Equipaggio pronto. Dopo aver girato mezza europa con scali improbabili siamo finalmente atterrati a Danzica e abbiamo preso possesso della barca, quella da consegnare ad Antigua velocemente, possibilmente entro dopodomani (son solo 5.200 miglia, sciocchezzuole!). Siamo qui ormai da 5 giorni e stiamo lavorando sodo per finire i preparativi e i collaudi del caso. Partenza prevista domani, speriamo. La prima impressione su questa Polandia (o Polacchia?) è che, a parte quelli del cantiere con cui abbiamo direttamente a che fare, la gente per strada è piuttosto scorbutica ed indisponente… io mi ricordavo che quando sono stata a Cracovia con il babbo e Damiano eravamo rimasti colpiti dalla gentilezza e cortesia dei polacchi, invece qui mi sono dovuta ricredere dopo appena mezza giornata, e man mano che passano i giorni non posso che confermare: provaci tu a chiedere informazioni per strada… la gente manco ti guarda in faccia, tirano dritto come se non ti vedessero proprio; commessi di negozi che insistono a dirti il costusky delle cose in polacco anziché x esempio farti segno con le dita; responsabili di supermercato dove ti presenti con un budget di spesa di qlc migliaio di euro e si rifiutano di assisterti per le traduzioni o organizzarti la delivery a bordo….boh…sarà la storia particolare di Danzica ad averli resi così sgodevoli….. e in ogni caso ho capito perché Papa Giovanni Paolo II era di Cracovia e non di Danzica…. E comunque, per non perder l’ottimismo vogliamoci trovare qualcosa di positivo anche in questo: a forza di sbattere il naso contro polacchi che se ne fregano del tuo non capire e insistono a parlarti in polacco, qualcosa lo stiamo imparando e quando entriamo in cantiere col taxi facciamo “i sboroni” e diamo indicazioni in polacco: prosto (avanti), levo (sinistra) o pravo (destra). Indietro non mi ricordo bene ma aveva qualcosa a che fare con zurigo.
Il catamarano è meraviglioso, veramente spettacolare, odora ancora di nuovo e mi piace davvero tanto, anche se forse per i miei gusti forse è un po’….troppo. Troppo spazioso, troppo lussuoso, troppo comodo, insomma troppo! Ognuno ha la propria cabina spaziale (beh io mi son scelta l’unica cabina sfigata e piccolina, ma per me è più che sufficiente, abituata ai loculi equipaggio o ai divani mi pare già di dormire in una reggia, inoltre essendo fisicamente la più ridotta ho preferito occupare io stessa la cabina piccola e lasciar più spazio agli altri – non dimentichiamo che Edo e Vittorino sono un po’ giganteschi).
A bordo mancano ancora tutte le stoviglierie, che ci verrano consegnate alla prima tappa prevista a Brest, fino ad allora abbiamo comprato il minimo indispensabile, e addirittura per ricavarci le tazzine da caffè abbiamo iniziato da subito a dar fondo agli omogeneizzati, difficile la scelta tra un brokuty, un indyk o uno sliwky, ma questo passa il convento!
Il clima è freddo e secco, andiamo in giro bardati come dei colbacchi e non oso immaginare come sarà appena prenderemo la via del mare…. Per certe cose è meglio non preoccuparsi prima del tempo, si rischia l’assideramento neuronico: l’attrezzatura da grande freddo ce l’abbiamo, io addirittura mi son comprata i mutandoni di lana con calzamaglia attaccata (una roba oscena, decisamente antistupro…altro che lingerie di seta!), ci andremo dietro man mano e poi via via strada facendo sarà sempre meno freddo fino ad arrivare ai tropici e finalmente goderci shorts e costumi da bagno. Tra l’equipaggio tutto fila liscio, l’umore è buono ma la salute un po’ meno: io il giorno del viaggio ero malaticcia (diciamola pur tutta: avevo la febbre, anche se facevo finta di niente per non pesare al resto del gruppo), ora sto molto meglio anche se sto continuando a portarmi dietro questo raffreddore, tosse e voce da trans;
Michela non è messa molto meglio di me e neanche Vittorino è il ritratto della salute. Ma meglio sfogare ora tutti i nostri malanni e irrobustire gli anticorpi in modo da partire belli forti e degermizzati. E in ogni caso non c’è tanto tempo di stare a letto a fare i malati, le cose da fare sono davvero tante e qualcuno bisogna che le faccia. Inoltre Edo si è raccomandato di approfittare di questi giorni pre-partenza per nutrirci a modo e magari metter su anche qualche chilo di riserva per prepararci psicofisicamente a ciò che ci aspetta: e allora vai di cioccolato e intingoli vari, grassi che più grassi non si può: ordine del capitano, non si può disubbidire! Qui pensare di mantenersi così e magari col grande freddo usare le riserve già esistenti no eh? Ogni scusa è buona. Va bè, anche quest’anno ho già capito che inizierò la stagione caraibica rotolando come solito sui pontili di Marin.