, non abbiamo obblighi, non abbiamo impegni, dobbiamo solo vivere. E non facciamo mica niente di speciale sapete, anzi non concludiamo proprio una fava tutto il giorno, ma che vita intensa, io sono in carenza di sonno ed overdose di caffè. E nemmeno che facciamo festa, no, il massimo di balotta è trovarci a cena sulla barca di qualcuno e sparare stronzate almeno fino alle 10 di sera (che se no qui alle 8 si dorme), e poi incontrarsi il mattino in “ufficio” (l’internet cafè), spararne altre due, far arrivare il pomeriggio in qualche modo e tirare sera.
amici vecchi e nuovi
Si ride. Quest’anno poi manco a farlo apposta ci sono tutti “i miei”, anche quelli che mancavano da tanto tempo, e me la sto godendo alla stra-grande, vivo ogni momento con un’intensità che in altri periodi me la sogno. Niente di speciale ripeto, solo tante tante tante risate ed il piacere di stare insieme… ma soprattutto di esserci, noi, in questo momento ed in questo luogo.
Sono ospitata da un amico in barca, uno che conoscevo un pochino ma non molto, ci siamo sempre visti di sfuggita e non ho nemmeno avuto bisogno di chiedergli se mi prendeva: si è proposto lui di ospitarmi. E con noi ci sono altri due amici. E gli altri che passano in continuazione. Mi sembrano tornati i tempi del Flying Cloud, compreso l’ammiraglio che fa sempre le veci del Sindaco di Le Marin e poi lo chiami perché non lo vedi da alcune ore e lui ti risponde “mah, sono qui in barca che stiro mentre guardo la tv” (????), e comprese le cene improvvisate “andiamo tutti da Antonio a mangiare la pizza!!!” pur sapendo che andandoci in tanti la cosa tirerà per le lunghe ma chissenefrega anzi almeno prolunghiamo la serata, e stasera c’è anche un tipo nuovo, uno simpatico dall’aspetto piuttosto aristocratico ed infatti subito ribattezzato
"un colpo di macete non si nega a nessuno"

 El Sior Conte ma si mescola volentieri con noi selvaggi anche se poi quell’altro che a pranzo si è mangiato un non ben identificato pesce trovato incagliato in una nassa inizia a star male, e a tavola si parla di cagotto oltre che i soliti commenti ai clienti che ti vomitano addosso nei canali, e quell’altro che entra nel furgoncino e ti dice “che bello, proprio come quando andavamo a rapinare le banche, ti ricordi Vaifra che bei tempi? Ce l’hai la calza da metterci in testa? Ma posso scoreggiare?” e tu pensi chissà che idea si fa il Conte di noi tutti, machissenefrega, e poi ancora seduti a tavola via la corsa in ospedale perché quello del pesce sta male proprio, la dottoressa che dice tranquilli sopravviverà e allora non riesci a trattenerti e riprendi a sparar cazzate ridendo sguaiatamente nell’ambulatorio finchè la dottoressa si scoccia e pare quasi che presenti il conto di tanta deficienza al malato usando una siringa da bovino per iniettargli una dose minima di antispastico, e ancora giù a ridere, e poi il giorno dopo ti ritrovi a fare il riso in bianco per il malato ma poi giri le spalle e quello ti si spara una scatola di biscotti al cioccolato e dice “mah… a dire il vero ho ancora un po’ mal di pancia”; salvo due giorni dopo riportarlo dal medico che se lo tiene in ospedale proprio, ma tranquilli tutti perché come dice l’Ammiraglio nella peggiore delle ipotesi il cimitero è a 300 mt quindi spendiamo anche poco per il funerale, l’unica cosa un po’ costosa sarà la cella frigorifera per tenerlo fino al ritorno degli altri che se no pare brutto non fare nemmeno un minimo di corteo e dopo dicono i soliti italiani pezzenti… Il tutto per sdrammatizzare il ricovero, che poi non è nulla di grave ma è solo che qui fanno così, e almeno spezziamo la tensione di sapere che uno di noi è in ospedale.
amici-ici

Insomma si ridre, si passano giornate così, molto intense, vissute veramente appieno. Amo questi giorni, amo il mio popolo del vento, e quest’anno poi che finalmente non sono più l’unica donna stanziale ma si è confermata pure Sara sto talmente bene, sono talmente serena che mi chiedo cosa mi sia mai balenato per la testa di prendere il volo di rientro il 10 gennaio. Pazza. Ma vado, certo che vado, perché voglio approfittare di questo momento per me così easy e così ricettiva per godermi anche la mia famiglia di origine, sono dello spirito giusto e non ho grandi cose da fare, non ho programmi e voglio farmi un po’ la vita stanziale e terricola anche quella come questa fatta di piccole cose, ma sono quelle cose che tanto amo: un pranzo in famiglia, un caffè con un’amica, un incontro al supermercato, insomma ste cose qui.
tender trip
Per la cronaca: il paziente ospedalizzato sta bene, brontola che gli danno poco da mangiare ma lo stanno trattando con tutti i riguardi, in più gli hanno dato la camera vista mare e può vedere la sua barca dalla finestra. Ora gli porto un sudoku e poi vado in aeroporto.

Come la pallina del flipper



Le Marin, 08 gennaio 2015

A me una pallina nel flipper mi fa un baffo: da un po’ di tempo in qua non so bene cosa voglio fare nel mio futuro più immediato. Come già detto e ridetto ho fatto apposta a non programmarmi oltre gennaio per spronarmi a muovere il culo. Ci siamo. Merda, ci siamo proprio, e io ancora non so dove sarò di qui ad una settimana. Sto passando le ore a cercare voli aerei per destinazioni le più disparate, motivazioni dalla vacanza al lavoro fisso con tutto quel che ci passa in mezzo, obiettivi… ma che c’è bisogno di obiettivi per forza? troppi cantieri aperti, troppo entusiasmo per troppe cose in settori troppo diversi, troppe mezze parole in giro. E così ogni imput che mi arriva dall’esterno diventa il mio obiettivo primario… per circa 5 minuti... giusto il tempo di ricevere un altro imput e cambiare radicalmente idea.
Allora ho deciso di non prendere decisioni…. Qualcosa succederà.