aria fresca

Toscanella, 16 settembre 2016


Quanto tempo senza scrivere, di nuovo. Mi sa proprio che questo blocco dello scrittore persista un po’ troppo, e penso di essere arrivata alla fine della mia “carriera”. Non ho nulla di interessante da dire e condividere, ormai è tutta routine, chissà forse dovrei di nuovo cambiare vita
Ma, perché c’è sempre un ma, sono stata ispirata. Purtroppo non avevo dietro il mio fido pc per sfogare subito la cosa quindi è rimasto tutto filaccioso ed intorcigliato tra il cervello e la tastiera, e ora che sono ferma provo di districare un po’ la matassa, vediamo cosa ne esce.

Breve riassunto delle puntate precedenti: ho passato un’estate poco simpatica. E dunque, nonostante i miei buoni propositi di resistere fino alla fine, quasi a “redimere” la pasionaria Vaifra dei primi anni che mandava a cagare armatori e comandanti uso ridere, ho ceduto; mi dispiace perché ce l’avevo quasi fatta cazzo,  ma quando mi si è spalancata la porta verso la libertà non ho resistito e ho preso l’occasione al volo!!! Un po’ mi spiace… ma un po’ no. Combattuta come solito.

Bref, quella ormai è storia vecchia; dopo due giorni senza catene , tra il frastornato e l’incredulo di fronte a cotanta inaspettata libertà stavo quasi decidendo che non avevo bisogno di decidere niente riguardo il mio futuro imminente: avevo solo bisogno di respirare aria fresca per spurgare il negativo che mi si era accumulato nel sangue, e stavo pregustandomi relax e fancazzismo ma ecco  che mi suona il telefono ed è un’amica che mi fa tantissimo piacere sentire, ma non porta buone notizie…. anzi purtroppo il motivo è dei peggiori. Mi chiede di sostituirla perché ha un’emergenza di quelle che non si vorrebbero avere mai nella vita. E così 12 ore dopo sono in aereo per Olbia.
Il piacere e la gioia di raggiungere Omero purtroppo sono offuscati dalla circostanza, ma show must go on quindi ci rimbocchiamo le maniche e sotto le sue direttive cerco di aiutarlo in qualche modo finchè la sera con un bel sorriso accogliamo i nuovi ospiti a bordo e si comincia

Skipper ne ho passati tanti in quasi 12 anni, ma posso solo dire: Omero = un altro mondo. Non so se con questo post riuscirò mai a spiegare cosa significa essere in barca con lui, potrei provare a risassumere il tutto confermando quel che ho sentito dire tante volte: con Omero non è una vacanza in barca a vela, con Omero è un’esperienza.
Amo follemente quell’uomo -  nel senso ampio del verbo - da quando l’ho conosciuto, e mi piace perchè è una persona vera: è schietto, diretto e non usa tanti giri di parole, e poi vuole fare tanto il burbero ma ha un cuore grande, è una persona corretta, seria, leale; ma proprio perché lo conosco ero anche un po’ timorosa di lavorare con lui, avevo paura di non andargli bene perché sappiamo tutti che un conto è l’amicizia e un altro conto il lavoro.
Invece è andato tutto bene, anche se io i primi giorni ero emozionata a fare il marinaio di Omero: so perfettamente che le mie capacità strettamente marinaresche sono deludenti rispetto all’esperienza che ho maturato perché per me è ancora “le vele queste sconosciute”,  ma sotto le direttive di un buon comandante mi reputo un discreto aiuto in coperta. Con lui? Come se non avessi mai visto una barca in vita mia, come se non avessi mai navigato, come se non avessi mai fatto un charter! Lo osservavo cercando di adattarmi al suo stile e all’impostazione che lui dà alle sue crociere, e tutto quello che riuscivo a pensare era “ecco come si fa” . Non so spiegare bene, ma Omero ha uno stile tutto suo: come ogni skipper mette delle regole a bordo ma le sue, forse più strette di quelle di altri, solo per il modo in cui te le dice ti entrano in testa che non c’è bisogno che te le ripeta la seconda volta. Sulla Freya non ci sono clienti da servire e riverire come principini: ci sono amici in viaggio, è diverso, e sono tutti lì a bordo per vivere un’esperienza che lui riesce a rendere unica se non altro per il modo in cui rende tutti partecipi: pronto a spiegare l’abc della vela a chi ha voglia di capire e partecipare, paziente nel ripetere le cose, a volte con calma a volte con una battuta da ridere, sempre attento a che l’itinerario sia il migliore secondo la meteo, preciso negli orari in modo che le giornate siano scandite da un ritmo piacevole che possa conciliare navigazione, nuotate, pasti e relax. E poi, diciamocelo: come cucina quell’uomo? Ho mangiato tante volte in barca da lui, e devo dire che mai una sola volta ho mangiato “normale”, ho sempre mangiato BENISSIMO, ma pensavo che un conto è farci una mangiata tra amici di tanto in tanto, un altro conto è un charter giorno dopo giorno pasto dopo pasto. 10 e lode alla cucina di Omero, buona e SANA senza paciughi né porcherie.
E mi chiedo: come mai io ho sempre da fare almeno due menu diversi se non tre, e se anche riesco a conciliare tutti con un unico menu e metto in tavola millecinquecento cose ce ne sono sempre almeno due che mi chiedono quello che non c’è? Io per esempio ho smesso di condire l’insalata perché uno vuole più sale mentre quell’altro la trova troppo salata, uno vuole l’aceto e l’altro il limone, uno vuole l’olio d’oliva e l’altro l’olio di stocazzo, e poi non ce l’hai un po’ di soja? Io posso avere una fetta di formaggio? Posso avere un pomodoro intero e tagliarlo come piace a me? A me le carote solo grattugiate, a me alla julienne, a me intere (si ma poi sai dove te le devi mettere?). Vogliamo poi parlare della colazione? Per me è un dramma: ci metto una quarantina di minuti io a prepararla, e ci sono sempre ottomila cose in tavola: fette biscottate, pane tostato, cereali, frutta, yogurt, biscotti, minimo 3 gusti di marmellata e 5 tipi di dolcificanti diversi, la cesta delle bustine di the (perché chi vuole earl grey chi vuole english breakfast chi vuole deteinato…..) latte freddo, latte caldo, latte alla temperaturaprecisachevuoitu…..e ti chiedono il muesly alle 4 noci perché ci sono solo quello ai frutti rossi e quello al cioccolato. Con Omero? Questo c’è, fatto in questo modo ed è buono ma se proprio non ti piace c’è quello, fatto così ed è buono pure quello. E va sempre bene e sono tutti contenti. E allora io tante domande me le sono fatte, ma tante proprio. Sto ancora cercando le risposte.
Adesso basta tessere le lodi perché se no pare esagerato, ma io queste cose dovevo scriverle perché mi ha veramente ispirata per scrivere un post sul mio blog ormai in disuso.
Per quanto mi riguarda mi sono rilassata, mi sono divertita, ho nuotato tantissimo e non sapevo nemmeno dove stesse di casa lo stress,  ho conosciuto persone interessanti,  a Bonifacio ho incontrato amici italiani e francesi…  concludendo: io sono tata proprio bene e soprattutto dopo i quasi tre mesi di arresti domiciliari queste due settimane  sulla Freya mi hanno fatto far pace col mondo.

Omero forever, un uomo un mito.

boh

Toscanella, 13 aprile 2016




Boh, come il titolo del post.
Boh è il riassunto di quel che mi gira per la testa, ed è anche la risposta a tutte le domande, prima tra tutte quella che in molti mi pongono: “perché non scrivi più?”. Quindi non tenterò di trovare scuse tipo ho avuto un’invasione di cavallette annidate nella tastiera del pc che mi impedivano di produrre.
Riassunto delle puntate precedenti: la stagione invernale è finita. Molto bella, quest’anno tutti bei gruppi, mi sono sempre divertita un sacco anche se spesso avevo la testa ben altrove, ho avuto qualche disguido professionale, mi sono presa la testa con un’agenzia per la quale lavoravo tantissimo (e sottolineo lavoravo), ho patito qualche grossissima delusione a livello personale che per qualche settimana mi ha messo moralmente in ginocchio, ho avuto anche qualche difficoltà organizzativa, ma nel complesso direi che la stagione è andata davvero bene: appena mollavo il pontile tutto spariva e mi sono fatta tutto un susseguirsi di charter che per quanto faticosi (barche sempre piene!!! E soprattutto OGNI SACROSANTA CROCIERA almeno una persona che mangiava diverso) erano anche facili e piacevoli grazie proprio al fatto di aver avuto tutti bei gruppi. Come dire: distrutta ma contenta.

Ed eccomi alla fine: come cuscinetto per ammortizzare l’ormai classico shock da rientro a distanza di meno di 12 ore dal mio rientro in Italia ho ripreso l’aereo e me ne sono andata un paio di giorni a Barcellona con le mie cugine, alcune loro amiche e Ira. Ci siamo ammazzate di risate. Poi a seguire un bel cinquantesimo di nozze degli zii, tanto per ricordarmi che se io non riesco a far durare le mie storie 50 giorni (e a volte nemmeno 50 ore) non vuole dire che le storie belle e di lunga durata non esistano.

Sono un po’ sottotono rispetto al mio solito ma è perchè sto riflettendo sul mio futuro, e mi scappa da ridere al pensiero che dopo anni di riflessioni e paure ho preso la mia decisione: voglio passare il diploma di Capitaine 200. Ecco, proprio il 1 aprile 2016 sono cambiate tutte le regole, e la cosa brutta è che nonostante la data non si è trattato del classico pesce d’aprile quindi se fino all’anno scorso avrei potuto iscrivermi ed accedere facilmente al corso di formazione, ecco che adesso sono necessari alcuni requisiti che io HO ma non posso documentare a causa delle solite  interpretazioni delle convenzioni internazionali in materia marittima (ma non credo che negli altri settori sia diverso). E poi non mi si dica che non sono sfigata, dai!!!! E quindi da brava gemella che sono non so se impuntarmi e fare tutto l’iter per arrivare all’obiettivo che mi sono posta o se prendere tutto questo come un segno che forse la mia strada non è questa, e ripartiamo daccapo: qual è la mia strada? Ho quasi 45 anni e ancora non so cosa fare da grande.


Intanto mi faccio un po’ di male mettendo su qualche foto, si chiama masochismo.

 


Capodanno crew con Jean Claude

colleghe ma soprattutto amiche

attenti a quei tre

Strani turisti in Martinica

Le Marin, 12 dicembre 2015


Ci sono voluti 10 anni, ma alla fine ho vinto io: babbo in Martinica, e abbiamo fatto i turisti. Bellissimo; non aggiungo altro, non ce n’è bisogno.










Siamo un equipaggio bellissimi

Le Marin, 28 novembre 2015

Non mi pare vero che sia finita, e non so nemmeno se esserne sollevata o se rimpiangere che sia durata troppo poco. Mi sono appena fatta due settimane secche sul maxi catamarano da 20 passeggeri, ovviamente full ad entrambi i giri.
Prima settimana: skipper un grandissimo professionista con cui avevo già lavorato tanti anni fa, e che riconfermo tra i migliori sul mercato, e come marinaio uno spettinatissimo bretone all’apparenza timido ma che in breve si rivela un pazzo scatenato, bravissimo e molto professionale anche lui. Il gruppo dei clienti molto vario ma tutta gente veramente SIMPATICA e a bordo in un attimo è festa continua: armonia, risate, divertimento e collaborazione sono le parole chiave per descrivere questa incredibile settimana: il lavoro è tantissimo ma sto talmente bene col mio equipaggio e questi clienti sono talmente favolosi che la stanchezza quasi non la sento (le ossa rotte sì, le sento tutte benissimo ma fa niente).
Seconda settimana: lo spettinato bretone passa skipper, è la sua prima esperienza in assoluto ma se la cava egregiamente, il ragazzo è davvero in gamba. Marinaio un ragazzetto alto alto secco secco, di una gentilezza disarmante, alla sua primissima esperienza di charter in assoluto. Siamo comunque una bella squadra e riusciamo a far fronte in qualche modo al gruppo più difficile di tutta la storia del charter mondiale: ci troviamo con due gruppi ben distinti, oltretutto di pari numero, ed oltretutto tutti fortissimi consumatori di alcool, che si fanno la guerra e nemmeno tanto fredda: i Francesi di qua, i Tedeschi di là. In mezzo due Italiani, che non si fila nessuno perché lei è una trituraminchia insopportabile che nessuno vuole avere intorno, forse è l’unica cosa su cui i due gruppi sono d’accordo. Giuro, in 10 anni di rompicoglioni ne ho avuti diversi ma questa vince all’unanimità l’Oscar, il Nobel e pure le Olimpiadi della rottura di palle. Ogni volta che apriva bocca avevo come l’impressione che i miei zebedei venissero messi nel robot di cucina con la funzione “doppia macinatura a freddo”. Mi vengono ancora i nervi al ricordo.

Ho avuto due equipaggi fantastici, e non mi accadeva da tanti anni di sentirmi così in complicità e completezza con dei colleghi; ho riscoperto il piacere di lavorare in team: duramente, a testa bassa, facendoci un culo tanto ma sempre ridendo e sorridendo, dandoci una mano l’un l’altro e soprattutto nella seconda settimana sostenendoci nei reciproci momenti di debolezza. Ho riso tanto, mi sono divertita tanto, mi sono anche incazzata tanto in certi momenti e proprio in quei momenti loro due mi hanno ascoltata tanto nelle mie sclerate contro loro medesimi, e dopo mezzora eravamo di nuovo lì tutti e tre a prenderci in giro e ridere come pazzi. Una vera squadra. 

Pillole di Caraibi

Martinica, 13 novembre 2015

Premetto che tutto ciò che segue è scritto con spirito bonario, rifiuto qualsiasi polemica in merito e non è perché prendo in giro la popolazione locale che accetterò di esser criticata stile “sputi nel piatto in cui mangi”, perché allo stesso modo prendo affettuosamente in giro i miei connazionali, i miei corregionali e perfino i miei parenti e me stessa (in primis, tra l’altro). Pertanto se qualcuno intende leggere tra le righe qualsivoglia forma di insulto o offesa…..beh evidentemente sta sbagliando la chiave di lettura. Così ho affermato, proseguo nel mio scritto.

Da 10 anni ormai frequento i Caraibi, precisamente le cosiddette Piccole Antille; le differenze con l’Italia e l’Europa in generale sono enormi sotto tutti i punti di vista, ma direi soprattutto nelle persone. Io poi vivo in Martinica, isola Francese e territorio francese a tutti gli effetti, e frequento spessissimo le isole St.Lucia e St.Vincent con le sue Grenadine. Gli abitanti locali sono tutti della stessa razza eppure ci sono differenze enormi tra un Martinichese o un abitante delle altre isole, l’influenza Europea gioca un ruolo importantissimo nello stile di vita, ed è normale che sia così. Ma la base resta quella, il DNA non lo cambi, non c’è niente da fare: gli Antillesi sono meravigliosamente fatti a modo loro, ed i loro modi di fare e di prendere la vita così opposti ai nostri, per quanto a volte mi facciano incazzare a bestia la maggior parte delle volte riescono ancora a stupirmi e a sbalordirmi anche dopo 10 anni. E tante ma tante volte….li invidio. Così easy, così sereni, così occupati a godersi il presente (e se lo sanno godere davvero) che nulla li scalfisce, lo stress non sanno proprio dove stia di casa e i problemi davvero non esistono. Sembrano marziani, se visti con la nostra mentalità, ma io sono convinta che in fondo abbiano ragione loro.

Di seguito una piccola carrellata di episodi realmente accadutimi: a volte l’ho presa male e sono arrivata a farmi venire il sangue verde, altre volte l’ho presa con una sana risata, di fatto la mia reazione non ha importanza e voglio solo cercare di trasmettere come e cosa ci si abitua a vivere qui.

All’ordine del giorno, quotidianità a cui ormai non faccio più caso ma che se osservassi coi miei occhi europei mi sbalordirebbero ancora:

-        Stai guidando, davanti hai un auto che senza preavviso frena perché in senso opposto sta arrivando qualcuno che conosce, e si mettono a chiacchierare da un finestrino all’altro incuranti del traffico bloccato. La cosa può durare fino a diversi minuti.
-        Hai appuntamento con qualcuno? Non ti affannare se sei in ritardo di una decina di minuti, l’altro sarà sicuramente in ritardo di almeno mezzora, se Europeo trapiantato. Se è antillese allora anche un’ora o addirittura due se non di più; e quando arriva è inutile che ti incazzi o fai vedere il tuo disappunto, non capirebbe proprio la ragione: è lì, è arrivato, dov’è il problema??
-        Inutile che fai le corse al supermercato per arraffare quelle due cose che ti servono e poi correre: nella migliore delle ipotesi, cioè con zero persone alla cassa, ti ci vogliono 25/30 minuti. Per esempio se alla cassiera scappa la pipì, se anche solo gli mancano da passare due articoli e dopo di te non c’è nessuno, non è che chiude il tuo conto e poi va, no: ti molla lì a metà, va al bagno e poi ritorna. Dov’è il problema? Hai fretta? Per quale motivo?
-        Sei al ristorante, ordini, aspetti anche un’ora o un’ora e mezza, poi ti portano i piatti: freddi. Non chiederti il perché, non esiste un perché, è così e basta.
-        Le salite. Cosa non sono le salite ai Caraibi. Una casa costruita sul cocuzzolo del monte e ci vuole la strada? Dritto per dritto, qualunque pendenza ne esca. L’altra sera avevo i tacchi, per uscire di casa avevo due opzioni: scalza oppure camminando all’indietro, in avanti era impossibile: o camminavo col culo indietro o le mie caviglie non permettevano una curvatura innaturale verso dietro. In compenso è stato più facile del solito rientrare in casa.
-        La matematica: fare i conti con loro è impresa ardua. Al supermercato hanno le casse che dicono il resto, ma prova tu nella botteghina a pagare in contanti: se devi pagare 12.10 euro non osare dare un biglietto da 20 e le monete. Già se dai le monete contate confondi le idee, se poi addirittura hai tipo 2 euro e una moneta da 20 centesimi…è un casino!
-        Se sul menu c’è scritto “pollo con insalata” e “pesce con pomodori” non t’azzardare mai e poi mai a chiedere pollo con pomodori, rischi che esca il cuoco dalla cucina col machete in mano!!!!
-        Non discutere mai con un Antillese, ti sfianca.


Episodi che “boh??” non sai veramente come reagire, ti spiazzano:

-        Inizio stagione, vado con amici a cena “dal ciccione”: uno smilzo di 180 kg che la sera mette 4 tavolini di plastica alla stazione dei bus, un megagrill e ti fa delle costine di maiale da urlo: ci vogliono un paio d’ore di attesa (si sospetta che se le mangi tutte lui e inizi a servire i clienti solo una volta riempito il suo enorme stomaco) ma ne vale la pena. Ordiniamo, e chiediamo se nell’attesa ci fanno delle patatine fritte, che arrivano praticamente subito (si ok erano 40 minuti ma sono sembrati pochi), chiediamo maionese e/o ketchup, e la risposta è: “eh ma che fretta, non abbiamo ancora comprato tutto, abbiamo riaperto solo da 10 giorni”
-        Charter, sosta all’isola di St.Lucia. Pranziamo in un ristorante molto locale (no turisti) e dopo il pasto dobbiamo in qualche modo far passare una ventina di minuti x cominciare l’escursione prevista nel pomeriggio. Caffè? Mmmhhhh, a Castries? Vabbè tentar non nuoce, chiediamo in un bar e ci fanno accomodare al tavolino. 10 minuti, 20, mezzora, la guida viene a chiamarci che il taxi sta aspettando, 40 minuti…. ridendo sollecitiamo ancora il caffè, ormai non sappiamo più cosa pensare, forse sono andati in Brasile a raccoglierlo, ancora qualche minuto tra incredulità e risate poi finalmente arriva la barista con un vassoio: 6 bicchieri, una brocca di acqua calda… e un barattolo di Nescafè.
-        Un’amica viene in vacanza in Martinica e conosce un bell’Antillese. Storia da vacanza sicuramente ma i due se la vivono bene. L’ultima sera lei lo aspetta, devono cenare insieme; aspetta, aspetta….boh non arriva. Sms rassicurante “arrivo subito”. Aspetta, aspetta, aspetta ancora…. poi lo va a cercare sul lavoro: lui è a bottega, ha avuto un’idea “geniale” e sta lavorando ad una cosa, livello di urgenza di questa cosa: zero. Utilità: zero. “si lo so che vai via domani, certo che passiamo la serata insieme!” “si bello, ma è quasi mezzanotte!!!”
-        St.Martin, cambusa fatta ma mi mancano un paio di cose essenziali per il charter di lusso che sto per iniziare, ho pochissimo tempo perché i clienti sono già in volo ma corro comunque dall’altra parte dell’isola a cercare queste cose. Il tassista sa che ho una fretta assurda e dice di chiamarlo quando sono alla cassa. Mica scema lo so come vanno qui le cose, lo chiamo ben prima di arrivare alla cassa e mi rassicura che arriva subito, faccio tutta la mia bella fila e aspetto, chiamo, aspetto, richiamo, aspetto, inizio ad innervosirmi, richiamo ancora, aspetto… niente, questo arriva bello come il sole ma….sai…era ora di pranzo aveva fame e si era fermato a mangiare. E perché mai sarò tanto incazzata?
-        Un amico ha un problema al motore della barca. Il meccanico sale a bordo, lavoricchia un po’ poi si fa tardi e dice che torna l’indomani mattina a finire, e infatti è così. Arriva la fattura: 2 ore di spostamenti da bottega a barca, 3 km. Caribbean Time anche nelle fatture.
-        Chiami il Dottore, ti dice “ho un buco libero giovedi alle 15.30”. Arrivi alle 15.25 e ci sono altre 6 persone, tutti con appuntamento alle 15.30. E’ semplice: il Dottore riceve a partire dalle15.30, il tempo che ci vuole ci vuole.
-        Dogana: lo skipper sta facendo i documenti, il funzionario controlla i passaporti. Gli suona il telefono, risponde, sta venti minuti a ridere e chiacchierare amabilmente con la sua fidanzata, poi mette giù, guarda l’orologio e dice: “sono le 13.05, devo applicare l’overtime” Che è scattato alle 13.00.
-        Skipper imbestialito contro i clienti che consumano troppa acqua, non ci sta dietro col dissalatore.  E inoltre è anche stufo di dover sempre svuotare le sentine continuamente e misteriosamente allagate di acqua dolce. “Scusa sai ma secondo me tra le due cose c’è un nesso, forse tutto questo consumo d’acqua non è colpa dei clienti” “cosa vuoi capirne tu di sentine, sei una hostess mica un tecnico”. Se lo dici tu che sei skipper allora è così…
-        Esco con un antillese, sembra più europeizzato della media e nonostante le enormi differenze culturali non va poi così male, cioè non mi fa incazzare troppo, una cosa accettabile. Una sera mi dice “non so come sono messo nei prossimi giorni, ti chiamo”…e sparisce. Giorni, settimane, mesi, finisce la stagione, inizia quella successiva, un giorno mi squilla il telefono “Doudou (solido mio Da-da-da in risposta, che tanto non capisce), sei libera venerdi, ci vediamo?” “…..” (mah)
-        Come solito faccio giro di agenzie per comunicare disponbilità. Una segretaria mi dice che ha bisognissimo per il mese successivo ma è incasinatissima e non riesce a mettersi a fare bene il punto della situazione, devo richiamarla il giorno successivo, e ancora mi ripete la manfrina di richiamare, le dico vabbè chiamami tu quando hai le date ma insiste dicendo che ha bisogno di almeno 4/5 hostess ma deve trovare il tempo di fare il planning del mese. Avrei voglia di dirle “anziché stare mezzora al telefono con me a dirmi che non hai tempo di fare il planning– e presumo tu faccia così anche con le altre – non sarebbe meglio se impiegassi questo tempo per farlo?” ma non dico nulla, ha lei il coltello dalla parte del manico. Mi tira scema una settimana, per poi dirmi “ah no, il mese prossimo non ho richieste di hostess, mi ero confusa con gli skipper”. Uguale.


Meravigliosi. 

Questioni di karma

Le Marin, 11 novembre 2015

Volevo dire una cosa: ma io posso, in veste di equipaggio, chiedere provvigioni alle compagnie di charter sui riempimenti barche?
No perché io da 10 anni lavoro sulle barche e da 9 e mezzo ho un dubbio: ho la calamita?

Barche armatoriali: in fase di colloquio i comandanti mi garantiscono che gli armatori usano la barca raramente, per pochi giorni e con pochissimi ospiti; mi imbarco io e nel giro di due settimane praticamente si trasferiscono in barca e non si contano le feste e/o le cene di gala. Ricordo in particolare un imbarco di 5/6 anni fa: “tranquilla, vengono tutti i sabati pomeriggio fino alla domenica pomeriggio poi fanno una crociera di 2 settimane in agosto loro due da soli, e basta” due settimane dopo il mio imbarco i week end diventarono dal giovedi sera al lunedi mattina, venivano tutti i giorni a pranzo (avevano l’ufficio lì vicino), la crociera fu di 28 giorni (il marinaio è ancora incazzato!) con continui ricambi di ospiti, e a fine stagione addirittura si trasferirono a bordo perché era il momento buono per imbiancare in villa. E avrei tanti altri esempi da portare, corre addirittura voce tra gli equipaggi che io porti sfiga.

Barche da charter: gruppi precostituiti se sono miei le barche sono sempre piene a tappo che paiono i barconi dei profughi, invece vedo le mie colleghe partire con famigliole di 4 persone, gruppi di 5/6 amici…..io non ne ho mai meno di 8/10, sono riuscita anche ad averne 11 su barca da 10 persone, più me e lo skipper. Charter alla cabina peggio che andar di notte: non ricordo di aver mai avuto una cabina libera.
Per esempio parliamo di DG, il maxi catamarano su cui di tanto in tanto lavoro come supplenza, e c’è un motivo per cui ho sempre rifiutato di firmare il contratto stagionale: 20 passeggeri + 3 di equipaggio dà come risultato schiena spezzata, ritmo serratissimo, braccia indolenzite e minimo due sedute dall’osteopata per cercare di recuperare il salvabile. Quante volte ho visto – anche in piena stagione - il DG partire con 10 passeggeri, oppure 12, a volte anche soli 6 o addirittura una volta lo vidi salpare con 4 clienti. Io? MAI una volta ne ho avuti meno di 20, una volta addirittura 21 perché un bambino dormiva con i genitori. Non amo questo catamarano, e da anni cerco di svicolare ma di tanto in tanto mi tocca una settimanella di rincalzo per motivi diplomatico/professionali con la società che lo gestisce. A giugno era partito per la Corsica e poi doveva andarsene a fanculo nell’Oceano Indiano, quindi io bella serena e rilassata ho mandato mail chiedendo lavoro alla Società, che mi offre subito due settimane e io stavo già pregustandomi la navigazione su un nuovo 620 dove lavorare è una pacchia… e invece no, mi dicono che sono stata attribuita a DG. Cazzo no, è proprio vero che a volte ritornano! (Ma nemmeno alle Maldive lo vogliono!?!) ma mi dico vabbè dai novembre è bassissima stagione sarà vuoto no? NO. Full. Poco ci manca facciano overbooking. Anzi, avremo due barche satelliti con 6 passeggeri cadauna. Questo per entrambe le mie settimane, la terza invece – quando io smonterò – di passeggeri ce ne saranno (ovviamente, è bassa stagione…..) solo 8. Non commento.

Altro mio strano karma è che ogni sacrosanta volta in cui ho navigato in binomio o trinomio con altre barche, ogni volta che ho fatto parte di un gruppo di equipaggi ormeggiati da qualche parte, ogni volta che ho firmato contratti con società gerenti varie barche, ecco io ogni volta sono sempre stata sulla barca Alfa: la più grande, la più figosa, quella del capo, quella di chi paga per intenderci. E di conseguenza quando si organizzano aperitivi o pasti tutti insieme lo si fa ovviamente sempre sulla barca in cui mi trovo io, e solo una volta mi è capitato di avere una collega-collega che venisse a darmi manforte per il servizio a tutti i passeggeri di tutte le barche ramassati da me: in genere mi è capitato più spesso che le “colleghe”, non essendo sulla loro barca, si sentissero più ospiti che hostess. Una volta addirittura una mi ha spedito tutti i clienti per aperitivo e cena a mani totalmente vuote e se non mando il mio skipper a prenderla per il coppino quella non aveva nemmeno capito che ALMENO la presenza doveva farla, non che lei avesse serata libera e io 16 persone da nutrire e servire!


Ma…. almeno… posso metterlo nel curriculum? Società di noleggio datemi lavoro, vi garantisco barca piena e anche oltre. E poi, posso chiedere provvigioni?

Carramba!!!!

Le Marin, 31 ottobre 2015


Succedeva che l’ultimo giorno di crociera di un’allegra famigliola Francese ci svegliassimo sotto una torrenziale pioggia che ci accompagnò per tutta la mattinata. Smaronati annoiati e scazzati da cotanto maltempo dopo pranzo decidemmo di andare a fare il pieno di gasolio così sarebbe stata cosa già fatta la mattina dopo, che almeno se usciva il sole si sarebbe approfittato per fare un ultimo bagnetto prima di entrare alla base e riconsegnare la barca.
Ed ecco che sulla rotta dell’ingresso incrociamo un trimarano e ci passiamo vicini vicini, solito ciao ciao di cortesia come da consuetudine marinaresca e via che andiamo, ma i clienti sono come in trance e iniziano a dire “ma non è Pierre?” “secondo me si” “boh””no dai non è possibile”…. “Pieeeeerre, ma sei davvero tu?” “Siiiii, sono ioooooo” e via veloce inversione ad U tanto che io – in quel momento al lavaggio piatti di pranzo - rischio di trovarmi sepolta dall’intera stoviglieria in caduta libera. Brevi scambi di battute tra i miei clienti e Pierre, e promessa di vedersi con più calma dopo. Fin qui è normale consuetudine, anzi ormai non ci faccio nemmeno più caso a quanto il mondo sia piccolo.

Ma stavolta no, è diverso. Pierre non è un conoscente o un amico perso di vista, e nemmeno un lontano parente. Pierre è il marito della sorella del mio cliente, sparito all’improvviso qualche anno fa e cercato in lungo ed in largo sull’intero pianeta dalla famiglia ma Pierre aveva proprio voluto far perdere le proprie tracce, non ha mai nemmeno chiamato casa per sapere come stavano i figli. Il classico “Tesoro, esco a comprare le sigarette”.
Ora, non voglio entrare in dettagli di cosa si siano poi detti quando i miei clienti più tardi sono andati a bordo da lui lasciandoci in custodia i bambini perché anche se qualcosa la cliente me l’ha raccontato sono cose private e non sta bene riportarle su un blog, vi racconto solo che Pierre poi è venuto a cena da noi ed è stata una piacevole serata nonostante io sia assolutamente convinta che l’ultima doccia il nostro uomo l’abbia fatta prima di andare a comprare le sigarette.
Dico solo che è vero che la vita è una sliding door. Bastava ci fosse il sole e non saremmo mai andati a far gasolio, bastava che lo skipper decidesse di passare dal canale di ingresso abituale anziché da quello raso al Club Med, bastava che tardassimo mezzora e lui non sarebbe più stato ancorato lì ma sarebbe stato in viaggio per St.Martin, bastava che lui fosse sceso un attimo a terra….bastava niente e non si sarebbero incrociati. Lo hanno cercato ovunque e lo davano per morto, erano praticamente rassegnati ed ecco che una sliding door fa sì che avvenga questo incontro chiarificatore, e tutto avviene quando i tempi sono maturi per Pierre; e da una sliding door si apre uno spiraglio di speranza di poter chiarire vecchi rancori di famiglia, riappacificare persone che sicuramente hanno tutte sofferto per una decisione drastica di sparire, chi prendendola questa decisione e chi subendola, ma di sicuro nessuna delle posizioni interessate deve essere stata facile.
Sono sempre più fatalista, sono sempre più convinta che tanto alla fine il destino se vuole che le persone si incontrino le fa incontrare nei modi più bizzarri, e se ciò non avviene allora vuol dire che non doveva essere.

E mi viene da fare una battuta autoironica sul mio destino, ma è talmente pessima che quando ho cercato di scriverla anche la tastiera si è ribellata. Conoscendomi, potete immaginarla.

Vile denaro

Marigot Bay, 29 ottobre 2015

Il primo charter sta volgendo al termine, tutto è andato molto bene nonostante le orecchie sfondate dalle mille domande dei bambini: io penso che nemmeno Bonolis nel gioco finale di “Avanti un altro” possa riuscire a formulare un così alto numero di domande al minuto. A volte avevo voglia di legarli tutti e tre insieme e usarli come boe…

A parte ciò, è stato bello tornare alle Grenadine e come ogni prima crociera della stagione noto alcuni piccoli cambiamenti che da un lato mi fanno pensare che tutto progredisce e si sta al passo coi tempi, ma dall’altro lato questi posti non hanno quasi più nulla a che vedere con le isole dei miei primi tempi: si vede che i locals si sono infurbiti ed il turismo che arriva qui sempre più massiccio sta prendendo possesso nelle abitudini degli abitanti, e ne vedo sempre più tra di loro aver quasi come “dimenticato” la purezza che li contraddistingueva per lasciarsi possedere – come noi del cosiddetto mondo civilizzato - dal Dio Denaro, e gli stessi che qualche anno fa ti donavano il cuore in cambio di un sorriso ora sono avidi e sono felici di vederti tornare non tanto perché tu sei tu ma per il business che gli porti, e questo mi rende un po’ triste. Non voglio generalizzare, anzi amo ed apprezzo ancora di più quei pochissimi che negli anni mi si sono confermati amici e mi salutano festosi pur sapendo che il business è già stato affidato a qualcun altro e quindi dalla sottoscritta non avranno nulla di più che una birra fresca ed un abbraccio amichevole.


Ma è giusto così, è bene per loro che stia arrivando il turismo di massa anche qui, sicuramente le loro condizioni migliorano senza intaccare l’altissima qualità di vita che conducono. Unica cosa: mi piacerebbe davvero davvero tanto riuscire a far venire qui almeno per una vacanza le persone a cui tengo tanto: la famiglia e il gruppo delle amiche storiche. Chissà. 

come le rondini

Le Marin – Martinica, 21 ottobre 2015



E così un altro anno è passato e sono di nuovo qui. Ho deciso di riprendere il blog perché ho paura che se no la mia storica e cronica mania di scrivere potrebbe andare ad esaurirsi: scrivere fa talmente parte di me – da sempre - che se lascio svanire la voglia ho paura di non avere più ragione di esistere e mi sembrerebbe di sentirmi snaturata.

L’estate è passata bene: per la terza volta stessa barca ed è andato tutto bene tra grandi risate e piccoli drammi della quotidianità che fa parte della stretta e prolungata convivenza a bordo, in ogni caso confermo di esser stata fortunata ad aver trovato questi armatori così easy e alla mano che mi lasciano libera di lavorare secondo il mio stile, il che mi mette di buonumore ed il buonumore dell’equipaggio si sa che si riflette sull’esito del lavoro e – di conseguenza – sulla loro vacanza.

Poi un veloce passaggio a casa, ed infine la partenza. Come ogni partenza stagionale che si rispetti ogni volta c’è sempre di più il conflitto entusiasmo/malinconia. Ogni anno diventa più pesante partire e mettere in stand-by la mia vita europea. Così come ogni primavera è sempre più pesante mettere in stand-by la mia vita antillese. Sono due vite parallele, così diverse e così contrastanti tra di loro che mi chiedo quale sia quella vera, in quale delle due sono veramente io. Non so se arriverò mai a capirlo ma alla fine poi…..machissenefrega!! In fondo, le rondini che migrano non credo si facciano queste pippe mentali, vanno e basta, poi tornano e basta.

E poi sono atterrata in Martinica e già uscendo dall’aeroporto mi si stampava in faccia il sorriso mentre venivo investita dagli odori dai suoni e dai colori di questa isola.


Domani comincio già a lavorare, se devo dire la verità non ne ho tanta voglia ma poi lo so che mi basta veder arrivare sul pontile i clienti sorridenti con le loro valige e mi monta l’entusiasmo…. Adesso sono le 8.30 di sera e mi si chiudono gli occhi, penso di non tardare troppo ad abbandonarmi tra le braccia di Morfeo, saluti e baci.

tre mesi di silenzio

Santa Maria di Leuca, 16 luglio 2015

Tre mesi senza scrivere, e non solo sul blog. Preoccupante, penso che non mi fosse mai successo da quando ero all’asilo e cominciavo a pensare di aver chiuso un’epoca durata 40 anni.
Argomenti ne avrei un sacco, appunti ne ho buttati giù una marea, ho anche finalmente trovato l’ispirazione per scrivere un libro vero e ho cominciato a mettere le basi…. quello che manca è la voglia. Guardo il mio pc, quell’oggetto che contiene la mia vita e che mi provoca dolore ogni volta che devo separarmene per oltre 24 ore, e lo vedo lì nero e chiuso e non mi va di aprirlo, ho anche cambiato la tastiera perché era andata in tilt e questa nuova non mi piace molto, i tasti sono spagogni. Forse la colpa è proprio della tastiera.

Cos’è successo in tre mesi…. Di tutto e niente, come nella vita di qualunque altra persona. Sto bene, molto bene, direi che sto attraversando una fase veramente positiva con il mondo che mi sorride e non ho grossi motivi di lamentele. Ho subito una delusione sentimentale enorme, sì l’ennesima, una batosta fortissima che mi ha picchiato proprio qui sul collo, anzi no direi che mi ha picchiato tra lo stomaco ed il cuore. Non ne sono guarita ma tutto quello che ho pensato è stato “deve esserci una spiegazione, per forza, perché tutto ciò è talmente assurdo che può solo esserci una valida spiegazione”, e non mi sono nemmeno arrabbiata; ho sfogato tutto nel corso di una giornata, forse la giornata più triste della mia vita, e poi dal giorno dopo ero distaccata e tutto mi veniva alla mente come una cosa lontanissima nel tempo, e quasi quasi pareva non fosse nemmeno successa a me. Tanto meglio.

Il lavoro va benissimo, ma quello va sempre bene. Il bello di lavorare free lance è di poter scegliere. E grazie al lavoro ho incontrato una persona straordinaria che è entrata di prepotenza nella mia vita ed è presente anche nell’assenza e anche se non ci vediamo da qualche mese e ci sentiamo tra si e no ogni 2-3 settimane per un saluto. No non è un uomo, o meglio sì è una persona di sesso maschile, ma niente a che vedere con argomenti amoroso/sentimentali, penso che questa persona sia un Angelo Custode piovuto nella mia vita sotto sembianze umane, e non mi capacito di come una persona tanto speciale possa aver scelto proprio me. Perché pur se ci conosciamo da poco tempo il nostro rapporto va ben oltre il lato professionale, e anche se lo vedo che lui è così protettivo nei confronti di tutti quelli che lo circondano (o meglio tutte quelle, perché è il classico uomo circondato solo da donne: sorelle, figlie e figliastre, amiche, cognate, cugine…), con me è veramente….come dire….boh, non credo esista un aggettivo appropriato ma di fatto ha combinato cose per me che veramente non mi sarei mai aspettata: mi ha ascoltata, mi ha aiutata, mi ha sorpresa, mi ha incoraggiata, mi ha fatta ridere e divertire, mi ha messa all’angolo obbligandomi a fare i conti con me stessa, e forse per la prima volta nella mia vita sento che c’è qualcuno al di fuori della mia famiglia che mi vuole bene per davvero e ci tiene a me per quello che sono e senza aspettarsi niente in cambio. Sono stata fortunata ad incontrare questa persona.



Che altro: sono stata a casa quasi due mesi. E’ sempre una cosa bella ma comincio ad avvertire sempre più insistentemente il bisogno di avere un posto mio. Bella la vita nomade, bello vivere con la valigia in mano, ma comincia a diventare un po’ caro il prezzo da pagare. Sembrano stronzate ma non avere un cassetto mio, un armadio mio, un letto mio comincia a diventare pesante. Giro il mondo e compro cose, souvenir, oggetti per gli altri e mai niente per me tanto non saprei dove metterli, e la maggior parte delle volte nemmeno compro più niente. Mi piacerebbe avere un posto nel mondo dove sapere di ritrovare le mie cose non chiuse dentro una scatola, mi piacerebbe avere un posto dove quando esco dalla doccia non devo passare in rassegna tutto il mio guardaroba (per fortuna esiguo) piegato via, mi piacerebbe avere un cassetto per le mutande e non un sacchetto, anch’esso messo via con le magliette i pantaloni i parei i costumi i trucchi gli elastici per i capelli le lenti a contatto il dentifricio e quel bellissimo quadretto che proprio non potevo non comprare ma che ora non ho idea di dove mettere…. devo risolvere questo problema prima che mi passi la voglia di tornare a Toscanella.
casa..con le amiche di sempre

Altro proprio non ce l’ho da dire, ma sono molto contenta di aver scritto tutto ciò perché chissà magari sto uscendo dal blocco….


Alla prossima quindi! 

Santa Vaifra da Padella


Antigua, 08 aprile 2015

Io lo sapevo che non dovevo più prenderne di charter senza skipper, e invece sono qui invasa dai crucchi, che tutte le barche americane che vedo in giro mi vien voglia di lanciare il may day. Non che siano cattivi, anzi sono estremamente gentili e simpatici, ma detengono senza dubbio il primato di rompicoglioni degli ultimi 30 anni di storia del charter barcarolo. Ma non gliene voglio perché lo vedo che non fanno apposta, semplicemente non si rendono conto che non possono sminuzzarmi l’anima in questo modo! Non è che mi schiavizzano, no anzi sono molto collaborativi, a bordo l’ambiente è familiare ed easy, sono loro che sparecchiano la tavola e se non la fermo la Zia Adolfa lava pure i piatti. Ma mi sgretola l’anima col mangiare. E comunque hanno ragione loro, è colpa mia che quando gli ho chiesto allergie e gusti particolare e mi hanno risposto “niente da segnalare, tutti mangiamo tutto” non ho specificato tutti insieme nello stesso pasto e non a menu alterni. Che poi sono anche abbastanza abituata a fare menu differenziati, a volte ho avuto charter da paura per quanto riguarda la diversificazione dei pasti, in quanto si deve sempre il massimo rispetto alle allergie e sempre anche un occhio di riguardo ai gusti. Ma i capricci dell’ultimo momento no. Si stabilisce un menu, perché 10 minuti prima del pranzo devo avere 5 variazioni??? Che qui mi pare di essere al Grand Hotel: in 6 sono riusciti a farmi fare 4 cose differenti nello stesso pasto, e gli ho promesso che se un giorno mi fanno l’en plein gli faccio un ingrandimento della foto di famiglia e la incornicio nella futura sede delle hostess in pensione, a memoria del mestiere che facciamo che mette a dura prova anche i nervi più saldi.  E non è solo il mangiare, è anche tutto il resto. E mi chiedo perchè la gente parte in vacanza con 60 kg di bagaglio se poi non si porta il cervello??? Di solito ce li smazziamo in due, sto giro ho da smazzarmi da sola pure lo skipper, che a distanza di una settimana non ha ancora capito che il bottoncino con il disegnino dell’ancora che ha vicino al timone è un comando a distanza che gli permette di essere autonomo almeno nell’ancoraggio, e invece no, mi sganghera la marella mille volte al giorno pure per l'ancora, che almeno sapesse darla per il verso non staremmo a rifare la manovra ogni mezz'ora. E le domande del cazzo, che sto giro si sprecano.  Pare quasi che io debba avere il dono dell’onnipotenza ed onnipresenza su questa barca. E poi le millecinquecento richieste, non difficili, non stronze, ma tante, tante, tante, tante, tantissime, di continuo e senza sosta. Davvero, sono svuotata, non ce la faccio più e bisogna che da lassù mi aumentino la dose di Pazienza per i restanti 4 giorni.

Questa settimana sto davvero rimpiangendo di non lavorare in miniera. Ma di buono c’è che mi sto guadagnando una fetta di Paradiso: ho chiesto al Buon Dio di darmi la pazienza, tanta pazienza, e di riprendersi la mia forza (a tempo determinato) perché se sbaglia il dosaggio pazienza-forza faccio una strage. E sono molto orgogliosa di me stessa per come riesco a tener botta e continuare a sfoggiare un bel sorriso, alla faccia di quanti continuano a dire che ho un carattere di merda e litigo con tutti, e non vogliono vedere gli enormi progressi che ho fatto con l'avanzare dell'età.

Per cui posso dire al mio diacono che a gennaio mi ha ricordato che ancora non esiste una Santa Vaifra, che ci sono molto vicina. E visto, come ripeto sempre, che per fare la Vergine è un po’ tardi e per fare la Martire non è che ne abbia poi tutta sta voglia, ho pensato di adottare l’idea della mia amica Carla: Santa Vaifra da Padella suona benissimo.

E poi ho elaborato una nuova ricetta: si chiama sfrantumata di maroni della hostess, e consiste in due palle che iniziano la lievitazione al mattino e continua per tutto il giorno, fino a diventare grosse come quelle che si usano in palestra per fare gli esercizi per la schiena, e poi strisciarsele in cabina la sera per lasciarle a riposo tutta la notte. Verranno servite a fine charter con contorno di caviale e champagne col botto da festeggiamento, da degustare fredde in compagnia di colleghi che possano darti pacche sulla schiena e tu intanto quasi piangi di sollievo al pensiero “è finita, cazzo iniziavo a pensare che li avrei avuti intorno per il resto della mia vita, e invece sono in aereo e non li vedò mai più!” 

jawoll

St.Martin, 02 aprile 2015

Riassunto delle puntate precedenti: io quest’anno non volevo lavorare e volevo vedere posti diversi; alla fine sono sempre qui ai caraibi e mi sto facendo un mazzo tanto, devo aver sbagliato qualcosa nella letterina a Babbo Natale.

Comuuuuunque, due charter fa sono partita con una compagnia esistente sulla piazza da qualche anno ma con cui non avevo mai lavorato. Dei pezzenti, dei luridi spaventosi accattoni morti di fame che prendono per il culo la gente rifilandogli merda come fosse cioccolata, tanto che mi chiedo come facciano ad avere dei feed back positivi, ed è proprio qui che capisci che il turista medio te lo giri come ti pare tanto alla fine i posti sono belli e sarà sempre contento; dicevo, ho fatto il charter soprannominato “i miserabili” tanto che mi sentivo una sorta di mix tra Gesù Cristo che moltiplicava i pani e Victor Hugo quando condividevo con i colleghi quello che stavo vivendo. Poi finito con loro sono partita sul catamaranone dove di tanto in tanto mi chiamano, quello che fa charter di lusso. Come dire, dalle stalle alle stelle sparata come uno Sputnik. E mi trovo a lavorare con Eric, uno skipper con cui avevo già lavorato l’anno scorso e che da allora mi fa un filo professionale serratissimo, è da dicembre che mi marca stretta per la prossima stagione estiva ma me la tiro un mucchio (almeno sul lavoro posso farlo, e lo faccio). Eric: un personaggio. Già l’anno scorso l’avevo inquadrato, ma ora confermo: gli autori di Mr. Bean si sono ispirati a lui per creare quel personaggio stranissimo che ci fa ridere tutti con le sue mille manie. Ecco, lui è uguale, solo che ogni tanto mi spara di quelle uscite che mi spezza a metà. Tutto questo per dire che mi sono fatta un sacco di risate sia con lui che su di lui, e ora che è partito da due giorni continuo a ridere da sola pensando a certe scene che solo lui al mondo può creare. Poi alla fine del charter io dovevo rifarne un altro con i miserabili ma si sono riconfermati merde e me lo hanno annullato a 4 giorni dalla partenza. Ma come si sa le casualità succedono e ci cambiano anche il programma del catamaranone e anziché portarlo in Guadalupa dobbiamo lasciarlo a St. Martin per un charter last minute, senza skipper ma con hostess.

E così sono qui, dopo aver passato 4 giorni in questo marina fuori dal mondo e fuori dal tempo, da sola su questa barca con un gruppo di Tedeschi imbarcati freschi freschi. E già a cena mi chiedevo “ma che kartoffen c’ho da raccontargli io a questi!?” 
St.Martin, 28 marzo 2015


Onestamente: l’inizio non è stato facile. Ma l’abbiamo recuperata e salvata in corner, e anche se le dinamiche non sono ancora ben chiare si sono rivelati un gruppo molto simpatico e alla mano. E adesso che li abbiamo capiti siamo pronti per fare questo charter. Ops, ma come, è finito??? Ma no, ma proprio adesso che abbiamo capito come funzionano questi qui? Cioè: mi volete dire che adesso che so che le loro “abitudini di sempre” (così le definiscono) in realtà sono le abitudini degli ultimi 5 minuti e mi sto abituando a questi repentini cambi di programma e anzi mi ci sto perfino divertendo…  loro sbarcano e vanno via???? Ma no dai, lasciatemeli ancora due giorni… Sono anche simpatici, e le ragazze si sono rivelate persone normali che hanno solo scelto un mestiere diverso dal mio: l’unica differenza tra me e loro è che io mi spacco il c*** di giorno, loro di notte, son scelte no?