Le Marin, Martinica, 12 dicembre 2010


Mia personale quarta traversata atlantica compiuta. Tutto ok nel senso che non ci sono stati problemi né emergenze, ma per quanto riguarda i rapporti con l’equipaggio e l’ambiente di bordo è stata un’esperienza molto difficile per me: 23 giorni di nervi a dura prova. Non si è litigato, solo si è serenamente convissuto senza cagarsi pari dal primo all’ultimo giorno, e ho scoperto che essere in 4 persone nella stessa barca non impedisce di fare la traversata da soli: sono 4 traversate solitarie sullo stesso natante. Per questo motivo al momento non mi sento di rendere pubblico il diario di bordo che ho tenuto aggiornato quotidianamente: per quanto ci ho lavorato per cogliere principalmente i lati positivi sottolineando le cose belle e minimizzando quelle negative, dalle 10 pagine c’è qualcuno che tra le righe ne esce con una figura un po’ di merda; ovviamente è solo il mio parere ma non per questo ho il diritto di infangare la reputazione di qualcuno… quindi meglio non pubblicare niente, voglio solo guardare avanti a me e conservare quel diario rileggendolo di tanto in tanto per mettermi bene in testa che alla fine l’errore più grande di questo viaggio è stato solo il mio: accettare.
Ripensando alle prime 3 traversate ho ricordi stupendi: oltre il piacere di navigare e di godersi la meraviglia di queste onde gigantesche, le albe e i tramonti da cartolina e tutto il resto, ho ricordi divertentissimi e dolcissimi dei rapporti tra equipaggi: con gli americani, sempre molto tranquilli e polleggiati ma non mancavano momenti di follia in cui si ballava o si cantava o si faceva gli scemi insieme; la seconda traversata con “l’equipeggio”, sempre a farsi scherzi, giocare e sparar cazzate, ballare e divertirsi, non c’è stato giorno in cui non ci si sganasciasse dalle risate; la terza con i due capitoni e le altre due donzelle, anche lì sempre a giocare, le partite a Monopoli, i giochini da oratorio (sì, un giorno abbiamo anche giocato a nascondino!!), guardare film, fare la lotta, prendersi in giro, ridere e fare i matti tutto il tempo nonostante le problematiche tecniche avute, addirittura a metà oceano abbiamo fatto una festa. Poi questa, in cui la botta di vita massima era ascoltare musica (e sorvoliamo sul genere), ognuno nel suo angolo. Media azzerata. Penso che non ne farò più. Alla vista della terraferma in genere provavo un mix di sensazioni contrastanti: soddisfazione ed euforia mista a malinconia per la fine del viaggio e conseguente separazione dall’equipaggio. Stavolta no: lacrime vere, sollievo puro….
Ora ho voglia solo di tornare me stessa, devo riprendere l’uso della parola e reimparare a socializzare con la gente.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

ti davo per dispersa!
mi fa piacere che tu sia arrivata in fondo.
le brutte esperienze servono a farci apprezzare di più le belle!!
e poi con questo viaggio hai accumulato ettolitri di karma positivo!! ;-)
Vittorio

giorgia ha detto...

ciao vaifra, non ci conosciamo ma sono finita sul tuo blog "per caso" e leggere di te mi piace molto....mi fa sentire in mare....
6 una persona positiva e penso ke talvolta alcune esperienze ci vengano in aiuto per prendere una posizione ben precisa..ke non è male anke per ki è nomade (hi hi)...
in ogni caso ti auguro una estate luminosa
ti abbraccio

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